Appunti di filosofia dell’educazione

[pubblicato su Aquinas 51(2008)545-552]

Le riflessioni che seguono sono state suggerite dal desiderio – che a me sembra una vera necessità – di inquadrare certi problemi altamente drammatici dell’odierna società, che interessano soprattutto – ma non soltanto – l’età evolutiva, nella luce della gnoseologia e della metafisica classica. A mio giudizio infatti è strano che questo confronto generalmente non si faccia, con il risultato di esiliare, per così dire, la filosofia classica dall’odierna esperienza quotidiana e di lasciare ad altri punti di vista, legittimi ma non altrettanto esaustivi, il compito di rispondere ai gravi problemi da essa posti. Queste riflessioni costituiscono soltanto l’inizio di un discorso che meriterebbe di essere approfondito. Spero tuttavia che se ne possa riconoscere la fondamentale esattezza e fecondità

Oggi ci si preoccupa che i bambini imparino per tempo il funzionamento e il corretto uso del computer. A me sembra che prima debbano imparare il funzionamento e il corretto uso del cervello, debbano cioè sviluppare il proprio potere intellettivo riguardo al mondo che li circonda.
A far ciò possono essere utilissime le nozioni date dalla psichiatria e dalla neurologia. Ma per il momento mi limito a quanto ci suggerisce la filosofia della conoscenza.
La conoscenza umana ha origine dai sensi (Aristotele) e perciò dalla percezione. Ciò significa che è fondamentale per il bambino un approccio diretto con il mondo reale, che certamente sarebbe disturbato dall’intromissione troppo precoce del mondo virtuale. Proprio nel periodo dell’età evolutiva in cui si stanno formando i caratteri cerebrali e neuro-psichici del bambino è necessario che essi si formino attraverso un contatto e un’interazione viva con il mondo reale e con i suoi caratteri di concretezza, di peso, di sforzo, di distanza etc. Il mondo virtuale non ha questi caratteri, appunto perché è un mondo puramente virtuale. Perciò un rapporto privilegiato e precoce con esso non può che disturbare la prima fase dell’apprendimento – la percezione – proprio quando essa si sta formando come base primaria dell’esistenza.
Ma se la conoscenza umana ha origine dai sensi, essa va poi molto al di là del dato sensibile, poiché ad esso immediatamente si aggiunge la concettualizzazione, che è un processo interiore e spirituale che dà vita a una dimensione nuova: quella dello spirito, appunto, per la quale l’uomo astrae dal dato sensibile il contenuto intelligibile (Aristotele), il quale va a costituire il mondo interiore della vita intellettiva. E’ questa la dimensione meta-fisica, dominata dalla luce intellettuale e dalla ricerca della verità dell’essere (Platone). Questa verità non è semplicemente il dato sensibile non contraffatto offerto da una corretta percezione, ma il rispecchiarsi dell’intelligibile nella coscienza umana e il suo sviluppo nella vita dell’intelligenza.
Anche da questo punto di vista è necessario che il bambino abbia un rapporto realistico con il mondo che lo circonda, realistico nel senso che i contenuti intelligibili devono essere ricevuti ed elaborati secondo la loro verità. E anche in questo caso il sovrapporsi al mondo reale del mondo virtuale con tutti i suoi trucchi ed effetti speciali, con le sue scorciatoie e le sue manipolazioni della realtà fisica, intellettiva, storica e morale può profondamente disturbare la crescita del bambino e la formazione di base della sua intellezione della realtà.
Facciamo un esempio: il calcolo matematico è una operazione intellettiva per cui l’intelligenza vede – con l’occhio dello spirito – i rapporti di grandezza astratti dagli enti fisici. Nell’elaborazione di questi dati si manifesta la vita dell’intelligenza, che, mentre apprende il dato oggettivo intelligibile delle misure, nello stesso tempo sperimenta la propria forza intellettuale e la propria capacità di conoscere il mondo. Ma se l’operazione dell’intelletto viene sostituita dall’uso precoce di una calcolatrice, non si svilupperà più nel bambino l’intellezione della dimensione intelligibile dell’essere, né la sperimentazione della propria energia intellettuale.
