Conferenza per il cinquantesimo anniversario di San Benedetto Patrono d’Europa

Gentili Signori e Signore,
ringrazio il Dott. Carlo Alberto Aguiar Gomes, che mi ha invitato a questo incontro, e tutti voi qui presenti. Quello che vorrei fare in questa occasione non è tanto una conferenza, quanto un appello. E il mio appello vuole essere l’eco di quello di San Paolo: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio (…) Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (…) E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri» (Rm 12, 1-2; 13, 11-14).
Questo appello di San Paolo vorrei ora tradurlo e renderlo operante in un progetto che vuole rivisitare la vita attuale delle nostre famiglie per far penetrare in esse il soffio della luce di Cristo. L’attuale crisi della vita familiare, infatti, come preciserò meglio subito, deriva principalmente dal fatto che nelle sue abitudini quotidiane è stata già da tempo in troppo larga misura esclusa la potenza rinnovatrice dello Spirito Santo.
Come forse già sapete, il Dott. Gomes ha pensato ad invitarmi a questo incontro perché nel 2009 ho pubblicato in Italia un volume dal titolo “San Benedetto e la vita familiare”. Questo volume è stato successivamente pubblicato in inglese nel 2010, in francese nel 2012 e ora dovrebbe essere pronta anche l’edizione portoghese. E’ stata fatta anche la traduzione in lingua spagnola, ma non mi è stato ancora possibile trovare qualcuno disposto a pubblicarla.
Ora questo libro non vuole essere semplicemente un testo da leggere, ma un progetto da realizzare. Si vuole cioè superare il momento della teoria, degli studi e delle conferenze ed entrare nel vivo della vita quotidiana delle famiglie per accompagnarle per mano a realizzare quei cambiamenti, e direi quasi quella conversione comunitaria necessaria a guarirle dalle piaghe che in vari modi le affliggono. Infatti, oggi, la crisi della famiglia non deriva soltanto dalle pressioni esercitate su di essa dalla società o dai difetti della legislazione, ma anche da abitudini di vita quotidiana che a poco a poco, attraverso i decenni, si sono introdotte nelle nostre case e hanno finito per condizionare negativamente le nostre abitudini e i nostri comportamenti. E siamo ormai così abituati a certi modi di vita e di comportamento che ci sembra impossibile modificarli.
Così scrivo nel mio volume:
La famiglia «è esposta alla maggiore degradazione, perché la vita che si svolge nella casa quasi universalmente subisce il condizionamento di un andazzo comune passivamente accettato come una fatalità ineluttabile. Di fronte a un costume diffuso che, senza chiedere il permesso, prima ancora che incominci la convivenza, si insedia da padrone nell’abitazione, i singoli – siano marito, moglie o figli – si sentono e sono impotenti. Televisione sempre accesa e disponibile ad ogni messaggio, uso selvaggio e spesso precocissimo e irresponsabile dei moderni mezzi elettronici (internet, playstation, giochi e giochetti elettronici, cellulari etc.), orari disattesi, mensa disertata, liberi rientri notturni dei giovani, libri, riviste, giornali e giornaletti di genere deteriore che girano senza riguardi per la casa, abbigliamento giovanile pronto a seguire senza ritegno qualsiasi moda, pseudomusica che aleggia per la casa o si intrufola nei cervelli attraverso le cuffie, ornamenti e immagini di ogni gusto e genere – rarissimamente di arte bella classica o di religione -, genitori e figli sempre assenti, con il centro dei loro interessi sempre fuori della casa».
In questa situazione come può penetrare nelle nostre famiglie la luce di Cristio? Chi ascoltasse una conferenza sulla spiritualità familiare, anche se illustrata con i migliori argomenti, tornando a casa si sentirebbe impotente di fronte a una situazione che, come ho detto, si impone come una necessità ineluttabile.
Ma non c’è nulla di ineluttabile, e la libertà che Cristo ci ha conquistato deve renderci capaci di operare i cambiamenti necessari al bene delle nostre famiglie. Dobbiamo anzi riconoscere che siamo scandalosamente in ritardo in questa opera di conversione e di risanamento. Per questo risanamento, ovviamente, non bastano le conferenze, per quanto utili, ma è necessario che si proponga un ben definito progetto di vita comune e che si mettano a disposizione delle famiglie i mezzi necessari per realizzarlo.
