EBOOK: CANTO DI NATALE romanzo di Don Massimo Lapponi

(Ultimato il 21 ottobre 2014)

Due amiche al telefono

“Vittoria! C’è una telefonata dall’Inghilterra!”
“Dall’Inghilterra?! Vengo subito!”
Uscita dalla sua stanza, Vittoria si precipitò al telefono.
“Hello! Pronto! Margaret?! Ciao!”
“Hello! Ciao, Vittoria! Tutto bene?
“Tutto bene, grazie! Allora? A che ora arrivate domani?”
“Verso le cinque del pomeriggio dovremmo essere a Fiumicino”.
“Che bello! Non vedo l’ora!”
“Ma c’è una novità! Se non ci sono problemi, Edith ha chiesto se può venire anche lei”.
“Ti pare? Siamo felicissimi che ci sia anche lei! Ma non è occupata con Erika House?”
“Appunto! E’ stata così occupata che vuole approfittare delle vacanze di Natale per un po’ di riposo. E poi non vede l’ora di incontrare Suor Bridget”.
“Povera Edith! La capisco! Il suo deve essere un lavoro massacrante! Ma non c’è problema: per tua madre abbiamo la stanza degli ospiti, tu stai con me e Edith può stare con Emma”.
“Emma è d’accordo?”
“Garantito! Poi glielo dico, ma fin da ora posso assicurarti che non avrà problemi. L’unica cosa è che dovranno comunicare con i segni!”
“Ma che dici! Emma ha fatto grandi progressi con l’inglese!”
“Eh, sì! Infatti ieri mi ha detto: I are very fine!”
“Sai che sei proprio cattiva?! Come devo fare per farti cambiare?!”
“Oh, non ci pedere il tempo! Piuttosto domani dovremo arrangiarci con le macchine. Penso che mamma dovrà venire con la sua e Emma ed io verremo con quella di Emma. Altrimenti non ci entriamo tutti”.
“Mi dispiace per il disturbo!”
“Ma che disturbo! Com mamma manderemo tua madre e Edith. Così in un colpo ci liberiamo delle comari. Poi Charles lo metteremo davanti con la sua bella e noi staremo dietro, li lasceremo tubare a loro comodo e staremo per conto nostro!”
“Ahahahah! Sei tremenda!”
“Ad ogni modo non rinuncio a venire all’aeroporto. Come potrei sopportare l’idea che tu arrivi in Italia e io non sono lì ad accoglierti?! Non se ne parla proprio! Già ci tocca stare lontane per tanto tempo! Non voglio perdere un minuto della tua presenza!”
“Anche se sei perfida, sei l’amica più cara del mondo! Perché non restiamo a parlare al telefono tutta la notte?”
“Magari! Ma poi qui mi fanno la pelle! Già vedo dei brutti musi intorno a me! E poi è meglio che vai a prepararti per il viaggio di domani. Intanto pensa che tra poche ore ci riabbracceremo e staremo insieme per tanti giorni! Oh, Dio! Quando potremo stare sempre insieme?!”
“Appena finisco gli studi, vengo a vivere in Italia!”
“Io pensavo il contrario! Così ci ritroveremo lontane lo stesso! Ahahahah!”
“O magari potremmo darci appuntamento a metà strada! Che ne pensi: è meglio la Francia o la Svizzera?”
“Senti, smettila di dire scemenze e va’ a preparare i bagagli!”
“Vado! Vado subito! Speriamo che queste ore passino in fretta!’
“Speriamo proprio! Altrimenti friggo! Ciao, ciao, ciao! A prestissimo!!
“A prestissimo! Ciao!”

