Discussione proficua

Quando Susanna ebbe finito di leggere, si guardò intorno per osservare le reazioni delle presenti. Per qualche istante tutte rimasero in silenzio con un’espressione perplessa sul viso. Poi Suor Bridget disse:
“Be’, come avevo accennato, mi sembra che abbiate messo un po’ troppa carne al fuoco! Per quelle otto o nove che siete non vi sembra un progetto un po’ troppo ambizioso?”
“E’ ambizioso, è vero!” esclamò Susanna, che tra tutte era la più convinta. “Ma ovviamente non pretendiamo di fare tutto subito! Però mi era sembrato necessario fare intanto un progetto completo. Poi si penserà a realizzarlo un po’ per volta”.
“Anche a me piace molto!” disse Francesca. “La cosa difficile sarà reclutare un numero sufficiente di persone”.
“Come vorrei che funzionasse!” esclamò Linda con un sospiro.
“E poi” disse Giulia “Edith lo ha approvato!”
“Questo è vero” ammise Suor Bridget. “Ma ora veniamo al pratico. In che modo volete incominciare a realizzarlo? Si tratta, infatti, mi sembra, di realizzarlo per gradi”.
“Intanto” disse Susanna “alcune cose ce le avete suggerite voi. Ad esempio quello che riguarda i carcerati”.
“Sì! Infatti!” disse Suor Bridget. “Ma quella è un’attività che già esiste. Abbiamo un gruppo di amici che si occupano proprio di questo, e già sono riusciti a fare qualche cosa. Se volete posso mettervi in contatto con loro. Ma sarebbe meglio che ne parlaste con Suor Scolastica. E’ lei che li segue direttamente”.
“Sì! Certamente dovremo metterci in contatto con loro” disse Susanna. “Ma ora vorrei chiedere quale, secondo voi, può essere il primo passo da compiere per quanto riguarda noi. Cioè, in che modo possiamo adattare la nostra vita personale al nostro progetto? In che modo possiamo incominciare ad essere realmente delle Nuove Oblate?”
“Non è scritto nello statuto” suggerì timidamente Linda “che sono stati messi al primo posto il parlare e il vestire?”
“Sì!” disse Susanna. “Questo è un punto che è stato suggerito dalla professoressa Valentini”.
“Perché?” chiese Linda.
“Ora vi spiego. Mi ha fatto osservare la professoressa che il modo di parlare e di vestire è il mezzo più immediato con cui oggi si diffonde l’imbarbarimento dei costumi – ha usato questa parola! Mi ha fatto notare che si sono introdotte nel linguaggio di tutti i giorni moltissime parole che hanno un significato osceno. E le usano tutti ormai, anche i bambini piccoli e anche i professori e i sacerdoti! Un tempo – mi ha detto – ci si vergognava ad usare certe parole, ma oggi sembra che non se ne possa fare a meno. Mi ha fatto qualche esempio, ma ora mi vergogno a ripeterlo qui in monastero. E poi c’è il tono del linguaggio, che diventa sempre più violento, aggressivo e insofferente. Secondo lei queste cose inconsciamente degradano tutti i nostri sentimenti, e quindi in primo luogo l’amore. La stessa cosa, ovviamente, vale per il modo di vestire. E questo lo sappiamo per esperienza, credo”.
“Sì!” disse Giulia. “Purtroppo di questo abbiamo fatto una triste esperienza!”
“Ma mi ha detto la Valentini” riprese Susanna “che vestire in modo corretto e decente non significa soltanto evitare di mettersi in mostra e di farsi considerare oggetti sessuali. Significa molto di più! Il vestito non deve essere soltanto decente, ma deve essere soprattutto bello! Cioè non si tratta soltanto di non essere oggetti sessuali, ma anche di mostrare la propria vera bellezza. Mi ha fatto l’esempio di certi abiti che usavano un tempo le persone di una certa classe sociale. Veramente erano bellissimi!”
“E avete mai visto gli abiti delle donne indiane?” chiese Suor Bridget. “I cosiddetti sari? Neanche i più begli abiti della belle époque reggono il confronto!”
“Però” obiettò Linda “mica possiamo vestirci con abiti dell’Ottocento o con i sari indiani!”
“No! Certo!” disse Susanna. “Ma non potremmo inventare nuovi abiti, ispirandoci anche a quelli di un tempo?”
“Mica siamo sarte!” eslamò Giulia ridendo.
“Ecco! Ci siamo!” disse Susanna. “E’ questo che si voleva dire quando abbiamo parlato della scuola che vorremmo creare! Si sa che noi non siamo né sarte, né musiciste, né altro. Ma se crediamo che diventare esperte nelle cose che abbiamo messo nel progetto sia importante, per noi stesse e per insegnarle agli altri, potremmo intanto scegliere ognuna una cosa in cui specializzarsi, e così si fa il primo passo per formare, quando sarà, la scuola che abbiamo detto!”
“L’idea mi sembra ottima!” esclamò Francesca.
Per qualche momento tutte rimasero in silenzio a riflettere. Poi Linda disse:
“A me sembra che intanto dovremmo pensare al fatto del linguaggio. Dovremmo per prima cosa correggere noi stesse, cioè eliminare certe parole dal nostro vocabolario e cercare espressioni più civili. E poi anche imparare a non essere violente e aggressive nel tono della voce, ma rispettose e gentili con tutti, per quanto è possibile”.
“Certo!” disse Suor Bridget. “Già questo è un bell’impegno e un bell’esercizio!”
“Benissimo!” esclamò Susanna. “Dunque su questo punto credo che siamo tutte d’accordo. Se mai potremmo chiedere a qualche persona esperta di lingua di insegnarci le parole e le espressioni più adatte. E poi dovremmo incontrarci spesso tra di noi per parlarne”.
“Anche la lettura di bei libri ci può aiutare” osservò Giulia.
“Sì! Ecco!” disse Susanna. “La professoressa Valentini mi ha detto che per migliorare la lingua di tutti i giorni e l’espressione della voce è molto importante imparare a leggere bene ad alta voce la poesia e la prosa – cioè la prosa che esprime bei sentimenti. Questa è un’altra cosa che rientra nella nostra scuola!”
“Allora!” intervenne Suor Bridget. “Sono venute fuori molte idee! Io direi che potreste incominciare a pensare, ognuna di voi, in quale materia volete specializzarvi”.
“Io ho già deciso!” esclamò Susanna. “La sartoria!”
“A me piacerebbe la lettura!” disse Linda.
“Io ci devo pensare” disse Giulia riecheggiata da Francesca.
“Ok!” concluse Suor Bridget. “Direi che per oggi basta. Ah! Dimenticavo di dirvi che l’abbadessa vorrebbe che prendeste un po’ di lezione dalla maestra di canto, Suor Maura. Ha notato che non siete intonate in coro. E anche questo può servire a migliorare il linguaggio e il tono della voce!”
“Ho scelto!” esclamò Francesca tutta eccitata. “Suor Maura è bravissima! Io farò canto!”
“Bene!” disse Susanna alzandosi in piedi e sorridendo soddisfatta. “Ci stiamo avviando bene! Chi ben comincia è già a metà dell’opera! Mi raccomando, Suor Bridget! Scriva a Edith e le racconti tutto!”
“Certamente! E scriverò anche a Dorothy!”

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