EBOOK: CANTO DI DOLORE romanzo di Don Massimo Lapponi

(Ultimato il 1 agosto 214)

Il professor Mondelli

Quando, al termine della lezione, il professor Mondelli uscì dall’aula, la bidella gli si fece incontro e, in tono umile e rispettoso, gli riferì che la preside lo aspettava nel suo studio.
“Grazie, cara!” rispose Modelli con un sorriso affabile. “Vado subito”.
Dopo aver risposto alle domande di un allievo, il professore si avviò verso la stanza della preside e bussò alla porta.
“Avanti!” rispose la preside. “Prego, si accomodi, professor Mondelli!”.
Mondelli entrò, salutò rispettosamente la preside e si sedette di fronte alla sua scrivania.
“Mi scusi se l’ho disturbata” disse la preside. “Volevo sapere la sua impressione sulla quarta B dopo questi primi giorni di scuola”.
Mondelli chinò il capo e rifletté per qualche istante. Poi disse:
“Ormai ho una certa esperienza e conosco i giovani di oggi, anche se sembra che ogni anno ci siano delle novità. Nell’insieme la classe non mi sembra diversa dalle altre. Ci sono alcuni elementi molto buoni, che hanno cioè un comportamento correttissimo. Poi ci sono quelli così così, che si lasciano facilmente influenzare dai più irrequieti. Forse questi ultimi nella quarta B sono particolarmente numerosi e agitati”.
“E’ una classe che mi dà molta preoccupazione, professore. L’anno scorso in quella classe sono successe cose indescrivibili. Pensi che è dovuta intervenire la polizia! La faccenda ha coinvolto una parte notevole della classe. Diversi hanno perso l’anno e alcuni hanno cambiato scuola. Per fortuna alcune ragazze hanno voltato pagina, e devo dire che ora sono le migliori di tutta la scuola”.
“Ho capito a chi si riferisce!”
“Certamente, le avrà notate anche lei. Ma sono subentrati nuovi elementi, alcuni dei quali mi lasciano molto perplessa. Ha ragione lei: ogni anno ci prepara delle novità e delle sorprese!”
“Ho provato a parlare un po’ con un paio di ragazzi, Enrico Stazi e Roberto Franchini. Hanno reagito come mi aspettavo. Quando si richiamano a rispettare determinate regole di comportamento, reagiscono con grande sicurezza di sé, ripetendo quello che si sente dire in giro fino alla nausea: le regole erano per altri tempi, oggi ognuno deve essere se stesso, seguire il proprio giudizio e rifiutare qualsiasi condizionamento. Ovviamente il proprio giudizio coincide con il proprio gusto e interesse. Quando però si chiede loro: ma tu che cosa ti aspetti dalla vita? allora tutta la loro sicurezza scompare e si vede che annaspano senza sapere dove andare a parare. Ho cercato di farli riflettere e di far capire loro che, posto uno scopo nella vita, necessariamente bisogna adottare delle regole per conseguirlo. Ma se mancano regole, vuol dire che non c’è neanche uno scopo. Devo dire che la riflessione non è stata senza effetto, anche se, ovviamente, ci vuole tempo perché il seme maturi”.
La preside sorrise.
“Vedo che tra noi ci intendiamo bene!” disse. “Purtroppo non è così con tutti. A questo proposito vorrei parlare con lei con franchezza di una faccenda molto delicata. Ovviamente, rimaga tutto tra noi”.
“Dica pure, preside!”
“Purtroppo non tutti i professori hanno un comportamento irreprensibile, e questo per chi ha la responsabilità della scuola è un grosso cruccio”.
“Lo credo bene!”
“E capirà che, quando si incontra qualcuno con cui poter condividere il proprio peso, è un grande sollievo”.
“Certamente! La capisco bene!”
“Dunque, vorrei chiederle, anche se so che la cosa non è piacevole, di tener d’occhio il professor Montiroli”.
“Il professore di matematica?”
“Esattamente”.
“Mi sembra una brava persona!”
“Mah! A volte l’apparenza inganna”.
“Mi dispiace molto! Come dice lei, è una cosa molto sgradevole. Ma se pensa che sia opportuno tenerlo d’occhio, non mi tiro indietro. Ovviamente, tutto sarà fatto con la massima discrezione e se dovesse esserci qualche cosa da rilevare – spero di no! – il tutto rimarrà soltanto tra noi”.
“Grazie professore! Sapevo che potevo contare su di lei!”
“La ringrazio per la fiducia!” disse Mondelli alzandosi. “Cercherò di non tradirla”.
“Ah, su questo non ho dubbi!” rispose la preside alzandosi a sua volta e porgendo la mano al collega. “Le auguro buona giornata e buon lavoro! Grazie ancora di tutto!”
Mondelli uscì dall’ufficio della preside e, essendo ormai terminato l’orario scolastico, si avviò verso casa.
Lungo la strada rifletteva:
“Effettivamente la quarta B è una classe un po’ irrequieta. C’è un gruppetto di ragazze che sembrano infischiarsene delle regole più elementari. Il loro modo di vestire e di agire lascia molto a desiderare. E naturalmente tipi come Stazi e Franchini non mancano di approfittarsene. Linda Giove all’apparenza sembra più tranquilla, ma soltanto perché è timida. Per il resto non mi dà molta fiducia. Di Susanna Berti, Luisa Molli e Gianfranca Guadagni è meglio non parlare, anche se capisco che non devo essere troppo precipitoso nel giudizio. Non posso nascondermi che le reazioni di almeno una di loro, in determinate circostanze, mi hanno sorpreso. E poi per fortuna ci sono studenti come Giorgio Ferri, Giulia Biancucci e Francesca Trini su cui non c’è nulla da dire”.
Giunto a casa, dopo un po’ di riposo, consumò il pranzo servitogli dalla donna di servizio. Poi si ritirò nel suo studio e, come era sua abitudine, si sedette alla sua scrivania per riordinare i libri e le carte.