Una cena cordiale

La sera del giorno successivo Nora, Charles, Margaret e Edith, dopo un viaggio senza incidenti e un po’ di riposo, sedevano a mensa con la famiglia Castelli di fronte a un’ottima cena all’italiana. Mancava solo Stefano, fratello maggiore di Vittoria e di Emma.
“Sono felicissimo di avervi nostri ospiti!” disse Alessandro. “Peccato che non ci siano con voi anche Philip, Thomas e Henry. Ma spero proprio che presto vengano anche loro”.
“Vedremo” rispose Nora. “Chissà se per Pasqua riusciremo ad organizzarci!?”
“Dunque” riprese Alessandro, “domani partiamo tutti per Acquafredda! Per me e per Silvia è la prima volta. Sarà un Natale da ricordare. Mancherà solo Stefano, che passerà il Natale con gli amici”.
“Hem, hem!” fece Vittoria con un sorrisetto ironico. “Specialmente con il suo grande amico, il Professor Biancucci!”
Alessandro e Silvia le lanciarono un’occhiataccia, mentre Margaret, voltatasi verso di lei, la guardava con stupore e curiosità.
“E’ amico di un professore?” chiese.
“Eh, sì! E specialmente di sua figlia Giulia!”
“Vittoria!” disse Alessandro cercando di nascondere un sorriso dietro un’espressione di rimprovero.
Dopo un attimo di esitazione Margaret scoppiò a ridere.
“Dottore! Ma come fa a sopportare una figlia così cattiva?! Io la manderei in un collegio svizzero!”
“Da come la tieni stretta sotto braccio” disse Alessandro ridendo, “non mi sembra proprio!”
“Ho letto nella vita del vostro Beato Domenico della Madre di Dio – che è morto a Reading – che, con grande spirito cristiano, egli si affezionava soprattutto ai pessimi soggetti! Così faccio anch’io con Vittoria!”
“Oh, sì, santarella mia!” disse Vittoria con finta aria contrita. “Riportami sulla buona strada!”
Tutti scoppiarono in una grande risata.
“Dottore!” disse Nora. “Fin da adesso le chiediamo di prestarci Vittoria e Silvia, appena possibile, per qualche giorno. La nostra casa a Reading è un mortorio senza di loro”.
“Ma così mi togliete tutta l’allegria!”
“Venga anche lei, e così il problema è risolto!”
Altra risata generale.
“A parte scherzi” disse Margaret, “Giulia – ora ho capito chi è – è una bravissima ragazza. Stefano non poteva scegliere di meglio”.
“E poi” aggiunse Vittoria con aria sorniona, “è giusto che San Giorgio sposi la principessa!”
Nuova occhiattaccia di Alessandro e Silvia e nuova risata generale.
“Ma dimmi, Charles” chiese poi Silvia. “Come ti senti? Sei contento?”
“Oh, sì, signora! Sono felicissimo!”
“Puoi star certo che le suorine ti faranno mille feste!”
“Non ne dubito! Quando le conoscerà, anche lei rimarrà incantata!”
“Charles ha ragione!” intervenne Edith. “Non so se al mondo ci sono suore più dolci di loro. Ma non lo credo possibile!”
La conversazione si svolgeva in inglese, e Vittoria e Margaret traducevano per Emma, che non era portata per le lingue e faceva fatica a capire.
“Io” intervenne Emma in italiano, “sono felicissima del passo che Charles ha deciso di fare. Personalmente non l’ho forzato in nessun modo e avrei accettato, se avesse voluto, che rimanesse anglicano. Ma non nascondo che il fatto che divenga cattolico mi riempie di gioia!”
“Poi tocca a te!” sussurrò Vittoria all’orecchio di Margaret.
Margaret le strinse la mano e le rispose sotto voce:
“Per il momento non me la sento! Sono troppo affezionata alla Chiesa d’Inghilterra!”
Vittoria ricambiò la stretta di mano sorridendole con aria di intesa.
“Come ci si organizza domani?” chiese Nora.
