Attività del gruppo “San Benedetto e la vita familiare” (aprile 2013)

Proposte di gruppi di lavoro per una vita di famiglia ispirata alla regola di San Benedetto

Non tutti possono realizzare tutto. Chiediamoci: io e la mia famiglia quante cose suggerite dal volume “San Benedetto e la vita familiare” e dai successivi incontri riusciamo a realizzare?
Comprendo l’opportunità, o la necessità, anche di quelle cose che non riesco a fare, o che riesco a fare in misura insufficiente?
Se ne comprendo l’utilità, penso che potrei fare di più di quanto ho fatto finora?
Non sarebbe molto opportuno, per superare la difficoltà di non poter fare, nell’ambito della mia famiglia, tutte le cose utili e necessarie, che si creino gruppi specializzati in un’attività o competenza particolare da mettere poi a disposizione anche delle altre famiglie?
Non mi sembra che, scambiandosi così l’aiuto, si otterrebbe di poter avere tutti maggiori realizzazioni e di creare un’ampia collaborazione e amicizia tra le famiglie?

Ecco un elenco delle attività e competenze che, secondo il nostro progetto, risultano utili o necessarie per una sana vita familiare:

1. Architettura interna e arredamento. Come si architetta una forma di vita comune, così bisogna architettare l’ambiente adatto al suo svolgimento. Questa competenza in un certo senso appare come direttrice e, appunto, “architettonica” rispetto a tutte le altre. Oltre all’architettura dello spazio, essa si estende anche all’architettura del tempo.

2. Pittura, decorazione, scultura. Oltre le competenze di storia dell’arte e di gusto per procurare i soggetti ornamentali adatti, ogni famiglia può avere le proprie esigenze di esprimersi nel suo ambiente con creazioni di gusto personale.

3. Scrittura artistica.

4. Musica e canto. Conoscenze teoriche e storiche, gusto e abilità esecutive, vocali e strumentali.

5. Poesia, lettura, recitazione. Ugualmente si richiedono conoscenza teoriche e storiche e capacità espressiva.

6. Tessitura di vestiti, arredi, ornamenti etc. Anche qui la famiglia, oltre a saper scegliere, dovrebbe potersi esprimere nel suo ambiente con creazioni di gusto personale.

7. Bibbia, preghiera, liturgia. E’ chiaro che si tratta di un punto di importanza determinante.

8. Gioco manuale ricreativo e istruttivo.

9. Pulizie, cura dell’ambiente, risparmio, lavoro tecnico.

10. Giardinaggio, coltivazione, allevamento.

11. Cura degli infermi e operosità caritativa e sociale.

12. Cucina sana, buona, economica.

Pensiamo che tutti questi punti siano indispensabili e che, se il nostro progetto si espanderà ulteriormente, essi saranno sempre più richiesti.
Ti piace l’idea di creare questi gruppi di competenza?
Se sì, a quale – o a quali – di essi vorresti appartenere?