Un altro esempio: nel gioco e nel lavoro manuale interviene l’opera dell’intelligenza, la quale elabora i concetti offertile dalle realtà su cui il soggetto opera. Giochi e lavori eseguiti con materiali naturali (castelli di sabbia, giardinaggio etc.) offriranno concetti relativi all’industria umana di interazione con la natura; giochi e lavori eseguiti con opere fatte dall’uomo (meccano, trenino, edilizia, idraulica etc.) offriranno concetti relativi alla cultura materiale della civiltà umana; giochi come il monopoli operano a un livello più astratto ed elaborato di calcolo matematico e di speculazione finanziaria; giochi e lavori eseguiti con strumenti tecnici altamente sofisticati, il cui funzionamento è un mistero per gli stessi adulti , è ovvio che allontanano pericolosamente il bambino da una sana elaborazione dei dati sensibili; inoltre gli strumenti computerizzati rappresentano un’astrazione ulteriore, che per non essere malsana presupporrebbe una previa acquisizione di concetti naturali e culturali che ad una certa età invece non sussistono ancora: di qui il pericolo che, saltando una tappa fondamentale, il bambino cresca con un’immagine distorta della realtà e rimanga condizionato dall’uso ludico-edonistico di sensazioni non razionalmente elaborate. Anche l’uso precoce e ludico di mezzi di locomozione automatica, come i motorini, allontana dall’esperienza realistica della fatica e della distanza e conferisce al giovane un’esperienza voluttuosa di energia artificiale direttamente comandata dal sistema nervoso, con l’esclusione dello sforzo muscolare.
Ancora un altro esempio: un’azione giusta e un’azione ingiusta vengono apprese dall’intelligenza secondo il proprio valore intelligibile in conformità a una scala di valori che risulta dalle finalità dell’uomo, della sua vita e delle sue operazioni. Così le potenze vegetative e sensitive dell’uomo costituiscono valori inferiori rispetto alle potenze intellettive e razionali, e ciò mostra la finalità dell’uomo quale natura razionale fatta per conoscere la verità e condividerla con i suoi simili nella vita sociale. Ma l’intellezione di questa finalità non può nascere che da una realistica esperienza del proprio io, delle forze e delle aspirazioni che lo strutturano. Ora il mondo virtuale, specialmente quando ha una finalità ludico-edonistica, non fa sperimentare al bambino, come l’esperienza più diretta della realtà e la riflessione su tutte le sue implicazioni interpersonali, morali e storiche, l’aspirazione alla verità dell’essere proprio ed altrui. Inoltre la psicanalisi insegna che non vivere la propria vita genera la nevrosi, e non c’è dubbio che un’esposizione prolungata all’irrealismo del virtuale porti a non vivere la propria vita e a crearsi fantasmi di esistenze illusorie. Ora, se l’uomo è finalizzato alla conoscenza della verità, alla sua condivisione con gli altri uomini e all’azione ad essa conforme, è chiaro che la falsificazione dell’esistenza, nonostante tutti i godimenti sensibili, genera una profonda sofferenza, simile ad una fame non appagata: la fame dell’essere e della sua verità.
Il platonico mito della caverna si potrebbe adattare a rappresentare il contrasto tra una esperienza del mondo falsata da un prevalere di sensazione-fantasia irrealistica e edonistica e una cognizione veritiera della realtà ottenuta attraverso concetti astratti da una sana operosità e da un sano rapporto interpersonale e dalla relativa riflessione dell’intelligenza.
Le grandi energie che la tecnica moderna mette a disposizione dell’uomo, se ben collocate, possono sviluppare mirabilmente il suo rapporto intellettivo con la realtà, ma se mal collocate possono distruggerlo, creando nell’uomo una falsata percezione e intellezione del mondo e favorendo una illusoria hybris autodistruttiva. In questo senso le eccitazioni delle discoteche, con i loro ritmi assordanti – frutto di un mal uso dell’energia – dell’ecstasy, del sesso, dell’alcool e di altre droghe, e le tragiche stragi del sabato sera, non sono che il risultato di una falsificazione della realtà incominciata già nell’infanzia con un uso scorretto della televisione, di strumenti tecnici sofisticati, di mezzi di locomozione automatica, di giochi telematici e del computer. Quando infatti l’energia non è ordinata al vero fine, che è la vita dell’intelligenza nella conoscenza della realtà, essa stessa, con tutti i suoi apparati tecnici, diventa un fine: il fine dell’auto eccitazione e del delirio di onnipotenza. Le seguenti parole del Förster, scritte nel 1917, sono più attuali che mai:
