Conclusione

Il treno partì e Margaret rimase a lungo affacciata al finestrino.
Si sentiva angustiata e preoccupata. Era vero quello che aveva detto Vittoria? Purtroppo sì! Come negarlo? Peter era stato con lei di una gentilezza più che squisita, e inoltre le aveva parlato a lungo di suoi progetti e dei suoi ideali, del suo desiderio di creare una famiglia cristiana per compiere così una grande missione… Spesso l’aveva fatta arrossire con certe sue allusioni, tanto che lei aveva cercato di cambiare discorso. Come non capire le sue intenzioni? Ma Margaret si sentiva in preda ad una grande angoscia. Non si sentiva pronta ad affrontare questo discorso! Era troppo giovane! E poi, era veramente quella la sua strada? No! No! Proprio no! Voleva restare con i suoi, e poi… E poi?
“Mamma mia! Se ci penso mi sento male! Perché la vita è così crudele? Perché ci sradica e ci divide? Non potrei restare sempre con papà e mamma, Charles e Henry?.. No, certo! Ma allora? Dove potrei andare? Cosa potrei fare? No! Non voglio pensarci ora! E’ troppo presto! A suo tempo si vedrà!.. Ma… Aimé! Purtroppo devo pensarci! Cosa fare?! Non lo so!.. Oh, Signore! Che angoscia!.. Ma… Ora che ci penso, una cosa vorrei farla!.. Sì!.. Penso che sia la cosa migliore per me!.. Per tener lontano tutto questo turbamento… per sempre!.. Francesca!.. Voglio andare anch’io come Francesca da Madre Lioba!.. Sì!.. Appena arrivo a casa telefono a Francesca e le chiedo di parlare di me a Madre Lioba!.. Già solo a pensarci sento una grande pace nell’anima!.. Stare là, in quel posto incantato, sempre, con la pace nel cuore!..”
In quel momento squillò il suo cellulare.
“Hello!”
“Hello! Margaret? Sono Edith!”
“Hello! Edith! Tutto bene? Come va Erika House?”
“Abbastanza bene! Ma ho una notizia da darti: è nato Richard!”
“Il figlio di Dorothy? E’ nato! Che bella notizia!”
“Sì! E’ nato questa mattina! Non ti dico la gioia di Dorothy e di John! La Signora Baker, poi, piangeva come una bambina! L’ho sentita al telefono! ‘Richard Baker!’ non si stancava di ripetere. ‘Se mia madre fosse qua, piangerebbe di gioia! La nostra famiglia non si è estinta! Un nuovo Richard Baker è nato! E siamo certi che non sarà come il mio povero fratello, ma come il suo antenato, che ha lasciato un ricordo così bello di fede e di carità! Ma certamente mamma vedrà tutto dal cielo!’.”
“Una notiza meravigliosa! Ora sono in viaggio e non mi sento di chiamarla, ma appena arrivo a casa telefonerò subito a Dorothy per farle tutte le mie felicitazioni! Intanto, se la senti, salutala da parte mia! E anche John e la Signora Baker!”
“Non dubitare! Allora buon viaggio, e a presto!”
“A presto, cara!”
Margaret ripose il cellulare in tasca e si sporse dal finestrino. Voleva sentire il soffio dell’aria fresca sul viso e voleva perdersi con lo sguardo nel paesaggio scozzese.
Quegli scorci di prati, di boschi, di fiumi, di cielo che si perdevano in lontananza sotto il sole primaverile ora parlavano al suo cuore con un linguaggio nuovo.
“Richard Baker!” pensò. “La sua nascita non è un miracolo? La vita è un miracolo! Ma la vita è un viaggio! E’ una missione! Ci chiama a diffondere verso orizzonti sempre più lontani il nostro amore di figli! Sì! Proprio come Robert e Mary Grant ci sentiamo amati a tutte le latitudini, perché siamo nati per un miracolo di amore da un padre e da una madre! E allora, per diffondere questa fiducia incrollabile, questa certezza di essere figli, di essere amati, non dobbiamo a nostra volta diventare padri e madri? E questo vale per tutti! Anche Don Franco è padre! Anche Suor Lioba è madre! E io devo aver paura di diventare madre? E che Peter diventi il padre dei miei figli? Ma sono ancora tanto turbata da questo pensiero! Prima di partire ho pregato Dio che mi proteggesse da una passione troppo grande per le cose del mondo. Sento che devo pregarlo ancora! Pregarlo per questo, sì! Ma pregarlo anche perché non abbia paura di compiere la mia missione, perché la mia debolezza non mi faccia retrocedere! Retrocedere, quando quegli orizzonti laggù tra le valli e tra i monti mi chiamano! ‘Venga il tuo regno!’ Il regno dei figli! Dei nostri e dei tuoi figli! Lontano! Sempre più lontanto! Ho paura, Signore! Ma so che tu mi tieni per mano! E allora non ho paura… perché anch’io, come Mary Grant, sono una figlia… una tua figlia! Prima di partire ho cantanto dentro di me un inno di fiducia in Dio. Voglio cantarlo ancora!”
E sotto voce, cullata dal ritmo del treno, Margaret cantò dolcemente nel suo cuore:

“Abide with me; fast falls the eventide;
The darkness deepens; Lord with me abide.
When other helpers fail and comforts flee,
Help of the helpless, O abide with me.
Swift to its close ebbs out life’s little day;
Earth’s joys grow dim; its glories pass away;
Change and decay in all around I see;
O Thou who changest not, abide with me.
Not a brief glance I beg, a passing word,
But as Thou dwell’st with Thy disciples, Lord,
Familiar, condescending, patient, free.
Come not to sojourn, but abide with me.
Come not in terrors, as the King of kings,
But kind and good, with healing in Thy wings;
Tears for all woes, a heart for every plea.
Come, Friend of sinners, thus abide with me.
Thou on my head in early youth didst smile,
And though rebellious and perverse meanwhile,
Thou hast not left me, oft as I left Thee.
On to the close, O Lord, abide with me.
I need Thy presence every passing hour.
What but Thy grace can foil the tempter’s power?
Who, like Thyself, my guide and stay can be?
Through cloud and sunshine, Lord, abide with me.
I fear no foe, with Thee at hand to bless;
Ills have no weight, and tears no bitterness.
Where is death’s sting? Where, grave, thy victory?
I triumph still, if Thou abide with me.
Hold Thou Thy cross before my closing eyes;
Shine through the gloom and point me to the skies.
Heaven’s morning breaks, and earth’s vain shadows flee;
In life, in death, O Lord, abide with me”.
[Resta con me! Veloce scende la sera;
L’oscurità si addensa; Signore, resta con me.
Quando l’aiuto degli altri viene meno, e il conforto svanisce,
Soccorritore dei deboli, o resta con me.
Rapido verso la sua fine, declina il breve giorno della vita;
Le gioie della terra si affievoliscono; le sue glorie passano via;
Cambia e declina tutto ciò che vedo intorno;
O Tu che non cambi, resta con me.
Non chiedo uno sguardo sfuggente, o una parola che passa;
Ma come Tu hai dimorato con i Tuoi discepoli, Signore –
amico intimo, comprensivo, paziente, confidenziale –
Vieni non a visitarmi, ma a rimanere con me.
Vieni non con il terrore, come il Re dei re,
Ma buono e benigno, con la guarigione nelle Tue ali,
Con lacrime per tutti i dolori, con un cuore per ogni supplica
Vieni, amico dei peccatori, e perciò resta con me.
Nei miei pensieri Tu sorridevi durante la mia giovinezza
E, anche se, nel frattempo ribelle e perverso,
Tu non mi hai lasciato, così spesso come io ho lasciato Te.
Verso la fine, O Signore: resta con me.
Ho bisogno della Tua presenza ogni ora che passa.
Cos’altro se non la Tua grazia può sventare la potenza del tentatore?
Chi come Te può essere la mia guida e il mio sostegno?
Con le nuvole e col sole, Signore, resta con me.
Non temo il nemico, con te che sei pronto a benedire;
I mali non pesano, e le lacrime non sono amare.
Dov’è il dardo della morte? Dove, o tomba, la tua vittoria?
Io trionfo ancora, se Tu resti con me.
Tieni la Tua croce davanti ai miei occhi che si chiudono;
Splendi nell’oscurità e indirizzami verso i cieli.
Irrompe la mattina del cielo, e fuggono le vane ombre della terra;
In vita, in morte, O Signore, resta con me].

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