“La cosa migliore” rispose Alessandro “è che Charles e Emma vadano insieme con gli scout – non tutti verranno, ma un bel gruppo ha chiesto di partecipare – mentre Edith, Margaret e Vittoria possono venire in macchina con me. Lei, Nora, può andare in macchina con Silvia”.
Silvia e Nora si guardarono sorridendo con gioia. Non sembrava loro vero di fare un viaggio insieme.
“Allora” intervenne Vittoria “mentre tu e Edith, davanti, discutete di psicologia, Margaret ed io, dietro, stiamo per conto nostro!”
“Oh, fate come volete!” disse Alessandro. “Penso che ci convenga partire in mattinata, non troppo tardi. E’ bene arrivare per pranzo. A che ora partiranno gli scout?”
“Noi” disse Emma “partiremo la mattina presto. Saremo ospiti in una struttura di accoglienza offerta dal comune. Non è possibile stare in tenda con questo freddo”.
“E noi dove alloggeremo?” chiese Nora.
“Nella foresteria delle suore” rispose Alessandro. “Purtroppo, come è ovvio, Don Franco non potrà venire. Ha le funzioni di Natale in parrocchia. Ma alla cerimonia, che avverrà durante la messa di mezzanotte, ci sarà il vicario del vescovo. Penso, anzi, che vorrà prima parlare con Charles”.
“Immancabilmente” disse Vittoria “con le suore ci sarà anche Francesca – se penso come era quando l’ho conosciuta, non mi sembra vero! – e credo anche Caterina”.
Appena Edith sentì nominare Caterina, i suoi occhi si illuminarono.
“Ci sarà anche Caterina, allora?”
“Credo proprio di sì” rispose Vittoria.
“Lo sapete che qualche settimana fa è venuta a Londra?”
“Sì! Ha fatto anche un’assenza a scuola. Era così fuori di sé, quando ha saputo di Luca, tramite le suore di Acquafredda e Francesca, che la madre le ha detto: ‘Senti, va’ a Londra, ti pago il viaggio, ma non sopporto di vederti così! Solo non devi perdere più di un giorno di scuola!’ Fortuna che era domenica mattina quando è partita, così ha perso la scuola soltanto il lunedì. Poi nel pomeriggio di lunedì è tornata”.
“Non vi dico che impressione ha fatto Caterina a Erika House, sia sui ragazzi, sia sulle ragazze! E c’è un certo Horace – quello che è stato la causa di tutto, e poi è stato salvato da Luca – che la considera una specie di angelo. Da allora è cambiato totalmente”.
“Poi ci racconterai meglio tutta la vicenda. Ma come sta Luca?”
“Bene! Ormai si è ripreso ed ha anche ricominciato a lavorare nella pizzeria. E Horace è diventato il suo braccio destro. Così quando Luca dovrà tornare in Italia avremo chi lo sostituirà. Ma quanto sono contenta di rivedere Caterina! Anche se è stato difficile comunicare con lei a causa della lingua, ci siamo capite subito al volo! Ad Acquafredda l’avevo appena vista e non avevo avuto occasione di conoscerla bene. Quando si è presentata in ospedale io ero nel reparto, nella camera dove era ricoverato Luca. Un infermiere è venuto a chiamarmi, dicendo che mi cercava una ragazza straniera. ‘E chi è?’ mi sono detta. Sono scesa all’ingresso e ho visto venirmi incontro Caterina che mi si è gettata con le braccia al collo piangendo come una disperata. Ho capito tutto immediatamente e ho cercato di tranquillizzarla, dicendole che Luca stava bene. Ma non riuscivo a farmi comprendere. Allora l’ho accompagnata su e le ho fatto cenno di entrare. Io per discrezione sono rimasta fuori, ma so che lì s’è svolta una scena molto patetica. Horace era presente, e da quel momento ogni volta che guardava Caterina sembrava che vedesse un’apparizione celeste. Sono proprio felice di rivederla!”
“Dunque” disse Alessandro, “domani per pranzo saremo tutti ad Acquafredda dove, a quanto sembra, convergono gli interessi di mezzo mondo!”