Mentre era intento al suo lavoro, i suoi occhi caddero sulla fotografia incorniciata di una giovane donna che era posta sull’angolo destro della scrivania. Rimase a lungo soprappensiero a contemplare la fotografia con uno sguardo malinconico.
Era stata una triste storia, che aveva segnato in modo indelebile tutta la sua vita.
Aveva conosciuto Franca quando era molto giovane, durante le vacanze in montagna. Lei era di qualche anno più grande e non era una grande bellezza. Ma era di animo molto buono e tra loro era sorto un sentimento indicibile, una sorta di idillio leopardiano. Non avevano avuto neanche il coraggio di confessarselo apertamente, ma per diversi mesi erano vissuti in un’atmosfera come di fiaba. Vivevano in due città diverse e a quel tempo non esisteva ancora la teleselezione, cosicché il loro unico contatto era stato soltanto epistolare. Ma le lettere partivano e giungevano quasi tutti i giorni, ed esprimevano i sentimenti più delicati, senza che mai apparisse la parola “amore”.
L’idillio era durato diversi mesi. Poi era incominciata la crisi. Crisi giovanile, in primo luogo, dovuta all’immaturità di ambedue e all’inconsapevole egoismo, specialmente di lui, che in fondo cercava soprattutto la propria felicità. Ma alla crisi personale si era sovrapposta la crisi generale della società, che aveva scombussolato ogni ideale di riferimento e ogni progetto consolidato, anche nel campo dell’amore. Non c’era più chiarezza sugli scopi da conseguire e sul senso della vita. E nel ribollimento sociale, che aveva investito soprattutto la gioventù, mentre lui, dopo un primo momento di smarrimento, si era orientato verso posizioni moderate, lei era stata travolta dall’estremismo e aveva perso ogni serenità e accettazione della vita.
Ben presto ai sentimenti delicati erano subentrate le insofferenze e i rifiuti, e infine gli sgarbi e gli insulti. Finché era giunto esplicito l’invito a farsi da parte, a dimenticarla e a cercarsi amici e amiche della sua età, dinamici e moderni.
Era seguito un periodo tristissimo e un giorno gli era giunta una notizia che lo aveva fatto soffrire enormemente: Franca si era sposata. La sofferenza non era stata causata soltanto dal fatto che ella aveva sposato un altro, ma più ancora dalla certezza che quel matrimonio era uno sbaglio che non risolveva niente. Se, infatti, lei non era serena e non si era riconciliata con la vita, in che modo avrebbe potuto sbocciare per lei un vero amore? Si trattava evidentemente di un espediente, che non poteva farla felice e non poteva durare.
Il suo presentimento si era rivelato giusto: il matrimonio, dal quale non erano nati figli, era stato infelice e dopo pochi anni i due si erano separati. Ora Franca viveva triste e sola e di lei gli giungevano soltanto sporadiche notizie, sempre scoraggianti.
Qualche tempo dopo la notizia del matrimonio di lei, Mondelli aveva pensato di essere ormai libero di rifarsi una vita e aveva incominciato ad interessarsi di una sua compagna di università. Ma anche in questo caso non era stato fortunato. Infatti, al suo primo accenno ad un possibile fidanzamento, la giovane gli aveva detto con bel gabro di essere già impegnata.
La nuova delusione lo aveva afflitto per qualche giorno. Poi però si era rasserenato, riflettendo che si trattava, chiaramente, di un segno della Provvidenza che gli faceva capire molte cose.
Certamente – si era detto – come ho sofferto io alla notizia del suo matrimonio, ugualmente, e più ancora, avrebbe sofferto lei alla notizia del mio. In fondo, nonostante i suoi sgarbi e i suoi rifiuti, sapere che sono libero rimane per lei come una sorta di porta aperta. Non penserà mai ad approfittarne – su questo non c’è dubbio – ma se sapesse che anche quella porta per lei si è chiusa per sempre, la sua desolazione sarebbe infinita. La Provvidenza ora gli faceva capire che egli non aveva il diritto di chiudere quella porta. Tra lui e Franca si era stabilito un legame sacro, che lo teneva legato per sempre. Lei poteva fingere di non riconoscerlo e calpestarlo in tutti i modi, ma lui non poteva ignorarlo. Anche per espiare il suo giovanile peccato di egoismo, egli doveva ora accettare di non interromepere con un matrimonio la muta comunicazione che sussiteva tra loro.
Così era rimasto celibe e, dopo qualche tempo di sofferenza, aveva scoperto, in questo suo stato, una serenità nuova ed una fonte di impreviste benedizioni, per sé e per gli altri.
Tra le altre cose, aveva potuto sperimentare che gli amici e colleghi dell’uno e dell’altro sesso, come anche gli studenti e le studentesse, si rivolgevano molto più frequentemente e molto più volentieri a lui per un consiglio che non alle persone sposate. Infatti tutti istintivamente sentivano che le persone sposate, con qualche rara eccezione, erano troppo chiuse negli affetti e negli interessi della propria famiglia per essere realmente disponibili ad ascoltare, a consigliare e ad aiutare gli estranei, mentre il celibato conferiva a lui una libertà spirituale e una disponibilità ad interessarsi degli altri che sembrava quasi investirlo di una sorta di mandato missionario. Questo gli studenti lo avvertivano in modo particolarmente intenso, cosicché nella sua ormai lunga carriera di insegnante egli aveva acquisito un’esperienza invidiabile e una capacità non comune di conquistarsi gli animi dei ragazzi.
Chissà se avrebbe potuto mettere in atto efficacemente queste sue qualità anche con la difficile quarta B della scuola a cui era approdato quest’anno?