Dirò ora brevemente qualche cosa sul progetto che ormai da diversi anni sto cercando di proporre e di diffondere.
Come si capisce dal titolo del volume, esso fa riferimento alla Regola di San Benedetto.
Quest’opera, che San Benedetto scrisse nel corso di una lunga vita, è un piccolo libro e non contiene ampi trattati di spiritualità, tanto che ad una prima lettura può lasciare delusi. Che il santo organizzi la giornata dei monaci, e perciò si dilunghi nello spiegare in che modo si debba dormire o mangiare, potrà essere stata per lui una necessità, ma a noi che cosa interessa? Perché non ci parla delle sue esperienze mistiche? Non sappiamo già da noi come si dorme e come si mangia? Ebbene, no! Non lo sappiamo! Non sappiamo organizzare bene le nostre giornate, e soprattutto non sappiamo organizzarle come comunità e come famiglia. Tutto ciò che impariamo a scuola ci serve a ben poco per questo. Abbiamo imparato la matematica, la storia, le scienze, magari anche la teologia, ma nessuno ci ha insegnato a vivere, e a vivere bene in una comunità familiare.
Ora San Benedetto dice esplicitamente all’inizio della Regola che egli vuole costituire una “scuola del servizio di Dio”, cioè una scuola diversa dai nostri licei e dalle nostre università, una scuola in cui si impara a vivere, e a vivere insieme. Potremmo dire che in essa si impara a far penetrare lo spirito di Cristo nella vita quotidiana delle famiglie.
Per imparare a vivere cristianamente insieme non è necessario avere diplomi e lauree, ma è invece necessario mettere le proprie membra, il proprio tempo, la propria volontà, la propria intelligenza a disposizione della comunità o della famiglia in cui si vive. Bisogna perciò cambiare mentalità e capire che il primo dovere dei giovani non è lo studio, come oggi tutti pensano, e che il primo dovere degli adulti non è la professione, ma che il primo dovere di tutti è la collaborazione generosa e la donazione di se stessi per una fraterna vita comune. In essa ogni lavoro è nobile, e anzi i lavori più umili sono quelli più nobili e più santi. La parola “umile” viene dal latino “humus”, “terra”, e indica perciò quei lavori in cui l’uomo imprime, con la faticosa vittoria su se stesso, l’impronta del suo spirito nel fango di questa terra e nella sua propria carne.
Cristo ha rivoluzionato più di chiunque altro il lavoro umano quando ha lavato i piedi agli apostoli invitandoci a seguire il suo esempio. Con questo egli ci ha insegnato che l’amorosa donazione di noi stessi, con la quale affrontiamo ogni fatica e mettiamo le nostre membra a servizio del prossimo, è la vera strada che ci eleva a Dio e nobilita la nostra vita.
San Benedetto ha perfettamente capito questo insegnamento e quanto egli scrive a proposito del lavoro di cucina vale per ogni altro lavoro che implica un faticoso servizio: «I fratelli si servano l’un l’altro» egli afferma, «sicché nessuno sia dispensato dall’ufficio della cucina, se non perché infermo ovvero occupato in affare di grande utilità, giacché con ciò si guadagna una maggiore ricompensa e un maggior merito di carità».
Ora chiediamoci: se questo è vero, perché nelle nostre famiglie il servizio di cucina e tutti gli altri lavori domestici devono ricadere esclusivamente sulle spalle della madre? Perché si pensa che questi sono lavori di bassa qualità e di basso valore, mentre il capo di casa deve esercitare la sua nobile professione e i signorini figli hanno il sacrosanto dovere di studiare. Quindi la “mammina” deve sobbarcarsi tutto il disprezzato servizio della casa, e neanche ci si deve scomodare per ringraziarla. E’ vero che a volte sono le donne stesse che si vogliono assumere tutto il servizio di casa. Ma il risultato è sempre lo stesso: le madri si sentono maltrattate e umiliate, mentre il marito si vizia e i figli crescono in un invincibile egoismo, al quale i bei voti a scuola non porteranno alcun rimedio.