«La posizione della nostra gioventù può enunciarsi in questo modo: eccitazioni esteriori cresciute a dismisura, contro forze interiori di resistenza e contro preventivi esteriori sempre minori» .
A questo punto si può osservare che la ricerca della verità dell’essere contro le falsificazioni offerte abbondantemente dal mercato moderno assume i caratteri di una ricerca morale, e direi anche ascetica e religiosa. Si tratta infatti di una lotta dell’individuo contro le proprie tendenze ad abbandonarsi al godimento di eccitazioni artificiali – propagandate e profuse a buon mercato in quantità smisurata per evidenti interessi economici incontrollati – per salvare il proprio senso di verità e le gioie autentiche che da esso promanano . Il richiamo fatto sopra al mito della caverna conferma il senso ascetico e religioso che necessariamente contraddistingue questa ricerca.
In questo senso mi sembra opportuno riportare il seguente testo, di evidente ispirazione platonico-cristiana, del sacerdote del secolo XIX Alphonse Gratry:
«La vita interiore è più reale di quella esteriore; la vita esteriore della superficie è meno vera, meno piena che al centro. Diffusi in tutte le cose del mondo per il corpo e per i sensi, non amiamo, non sentiamo; si dorme, si vegeta, non si vive. Raccolti nella propria anima, separati in apparenza da ogni cosa, ma vicini a Dio, sentiamo, amiamo Dio, le idee, gli uomini, le anime, le cose, la natura, la vita. Perché gli uomini non cercano più spesso di vivere così? Perché ci si inganna sempre più grossolanamente sulla felicità? Se ne persegue l’ombra e se ne perde la sostanza; ciò è risaputo, e tuttavia si continua sempre, si rimane nelle stupidità tradizionali dell’andazzo di questo mondo» .
In questa prospettiva, pur mantenendo il punto di vista della gnoseologia aristotelica, il concetto di verità appare meno legato alla verità sensibile e più rivolto all’aspetto intelligibile, interiore, immateriale della conoscenza. Ciò che, paradossalmente, può servire a scoprire un ruolo più luminosamente positivo dei moderni strumenti di comunicazione, in quanto, se essi modificano la nostra sensibilità nell’apprendimento, possono però favorire, qualora usati nei tempi e nei modi opportuni, una conoscenza più ampia del mondo intelligibile. Se infatti impulsi sensibili precoci, eccessivi e artificiali aumentano a dismisura le eccitazioni esteriori – una versione moderna del divertissement pascaliano – la possibilità di arricchire e ordinare con mirabile velocità e precisione le proprie conoscenze ed emozioni può grandemente favorire l’interiore ricerca della verità e le gioie che ne derivano .
A me sembra che il corretto uso dell’energia e della tecnica dovrebbe scaturire da un processo ordinato di sviluppo, il quale dovrebbe seguire le tappe seguenti:
1. Percezione realistica del mondo.
2. Apprendimento ed elaborazione concettuale della realtà intelligibile del mondo e di se stessi attraverso forme di gioco, di lavoro e di riflessione legate alla realtà del mondo naturale e culturale.
3. In questa elaborazione ha molta importanza il fattore estetico, nella natura e nell’arte. Chiediamoci, tra l’altro, perché alcune novelle o fiabe e alcuni romanzi o racconti hanno una vita immortale? Evidentemente essi rispecchiano in modo vero e profondo la verità dell’essere e della vita dell’uomo, al contrario di altri che non hanno vitalità né avvenire. L’accostamento di questi capolavori da parte del bambino costituisce un fortissimo arricchimento della sua conoscenza della vita e della sua sensibilità e può profondamente determinare il suo comportamento anche da adulto.

