Breve spiegazione della discriminazione che si sta operando nei confronti degli uomini (androfobia), delle donne (ginecofobia) e della loro natura (naturofobia)

I gay, per poter affermare che considerare la condizione omosessuale come non naturale rappresenta una discriminazione nei loro confronti, devono prima necessariamente operare a loro volta una discriminazione, esattamente corrispondente a quella di cui in seguito si dichiarano vittime. Essi, infatti, fondandosi sulla teoria del gender, affermano – e devono necessariamente farlo per poi provare quanto intendono provare – che lo stato bio-psichico dell’uomo e della donna, quale risulta dalla corrispondenza dello psichico e del biologico, non è naturale, ma è uno “stereotipo” e un “pregiudizio” che va “decostruito” (vedi il seguente link: http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/gender-a-scuola-come-si-insinua-lideologia-distruttiva-nella-testa-dei-nostri-figli/).
Posto questo principio, ne segue che l’unico stato “naturale” è quello liberamente scelto da ciascuno secondo le proprie inclinazioni – che non hanno nulla a che fare con una presunta corrispondenza tra lo psichico e il biologico. Soltanto su questa base essi possono poi affermare che chi considera la condizione omosessuale non naturale opera una discriminazione. Infatti soltanto se è “naturale”, per tutti, esclusivamente lo stato psichico scelto liberamente, c’è equivalenza totale tra tutti gli stati, e dunque se l’omosessuale viene considerato “diverso” è discriminato. Ma, come si è visto, prima di poter denunciare questa pretesa discriminazione, i gay devono, a loro volta, “discriminare” la condizione bio-psichica dell’uomo e della donna (in cui vi è corrispondenza tra lo psichico e il biologico), definendola come “stereotipo e pregiudizio”, cioè non naturale e quindi “diversa” rispetto alla comune condizione umana, e come tale da risanare (decostruire). Insistiamo nel precisare che i termini “stereotipo e pregiudizio” da “decostruire” non vengono riferiti dai gay semplicemente a quegli aspetti propriamente culturali che in determinare epoche e civiltà hanno determinato la condizione della donna, come l’esclusione dal diritto di voto o da particolari professioni, ma vengono estesi agli aspetti che caratterizzano in modo sostanziale la natura della donna e dell’uomo. Così il Senatore Lo Giudice, in un’occasione memorabile, ha dichiarato che la madre è un “concetto antropologico”. Infatti, soprattutto la vocazione della donna alla maternità, e tutto ciò che ad essa consegue, viene presa di mira con l’accusa di “stereotipo e pregiudizio” da “decostruire”.
Se, dunque, essi devono necessariamente affermare che la natura non è naturale, per poter dire che la scelta basata sul sentimento soggettivo, e solo essa, è naturale, quando un omosessuale dice a un non omosessuale: «io sono naturale come te», necessariamente intende dire: «tu hai fatto una scelta basata sul sentimento soggettivo come me, e la pretesa che esista una natura e non una scelta soggettiva non è naturale, ma è uno stereotipo e un pregiudizio aberrante che va decostruito». Non è questa “naturofobia”?
Usando, dunque, gli stessi argomenti usati dai gay, gli uomini e le donne, che hanno tutte le ragioni per considerare il loro stato di corrispondenza bio-psichica come “naturale”, devono insorgere contro la discriminazione operata da quanti affermano e propagandano, anche nelle scuole, che il loro stato è “stereotipo e pregiudizio”, cioè “non naturale” e “diverso”, e che perciò va decostruito. E come i gay accusano di “omofobia” chi li considera “innaturali”, così essi devono accusare di “androfobia”, di “ginecofobia” e di “naturofobia” chi li considera “innaturali”, “diversi”, “stereotipi” e “pregiudizi” e, come tali, pretende di “decostruirli”.

di Don Massimo Lapponi

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