L’ombra del male

Entrando a scuola il giorno seguente, Mondelli vide uno studente dei più agitati, Antonio Ludovici, arrivare in motorino portando Susanna Berti sul sedile posteriore. La ragazza, con la gonna come al solito più corta del giusto, si teneva con le mani sulle spalle del ragazzo e sorrideva compiaciuta. Appena il motorino si arrestò, scese con un gesto molto disinvolto, tenendo Antonio per mano. A questo punto il ragazzo la trasse verso di sé con un atto quasi violento e allungò l’altro braccio come se volesse abbracciarla e baciarla.
Ma la ragazza, con una naturalezza sorprendente e disarmante, scoppiò in una gioiosa risata e, rigirandosi abilmente dall’altra parte, si divincolò dalla presa del compagno senza sforzo e senza mostrare alcun imbarazzo.
Mondelli aveva osservato la scena con attenzione. Non era la prima volta che notava il comportamento ambivalente di Susanna Berti. La ragazza da una parte appariva troppo libera nell’abito e nel comportamento, ma poi, quando qualcuno passava certi limiti, si sottraeva ridendo con una disinvoltura incantevole, come se si trattasse di un gioco. In quei momenti il suo sorriso sembrava irraggiare tutta la sua persona e ogni traccia di volgarità scompariva da lei: tutto in lei, per un attimo, risplendeva in una sorprendete luce di innocenza.
“E’ strana questa ragazza!” pensò Mondelli. “Sembra che non si renda conto dei pericoli che corre con il suo comportamento troppo libero. Però poi riesce sempre a venirne fuori con disinvoltura. Speriamo bene!”
Si avviò all’interno e per le prime tre ore della mattina si dedicò intensamente al suo compito di insegnante di lettere. Uno dei vantaggi del suo stato di celibe era la grande disponibilità di tempo che aveva sempre avuto per lo studio. Questo gli aveva dato la possibilità di acquisire una preparazione non comune, e ciò, insieme alla sua umanità e alla sua capacità didattica, gli attirava la simpatia e l’ammirazione della maggior parte degli studenti. In questo gli studenti della quarta B non facevano eccezione.
Dopo la terza ora di lezione, durante la ricreazione, si ritirò nella stanza dei professori. Cercando in tasca, si accorse di non trovare un foglio in cui aveva appuntato i titoli degli elaborati che aveva intenzione di assegnare agli studenti.
“Lo avrò lasciato nel registro” si disse.
Nella stanza dei professori vi era una specie di ripostiglio in cui ogni professore disponeva di uno sportello a muro dove poteva collocare i suoi documenti personali e i registri di classe. Mondelli entrò nel ripostiglio e aprì il suo sportello per prendere il registro.
In quel momento udì della voci provenienti dalla stanza dei professori.
“E’ meglio che esca subito e che mi faccia vedere. Non vorrei ascoltare conversazioni private senza essere visto”.
Ma le parole che in quel momento giunsero ai suoi orecchi lo inchiodarono al suolo, mentre il suo viso impallidiva.
“Tu sei una bella ragazza, Susanna, e se vuoi potrei aiutarti, anche se hai dei problemi con la matematica”.
Era la voce del professor Montiroli e il senso delle parole era fin troppo chiaro. La preside lo aveva messo in guardia. Mondelli sudava freddo e non sapeva cosa fare, quando, sbirciando attraverso una fessura della porta del ripostiglio, vide Susanna scoppiare in una delle sue disarmanti risate.
“Cosa dice, professore?!” esclamò come se si trattasse di uno scherzo. E, continuando a ridere si avviò con naturalezza verso la porta. Lo stesso Montiroli apparve come contagiato dall’aria innocente della ragazza e rise anche lui di gusto. Indugiò qualche istante e poi seguì Susanna fuori dallo studio.
Mondelli aspettò un po’ per essere certo che i due si fossero allontanati. Infine uscì dal ripostiglio. Era fortemente turbato. I timori della preside si rivelavano perfettamente fondati. Ma, di là da questo, rimaneva il fatto che quella ragazza lo turbava e lo preoccupava.
Era vero che era una bella ragazza, con i suoi lunghi capelli biondi e con il suo aspetto slanciato, messo bene in mostra dal suo abbigliamento un po’ troppo libero. Ma cosa pensare di lei? Da una parte sembrava la solita adolescente leggera e irresponsabile, mentre poi improvvisamente la sua bellezza si trasfigurava in una inaspettata luce di ingenuità e di innocenza. Veramente la faccenda gli causava un forte turbamento.
Gli venne in mente un’idea.
“Dopo la prossima ora devo parlarle” si disse.
Quando suonò la campanella della successiva ricreazione, Mondelli fece in modo di incontrare Susanna nel corridoio.
“Berti” le disse, “posso dirti una parola?”
“Certo professore!” rispose la ragazza sorridendo.
“Dirai che io non c’entro con queste cose. Ma vorrei tanto darti un consiglio”.
“Che consiglio, professore?”
“Mi piacerebbe che tu facessi amicizia con Francesca Trini e con Giulia Biancucci”.
“Con Francesca e con Giulia?! Ma professore, quelle sono due bizocche! Pensi che vanno persino dagli scout!”
“E che c’è di male se vanno dagli scout?”
“Ma gli scout sono una cosa dell’altro secolo! Roba dell’Ottocento!”
“Mah! Che modo di ragionare! Insomma, fa’ pure come vuoi. Il mio era solo un consiglio”.
“La ringrazio, professore, ma non capisco come le sia venuta in mente questa cosa”.
“Mah, così!” rispose Mondelli alzando le spalle.
Quando si fu allontanato, Susanna scoppiò in una risata. Poi, vedendo Francesca passare a poca distanza, le si avvicinò e le disse:
“Lo sai che Mondelli mi ha detto che vorrebbe che io facessi amicizia con te e con Giulia?”
“Ah, sì?” rispose Francesca divertita. “E tu che cosa gli hai risposto?”
“Che siete troppo bizocche per me!”
Francesca scoppiò a ridere ed esclamò:
“Ma piantala, va’!”
Quel pomeriggio Mondelli si sentì molto agitato e triste. Alla preside aveva fatto un accenno molto discreto dell’accaduto e lei lo aveva ringraziato e gli aveva raccomandato la massima riservatezza. Ma lo aveva anche pregato di continuare a sorvegliare Montiroli.
C’era, però, qualche altra cosa che lo agitava. La risata spontanea e disarmante che aveva più volte sorpreso sul viso di Susanna gli aveva provocato una reazione interiore che non avrebbe voluto avere e che faceva fatica a confessare a se stesso. Possibile che alla sua età dovessero risvegliarsi sentimenti così giovanili? Ciò però non era tutto: la bellezza di quella ragazza costituiva un pericolo, prima che per ogni altro, per lei stessa, e lei non se ne rendeva conto. Con i suoi modi incoscienti rischiava veramente di svendersi! Questo pensiero lo tormentava e lo faceva soffrire.
Ma lui che cosa ci poteva fare? Oltre a darle il consiglio che le aveva dato, e che non era stato ascoltato, non poteva fare molto di più. Ad ogni modo, la avrebbe sorvegliata, senza dare a vedere, però, e senza mostrare un interesse eccessivo.