Proviamo dunque a fare una piccola rivoluzione e ad applicare su questo punto la Regola di San Benedetto anche nelle nostre famiglie: essa ci insegna che i lavori di casa sono nobilissimi, perché ci acquistano un grande merito e accrescono la carità. Dunque, secondo le prescrizioni della Regola, tutti a turno devono eseguirli. E ciò non deve essere fatto come se si trattasse di un male necessario, di una noia e di una perdita di tempo, sottratto allo studio, alla professione o a cose più importanti e piacevoli. Al contrario, piegare le proprie membra pigre e fiacche all’impegno faticoso per realizzare una cosa bella e buona, come riordinare una stanza, preparare un pranzo gradito, ripulire e rimettere in bell’ordine le stoviglie deve essere fonte di soddisfazione e di gioia, sia perché si vede il frutto delle proprie mani in un’opera costruttiva e utile, sia perché si sperimenta la forza vittoriosa del proprio spirito sulla pesantezza della carne.
E non contiene in sé questo umile lavoro il segreto delle opere più grandi, come il servizio eroico della carità e la realizzazione gioiosa della bellezza dell’arte? Ancor più: non c’è in esso la misteriosa presenza della croce di Cristo, che attraverso l’umiliazione del dono di sé conduce alla gioia della risurrezione? Pensiamo infatti che il lavoro assiduo e paziente è produttore non soltanto di case pulite e ordinate o di panni lavati e stirati, ma anche di sentimenti di gratitudine e di amore per il servizio reso a sofferenti e bisognosi, e inoltre di belle piante, fiori e decorazioni, di bei vestiti, bei mobili, bei disegni, dipinti e opere di artigianato e di arte. Per questo certamente la decadenza attuale delle arti belle dipende soprattutto dal fatto che in famiglia non si coltiva più il lavoro fatto con le proprie mani – e nessuna accademia può supplire a questa mancanza. Ora, come potremo seguire la “via pulchritudinis”, a cui ci invita il papa, se non ritorniamo a lavorare in questo modo?
Ma l’opera di costante lavoro su se stessi si estende anche all’educazione della maniera di agire e di parlare, all’espressione della voce, al canto. Lo stesso studio – che naturalmente non si vuole affatto disprezzare – attraverso l’applicazione alla propria vita, viene ricondotto dalla sfera astratta e teorica, alla dimensione personale e interpersonale.
Da molti sono stati sottolineati i danni e gli svantaggi dell’allontanamento della donna dagli impegni familiari e casalinghi, mentre al contrario altri protestano che non bisogna di nuovo rinchiudere la donna tra le pareti domestiche. Ma qui non si tratta della donna: tutti devono essere riportati a rivalutare e a privilegiare il lavoro fatto per il bene della comunità familiare rispetto agli impegni esterni, riflettendo inoltre sul fatto che il lavoro fatto nella casa o per la casa ci procura le ricchezze interiori ed esteriori necessarie anche per il lavoro che svolgiamo nella società.
San Benedetto insegna che i doni che Dio ci ha dato e le virtù e le capacità che abbiamo acquisito, vanno messe in opera prima di tutto nel monastero, perché esso sia veramente la casa di Dio, in cui nessuno si turbi e si rattristi. Ma ogni famiglia, seguendo questo insegnamento, dovrebbe operare per essere una casa di Dio, in cui nessuno si turbi e si rattristi. Ciò però si può ottenere soltanto se ognuno impara a mettere a disposizione la sua buona volontà per servire ad un progetto di vita comune.