Pomeriggio di attesa

Alessandro e Silvia uscirono dal parlatorio del monastero di Acquafredda per fare una passeggiata in giardino. Avevano gustato un ottimo pranzo insieme agli altri e ora desideravano restare un po’ per conto loro a godere della pace di quel luogo santo ed ameno.
“Veramente” disse Silvia “è un posto incantevole! Non mi meraviglio che le nostre figlie e le loro amiche vi siano rimaste affezionate”.
“Passare il Natale qui è una vera grazia! Quante volte mi sono rammaricato di dover trascorrere questa festa nel caos di Roma e in mezzo a mille distrazioni! Penso che sia più che giusto approfittare di questa occasione per ricaricarci un po’ spiritualmente, e anche per ringraziare il Signore di tutti i doni che ci ha fatto”.
“Veramente non so come possiamo ringraziarlo per i figli che ci ha donato! Anche se Vittoria ci ha fatto tribolare non poco, ora è totalmente cambiata e ci dà soltanto delle soddisfazioni”.
“E poi, questa straordinaria vicenda che ci ha legati alla famiglia Temple così inaspettatamente! L’apparizione di Margaret nella vita della nostra famiglia è stato un vero miracolo! A cominciare dal bene immenso che ha fatto a Vittoria!”
Silvia strinse affettuosamente sotto il suo il braccio di Alessandro.
“La più miracolata” disse “sono io! Quanti orizzonti impensati mi si sono aperti da quando, inaspettatamente, mi hai trascinata nella tua vita!”
Alessandro ricambiò commosso la stretta del braccio di Silvia.
“Amore!” disse. “E’ il Signore che ci porta per mano! In certi momenti lo sento in modo vivissimo!”
“Questo è uno di quei momenti! Senti che pace c’è in questo giardino? Ma non sarebbe così se non ci fosse accanto il monastero delle suore!”
“Se sei d’accordo, dopo un po’ di riposo, propongo di trascorrere almeno un’ora in chiesa in silenzio. Tanto gli altri saranno occupati con le cose loro e certamente non baderanno a noi”.
“Sì, caro! D’accordo. Così potremo ringraziare Dio e prepararci alla cerimonia di questa notte”.
“Sarà una festa indimenticabile, con il passaggio di Charles alla Chiesa Cattolica!”
“Emma non sta più in sé dalla gioia!”
“Una figlia così vale più di un tesoro!”
“Gli scout darebbero la vita per lei!”
“Più tardi telefoniamo a Stefano. Speriamo che anche lui passi un buon Natale!”
“Giulia non poteva lasciare solo il padre, altrimenti sarebbe venuta anche lei con gli scout. Ma sono certa che non mancheranno di andare alla messa di mezzanotte. Anche Giulia è cambiata completamente, per non dire di Francesca!”
“Davvero! Hai viso come era raccolta dietro la grata quando è venuta a salutare Vittoria e Margaret? Ma ora andiamo un po’ a riposare. Più tardi scenderemo in chiesa”.
Qualche minuto dopo che i due coniugi furono rientrati nella foresteria del monastero, dalla chiesa uscirono Edith e Caterina, con nel mezzo Suor Bridget, che le teneva ambedue sotto braccio e faceva da interprete.
“Parlami di Luca!” disse Caterina a Edith. “Come sta?”
“Bene! Ormai si è rimesso completamente. Ma non vi sentite per telefono?”
“Raramente! Anche se gli ho detto che per me non c’è più bisogno di alcuna prova da parte sua, egli vuole ugualmente mantenere l’impegno preso di aspettare un anno prima di riavvicinarsi a me. Per questo ha deciso che possiamo sentirci soltanto la domenica, e ovviamente nelle grandi feste. Domani certamente ci sentiremo! Ma ho tanta nostalgia di lui!”
“Per noi la sua decisione di restare è stato un grosso regalo! La pizzeria ora è bene avviata e senza di lui sarebbe un problema portarla avanti, anche se Horace si sta dimostrando un valido aiuto. Avevo proposto a Luca di venire in Italia per Natale al posto mio, ma lui ha insistito che venissi io, assicurandomi che avrebbe pensato lui a tutto. Se non sapessi che posso fidarmi ciecamente di lui, avrei avuto qualche scrupolo a venire”.
“Suor Bridget, non sa che cosa meravigliosa è Erika House! Io ci sono stata solo un giorno, ma me ne è rimasto un ricordo indimenticabile!”
“Lo credo!” disse Suor Bridget. “Molte cose le so da mio fratello. Ma sentite: ora andate a riposare un po’. Tra un’oretta ci troviamo in chiesa. Ci sarà anche Francesca. Dobbiamo preparare le cose necessarie per la messa di mezzanotte e per la cerimonia. Però dobbiamo fare tutto senza parlare e nel massimo silenzio. Non dobbiamo disturbare le persone che vengono in chiesa a pregare”.
“Benissimo!” disse Edith, riecheggiata da Caterina.
“Allora” riprese Suor Bridget, “ora andate e più tardi ci vediamo direttamente in chiesa”.
Dopo che Suor Bridget e Caterina furono rientrate in chiesa e che Edith si fu ritirata nella foresteria, il giardino rimase per un po’ di tempo deserto nella sua immobilità invernale.
Sui monti circostanti si vedevano tracce di neve, ma la giornata era soleggiata e non molto fredda. Si sentivano soltanto i suoni lontani, provenienti dalla campagna e dalle strade carrozzabili. Verso le tre si udì risuonare, pura ed austera, la voce squillante delle monache che in chiesa recitavano i salmi dell’ufficio divino.
Poco più tardi Alessandro e Silvia uscirono dalla foresteria, passeggiarono per qualche minuto in silenzio per il giardino e poi entrarono in chiesa.