Amore e dolore

La mattina dopo, durante un intervallo, si svolse, nella quarta B, una discussione molto vivace. Alcune ragazze avevano riferito e commentato quanto avevano letto nell’oroscopo del giorno. Ciò aveva offerto l’occasione per molte ironie e risate da parte degli altri studenti.
“A me” disse Luisa Molli “oggi dovrebbe capitare un’occasione da non perdere: se l’afferro al volo posso diventare milionaria!”
“Magari!” intervenne timidamente Linda Giove.
“Io invece devo stare attenta ai colpi di freddo!” disse Gianfranca Guadagni ridendo di gusto.
“Quante scemenze!” esclamò Roberto Stazi. “Se dovessimo dar retta a tutto quello che dicono gli oroscopi, diventeremmo matti!”
“Però a volte ci indovinano” intervenne un’altra ragazza. “L’altro giorno nel mio c’era scritto di stare attenta a quello che dicevo, e – guarda caso! – poco dopo mi sono fatta sfuggire davanti a mio padre un particolare di una festa passata che veramente era meglio che mi fossi tenuta per me. Non vi dico quante me ne ha dette!”
“Nel mio oggi” disse Susanna ridendo “c’era scritto: farete un incontro importante per la vostra vita sentimentale. Ma attenzione a fare le scelte giuste! Chissà a che cosa si riferisce!”
“Oh, le scelte giuste!” disse Gianfranca. “Con i ragazzi di oggi c’è poco da scegliere!”
“Perché?” intervenne Antonio Ludovici facendo l’offeso. “Che hai da dire sui ragazzi di oggi?”
“Che siete tutti scemi!”
Seguì una fragorosa risata generale. Dopo di che il gruppo si divise.
Linda si avvicinò a Susanna.
“Veramente” disse “cosa fare, quando incominciare, a che punto arrivare, oggi è un vero problema!”
“Hai ragione! E poi come fare le scelte giuste? Io sono sempre perplessa, in tutte le cose!”
Intanto le due ragazze erano giunte sulla soglia dell’aula scolastica e lì si scontrarono con il professor Montiroli che stava entrando.
“Non sai fare le scelte giuste, vero?” disse quest’ultimo a Susanna prendendola per una mano e attirandola fuori dell’aula. “Ma naturalmente per ogni scelta devi sempre considerare quello che è più conveniente per te”.
Susanna rimase per un po’ interdetta e intimidita. Montiroli ne approfittò per attirarla vicino a sé. Poi le disse con voce più bassa e suadente:
“In tutte le cose devi farti consigliare da chi ne sa più di te e da chi può arrecarti dei vantaggi concreti”.
Susanna, presa alla sprovvista, non sapeva che cosa rispondere. Montiroli continuò:
“Vedi, cara, tu sei una bella ragazza, e questo può servirti nella via”.
“Sarà!” disse infine Susanna. “Ma questo non mi aiuta a fare le scelte giuste”.
“Se vuoi possiamo riparlarne…” incominciò Montiroli. Ma in quel momento passò vicino a loro la preside.
“Buon giorno professore!” disse. “Si ricordi che oggi pomeriggio abbiamo un incontro”.
“Ah, sì, certo, preside! Ha fatto bene a ricordarmelo!”
Quando la preside si fu allontanata, Montiroli si rivolse di nuovo a Susanna. Ma quest’ultima, grazie all’interruzione provvidenziale, aveva riacquistato la propria padronanza di sé.
“Arrivederci, professore!” esclamò con la sua risata radiosa. Poi gli volse le spalle e, prendendo sotto braccio Linda, si allontanò.
Ma qualcuno era stato testimone inosservato di tutta la scena. Fedele all’incarico delicato avuto dalla preside e preoccupato per la giovane studentessa, Mondelli aveva tenuto d’occhio il suo collega restando ad una certa distanza presso la scrivania della bidella, che in quel momento era assente. Aveva ascoltato la conversazione e aveva bene osservato i mutamenti avvenuti nella fisionomia di Susanna.
Allontanandosi sotto braccio della sua compagna, la ragazza era passata rapidamente dal suo sorriso incantevole a un’espressione vagamente preoccupata. Mondelli, già fortemente inquieto per il comportamento del collega, vedendo la ragazza scossa e incerta nei suoi sentimenti, era rimasto profondamente addolorato.
La faccenda era grave. Era meglio parlarne con la preside.
Si avvicinò allo studio di quest’ultima e bussò alla porta. Nessuno rispose.
Mondelli si sentì smarrito e abbandonato a se stesso in un momento di grande turbamento. Proprio allora suonò la campana e tutti si avviarono verso le aule per le lezioni.
Avendo un’ora libera, Mondelli passeggiò per un po’ nel corridoio. La sua afflizione e la sua preoccupazione aumentavano sempre di più. Dopo un tempo abbastanza lungo, entrò nella sala di musica e si sedette al pianoforte. Rimase a lungo in silenzio. Infine aprì il pianoforte e posò le dita sulla tastiera. Spontaneamente le sue mani eseguirono un accordo di “do minore”.
Poi, come mosso da un’ispirazione improvvisa, continuò a suonare.
Una serie di accordi cromatici, bene amalgamati, produssero una melodia triste e suggestiva.
“Bello!” pensò Mondelli. Risolse il cromatismo con un accordo di “do maggiore” e, dopo una pausa, riprese a suonare, sviluppando, nella stessa tonalità, un tema molto semplice, ma nello stesso tempo dolce e melodioso. Conclusa la lunga frase musicale, riprese la tonalità iniziale e ripeté la serie di accordi cromatici con la risoluzione finale in maggiore.
“Che bello!” sentì esclamare alle sue spalle. Ebbe un sussulto e si voltò. In piedi, accanto a lui, vi era Susanna. Era entrata mentre lui suonava e si era avvicinata senza farsi sentire, incantata dalla dolce melodia improvvisata dal professore.
“Non hai scuola a quest’ora?” chiese lui imbarazzato.
“No! A quest’ora c’è religione e io sono esente. Ma che bella musica! Che cos’è?”
“Oh, niente!” rispose con timidezza Mondelli. “Mi è venuto così, spontaneamente”.
“Lo ha scritto lei? Come si intitola?”
“Mah! Diciamo che si intitola: canto di dolore”.
La ragazza lo guardò con aria perplessa.
“Mi suona qualche altra cosa?” chiese.
“Che cosa vuoi che ti suoni?”
“Non lo so. Io non me ne intendo. Scelga lei”.
“Va bene. Senti questo. E’ di Schumann. Si intitola: da paesi e popoli lontani”.
Mondelli suonò con molta espressione il brano di Scumann, mentre Susanna lo ascoltava estasiata.
“Ma che meraviglia!” esclamò al termine del brano. “Questa sarebbe la musica classica?”
“Sì! Naturalmente!”
“Mi scusi, professore, ma purtroppo io non ne so niente! Nessuno me l’ha mai insegnata!”
Mondelli sorrise.
“Ma queste sono cose dell’altro secolo!” disse ridendo.
“Che fa, mi sfotte?”
“No, no! Per carità! Stavo scherzando!”
“Senta, professore!” disse Susanna con gli occhi che le brillavano. “Perché non mi insegna a suonare il pianoforte?”
“Ma cosa dici? Con tutto quello cha hai da studiare!”
“Ma senta, professore! Durante l’ora di religione! Io sono esente, e sono certa che, se chiedo il permesso alla preside, lei me lo dà. Invece di fare qualche ricerca in biblioteca, posso studiare il pianoforte con lei!”
“Ma cara! Il pianoforte è difficile. Non si impara con due ore di lezione alla settimana!”
“Ma io mica voglio diventare concertista! Mi basta qualche primo elemento. E poi, anche se non imparo molto a suonare, almeno mi può insegnare a conoscere tante cose meravigliose di cui non so niente!”
“Ma guarda, adesso non ti entusiasmare troppo! Pensa a studiare le materie di scuola!”
“Oh, professore! Non mi dica di no!”
“Senti! Ora sta suonando la campana! Va’ in classe! Ne riparleremo!”
“Va bene! Ma io non mollo!”
Ciò detto, la ragazza con un ultimo sorriso sbarazzino, si allontanò.
Mondelli rimase per qualche istante in silenzio, con gli occhi fissi sulla porta da cui la ragazza era uscita.
“Quanto è bella!” pensò. E due lacrime gli spuntarono negli occhi.

