È giunto il momento di agire

Dopo circa due anni di preparazione, ormai i concetti fondamentali di ginecofobia e di meterofobia sono stati ampiamente discussi, chiariti e condivisi. Soprattutto dopo la pubblicazione dell’intervista a Don Massimo Lapponi pubblicata su La Croce il 12.02.2016 – vedi la replica di detto articolo tramite il seguente ink: https://sabinosabini.wordpress.com/2016/02/17/gender-e-ginecofobia-sono-le-donne-ad-essere-discriminate/ – si è risvegliato un forte movimento di opinione, con la presa di coscienza del gravissimo attentato che si sta compiendo, non soltanto contro i diritti, ma contro l’identità stessa delle donne.
Siamo giunti a tal punto di sfacciata aggressività contro la donna che si accavallano con ritmo crescente, a livello nazionale e internazionale, leggi e proposte di legge fondate sul presupposto dato per scontato e da non mettere neanche in discussione che l’essere della donna non è altro che uno “stereotipo culturale”, “un concetto psico-sociale” dal quale ci si possa liberare fin dall’infanzia con interventi terapeutici ormonali. E questo nello stesso tempo in cui ci si straccia le vesti se qualcuno, fosse pure uno psichiatra di fama mondiale, osa affermare che lo stato omosessuale non è naturale, o semplicemente che un omosessuale che si sente a disagio e lo chiede possa essere sottoposto ad un percoso psicologico per correggere il suo orientamento.
Dunque la condizione omosessuale è così naturale che non si può toccare, mentre la condizione femminile è così innaturale che si può correggere fin dall’infanzia con interventi ormonali, anche contro la volontà dei genitori dell’interessata? – vedi, tra moltissimi altri esempi, il seguente articolo: http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-follia-a-madrid-il-bimbo-e-trans-per-legge-15609.htm#.V3dB39J97IW.
Non è questa vera “ginecofobia”, assai più reale e deleteria della cosiddetta “omofobia”?
Ma ciò non basta! La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, firmata a Istanbul l’11 maggio 2011, ratificata dall’Italia con legge 27 giugno 2013, n. 77, ed entrata in vigore lo scorso 1° agosto 2014, e il Disegno di Legge 1680 del 18 novembre 2014, presentato dalla senatrice Valeria Fedeli e da altri senatori (http://www.valeriafedeli.it/wp-content/uploads/2014/11/DDL-Sen.-Fedeli_Educazione-di-genere-e-libri-di-testo-POLITE.pdf): Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università, come molti documenti consimili, partono dal presupposto che la maternità sia la principale causa della formazione di «pregiudizi, costumi, tradizioni e pratiche basati sull’idea dell’inferiorità della donna», cosicché sarà necessario provvedere all’«eliminazione degli stereotipi di genere (…) in termini di maggiore visibilità del contributo e del ruolo delle donne nella storia, nella letteratura o nell’arte».
Non è questa una vera a propria esiziale “meterofobia”, che vorrebbe prima degradare il concetto stesso di maternità, presentandolo come qualche cosa di quasi vergognoso, e poi svenderlo e renderlo un optional disponibile per chiunque, uomo o donna che sia?
Dunque per quanto la donna in passato possa essere stata umiliata, degradata ed emarginata, mai essa lo è stata come lo è attualmente da parte di quanti, fingendo di promuoverla, di fatto intendono privarla della sua più essenziale dignità e del suo stesso essere.
Mai prima d’ora nessuno aveva osato affermare con arroganza e cercare di imporre come dato scientifico che la generazione e la custodia della vita costituisce il vero motivo di degradazione della donna e che perciò essa deve essere svenduta e messa da parte come un dato irrilevante, affinché la donna possa affermarsi come imprenditore, capo politico o militare – cioè come una scimmiottatrice del maschio!
Ebbene, non sia mai! La generazione e la custodia della vita è la più alta missione e il ruolo più prezioso per la vita del mondo che un essere umano possa esercitare. Tale ruolo e tale missione è la più nobile prerogativa delle donne e quante di esse hanno aperto gli occhi su questo complotto a loro danno non devono cederlo in alcun modo, né permettere che esso venga surrogato da chi non possiede alcuna disposizione, né fisica né psichica per esercitarlo.
Non credano di illuderle con i loro sofismi! La maternità e la custodia della vita non è un giochetto innocuo per maschietti, né tanto meno un giocone divertente per maschioni! Essa è la prerogativa più nobile, essenziale, assoluta e incomunicabile della donna, e le donne coscienti della loro inalienabile dignità non devono permettere che venga negata e presentata come motivo della loro degradazione, né tanto meno che venga istillato vilmente alle bambine, fin dall’infanzia, che esse debbano “decostruirla”, quasi fosse un marchio di infamia imposto dalla società, e riplasmare se stesse secondo un modello assolutizzato che, come tale, è ad esse estraneo!
Questa strategia è ancora più umiliante e vergognosa della negazione del diritto di voto o della disparità di trattamento economico! Ad essa bisogna opporsi con tutte le forze e occorre denunciare come “ginecofobia” e “meterofobia” da condannare, quale reato da perseguire penalmente in tutte le sedi giuridiche e politiche, ogni tentativo di imporla, sia quale prassi pedagogica, sia quale mentalità di massa diffusa dalla propaganda.
A questa nuova battaglia per la difesa della più essenziale dignità della donna chiamiamo a raccolta tutte le donne coscienti del pericolo che le sovrasta!
Come si è detto, infatti, dopo un periodo di preparazione, è ora giunto il momento di agire, e l’azione è tanto più urgente e indilazionabile quanto più leggi e proposte di leggi improntate ad una sfacciata “ginecofobia” e “meterofobia” si fanno avanti, a livello nazionale e internazionale, con un ritmo sempre più incalzante. Ma come agire in Italia, dove il potere politico è in mano ad una maggioranza imbevuta di una mentalità contraria all’identintà inalenabile della donna e impermeabile ad ogni più ragionevole critica? Ebbene, una schiacciante maggioranza di donne coscienti delle minacce che incombono su di loro e di uomini generosi che le sostengono, anche se non ha il potere politico, può tuttavia farsi sentire. Se esse si uniscono, fomando un movimento con i necessari caratteri giuridici, possono avviare campagne di stampa clamorose, come anche organizzare imponenti manifestazioni, Mother Days – notate l’assonanza con Mater Dei! – e sfilare con poster a slogan quali:
Non siamo stereotipi e pregiudizi!
Esigiamo che si introduca il reato di ginecofibia e di meterofobia!
Essere madri non è motivo di degradazione, ma è la più grande missione di un essere umano!
Non cederemo la missione della maternità a nessuno che non ha i caratteri per esercitarla!
Condanna penale a chi propone la trasizione dal genere femminile ad un altro genere!
Tutta la legislazione ginecofobica deve essree eliminata!
Ho fatto qualche esempio, ma certamente c’è chi saprebbe fare meglio. In ogni caso, una cosa è certa: i tempi sono più che maturi e non si può più indugiare. Tutte le donne coscienti delle minacce di cui sono oggetto devono unirsi ed agire senza ulteriori ritardi o tergiversazioni!

Don Massimo Lapponi