Chiarimento

“Noi siamo naturali come voi!” ebbe a dire un omosessuale militante a chi difendeva la famiglia naturale. Cosa significa esattamente questa affermazione?

Secondo i rappresentanti del movimento omosessualista la condizione bio-psichica tradizionale maschile e femminile, nella quale vi è corrispondenza tra il dato biologico e la tendenza psichica, non è naturale, tanto che i ruoli tradizionalmente attribuiti all’uomo-padre e alla donna-madre, lungi dall’essere considerati “naturali”, sono da loro definiti “stereotipi”, “pregiudizi”, “concetti antropologici”, cioè il semplice risultato di dinamiche socio-culturali.

Dunque l’affermazione: “noi siamo naturali come voi” dovrebbe significare: “la tendenza omosessuale è una costruzione socio-culturale, esattamente come l’essere bio-psichico dell’uomo e della donna o la figura paterna e materna”.

Ma non sembra essere questo ciò che intendeva dire l’omosessuale militante. Il senso della sua affermazione sembra essere, invece: “noi siamo naturali come voi pretendavate di essere naturali, pur senza esserlo”. Che sia questo il senso lo si ricava da molteplici circostanze.

Per prima cosa, i più autorevoli rappresentanti del movimento omosessualista, mentre proibiscono ogni correzione della tendenza omosessuale, anche nel caso in cui essa sia richiesta dall’interessato stesso perché si sente a disagio[1], nello stesso tempo vorrebbero promuovere il cambiamento di orientamento dei minori che avvertono qualche disagio adolescenziale o pre-adolescenziale, giungendo fino ad operare il blocco del normale sviluppo ormonale, per permettere che, al momento dovuto, il giovane possa “scegliere”[2]. Ciò prova che a loro giudizio tra l’orientamento omosessuale e la condizione biologica maschile o femminile vi è una sorta di “salto di qualità”: il primo non si può toccare, perché ha una consistenza sostanziale e obiettiva, mentre l’altra può essere manipolata anche con interventi invasivi, perché non ha alcuna consistenza sostanziale e obiettiva ma è puro frutto di dinamiche socio-culturali.

Inoltre il termine stesso di “fobia” indica l’illecito rifiuto di una realtà naturale normale. Con “omofobia”, infatti, non si intende denunciare soltanto bullismo e violenza ai danni degli omosessuali, ma anche e più l’opinione che l’orientamento omosessuale non sia perfettamente “naturale”.

Ma come si giustifica questo preteso stato “naturale” e non socio-culturale della condizione omosessuale?

Se la corrispondenza della tendenza psichica maschile e femminile ai sessi biologici non offre un fondamento per essere considerata “naturale”, certamente la mancanza di corrispondenza della tendenza psichica omosessuale ai sessi biologici ancora meno offrirà un fondamento per essere considerata “naturale”!

Che, tuttavia, gli omosessuali che si riconoscono in questo movimento esigano di essere considerati in una condizione “naturale” identica a quella un tempo attribuita alle condizioni bio-psichiche maschile e femminile, lo dimostra, oltre ciò che abbiamo prima osservato, la loro pretesa di attribuirsi, con tanto di sanzione civile e religiosa, gli stessi ruoli che vengono da loro rifiutati, come fatto “naturale”, alla condizione maschile e femminile: i ruoli di “marito”, “moglie”, “padre”, “madre, “genitore”, “figlio”, “figlia”, “famiglia”, “matrimonio”.

Perché un omosessuale che di fatto non è “moglie”, “marito”, “padre”, “madre”, “genitore”, e di cui i minori affidati non sono “figli” o “figlie”, ambisce ad acquisire lo stato giuridico e/o canonico che sancisce questi ruoli? Ovviamente perché egli riconosce che detti ruoli – i quali scaturiscono e si realizzano esclusivamente a partire dalla coppia uomo/donna bio-psichica – hanno una consistenza che travalica le convenzioni socio-culturali. Essi, cioè, agli occhi stessi degli omosessuali che li vogliono far propri, non sono affatto “stereotipi culturali”, “costruzioni psico-sociali” o “concetti antropologici”. Se fossero tali, i difensori dell’ideologia gender dovrebbero rifiutarli e accettare come naturale la sola “fluidità sessuale”, e con essa ogni libero raggruppamento a scopo di convivenza sessuale.

Si dirà che spesso in una coppia omosessuale non c’è distinzione netta dei ruoli paterno e materno, i quali vengono esercitati globalmente da entrambi. In ogni caso vi è l’imitazione -ovviamente imperfetta e confusa – dei ruoli genitoriali della coppia naturale, dalla quale trae ispirazione la coppia omosessuale. E che la “coppia” scaturisca dalla dualità dei sessi lo dimostra l’apparire, ormai in espansione, di tendenze omosessuali poligamiche – affini appunto ai “liberi raggruppamenti” – nelle quali, forzando fino all’assurdo l’usurpazione dei ruoli naturali, si giunge a parlare anche di “diciotto genitori”[3].

Ma se il sesso non ha alcun legame naturale con la generazione – e non lo ha, se l’esercizio omosessuale della sessualità è “naturale” – ne risulta necessariamente che le unioni omosessuali non hanno alcun titolo per esigere l’affidamento dei minori, che lo stato dovrà invece affidare esclusivamente a strutture educative adeguate.

Si obietterà che spesso esistono, nella coppia o nel raggruppamento omosessuale, il padre biologico o la madre biologica, e ciò giustificherebbe l’affido dei minori. Ma dunque ora si invoca la biologia dopo averla esclusa? E si esalta il vincolo generativo mentre nello stesso tempo si pretende di legittimare l’“utero in affitto” e la genitorialità estesa di là da ogni legame biologico?

Non si può evitare il necessario risultato dei principi dell’ideologia gender: la fine della “famiglia” tradizionale. Ma non è questo che tante volte è stato proclamato come obiettivo del movimento femminista e omosessuale? Come mai poi, nello stesso tempo, i loro rappresentanti reclamano i ruoli e i diritti di cui hanno preteso di distruggere la base naturale? Assomigliano a quei “proletari” che a parole combattevano la proprietà privata, ma con i fatti combattevano soltanto la proprietà privata “degli altri”, con lo scopo di rimpinguare abbondantemente la propria. Ma come non si può aspirare ad aumentare il proprio capitale se non si accetta come legittimo fatto sociale universale la proprietà privata, così non si può aspirare ad assumere i ruoli di genitori se non si accetta la naturalità dei sessi biologici.

Se, dunque, la condizione bio-psichica maschile e femminile è “naturale” e normativa – tanto normativa che anche chi non la possiede vorrebbe acquisire i ruoli che da essa scaturiscono! – è evidente che, mentre il termine “omofobia” non può avere legittimamente il senso di “rifiuto di ciò che è naturale”, pieno e legittimo senso hanno invece i termini “androfobia”, “ginecofobia”, “meterofobia”, in quanto designano e denunciano la negazione e la violazione di condizioni bio-psichiche naturali da parte di una cultura, di una prassi pedagogica e medica e di una legislazione oggi sempre più diffuse.

[1] Cf, ad esempio, http://www.agapo.net/index.php/documenti/19-approfondimento-f66-1

[2] Cf, ad esempio, https://it.zenit.org/articles/se-al-medico-basta-una-chiacchierata-su-skype-per-riconoscere-un-bambino-transgender/

[3] http://www.uccronline.it/2014/05/06/le-famiglie-arcobaleno-vanno-bene-anche-18-genitori/

 

di Don Massimo Lapponi