Denunciare non più l’deologia gender, ma la ginecofobia e l’androfobia

Basta con le denunce dell’ideologia del gender! Non è più il tempo di dire: no gender nelle scuole! Ormai bisogna fer risuonare dovunque e senza tregua la denuncia contro la ginecofobia e l’androfobia imperanti: no ginecofobia e androfobia nelle scuole, nella legislazione, nei tribunali!

Non ci interessa più sapere se la teoria del gender esiste o non esiste. Quello che senz’altro esisite è la diffusa e sfacciata ginecofobia e androfobia! Se, infatti, è omofobia affermare che l’omosessualità non è naturale, tanto più è ginecofobia e androfobia affermare che essere uomo o donna non è naturale.

Quando si emargina chi dice: “i bambini sono maschi, le bambine sono femmine” apportando la ragione che si tratterebbe di una manifstazione di “transfobia”, non significa questo che la “transfila” e l’“omofilia” non sono altro che la negazione del fatto che l’essere bio-psichico dell’uomo e della donna sia una realtà naturale? E non sono queste ginecofobia e androfobia, proprio per le stesse ragioni invocate da chi parla di omofobia e di transfobia?

Gli psicologi italiani affermano che non è lecita alcuna terapia “riparativa” per gli omosessuali, anche se richiesta dall’interessato, perché l’omosessualità non è una malattia e ciò che non è malattia non si cura.

Come si spiega, allora, che, secondo una prassi diffusa, e ora anche in discussione al parlamento spagnolo, mentre si proibiscono severamente le terapie riparative per gli omosessuali, anche se richieste dagli interessati, nello stesso tempo si promuovono gli interventi medico-farmacologici per arrestare il normale sviluppo ormonale dei minori e preparare, così, interventi invasivi di cambiamento di sesso?

“Ciò che non è malattia non si cura”. Dunque la condizione biologica del bambino o della bambina è una malattia? Lo è certamente, se si deve “curare”! Ma può essere naturale una condizione patologica? Evidentemente no! Per questo si vuole proibire ogni terapia riparativa per gli omosessuali: altrimenti l’omosessualità risulterebbe una malattia. Dunque la condizione biologica e biopsichica dell’uomo e della donna fina dalla nascita non è naturale, sino al punto di essere assimilata ad una patologia, al contrario di quella omosessuale! Non è questa una pesantissima discriminazione?

Altro che omofobia! Ginecofobia e androfobia sfacciatamente proclamate! L’essere maschile e femminile sono “stereotipi” e “pregiudizi” da “decostruire”; la maternità non è naturale, ma è un “concetto antropologico”, e, come tale, può essere esercitata da chiunque; lo sviluppo ormonale dell’uomo e della donna sono malattie da curare!

Recentemente a Malta hanno approvato una legge per la quale vengono sostituite alle parole padre, madre, marito, moglie, i termini: genitore, persona che dà alla luce, sposi, e all’espressione “nome della ragazza” la formula “cognome dalla nascita”. Il Canada e in Svezia, oltre alle stesse acrobazie linguistiche, sono stati sostituiti i pronomi personali maschili e femminili con pronomi neutri, in Spagna si vuole sostituire, nel linguaggio medico, “figlio” e “figlia” con “creatura”, in Inghilterra, oltre a fenomeni simili, ora il personale della metro non dovrà più dire: ladies and genlemen.

Gli uomini e le donne sono discriminati e insultati con l’accusa di non essere naturali!

Di fronte a così palesi e sfacciate violazioni dei diritti degli uomini e delle donne, non vale più la pena di protestare contro l’ideologia del gender. Ciò che bisogna fare con la più grande determinazione è denunciare con ogni mezzo, a livello nazionale e internazionale, la ginecofobia e l’androfobia, diffuse con la più grande arroganza, tanto nella cultura, quanto nella legislazione e nelle decisioni giuridiche, in Italia, all’estero e negli organismi internazionali.

di Don Massimo Lapponi