A thing of beauty is a joy for ever

dice il poeta (Keats), e infatti questa gioia non cessa di ispirarci per tutta la vita.
4. A questo punto interviene il desiderio di amplificare e rendere sempre più fruibili le intuizioni del genio e le meraviglie della natura e dell’intelligenza, e qui l’uso dell’energia e della tecnica moderna può dare un notevole contributo. Generalmente dietro un film o un documentario di valore vi è un libro di eccezione o un approfondito lavoro di ricerca. Ciò significa che il ruolo delle immagini è subordinato alla creatività dell’intelligenza. Al contrario, quando la tecnica diviene un fine, abbiamo spettacoli eccitanti per i mezzi adibiti e per l’energia impiegata, ma privi di contenuto intelligibile e perciò banali.
Osserviamo che l’uso dell’energia e della tecnica in queste quattro tappe deve essere commisurato allo scopo. Nella prima tappa esso deve essere molto discreto e tale da non impedire ma favorire la percezione veritiera della realtà. Analogamente nella seconda e nella terza tappa la necessità dello sviluppo dell’intelligenza richiede una subordinazione delle immagini e delle eccitazioni artificiali. Più ampio spazio va dato all’uso dell’energia e della tecnica nella quarta tappa, nella quale tuttavia bisogna che il mezzo mantenga la sua funzione di mezzo e sia sempre controbilanciato da un contatto vivo con la realtà fisica e intelligibile.
E’ chiaro che un uso dell’energia e della tecnica distorto, che cioè impedisca una sana percezione del mondo e uno sviluppo normale della vita intellettuale e spirituale, non può essere che deleterio. In questo senso si dice che è più importante l’uso corretto del cervello che l’uso corretto del computer e che i vantaggi di un precoce apprendimento dell’uso di quest’ultimo non possono in alcun modo compensare i danni che da questo uso precoce derivano allo sviluppo del cervello.

NOTA

Più volte ho accennato ad una manipolazione della realtà storica da parte dei moderni strumenti di comunicazione. Vorrei chiarire questo punto.
Una manipolazione si ha quando gli strumenti di comunicazione di massa falsificano il passato per adattarlo ai gusti, alle ideologie, alle tendenze o ai costumi attuali. Così una volta mi accadde di ascoltare alla radio, come introduzione ad una sinfonia di Brahms, un ritratto del grande musicista che lo presentava come un ex-contadino arrivato ad una certa agiatezza che poteva permettergli di essere un donnaiolo e un mangione. Ma non è questa la manipolazione della realtà storica a cui principalmente voglio alludere. La prima cosa, più evidente e invasiva, è il fatto che, data l’enorme rapidità e radicalità dei cambiamenti avvenuti nel modo di vivere degli uomini non soltanto occidentali e non soltanto dei paesi ricchi negli ultimi decenni – si parla infatti di rivoluzione tecnologica – i più giovani spesso non hanno più quasi la possibilità di conoscere e di comprendere il mondo come era in passato, né i suoi ritmi, né i suoi ideali, né il suo senso morale, religioso ed estetico, né perciò con quali fondamenti sia veramente nato e si sia sviluppato il progresso anche materiale della civiltà, né quali voci si siano profeticamente levate già da gran tempo a denunciare il pericoloso indirizzo che essa stava prendendo. E’ superfluo rilevare l’incidenza di questa perdita di un genuino senso storico sui conflitti generazionali.

di Don Massimo Lapponi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...