Tenendo conto di quanto è stato detto, vorrei dunque presentare, in forma molto sintetica, un progetto di vita comune ispirato all’insegnamento di San Benedetto e alla plurisecolare tradizione monastica e adattato alle esigenze della vita familiare di oggi:

chi ha la responsabilità di guidare gli altri nella vita comune deve pensare per prima cosa al loro bene spirituale e morale;
deve perciò disporre lo spazio e il tempo della vita comune in modo che tutti possano essere illuminati dalla luce di Dio e possano farla risplendere nella vita di tutti i giorni;
un posto privilegiato lo ha perciò la preghiera comune, che non deve essere lasciata al caso, né fatta in modo sbiadito, meccanico, insignificante, ma deve avere i suoi orari precisi e deve essere ben preparata, bene eseguita e arricchita da tutto ciò che possa commuovere l’animo dei partecipanti; in particolare la tradizione ecclesiastica e monastica ha sviluppato come espressione della preghiera liturgica, oltre ad una immensa abbondanza di testi in poesia e in prosa, gli arredi, gli ornamenti e le immagini artistiche, i libri con scrittura e decorazioni espressive, il canto; questa è proprio la “via pulchritudinis”, applicata per prima cosa, come è giusto, alla preghiera della famiglia;
lo Spirito di Dio, che ha riempito gli animi nella preghiera, deve manifestarsi nelle opere; dunque i membri della comunità o della famiglia devono lavorare con impegno e autodonazione in tutti i servizi necessari alla vita comune, per prima cosa nei lavori domestici di ogni genere, come anche in tutto ciò che serve ad ornare la casa per la gioia di tutti e ad arricchire i momenti di fraternità e la preghiera comune;
lo Spirito di Dio ci spinge anche a compiere bene il lavoro o lo studio fuori casa e a dedicarci ad opere di carità verso i bisognosi di ogni tipo che sono nel mondo; l’impegno della carità non può essere assente dalla vita di una famiglia cristiana e non si può lasciare al caso; esso però deve essere fatto concordemente da tutta la famiglia, senza che, per compierlo, si trascurino i doveri di giustizia e di carità verso la comunità familiare; è necessario infatti, perché si possa dare agli altri, che ci sia la disponibilità dei beni e delle forze, la quale nasce da una bene organizzata vita familiare, e se si vuole sollevare qualcuno da una situazione di miseria e di disordine, è necessario indirizzarlo verso un modello di vita migliore, che la famiglia deve essere in grado di offrire; inoltre fare il bene agli altri in modo efficace è una cosa assai ardua, in cui, per mancanza di preparazione adeguata e di esperienza, è molto facile sbagliare, e quindi rimanere delusi e rinunciare; bisogna dunque imparare da chi ha esperienza e conoscere e saper applicare gli insegnamenti sociali della Chiesa;
per vivere in concordia e pace nella comunità familiare bisogna sottomettersi in spirito di obbedienza ad alcune esigenze che riguardano l’organizzazione del tempo, la scelta e l’uso degli oggetti e degli strumenti; gli orari devono essere rispettati; la mattina, anche nei giorni di vacanza, bisogna alzarsi tutti presto, ad un orario stabilito, e fare le cose con ordine e sollecitudine; agli impegni comuni bisogna essere presenti e puntuali; in particolare, oltre ai momenti di preghiera comune, è necessario essere tutti presenti e puntuali ai pasti, che si incominciano con la preghiera e in cui vanno rispettati i canoni dell’educazione e del servizio; durante i pasti non deve esserci la televisione accesa, ma tutti devono partecipare ad un colloquio fraterno; dopo cena non bisogna andare fuori casa, se non eccezionalmente, non deve esserci l’uso abituale della televisione, ma, tranne il caso che vi sia qualche importante trasmissione, bisogna lasciare libero il tempo per una comune distensione con letture, giochi, musica ben scelta, lavoro artistico o artigianale, eventualmente anche la visione di un video opportunamente selezionato e altre cose adatte alla pace della sera; a un’ora non troppo tarda, dopo la preghiera conclusiva, ci si ritira nel silenzio e nel raccoglimento; non devono girare per casa libri, giornali o pubblicazioni in qualsiasi modo pericolosi; al contrario deve essere favorita la presenza di tutto ciò che è bello e istruttivo; una scelta analoga va fatta per la musica, per le immagini e per le decorazioni.

La delineazione riassuntiva che ho fatto è certamente troppo concisa e andrebbe meglio spiegata e sviluppata. Per questo vi rimando al mio libro.