Un animo nobile

Il giorno dopo, appena Susanna vide il professor Mondelli, gli si fece incontro sorridendo.
“Professore!” esclamò tutta eccitata. “Ho parlato con la preside! Mi ha detto che va tutto bene! Visto che lei è diplomato, può benissimo fare lezione di musica. E io durante l’ora di religione, invece di fare altre cose, posso seguire il corso di musica. Ha detto che si metterà d’accordo con lei per il programma”.
Mondelli la guardò perplesso.
“Quanto corri!” le disse imbarazzato. “Prima di prendere ogni decisione, la preside dovrebbe sentire anche il mio parere!”
“Sì, infatti ha detto così. Ma, professore, perché non dovrebbe accettare?”
“Potrei avere altri impegni!”
“Ma su! Non mi dica di no!”
“Ora non posso dire niente. Ci devo pensare un momento. E poi bisogna che ne parli con la preside”.
“Ma perché voi adulti siete sempre così complicati? In fondo si tratta soltanto di un paio di lezioni alla settimana! Pensi che la preside me le farà valere anche per lo scrutinio finale!”
“Senti, cara! Ora mi hai preso alla sprovvista! Lasciami pensare un momento. Devo vedere se riesco ad organizzarmi tenendo conto anche degli altri impegni. Ne parlerò con la preside, e poi ti farò sapere”.
“Intanto, però, mi può promettere che farà di tutto per accontentarmi?”
“Oh, mamma mia! Sei proprio incredibile!”
“Su, su! Me lo prometta!” insistette Susanna con un sorriso nello stesso tempo ingenuo e accattivante.
“Ma… E va bene! Sì! Te lo prometto. Però…”
Susanna non stava più in sé dalla gioia.
“Grazie, professore! Grazie! Allora cerchiamo di incominciare presto!”
“Senti! Aspetta!”
Ma la ragazza, sicura di aver ottenuto il suo scopo, era scappata via facendo un cenno di saluto.
“Che birbante!” pensò Mondelli, un po’ divertito, ma soprattutto preoccupato.
Certamente per lui non sarebbe stato un lavoro difficile e grossi impegni, nell’orario proposto dalla ragazza, non li aveva. Ma c’erano ragioni più profonde che lo facevano esitare ad accettare. Il turbamento che sentiva alla presenza di Susanna gli destava grandi preoccupazioni e si era ormai convinto che doveva cercare di stare il più possibile lontano da lei. In questa situazione, come poteva accettare di farle scuola di musica individuale per due ore alla settimana? D’altra parte, però, gli dispiaceva deluderla con un rifiuto. E come giustificarlo?
Per tutta la mattina rimase in sospeso, non sapendo che decisione prendere. Anche durante le lezioni si mostrava distratto e agitato, tanto che gli studenti se ne accorsero e ne approfittarono per allentare un po’ la disciplina.
Con sollievo sentì finalmente suonare la campanella di fine lezioni.
Tornato a casa, dopo pranzo si ritirò nel suo studio e si mise a riflettere sulla sua situazione.
Era terribilmente angustiato. In certi momenti si sentiva propenso ad accettare. In fondo sarebbe stata una cosa molto piacevole e gli avrebbe dato occasione di aprire l’animo della giovane a sentimenti più delicati. Anche questo rientrava nella sua missione. Ma subito gli si riaffacciava il terrore di non saper gestire convenientemente una situazione che certamente gli avrebbe causato forti turbamenti interiori. Che diritto aveva di mettere in pericolo il buon nome di una ragazza fondamentalmente retta, anche se un po’ incosciente?
D’altra parte, c’era anche il fatto che la giovane desiderava molto seguire il corso di musica e che ormai era certa che la sua richiesta sarebbe stata esaudita. Dirle di no ora sarebbe stata per lei una grave delusione e forse gliela avrebbe resa ostile. Certamente poteva addurre qualche buona scusa, ma la ragazza era troppo furba per non subodorare che dietro c’era qualcos’altro. In tal modo la situazione sarebbe diventata ancora più imbarazzante per lui.
Così nel suo animo si alternavano opposti sentimenti ed egli non riusciva a prendere alcuna decisione.
Passò il pomeriggio passeggiando su e giù nel suo studio e rimuginando sempre gli stessi argomenti, che si contrastavano l’uno con l’altro senza che nessuno riuscisse a prevalere.
Verso sera infine incominciò a prospettarsi una soluzione. Era una decisione molto dolorosa da prendere, ma egli si convinceva sempre più che non vi era altra scelta altrettanto ragionevole e giusta.
Dopo molte esitazioni, si avvicinò al telefono, prese in mano il microfono e compose un numero.
“Pronto? Signora preside? Sì, sono Mondelli. Ho urgente bisogno di parlare con lei… Sì, è meglio se possiamo incontrarci… Va bene! A tra poco!”
Abbassò il microfono e per un po’ rimase immobile soprappensiero. Poi con un sospiro si riscosse e si avviò verso l’uscita dell’abitazione.

