“Della tirannide”. La tragica conclusione della vicenda di Charlie Gard richiama l’attualità di un’opera di Vittorio Alfieri

Una delle maggiori difficoltà che ha incontrato il pensiero critico di ispirazione cristiana nella sua denuncia degli storici rivolgimenti culturali in atto, che minacciano le basi stesse della civiltà, è stata l’indifferenza e la mancanza di consapevolezza, da parte della maggior parte delle persone, riguardo a ciò che sta avvenendo.
Sembra, tuttavia, che, grazie a quanti si sono seriamente, e a volte anche eroicamente, impegnati a risvegliare le coscienze e a rendere fattibile una concreta opposizione all’attuale deriva culturale, a poco a poco il muro dell’indifferenza generalizzata si stia sgretolando. Ciò incoraggia a mettere in chiaro aspetti fondamentali della situazione attuale che potrebbero sfuggire ad uno sguardo superficiale, ma sui quali avvenimenti come la tragica conclusione della vicenda di Charlie Gard dovrebbero attirare la nostra attenzione.
Anche per i “distratti”, infatti, non sarà ormai troppo difficile scorgere l’apparire minaccioso all’orizzonte di una figura storica che sembrava per sempre relegata in un oscuro passato: la tirannide.
«Tirannide» scriveva Vittorio Alfieri nel 1777 «indistintamente appellare si deve ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto eluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono o tristo, uno, o molti; ad ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammetta, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo».
Osserviamo che, quando l’Alfieri denuncia il potere che può impunemente “fare, distruggere, infrangere, interpretare” le leggi, dimostra di non essere seguace del “positivismo giuridico”, secondo il quale hanno valore soltanto le “leggi positive”, cioè quelle deliberate dai pubblici poteri. Infatti, se per l’Alfieri chi detiene il potere può meritare il titolo di “tiranno” perché “fa” delle leggi, ovviamente ingiuste, ciò significa che, a suo giudizio. esiste un diritto umano che precede le leggi positive. E del resto, tutta l’opera dell’Alfieri conferma questa sua convinzione profonda.
Ma cos’è questo “diritto umano” che precede il diritto positivo ed è a fondamento della lotta della libertà contro la tirannide?
Forse è più facile intuirlo che definirlo, e perciò se ne trova l’espressione efficace più nei nei grandi poeti e nei geni di tutti i tempi e di tutti i popoli che nelle categorie del diritto. Ne troviamo una traccia, ad esempio, in quanto scrive Vincenzo Cuoco nella lettera introduttiva al “Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799” (1801):
«Gerone di Siracusa» si legge nel testo citato, «per prezzo della vittoria riportata sopra i cartaginesi, impose loro l’obbligo di non ammazzare più i propri figli. Egli allora stipulò per lo genere umano».
In queste brevi righe il grande storico molisano non fa riferimento a qualche norma legislativa positiva, ma ad un senso morale profondamente radicato nella coscienza umana, il quale inorridisce per l’uccisione di bambini innocenti.
E non è questo senso morale comune la vera salvaguardia contro la tirannide?
Se, infatti, si nega la sua esistenza o si perviene a distruggerlo nella coscienza dei popoli, il legislatore, chiunque egli sia, non avrà più alcun freno a legiferare adoperando gli strumenti di cui dispone. Questi strumenti possono anche essere il semplice consenso di una maggioranza parlamentare, giuridica o in qualsiasi modo investita di potere decisionale.
Dunque, quale limite avrà il potere di un organo deliberante a maggioranza che, in un modo o nell’altro, possa essere condotto ad adottare qualsiasi provvedimento, anche il più tirannico, dal momento che non riconosce più alcun “senso morale comune” che preceda, e quindi condizioni, le sue deliberazioni?
Ci sono, si risponderà, le costituzioni e le dichiarazioni dei diritti solennemente firmate. Ma sappiamo bene come le maggioranze parlamentari, o di altro genere, sappiano relativizzare o aggirare, “con sicurezza d’impunità”, come dice l’Alfieri, questi documenti.
Si dirà ancora che, con libere elezioni, una maggioranza che non soddisfa potrà poi essere messa da parte. Ma se la stessa, durante il suo mandato, mette fuori legge ogni opinione che dissenta dalle sue scelte legislative, come potrebbe formarsi un’opposizione politicamente efficace alla sua tirannide?
Facciamo esempi concreti, che certamente non mancano.
Quale autorità del passato si era mai arrogato il potere di mutare radicalmente le espressioni linguistiche fondamentali, ed i concetti corrispondenti, di un popolo? E quale autorità politica aveva mai preteso di ridisegnare l’antropologia umana e di ridefinire i concetti di “uomo”, “donna”, “madre”, “padre”, “genitore”, “figlio”, “figlia”, “famiglia”, “matrimonio”, e inoltre di ridurre all’impotenza ogni opposizione al riguardo dichiarandola contraria alla legge?
C’erano state, è vero, autorità che avevano ordinato la soppressione in massa di vite infantili innocenti, ma il “senso morale comune” dell’umanità era sempre rimasto inorridito di fronte a tiranni quali il Faraone del libro dell’Esodo o il re Erode.
Ora sembra che il “senso morale comune” sia stato “tolto di mezzo” – e viene quasi da interpretare come riferite ad esso le misteriose parole di San Paolo sull’ostacolo che, finché non verrà rimosso, impedisce all’Anticristo di manifestarsi (cf 2Te 2, 3-12) – cosicché abbiamo legislatori che, anche sotto pena di reclusione, correggono i pronomi personali per adattarli alla nuova antropologia “gender”, come in Svezia e in Canada, mentre il capo di un autorevole partito, in Germania, inventa un nuovo genere di “principi non negoziabili”, dichiarando di non essere disposto a “negoziare” l’introduzione del “matrimonio” egualitario per entrare in una coalizione di governo. E mentre l’Inghilterra e all’Unione Europea dispongono con grande disinvoltura della vita umana, in America c’è chi si ingegna a “produrre” figli con tre genitori e in Francia si parla di “apertura alla procreazione anonima medicamente assistita per donne singole e coppie di donne”, in Spagna e in Italia si preparano leggi che prevedono la reclusione per chiunque esprima dissenso sulla nuova antropologia imposta dalle lobby LGBT.
Shakespeare, anch’egli testimone insigne del “senso comune morale” del genere umano, aveva posto nel calderone infernale delle streghe del “Macbeth”, tra gli altri “orrori”, anche