Ma ecco ora il problema pratico che nasce da questo progetto: non si richiede troppo alle famiglie? Per poter realizzare un programma di vita comune così contro corrente bisognerebbe che i genitori avessero una preparazione estesa a svariatissime cose, molte delle quali esulano dai comuni corsi scolastici. Così ad esempio si dice che la preghiera comune deve essere vivificata dalla scelta dei testi, da una lettura espressiva, dalle decorazioni dell’arte, da canti ben scelti e bene eseguiti. Inoltre si dice che bisogna saper esercitare la carità nel mondo esterno alla famiglia in modo efficace e secondo una prassi sociale conforme agli insegnamenti della Chiesa. Si aggiunge che bisogna saper scegliere opportunamente i libri e le varie pubblicazioni, ovvero le trasmissioni e i video, evitando ciò che è nocivo e promuovendo tutto ciò che vi è di bello e di buono. Molte altre cose ci sarebbero da aggiungere di cui qui non è possibile parlare diffusamente.
Ma quante competenze sono necessarie per poter realizzare un tale programma!? Dalle discussioni e dalle esperienze avute in questi anni ho potuto elencare dodici punti in cui genitori e futuri genitori dovrebbero acquisire la necessaria preparazione. Li ho chiamati “la corona di dodici stelle” e potete trovarli elencati nei fogli che sono stati distribuiti.
Come pretendere tutto questo da due sposi o fidanzati di oggi?
Ecco dunque il problema: da una parte vediamo la necessità che i genitori abbiano l’opportuna formazione, se veramente vogliono correggere le storture che si sono introdotte nelle nostre famiglie; e dall’altra ci chiediamo come è possibile metterli in grado di avere questa indispensabile preparazione. La risposta mi sembra evidente: è assolutamente necessario creare una scuola, per genitori e fidanzati, che offra loro tutte le opportunità di un’adeguata formazione. Tanti santi dei tempi passati hanno affrontato la necessità di creare scuole che non esistevano: scuole per i poveri, scuole per i giovani, scuole per le ragazze etc. Oggi, a mio giudizio, bisogna avere il coraggio e l’entusiasmo per creare una scuola che non esiste: la scuola per i genitori. E non deve essere una scuola accademica, che rilasci diplomi e riconoscimenti di merito. Deve essere una scuola con finalità esclusivamente pratiche: essa deve insegnare a organizzare una coinvolgente preghiera familiare, a saper formare i caratteri nella vita quotidiana, a tenere in ordine una casa, a coltivare piante, a confezionare abiti, a usare con saggezza gli strumenti moderni, a disegnare, dipingere e scolpire, ad esercitare con sapienza ed efficacia la carità nel mondo del bisogno, a conoscere le cose più belle nella letteratura sacra e profana, a saper distinguere la musica bella e formativa da quella degenerata e distruttiva, a saper cantare e suonare, e altre cose ancora.
Ma essa deve essere anche un punto di incontro e di collaborazione tra famiglie che hanno lo stesso ideale e che spesso hanno bisogno di aiutarsi e di scambiarsi le diverse competenze acquisite, come anche hanno bisogno che i loro figli si conoscano e si frequentino, perché non crescano con l’impressione di essere diversi da tutti gli altri bambini.
Ho detto all’inizio che questa non voleva essere una conferenza, ma un appello. Ora posso spiegare meglio quale è l’appello che vorrei fare in occasione di questo incontro.
A mio giudizio la Chiesa e la società di oggi richiedono urgentemente che ci sia qualcuno che si occupi di diffondere e di facilitare il progetto di risanamento e rinnovamento delle comunità familiari a cui ho accennato, e che ho illustrato più ampiamente nel mio libro e in scritti successivi; qualcuno che abbia la forza e il coraggio di creare un gruppo operativo che si impegni nella diffusione di questo progetto tra i genitori e i giovani che intendono crearsi una famiglia e che sappia mettere a loro disposizione una struttura scolastica adeguata per la loro formazione.
Non è possibile trovare una giovane coraggiosa che, come Santa Francesca Cabrini, possa esclamare: “Questo mondo è troppo piccolo per il mio cuore!” e decida di dedicarsi anima e corpo, insieme ad altre volenterose compagne, secondo le linee che ho suggerito, nello spirito di Cristo, alla salvezza della famiglia in un mondo che minaccia di distruggerla?

“La corona di dodici stelle”
I dodici insegnamenti che dovrebbe offrire l’auspicata “scuola della vita” a genitori, figli, nonni, fidanzati, religiosi e religiose claustrali
di D. Massimo Lapponi

Prima stella. Progettazione e arredamento dell’abitazione per un rinnovato modello di vita familiare. San Benedetto, patrono degli architetti, insegna ad architettare la vita comune e perciò necessariamente i tempi e gli spazi.