Relazione dell’incontro del 14 aprile 2013

All’incontro del 14 aprile hanno partecipato una trentina di persone, anche se alcune sono venute soltanto la mattina e altre dopo pranzo sono andate via. Ad ogni modo, l’incontro si è svolto molto bene con la soddisfazione di tutti i partecipanti. Vi erano anche nuove presenze.
Dopo la messa delle ore 11,00, essendo la sala sulla torre occupata, ci siamo radunati nella sala audiovisivi della Biblioteca.
Per prima cosa ho distribuito a tutti un foglietto in cui erano scritte due frasi, e ho spiegato che ci è stato consigliato di trovare un motto che esprima brevemente lo spirito della nostra iniziativa. A me sono venuti in mente due motti, che hanno un ruolo differente. Il primo è la frase di san Cipriano che ho messo come epigrafe del mio libro, che dice:
«Non parliamo di cose grandi: le viviamo».
Il senso di queste parole è che non dobbiamo valutare tanto i bei discorsi, ovvero i successi scolastici o professionali, quanto piuttosto l’impegno a infondere lo spirito di amore di Dio e del prossimo nel nostro modo di pregare, di lavorare, di parlare, di servire e di operare in tutte le circostanze della vita quotidiana, nell’ambito familiare, che costituisce il fondamento dell’esistenza di ciascuno di noi, e poi anche fuori di esso.
Ho proposto di creare qualche immagine o segnalibro con questo motto, scritto con scrittura artistica e relativa decorazione, in modo da averlo frequentemente sotto gli occhi.
Il secondo motto è preso dalle parole del Patriarca Giacobbe, quando, svegliatosi dal sogno in cui Dio gli aveva confermato le promesse fatte ad Abramo, aveva esclamato:
«Questa è la casa di Dio e la porta del cielo».
Con questo motto si dovrebbero fare dei quadretti, sempre con scrittura artistica e decorazione – qualcuno ha suggerito in ceramica – da appendere in casa in bella vista: ad indicare che la nostra casa deve essere la casa di Dio e la porta del cielo.
Proprio per realizzare questo ci incontriamo. E a questo proposito ho sottolineato che il fatto di dare tanta centralità visibile alla parte sacra, non è per rendere la casa troppo simile a un monastero, ma perché di fatto ogni cosa è sacra, perché è creata da Dio, e perciò tutti gli aspetti umani della vita familiare – quali l’amore, l’educazione dei figli, il lavoro, o momenti di gioia o anche di dolore – acquistano un senso nuovo se sono vissuti nella luce di Dio. Infatti per chi non ha fede ogni cosa bella è rattristata dalla certezza che dovrà finire, mentre per chi ha fede essa non è che una promessa della vita senza fine nella gioia di Dio.
Ho poi introdotto i lavori dicendo che, anche se eravamo in numero limitato, si trattava di un incontro “storico”, e ho cercato di spiegare il perché.
In precedenza era stata inviata a tutti una proposta – che si allega di nuovo – nella quale si invitava ogni famiglia a scegliere una delle attività che riteniamo indispensabili perché la vita di una famiglia si possa svolgere in modo da favorire e promuovere il bene di tutti.
L’invito a scegliere era motivato dal fatto che le attività sono molte – esattamente dodici – e ognuna è impegnativa. Si pensa perciò che difficilmente una famiglia da sola possa farle tutte bene. Se però ogni famiglia si impegna in una particolare attività, poi può mettersi al servizio della altre, in modo da facilitarne la pratica, in tutte le famiglie e da creare, nello stesso tempo, una collaborazione che toglie le famiglie da un innaturale stato di isolamento. Anche i bambini, sapendo che ce ne sono molti altri che vivono “contro corrente” come loro, non avranno il complesso della “diversità”.
Ma c’è una ragione particolarmente importante per cui l’incontro è “storico”: se è vero che è necessario per il risanamento della famiglia moderna che si pratichino le attività elencate, e se, di conseguenza, il nostro progetto si estenderà sempre di più – e ho informato che, oltre all’edizione inglese e francese del mio libro, ora si sta preparando anche l’edizione portoghese – sarà assolutamente necessaria una scuola che metta a disposizione delle famiglie tutti i relativi insegnamenti, raccolti insieme e facilmente accessibili. Dunque, se ora noi incominciamo ad acquisire le competenze necessarie, costituiremo il primo nucleo di questa scuola, che speriamo possa realmente realizzarsi e divenire una realtà importante. E’ vero che siamo pochi e che nessuno di noi è un “pezzo grosso”, ma il Vangelo del giorno ci incoraggia, perché, come abbiamo ascoltato, gli apostoli, che avevano ricevuto da Gesù un incarico infinitamente più grande, anche loro erano pochi e sprovveduti.
