Dell’esagerata importanza attribuita all’istruzione sessuale

Nel capitolo precedente ho cercato di motivare il principio etico generale che mi sembra di primaria importanza per la pedagogia sessuale. Vorrei adesso ancora stabilire alcuni punti di vista pedagogici diretti per l’educazione sessuale. E prima di tutto vorrei con la più grande energia mettere in guardia dall’esagerare il valore dell’insegnamento puramente intellettuale in questo campo. Cosa affatto caratteristica, nella nostra epoca d’intellettualismo il movimento pedagogico-sessuale è incominciato coll’«istruzione sessuale» (la cosiddetta Aufklärung), con un’azione cioè diretta puramente all’intelligenza. Per me l’idea, oggidì espressa con tanta unanimità, che la depravazione e la sovreccitazione sessuale della odierna gioventù siano il risultato di un’imperfetta conoscenza della questione sessuale, è un errore veramente pericoloso della pubblica opinione; la vera e sola causa di questi mali sta nella spaventosa decadenza dell’educazione del carattere, e nella generale frenesia di godere dei tempi nostri. Che importanza può avere qui il semplice insegnamento?
Se l’uomo non è educato ad una visione superiore della vita, l’insegnamento può tutt’al più destare in lui la curiosità di sapere anche le cose che gli vengon taciute. Inoltre, agli entusiasti del semplice insegnamento delle cose sessuali si possono ripetere le parole che Ovidio fa dire alla sua Medea: «Video meliora proboque – deteriora sequor… Vedo il meglio e lo approvo, e tuttavia mi sento attratto verso il peggio». La semplice conoscenza delle cose sessuali non ci difende affatto, se la violenza degl’impulsi inferiori non vien prevenuta con una universale e sistematica educazione del carattere, e più che tutto con una vigorosa ginnastica della volontà. Il preparare la volontà a far fronte all’istinto sessuale, quando si desterà, è mille volte più importante della preparazione intellettuale. Anche il più esteso sapere intorno all’igiene e ai pericoli sessuali non serve a nulla, quando l’uomo, nell’istante della tentazione, non abbia la forza di agire in conformità ad esso. Perciò la difesa della gioventù contro il pericolo sessuale è piuttosto una questione di forza che una questione di sapere.
Si afferma, certo con ragione, che l’istruzione sessuale è diretta ad impedire che la gioventù apprenda queste cose da una fonte impura, dal trivio; si dimentica però che l’istinto sessuale stesso è un ragazzaccio da trivio, che anche in un insegnamento fatto con le migliori intenzioni del mondo va a cercare soprattutto ciò che lo stuzzica e punge. Per questo motivo anche il migliore insegnamento non può che accrescere l’eccitabilità sessuale, se la sfrontatezza degl’istinti carnali non sia stata in precedenza in tutt’altro modo ridotta a dovere.
La pedagogia sessuale deve essere in primissimo luogo pedagogia della volontà. Con ciò non si vuol contestare la necessità dell’istruzione sessuale; nel complesso però dell’educazione sessuale io non le assegnerei che una parte secondaria, mentre per molti dei moderni pedagogisti essa è la cosa essenziale. Io sostengo cioè che questa istruzione dev’essere tenuta entro certi limiti, anche per quest’altro motivo: l’espressione «pedagogia sessuale» è pericolosa, in quanto suggerisce l’idea che per tal campo si debba usare un trattamento speciale. Data però la natura particolare di esso, il miglior trattamento consiste precisamente dal distoglierne il pensiero dei giovani. Perciò la miglior pedagogia sessuale è quella che delle cose sessuali dice solo il più stretto necessario, e che per contro sa destare tutte quelle energie del carattere e quelle abitudini, che di per se stesse mettono il giovane nella giusta disposizione di spirito di fronte agl’istinti che in lui si vanno destando.
Il pedagogo della vita sessuale non deve essere uno specialista, ma un pedagogo addirittura universale, che riveda ed approfondisca tutta quanta la pedagogia in rapporto al pericolo sessuale, e che sappia far servire tutti i mezzi educativi alla preservazione dei giovani dal pericolo stesso.
Perciò, se mi è lecito esprimere la mia convinzione fondamentale al riguardo, la migliore educazione sessuale sta in una buona educazione generale.
Ripeto: una buona educazione generale. La condotta sessuale di un giovane è il risultato della sua educazione tutta quanta; se questa fu rilassata o superficiale, o esclusivamente intellettuale, il giovane, sia pure istruito nel miglior modo possibile, cadrà vittima della prima tentazione; se invece l’educatore si è sforzato sempre di fortificare, per dir così, il senso d’onore spirituale contro ogni cosa carnale e volgare, allora il giovane, anche senza essere istruito su queste cose, sa benissimo quel che debba evitare; così come Parsifal, appena è toccato da Kundry, ha la visione fulminea di tutto il mondo che si cela dietro le lusinghe di costei. La condotta sessuale di un uomo è quindi in generale una pietra di paragone per giudicare se la sua educazione fu basata sulla vera conoscenza della natura umana e di tutti i suoi abissi, e se in essa vennero impiegati i soli rimedi adatti.
Considerata da un tal punto di vista, la mancanza di ritegno della odierna gioventù nella vita sessuale è un vero Giudizio Universale di tutto quanto l’attuale sistema di educazione, che assorbe talmente l’energia spirituale dei giovani nella fatica dell’appropriarsi il sapere, da non lasciarne loro più affatto pel soggiogamento degl’istinti. A che ci serve dunque tutta questa educazione dello spirito, se poi non manda nella vita che uomini sensuali senza fermezza, e se l’esperienza dimostra che proprio le scuole superiori, i più alti istituti di educazione, sono troppo spesso veri vivai del vizio e della mancanza di carattere nei rapporti sessuali?
Ma anche la moderna pedagogia del carattere, intesa in senso più ristretto, è messa in cattiva luce dalla condotta sessuale della gioventù dei nostri giorni. Da questi risultati infatti noi siamo tratti a concludere che tutta quanta la nostra moderna educazione si serve di mezzi educativi troppo deboli. Con ragione gli antichi mezzi brutali di educazione sono, per motivi d’umanità, sempre più messi al bando; ma ad essi non venne finora sostituito alcun mezzo educativo interiore, né alla disciplina coercitiva è subentrato finora un istradamento all’autodisciplina.
In migliaia di famiglie tace da molti anni il sublime: «Tu devi» della religione e il suo toccante appello all’aspirazione di libertà spirituale dell’uomo; me nessuno ha sostituito a ciò qualcosa di nuovo. Forse la crescente miseria sessuale dei tempi nostri ha almen questo di buono, che mette spietatamente in evidenza, con un esempio della più grande efficacia, la fatale debolezza dello spirito informatore della moderna educazione, e prepara con ciò il ravvedimento.

di Friedrich Wilhelm Förster