Una scelta sofferta

Quando suonò la fine della ricreazione e il professor Mondelli entrò in aula, gli studenti della quarta B, raggiunto ognuno il suo posto, si misero rispettosamente sull’attenti.
“Grazie, ragazzi! Comodi!” disse Mondelli.
Gli studenti si sedettero e il professore si avvicinò alla cattedra.
Si sentiva imbarazzato e non sapeva bene come introdurre il discorso. Si schiarì la gola e poi si rivolse alla scolaresca:
“Cari ragazzi, prima dell’inizio della lezione devo darvi una comunicazione, che spero non vi dispiaccia. Per questioni personali che sono sopraggiunte senza che lo prevedessi, quest’anno sono costretto ad interrompere l’insegnamento e non potrò riprenderlo entro l’anno scolastico. Ma non vorrei che vi preoccupaste. La supplente che mi sostituirà è un’ottima insegnante e ha molto a cuore il bene degli studenti. Non c’è dubbio che porterà avanti il programma nel modo migliore e che sarà sempre disponibile ad aiutarvi in tutti i vostri problemi…”
A questo punto i ragazzi non riuscirono più a contenersi e nell’aula scoppiò un vocio confuso di esclamazioni e di domande:
“Eh, ma cosa dice!.. Ma perché!.. Ma no, non deve andare via!.. Che cosa è successo?!.. Ma no!.. Non si può!.. Andiamo noi a parlare con la preside!.. Proprio lei!.. Perché proprio i migliori!..”
Alcuni ragazzi si alzarono in piedi e si avvicinarono alla cattedra.
“Professore! Vogliamo fare qualche cosa per impedirlo! Ora andiamo a parlare con la preside! Ma ci dica: che problema c’è?!”
Con molta fatica Mondelli riuscì infine a riportare l’ordine nell’aula.
“Ragazzi!” disse quando ognuno si rimise in silenzio al proprio posto. “Vi ringrazio del vostro interessamento e dell’affetto che mi avete dimostrato. Ma non c’è ragione di agitarsi. Come vi ho detto, la supplente che mi sostituirà è un’ottima persona. Non è né acida né severa e ama molto i giovani. Inoltre vi prometto che le spiegherò bene il programma che abbiamo svolto e quanto rimane da fare. Vedrete che tutto procederà per il meglio. Non posso ora dirvi le ragioni della mia decisione. Ma credetemi: ho sempre a cuore il bene di tutti voi e non avrei mai fatto questo passo se non fossi stato certo che non ve ne sarebbe derivato alcun danno.
“Vorrei anche dirvi che il mio lavoro non ne soffrirà, perché ho pensato di approfittare di questa circostanza per accettare un invito che mi è stato fatto di pertecipare a un corso di studio molto importante negli Stati Uniti.
“Ora, dunque, vediamo di concludere questa lezione senza perdere altro tempo. Vorrei che la supplente vi trovi nelle condizioni migliori”.
La lezione continuò fino al suono della campanella, ma fu difficile per i ragazzi stare attenti alle spiegazioni del professore. Avevano tutti grande stima di Mondelli e la notizia del suo abbandono dell’insegnamento, per l’anno in corso, li aveva molto addolorati e angustiati.
Ovviamente ciò valeva doppiamente per Susanna, la quale vedeva sfumare così anche il corso di musica al quale teneva tanto.
“Voglio andare a chiedergli la ragione di questa strana decisione!” si disse quando suonò la campana della ricreazione.
Aspettò che il professore uscisse dall’aula e che tutti si alzassero dai rispettivi banchi. Poi corse nel corridoio per vedere in che direzione era andato. Ma si era mossa troppo tardi: il professore era già scomparso.
“Forse starà nella sala dei professori!” si disse. Andò là e bussò alla porta, ma nessuno rispose.
“Dove sarà andato?” si chiese. “Proverò a vedere se sta nella sala di musica”.
Si avvicinò alla sala di musica e sentì che qualcuno stava suonando il pianoforte.
“E’ lui! Certamente! Ora entro e gli chiedo…”
Ma in quel momento sentì qualcosa che la fece arrestare perplessa. Dall’interno si sentivano risuonare le note, che lei ben ricordava, della composizione a cui Mondelli aveva dato il titolo: “Canto di dolore”. Perché il professore stava suonando proprio quel pezzo?
Superato un primo momento di incertezza, la ragazza si apprestava ad aprire la porta della sala di musica, quando accadde un fatto imprevisto: la melodia si interruppe improvvisamente e si sentì Mondelli che scoppiava a piangere.
Susanna rimase inchiodata al suo posto e impallidì.
Che cosa era successo al professore? Perché ora piangeva? Certamente ora lei non poteva entrare! Sarebbe stata una grave indiscrezione! Ma che mistero c’era dietro tutta quella faccenda?
Dopo qualche attimo di esitazione, Susanna si ritirò in silenzio e ritornò verso la sua classe. Senza badare alle chiacchiere e alle grida degli altri studenti, raggiunse il suo banco e si sedette. Aveva la fronte aggrottata e l’aria insolitamente riflessiva.
“Che cos’hai?” le chiese Gianfranca.
“Niente! Solo non ho voglia di parlare”.
“Va bene! Ti lascio in pace! Ma adesso non diventare troppo seria!”
Susanna sorrise e fece alla compagna un gesto di amicizia.
Per tutto il resto della mattina rimase soprappensiero ed evitò di farsi coinvolgere nelle discussioni e nelle risate degli altri compagni di classe.
Quando finalmente suonò la fine delle lezioni, la ragazza si avviò fuori della scuola insieme agli altri, ma istintivamente rimase appartata.
“Vieni in motorino con me?” gli chiese Roberto.
“Eh?.. Sì.. Ah, no! Anzi, no! Oggi preferisco andare con i mezzi”.
Roberto, vedendo la sua aria insolitamente seria, non insistette.
Durante il viaggio verso casa e poi quando fu in casa, durante il pranzo, Susanna rimase sempre molto silenziosa e riflessiva.
“Che cos’hai?” le chiese la madre.
“Niente! A scuola ci hanno detto che il professor Mondelli va via”.
“Come mai? Se non sbaglio era uno dei migliori!”
“Sì! Infatti! Ci dispiace molto!”
“E per quale motivo va via?”
“Questo è un mistero! Pensi che sia opportuno provare a chiederlo alla preside?”
“Mah! Non so! Certamente non bisogna essere indiscreti. A volte ci sono questioni familiari o personali che non è bene raccontare a tutti”.
“Sì, certo! Vedremo un po’!’
Durante tutto il giorno Susanna si chiese se fosse conveniente parlare della questione con la preside. Veramente era un po’ intimidita da quest’ultima, che era una persona certamente molto retta, ma anche esigente e severa.
La sera uscì con le sue amiche e cercò di distrarsi. Si sentiva a disagio a mostrarsi troppo silenziosa e riflessiva. Non era più lei!
Rientrò piuttosto tardi. Ma quando si mise a letto non riuscì a dormire. Il ricordo del professor Mondelli che piangeva nella sala di musica credendo di non essere ascoltato da nessuno continuava a tormentarla. Che cosa c’era dietro quel pianto e quell’improvviso abbandono dell’insegnamento da parte di Mondelli?
Dopo essersi agitata a lungo nel letto, finalmente Susanna prese la sua decisione: la mattina dopo avrebbe parlato con la preside, anche se quest’ultima le metteva molta soggezione. Poco dopo si addormentò.