Seconda stella. Abilità tecniche di mantenimento della casa e di costruzione/riparazione di strumenti utili, tradizionali e moderni. Igiene e pulizia dell’abitazione.
Terza stella. Abilità manuali e artistiche per la realizzazione di mobili, decorazioni, figure tridimensionali, figure bidimensionali, stoffe, abiti e ricami, produzioni artigianali varie. Ampia disponibilità di materiali, esempi e suggestioni tratte dalla storia dell’arte. Sottolineo l’importanza del vestire e come in ciò possa essere utilissimo creare da se stessi modelli che esprimano convenientemente il proprio ideale umano e cristiano.
Quarta stella. Riciclo, risparmio, cura dell’ambiente.
Quinta stella. Giardino, orto, fiori, piante, animali domestici.
Sesta stella. Le arti di una cucina buona, varia, sana, economica.
Settima stella. Le arti del gioco manuale divertente e istruttivo in collaborazione tra adulti e bambini.
Ottava stella. Formazione musicale adeguata: conoscenze storiche, formazione del gusto, conoscenza del repertorio classico e popolare, antico e moderno, sacro e profano, scrittura musicale, canto, danza, strumenti. Vasta disponibilità di testi e strumenti.
Nona stella. Formazione poetico-letteraria: conoscenze storiche, conoscenza del repertorio italiano e straniero, antico e moderno, sacro e profano, lettura e recitazione. Vasta disponibilità di testi.
Decima stella. Formazione alla calligrafia, alla scrittura artistica, alla miniatura.
Undicesima stella. Formazione religiosa adeguata: biblica, dottrinale, morale, filosofica, liturgica, spirituale. Preghiera comunitaria e privata. Conoscenza del repertorio testuale e musicale, antico e moderno. Vasta disponibilità di testi.
Dodicesima stella. Formazione all’attività sociale e caritativa, familiare e personale, e all’assistenza agli infermi e agli anziani, secondo la dottrina sociale della Chiesa.
“A coroa das 12 estrelas”

Os 12 ensinamentos que se propõe oferecer aos pais, aos filhos,
aos avós, aos noivos, aos religiosos e religiosas claustrais

De D. Massimo Lapponi

Primeira estrela: Desenho e decoração da casa para um renovado modelo de vida familiar.
Segunda estrela: Habilidades técnicas de conservação da casa e de construção/reparação de instrumentos úteis, tradicionais e modernos. Higiene e limpeza das habitações.
Terceira estrela: Habilidades manuais e artísticas para a confeção de móveis, decorações, figuras tridimensionais, figuras bidimensionais, telas, vestidos e bordados, produções artesanais várias. Ampla disponibilidade de materiais, exemplos e sugestões tomados da história da arte.
Quarta estrela: Reciclagem, aforro, cuidado com o ambiente.
Quinta estrela: Jardim, horto, flores, plantas, animais domésticos.
Sexta estrela: A arte duma boa cozinha, variada, sã, económica.
Sétima estrela: A arte do jogo manual divertido e instrutivo com a colaboração de adultos e crianças
Oitava estrela: Formação musical adequada; conhecimentos históricos, formação do gosto, conhecimentos do reportório clássico e popular, antigo e moderno, sagrado e profano, escrita musical, canto, dança, instrumentos. Ampla disponibilidade de textos e instrumentos.
Nona estrela: Formação poético-literária: conhecimentos históricos, conhecimentos do reportório italiano e estrangeiro, antigo e moderno, sagrado e profano, leitura e recitação. Ampla disponibilidade de textos.
Décima estrela: Formação em caligrafia, escritura artística, miniatura
Undécima estrela: Formação religiosa adequada: bíblica, doutrinal, moral, filosófica, litúrgica, espiritual. Oração comunitária e privada. Conhecimento do reportório textual e musical, antigo e moderno. Ampla disponibilidade de textos.
Décima segunda estrela: Formação na atividade social e caritativa, familiar e pessoal, e na assistência aos doentes e anciãos.

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