Breve intervento in occasione della conferenza stampa del 9 febbraio a Brescia

Venerdì 9 febbraio ci siamo incontrati a Brescia con Mirko De Carli per la presentazione dei candidati locali del Popolo della Famiglia. L’incontro si è svolto, nella forma di una breve conferenza stampa, presso un ristorante nella piazza del Duomo, ora chiamata Piazza Paolo VI. Al tavolo della presentazione eravamo sei persone, compreso Mirko De Carli, e tutto si è svolto in un’atmosfera semplice e familiare.
Personalmente, come è ovvio, non mi presentavo come candidato, ma, trovandomi in zona, ho voluto approfittare dell’occasione per esprimere alcuni concetti, che ritengo importanti, in qualità di sacerdote. Per questo in primo luogo mi sono rivolto ai confratelli nel sacerdozio e ai fedeli. Ma non soltanto a loro, perché, come hanno sottolineato non solo Benedetto XVI, bensì tutti i papi, da San Pietro a Papa Francesco, vi è un’unità organica tra la fede e la ragione, e perciò quanto la fede insegna ha una portata sostanziale su realtà che interessano ogni uomo ragionevole.
Ho posto al centro del mio intervento il dato fondamentale della nostra fede, cioè il fatto straordinario che Dio è voluto entrare nella nostra storia nascendo da una donna attraverso la generazione umana. Questo solo fatto basta a rendere sacro e intangibile il mistero della generazione della vita e dell’amore fecondo dell’uomo e della donna.
La Sacra Scrittura, infatti, presenta fin dall’inizio la formazione dell’uomo e della donna e la loro unione feconda come il culmine delle creazione, e ciò dà ad essa tutto il suo senso. E se tutto il creato, come insegna Agostino, riflette il mistero della divina Trinità, non c’è dubbio che esso si imprime in modo eminente soprattutto nell’amore fecondo dell’uomo e della donna.
Proprio il fatto che la generazione umana non è che un riflesso della generazione eterna del Verbo dal Padre nel vincolo di amore dello Spirito Santo, suggerisce che, fin dall’origine, ogni generazione umana recava in sé una sorta di misterioso presentimento della generazione del Figlio di Dio nella carne.
Di fronte a realtà così sacre e misteriose, non è possibile che i credenti non fremano di orrore di fronte alle manipolazioni sempre più invasive che minacciano oggi il mistero dell’amore tra l’uomo e la donna e la generazione della vita umana. Non vi è, dunque, nulla di improprio nel fatto che numerosi sacerdoti, religiosi e religiose abbiano firmato un appello in favore di un movimento che in modo esplicito pone come elemento sostanziale del suo programma politico la difesa dell’amore coniugale tra l’uomo e la donna e della generazione della vita umana da ogni minaccia di indebita ingerenza da parte di pubblici poteri tentati di travalicare i propri legittimi ambiti di esercizio.
A questo proposito ho ricordato che un sacerdote non deve limitarsi alla cerchia della sua parrocchia, poiché specialmente per lui vale il mandato conferito da Cristo agli apostoli: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28, 19-20).
Tutte le nazioni, dunque, e non solo una piccola parrocchia, sono il nostro campo di azione! Da qui segue l’invito ad un numero anche maggiore di sacerdoti e consacrati ad aderire all’appello in favore del Popolo della Famiglia.
A questo punto ho creduto opportuno rivolgermi anche ai non credenti. Infatti la manipolazione in atto su così vasta scala ai danni della realtà naturale dell’uomo e della donna e della generazione della vita umana non può non suscitare la più viva preoccupazione in chiunque abbia il retto uso della ragione.
Il punto essenziale che ho voluto richiamare è una contraddizione, tanto palese da sfuggire all’attenzione dei più. Ho osservato, dunque, che da una parte si denuncia come “omofobia” non solo, come sarebbe giusto, il bullismo contro gli omosessuali, ma la stessa opinione che la condizione omosessuale non sia naturale, mentre nel medesimo tempo si dichiara innaturale la condizione maschile e femminile e lo stesso ruolo paterno e materno. E non è stato ripetuto fino alla nausea che la condizione maschile e femminile, e in particolare i ruoli paterno e materno, sono “stereotipi e pregiudizi”, ovvero “concetti antropologici”, che vanno “decostruiti”? Non è, dunque, questa, assai più reale e devastante della cosiddetta “omofobia”, una manifestazione di “androfobia” e di “ginecofobia” da mettere al bando con apposite leggi?
La dimostrazione che non esagero è nel paradosso per cui si propongono leggi – in alcuni paesi già attive – che vorrebbero impedire qualsiasi intervento, anche se richiesto dall’interessato, per riorientare le tendenze omosessuali, con pene severissime per i trasgressori, mentre nello stesso tempo si legittimano invasivi interventi medico-farmaceutici per bloccare il naturale sviluppo ormonale dei minori, e così favorire un cambiamento di sesso.
Gli psicologi italiani hanno affermato il principio che “dove non c’è malattia non si interviene, e poiché l’omosessualità non è una malattia, dunque su di essa non è lecito intervenire”. Si desume, perciò, dato che si dichiara lecito intervenire in modo così invasivo sul normale sviluppo ormonale, che la condizione biologica maschile e femminile è considerata una patologia e in alcun modo un dato naturale.
Non è questa una prova evidente che siamo di fronte ad una scandalosa “androfobia” e “ginecofobia”, che attenta ai diritti di pressoché tutto il genere umano?
In conclusione ho tenuto a ribadire che il mio appello a denunciare, non solo a livello nazionale, tali plateali contraddizioni e a proporre leggi non contro l’omofobia, bensì contro l’androfobia e ginecofobia, se è rivolto ai credenti, non meno è rivolto anche ai non credenti capaci del retto uso della ragione.

di Don Massimo Lapponi

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