L’enigma

“Avanti!’ disse la preside sentendo bussare alla porta. “Ah, sei tu!” aggiunse, vedendo Susanna che si affacciava sulla soglia con aria timida e impacciata. “Vieni pure! Accomodati!”
La ragazza entrò e si sedette di fronte alla scrivania della preside.
“Allora!” disse quest’ultima. “Che cosa c’è?”
Susanna rimase per qualche istante in silenzio. Poi disse:
“Signora preside, posso farle una domanda?”
“Prego! Di’ pure!”
“Signora preside! Mi può dire, se non sono indiscreta… mi può dire perché il professor Mondelli è andato via?”
La preside la guardò per un attimo con una sguardo enigmatico. Poi disse:
“Il professor Mondelli è andato via perché è un galantuomo, e non è come certi altri, che sono pronti ad approfittarsi di una stupidella come te!”
Susanna arrossì, spalancò gli occhi e guardò la preside con uno sguardo interrogativo.
“Basta così, cara!” disse la preside. “A buon intenditor poche parole!”
“Ma… “
“Basta così, cara! Puoi andare!”
Susanna si alzò, fece un gesto rispettoso di saluto e in silenzio uscì dalla stanza. Percorse come un automa il tragitto che la separava dalla sua aula scolastica. Raggiunse il suo banco e si sedette.
“Che cosa ti succede?” le chiese Linda. Ma, vedendo che la ragazza non rispondeva e che probabilmente non aveva neanche sentito la domanda, non insistette.
Susanna era confusa. Che cosa significavano le parole della preside? Sentiva che dietro c’era un mistero che la coinvolgeva personalmente, molto più di quanto avrebbe creduto. Ma non riusciva a capire.
In tutta la faccenda c’era qualche cosa di molto grave. La sua stessa vita ne era investita. Ma perché? Cosa c’entrava lei? Sì! Capiva che invece c’entrava, ma non capiva in che modo e perché!
Finita la scuola, di nuovo rifiutò la proposta dell’uno e dell’altro che si offrivano di accompagnarla in motorino e si avviò verso casa più perplessa e agitata del giorno precedente.
Durante il pranzo la madre osservò l’espressione imbarazzata e riflessiva della ragazza e le chiese:
“Allora! Hai parlato con la preside? Che cosa ti ha detto che ti ha fatto diventare tanto seria?”
“Mi ha detto che sono una stupidella! Che dici, mamma? E’ vero?”
La mamma rise.
“Se la preside, che è una persona giudiziosa, ti ha detto così, una ragione ci deve essere. Ma secondo me te lo detto soltanto per stimolarti a impegnarti di più nello studio!”
“Non so! Secondo me le parole della preside avevano un altro senso, indicavano qualche cosa di più importante”.
“Oh! Adesso non prenderla sul tragico! All’età tua devi essere spensierata! Vedrai che le preoccupazioni della vita verranno anche troppo presto!’
“No, mamma! Fino a poco fa avrei detto anche io la stessa cosa. Ma ora non mi sembra più che sia così. Essere troppo spensierata all’età mia significherebbe mettere in pericolo tutto il mio futuro! Per fare le scelte giuste non bisogna essere spensierati!”
“Be’, in parte hai ragione! Ma non esagerare ora! Come ti ho detto, la preside si aspetta da te che le dimostri di non essere una stupidella soprattutto impegnandoti maggiormente nello studio”.
“Sì! Anche questo, ma…”
“Su! Ora va’ a riposarti! E mi raccomando! Non farmi vedere una faccia troppo lugubre!”
Susanna sorrise e si alzò da tavola senza aggiungere altro.
Nel pomeriggio cercò di studiare, ma la sua mente vagava altrove.
No! Il senso delle parole della preside non poteva essere quello che aveva detto sua madre. Mondelli era andato via perché era un galantuomo, e non come altri pronti ad approfittarsi… Che significava tutto questo? E che c’entrava il fatto che lei, al dire della preside, era una stupidella?
Verso sera suonò il telefono. Era Luisa che l’invitava a uscire con lei e con Gianfranca, Enrico e Roberto.
“No, grazie!” rispose Susanna. “Questa sera non mi sento bene… No, non è niente! Soltanto un po’ di mal di testa. Ma non mi sento di uscire… Ok! Ci vediamo domani a scuola… Ciao!”
La ragazza riattaccò il telefono e rimase a lungo pensierosa.
A cena la madre non c’era, essendo stata invitata a cenare in ristorante con il padre da alcuni amici. Susanna mangiò in silenzio. Poi si ritirò nella sua stanza.
Preferì non telefonare a nessuno e non guardare né televisione, né dvd, né altre cose. Era troppo preoccupata e assorta nei suoi pensieri.
Andò a letto presto e, mentre cercava invano di addormentarsi, finalmente si fece luce nella sua anima.
Un canto di dolore può essere un canto di amore? Certamente, se c’è la convinzione che l’amore non potrà mai essere ricambiato! E ancora più se si sa che la persona amata è in pericolo! Una stupidella è una persona che si mette in pericolo per la sua imprudenza! Certo! Ma si può amare una stupidella? Però una persona può, per certi versi, essere una stupidella, e per altri non esserlo! Forse si può amare una persona quando rifiuta di comportarsi da stupidella! Ecco! Se una persona si tira indietro di fronte alle scelte sbagliate, allora non è una stupidella! Ma se c’è il pericolo che questo non duri, che il suo comportamento da stupidella finisca per prevalere, allora chi la ama soffre! Soffre perché la ama! Soffre perché la ama nel modo giusto! Non per approfittare di lei, come certi altri! E chi soffre perché la ama nel modo giusto, preferisce mettersi da parte piuttosto che correre il pericolo di farle del male, soprattutto se è proprio lei che, appunto come una stupidella, vuole mettersi nel pericolo!
Piano piano il quadro si faceva sempre più chiaro nella sua mente e una strana pace invadeva la sua anima. Sì! Quando qualcuno ti ama nel modo giusto, senti di essere protetta! Senti che puoi dormire in pace!
E pensando a queste cose, la ragazza si addormentò.