Finger of birth-strangled babe
Ditch-delivered by a drab

Ma ora Planned Parenthood considera queste cose, anziché “orrori”, innocenti articoli di commercio.
Del resto, l’eliminazione sistematica per via legislativa della vita umana nascente ormai fa parte del panorama del nostro tempo, al quale ci si abitua facilmente. Senza che si sollevino proteste di popolo a suo riguardo, essa, nella sua forma più brutale, è considerata un aspetto singolare della semi-barbara Cina. Nei popoli civili, ovviamente, esiste la piena libertà di scelta della donne di abortire o non abortire!
Senonché, il passaggio dal “lecito” all’“obbligatorio” non è poi così difficile!
Se l’Islanda e la Danimarca si vantano di aver praticamente eliminato la nascita di figli “down”, si potrà pensare che la scelta delle loro madri di eliminarli sia stata perfettamente libera. Ma questa totale, o quasi, unanimità sembra abbastanza sospetta! E, d’altra parte, se lo stato decide che non sono ammessi figli “down”, chi potrà impedirgli, in un futuro non molto lontano, di introdurre una legge che ne renda obbligatoria la soppressione pre-natale?
Analogamente, se in Francia non è lecito, sotto pena di reclusione, prospettare alle donne che vorrebbero abortire una diversa alternativa, siamo proprio ad un passo dall’aborto di stato!
Cosa dovrebbero suggerire questi ed analoghi fatti, se non che, sostituendo alle dinastie regali assolute assemblee legislative elettive, non si è eliminata, con questo, la minaccia della tirannide?
Quando si giunge a cancellare quel “senso morale comune” del genere umano che costituisce la vera salvaguardia dei popoli contro la tentazione di ciò che gli antichi greci chiamavano “hybris” – cioè l’orgoglio che non conosce alcun freno, né umano né divino – il fatto che il potere sia in mano ad un singolo o ad un’assemblea, come osservava l’Alfieri, non cambia la sostanza del problema: la tirannide è alle porte!
Molti ingenuamente esultano vedendo che le loro rivendicazioni sono state accolte, ma esulteranno molto meno quando si accorgeranno che il potere, ormai senza limiti obiettivi, dei nuovi organi legislativi ed esecutivi ben presto toglierà loro ogni libertà.
Una donna oggi si sentirà soddisfatta di poter legalmente sopprimere, prima della nascita, il proprio figlio “down”, ma probabilmente domani si sentirà meno soddisfatta venendo a sapere che, per legge, non lo può, ma lo deve sopprimere. Il caso del piccolo Charlie, come altri segni inquietanti, non sembra andare in questa direzione?
Oggi due omosessuali esulteranno per il fatto di potersi chiamare “sposi” e “genitori” e di poter avere dei “figli”. Ma domani esulteranno molto meno vedendo che “sposi” e “genitori” saranno, allo stesso titolo, gruppi di tre o più persone, e che “figli” e “figlie” saranno, sempre allo stesso titolo, tutti i minori che la legge vorrà affidare loro. Ed esuleranno ancora meno quando la legge, considerando che ormai non esistono più le condizioni per mantenere i vecchi termini “sessisti”: “sposi”, “genitori”, “figli”, “famiglie”, li sostituirà con altri molto più prosaici – come: conviventi, affidatari, affidati, convivenze o simili. E cosa diranno quando, non essendoci più alcun fondamento per cui i minori – che per la legge non avranno alcun rapporto riconosciuto e tutelato con una “madre” – dovrebbero essere dati in custodia a gruppi di conviventi, la pubblica autorità affiderà il loro “allevamento” e la loro educazione ad istituti statali appositi?
Fantascienza? Ma se il potere non ha limiti e se, come l’esperienza insegna, ci vuole poco a manipolare i gruppi parlamentari e ad ottenere il consenso di una maggioranza, priva del “senso morale comune”, sulle leggi più surreali, probabilmente più che di “fantascienza”, bisognerebbe parlare di “scienza”!
Come dicevo all’inizio, oggi il muro dell’indifferenza e dell’inconsapevolezza di ciò che sta avvenendo si sta sgretolando. Ma non si è ancora sgretolato del tutto, e c’è da sperare che venga giù completamente al più presto, se non vogliamo cantare, prima di quanto si creda, il verso scritto da un poeta latino minore, quando Giulio Cesare prese il potere:
«È finita, o Quiriti, la vostra libertà!».

di Don Massimo Lapponi