A questo punto si è chiarito che, sebbene quasi tutti avessero ricevuto in anticipo l’elenco delle attività con l’invito a scegliere, nessuno aveva ancora scelto. Allora ho detto di pensarci perché nel pomeriggio ne avremmo ancora riparlato.
Abbiamo poi provato gli inni da cantare prima e dopo il pranzo e la preghiera da recitare insieme ai monaci.
Quando però siamo andati in chiesa, abbiamo visto che c’era ancora una messa in corso e che i monaci stavano recitando la preghiera in sagrestia. Ci siamo allora recati nel cortile e lì, al posto della preghiera monastica, abbiamo cantato l’Angelus a due voci – quelli che partecipavano per la prima volta lo hanno imparato subito.
Poi siamo scesi nel refettorio degli ospiti per il pranzo, che è stato preceduto e seguito dal canto degli inni e si è svolto molto bene. Abbiamo anche letto un saluto inviato da Birgit dalla Danimarca, dove attualmente si trova.
Dopo pranzo i bambini sono andati con Michela a giocare nel parco, mentre noi adulti ci siamo di nuovo recarti nella sala audiovisivi della Biblioteca, dove ho ripreso il discorso sulle attività da scegliere.
[Proprio ora mi capita sotto gli occhi un articolo che cade a proposito: http://it.finance.yahoo.com/notizie/una-nuova-tendenza-del-risparmio-il-reskilling-125513311.html
Il nostro progetto però non ha una finalità semplicemente di risparmio o di buon gusto, ma vuole andare al centro della vita spirituale della famiglie per un loro profondo rinnovamento]
La discussione è stata molto ampia e non è possibile riportarne tutti i dettagli. Ad ogni modo possiamo dire che non è stato possibile inquadrare tutte le attività, anche per l’assenza di persone, impossibilitate a venire, che avrebbero dovuto guidarne alcune. Infatti l’ideale è che vi siano persone, almeno un po’ esperte, nei relativi ambiti che si incarichino di dirigere gli altri.
Riferisco ora senza poter ricordare l’ordine esatto degli argomenti affrontati e i tutti i vari interventi.
Per prima cosa ho sottolineato che le attività non sono indipendenti l’una dall’altra, ma tutte concorrono allo scopo di dare un’ispirazione profonda alla vita della famiglia, la quale, per essere sana, richiede che tutti si impegnino principalmente nell’ambito stesso della casa e non, come oggi troppo spesso avviene, quasi esclusivamente fuori di essa.
E’ stato già in passato sottolineata l’importanza della cura perché la preghiera comune sia gustata da tutti per la sua bellezza e per il coinvolgimento del sentimento personale di ciascuno. Era già stato suggerito di realizzare un altare con statua o immagine sacra di valore artistico – possibilmente creata dagli stessi membri della famiglia, o dalla famiglia amica “specializzata” – e poi candele, fiori, centrini e decorazioni. Si può aggiungere a questo l’idea di realizzare un leggio con piedistallo su cui porre le preghiere, scelte per la loro bellezza espressiva ed eseguite con scrittura artistica e decorazione, in misura sufficientemente grande da poter essere lette da tutti, senza dover ricorrere a un libro per ciascuno.
A questo argomento si può riallacciare il discorso sulla prima attività elencata, cioè l’architettura interna – per la quale era presente, come relativamente esperta, la neo-laureata Letizia. L’importanza di questa attività è grandissima, e in un certo senso essa domina tutte le altre. Ho precisato, a questo proposito, che San Benedetto è patrono degli architetti. Ciò si spiega per il fatto che egli ha “architettato” la vita comune di una comunità cristiana. Ora per poter organizzare una comunità secondo un certo progetto è indispensabile disporre convenientemente lo spazio e il tempo. E nello spazio e nel tempo organizzati vanno poi a collocarsi tutte le altre attività. Infatti le arti, secondo un illustre storico, hanno incominciato a decadere quando ognuna si è sciolta dal riferimento al posto che avrebbe dovuto occupare in un’architettura complessiva – e del resto nella Bibbia la Sapienza creatrice di Dio è paragonata ad un architetto che ordina con armonia tutte le cose.
Per meglio illustrare questo punto, aggiungo ora un esempio che non ho esplicitato esplicitato nel corso della discussione.