Amicizia

“Vieni con me sul motorino?”
“No, grazie, Antonio! Oggi vado a casa a piedi!”
“Mah! Come vuoi! Sei un po’ strana in questi giorni!”
Susanna sorrise. Poi, vedendo passare Francesca, le si accostò e le chiese:
“Possiamo camminare un po’ insieme? Ho bisogno di parlarti”.
“Certo! Vieni pure!”
Susanna camminò un po’ in silenzio, poi disse:
“Francesca, credo di aver capito perché il professor Mondelli se ne è andato”.
“Davvero? E perché secondo te?”
“Mi raccomando! Rimanga tra noi! Secondo me se ne è andato perché… perché era innamorato di me!”
“Oh, Susanna! Che cosa dici!”
“Ascoltami! Parlo sul serio! Ci sono diversi modi di amare. C’è chi ama soltanto per il proprio gusto e piacere. E questo non è il modo giusto. Ma c’è invece chi, quando ama, cerca soltanto il bene della persona amata, tanto che, se vede che la persona amata corre un pericolo, soffre per lei. Questo è il modo giusto di amare”.
“Sì, questo lo penso anch’io. E Mondelli, secondo te, ti amava nel modo giusto o nel modo sbagliato?”
“Mi amava nel modo giusto. Per questo non voleva farmi del male, e perciò ha preferito andar via. Io insistevo per avere da lui lezioni individuali di musica. Ma lui capiva che questo era troppo pericoloso per me. Non sono tutti così!”
“No, certo!”
“Però lui era preoccupato per me anche perché io sono una stupidella!”
“Perché dici così?”
“Perché purtroppo è vero! Mi metto sempre in pericolo di fare scelte sbagliate, anche se poi finora qualche cosa mi ha sempre richiamato a non passare certi limiti. Ma sai perché ho voluto parlare con te? Perché io credo che per non fare scelte sbagliate bisogna seguire i consigli di chi ti ama nel modo giusto. E se Mondelli mi amava nel modo giusto, dunque questo significa che io devo seguire i suoi consigli, e non quelli di chi m ama in modo sbagliato”.
“Certo! Sono d’accordo con te!”
“E ti ricordi che Mondelli mi aveva consigliato di fare amicizia con te e con Giulia?”
“Sì! Certo!”
“Francesca! Io so che non lo merito! Vado in giro mal vestita, sono una stupidella, non frequento l’ora di religione… Forse per questo voi non vorrete saperne di me. Ma voglio chiedertelo ugualmente: posso diventare vostra amica?”
Francesca prese Susanna per le mani guardandola fissa negli occhi.
“Susanna!” disse. “Soltanto da quest’anno Giulia ed io frequentiamo l’ora di religione. Soltanto da qualche mese andiamo vestite in modo decente! Fino a pochi mesi fa Giulia ed io eravamo non delle stupidelle, ma delle stupide! Eravamo delle deficienti, e solo per miracolo ci siamo salvate dalla rovina! Se siamo cambiate noi, perché, a maggior ragione, non potresti cambiare anche tu?”
“Allora, mi accettate come amica?!”
“Me lo domandi?! Ma certo!”
“Senti! Oggi pomeriggio posso venire a casa tua? Può venire anche Giulia? Vorrei passare tutto il pomeriggio con voi! Voglio che mi raccontate tante cose, tutto quello che vi è successo, che mi spiegate tante cose che non so, e che mi parlate anche degli scout!”
“Corri! Va’ a casa a mangiare! E poi vieni subito a casa mia! Non sai quante cose abbiamo da dirti! Cose incredibili, che non ti sembreranno vere!”

Epilogo

“Signora preside! Posso parlare un momento con lei?”
“Prego, cara! Accomodati!”
Susanna entrò timidamente nello studio della preside e si sedette guardandosi intorno imbarazzata.
“Signora preside!” disse infine. “Posso chiederle un piacere?’
“Prego! Di’ pure!”
“Potrebbe far pervenire al professor Mondelli un messaggio da parte mia?”
“Un messaggio? E che cosa vorresti dirgli?”
“Vorrei fargli sapere che ho seguito il suo consiglio e che ho fatto amicizia con Francesca Trini e con Giulia Biancucci”.
“Oh! Che bella notizia! Certamente glielo farò sapere! Ne sarà molto contento!”
“E potrebbe anche dirgli che probabilmente… anzi no, che certamente anch’io andrò dagli scout?”
“Ma certo! Glielo dirò e ne sarà felicissimo. Anche per me è una bellissima notizia. Però ora devo chiederti anche io un piacere”.
“Dica preside!”
“Vorrei che tu mi promettessi che questo sarà l’ultimo messaggio che tu mandi al professor Mondelli. Voglio che mi prometti che, d’ora in poi, non cercherai più di avere un qualsiasi contatto con lui”.
Susanna abbassò il capo e rimase in silenzio per qualche minuto con l’aria triste. Infine si riscosse e disse:
“Sì, preside! Ha ragione! Glielo prometto!”
“Brava! Vedo che non sei più una stupidella!”
Susanna sorrise. Poi aggiunse:
“Senta, preside! Una persona che ama un’altra persona, può non soffrire se sa di non poter mai vedere o sentire o comunicare con la persona che ama?”
“Chi ama veramente, se sa che la persona che egli ama è felice, allora non soffre, ma anche lui è felice”.
“Allora, preside, la prego: dica anche al professor Mondelli che io sono felice… che, grazie a lui, ora sono felice!”

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