Una delle attività più importanti da curare è la carità e la solidarietà sociale – di cui si è parlato poco, anche perché mancava la persona che dovrebbe averne la responsabilità. E’ stato ad ogni modo detto, anche in un allegato già inviato – che di nuovo si allega – che fare il bene è la cosa più difficile del mondo e che perciò si richiederebbe anche qui una preparazione adeguata, mentre purtroppo essa manca, con il risultato che nelle famiglie questa voce è assente o è lasciata all’improvvisazione, quasi inevitabile causa di insuccessi e delusioni.
Ora la presenza bene organizzata della carità nel programma di vita di una famiglia, necessariamente richiede uno spazio – e un tempo – ad essa destinati. Così l’architetto che voglia progettare un’abitazione adatta al nostro scopo potrebbe ad esempio prevedere una stanza dove accogliere i poveri o i pellegrini. Il fatto che si risponda alle richieste di assistenza con un dinniego, spesso non dipende da cattiva volontà, ma da una non adatta sistemazione degli spazi e dei tempi. Analogo discorso vale anche per le altre attività.
Un ruolo centrale lo ha naturalmente anche la voce relativa alla Bibbia. Qui ho sottolineato che non si entra in sintonia con la Parola di Dio soltanto con lo studio scientifico. Infatti molti testi della Bibbia sono per natura destinati al canto e alla celebrazione liturgica e soltanto nel relativo contesto se ne comprende il senso. Ho portato poi l’esempio di esperienze personali, in cui sentire il canto latino di un testo profetico, ovvero un inno di poesia liturgica mi ha fatto penetrare il senso della Parola di Dio più che non lo studio. Così l’immagine artistica, il canto, il rito, l’architettura della chiesa o del coro, l’abito religioso e tante altre cose analoghe sono mezzi potentissimo per farci vivere e sentire profondamente il messaggio della fede.
Ho anche osservato che Gesù Cristo è stato il più grande dei poeti. Infatti se togliessimo dal Vangelo tutto il contenuto di poesia e lo riducessimo ad una collezione di nozioni dottrinali, esso non avrebbe più alcuna efficacia apostolica. E’ proprio l’emozione poetica che scaturisce dalla Parola di Dio e da tutti i mezzi sopra richiamati – così importanti nella millenaria tradizione della Chiesa per la trasmissione della fede – che ci svela tutto il senso dei misteri divini.
Ho dunque proposto di fare il nostro insegnamento biblico prendendo il testo dell’opera “Le figlie di Gerusalemme” – anche se per mancanza di fondi per il momento non ci è possibile realizzarla – e valorizzando tutto il suo contenuto poetico e musicale.
In conclusione, si sono delineati fin da ora alcuni gruppi, interessati a diverse attività e intenzionati a coltivarle in collaborazione tra loro al di fuori dei nostri incontri mensili.
Si è creato un gruppo per lo studio della Bibbia, di cui mi occuperò io stesso e che si incontrerà tutti i venerdì alle ore 17,00; un gruppo per l’architettura, guidato da Letizia; un gruppo per piante e giardini a cui aderiscono Mario e Lara e due amici di Alessandro venuti per la prima volta; un gruppo per tessuti e vestiti – molto interessati alle riviste di moda di fine Ottocento – a cui aderiscono nuove presenze, come Maria e due amiche di Marisa. Marisa stessa vorrebbe partecipare al gruppo biblico, tenendo presente che nello stesso contesto si parlerà anche di poesia. Anche Katia, prima di andar via subito dopo pranzo, ha detto di essere interessata alla poesia.
Una parola è stata spesa anche per la tecnica più moderna, di cui è esperto Alessandro. A questo proposito ho sottolineato che oggi internet può essere un preziosissimo strumento, perché permette di avere a disposizione una quantità immensa di materiale per tutte le attività che abbiamo in programma, e addirittura paradossalmente ha fatto tornare a nuova vita un mondo che l’era della tecnica sembrava aver seppellito. Bisogna però tenere presente che fino ad una certa età i bambini devono essere tenuti il più possibile lontani dal mondo virtuale, perché sono ancora in formazione e devono svilupparsi nel rapporto con il mondo reale delle cose, della natura e delle persone. Solo quando si sono bene inseriti nella realtà posso comunicare, senza danno e anzi con vantaggio, quanto hanno di proprio con i mezzi elettronici.
I partecipanti ai vari gruppi si sono scambiati gli indirizzi e si è stabilito di ritrovarci per il prossimo incontro mensile domenica 12 maggio.
Verso le ore 16,00 siamo andare a riprendere i bambini, che stavano nel parco con Michela, e ci siamo salutati.

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