In preparazione al grande mistero

La chiesa era immersa nella penombra e dal presepio, collocato nell’ala sinistra dell’edificio in prossimità dell’altare, sembrava diffondersi un’atmosfera di intima gioia natalizia.
Avvicinandosi, Alessandro e Silvia poterono ammirare le statue, modellate con delicata espressività, di Maria e Giuseppe collocate nella grotta accanto alla mangiatoia vuota, come in attesa del grande evento. Intorno alla grotta, dispersi per la campagna qua e là punteggiata di neve, pastori e contadini erano presi dalle loro occupazioni, ma nei loro visi si leggeva la gioia contenuta di una grande aspettativa. Più vicini alla grotta, un gruppo di pastori e pastorelle guardavano estasiati l’angelo che discendeva dal cielo ad annunciare la nascita del Messia. Le scene di vita quotidiana: il pescatore presso il ruscello, la donna al pozzo, i bambini ai loro giochi, erano illuminate dal bagliore palpitante delle fiammelle che si accendevano e spegnevano con ritmo alternativo.
Alessandro e Silvia rimasero per qualche minuto ad ammirare la scena tradizionale, eppure sempre nuova, del presepio. Poi si sedettero in un banco al centro della chiesa e rimasero in silenzio a pregare.
Poco dopo si aprì la grata e ne uscirono Suor Bridget, Francesca e Caterina, che furono ben presto raggiunte da Edith, proveniente dalla porta che dava nella foresteria. Senza parlare e cercando di evitare ogni rumore, le tre giovani, guidate dalla suora, si misero a preparare la chiesa per la messa di mezzanotte.
Su un basso ripiano, posto davanti all’altare, collocarono un statua di Gesù bambino e la coprirono con un drappo bianco ricamato. Poi Francesca prese con grande devozione una statuina più piccola del bambino e andò a collocarla nella mangiatoia del presepio, coprendola, come l’altra, con un drappo ricamato. Rimase a lungo a contemplare la scena. Poi raggiunse le altre che stavano adornando l’altare di fiori.
Quando ebbero finito, scesero dal presbiterio e sistemarono un inginocchiatoio al centro della chiesa, tra i banchi e l’altare, lo coprirono con un drappo bianco e vi misero dietro una panca per sedersi.
Tornate nel presbiterio, cambiarono le tovaglie dell’altare, facendo ricadere sul davanti un risvolto dai preziosi ricami settecenteschi, disposero le candele, il leggio, i libri liturgici, poi in silenzio si ritirarono.
Alessandro e Silvia, per nulla disturbati dai movimenti delle ragazze e della suora, continuarono la loro preghiera silenziosa per circa un’ora.
Verso le cinque la porta della chiesa si aprì ed entrò un sacerdote anziano dall’aria austera, ma addolcita da un lieve sorriso benevolo.
“Deve essere il delegato del vescovo” mormorò Alessandro all’orecchio di Silvia. Quest’ultima annuì, si alzò e andò incontro al nuovo venuto.
“Padre” gli disse sotto voce sorridendo, “è lei il delegato del vescovo? Dirà lei la messa questa notte?”
“Sì, certamente! Ora resterò in chiesa per prepararmi, e anche per rimanere a disposizione di chiunque abbia bisogno”.
“Oh, padre, noi siamo i genitori di Emma! Certamente tra un po’ verranno Emma e Charles a parlare con lei. La assicuro che sono ragazzi d’oro. Charles si è preparato molto bene ed è seriamente convinto di questo passo”.
“Non ne dubito, signora. Ad ogni modo, quando vogliono io sono qui per loro”.
Intanto si era avvicinato anche Alessandro.
“Padre” disse, “possiamo approfittare anche noi? Come saprà veniamo da Roma e può immaginare quanto abbiamo bisogno di riconciliarci e di rifarci spiritualmente in un posto come questo!”
Il sacerdote sorrise benevolmente.
“Prego!” disse. “Io vado a sedermi in quell’angolo appartato. Se volete, potete approfittare”.
Ciò detto andò a sedersi in un angolo della chiesa dove erano una sedia e un inginocchiatoio. Prima Alessandro, poi Silvia andarono ad inginocchiarsi presso di lui. Poi tornarono nei banchi e dopo qualche minuto di preghiera uscirono dalla chiesa.
Diverse persone si accostarono al sacerdote durante il resto del pomeriggio, o per confessarsi o per parlare con lui e chiedere istruzione e consigli. Verso le sei e mezzo la porta della chiesa si aprì ed entrarono Emma e Charles. Visto il sacerdote, si avvicinarono a lui, si sedettero su due sedie che egli nel frattempo aveva preparato per loro e rimasero a lungo a parlare. Ormai Charles aveva fatto grandi progressi nella lingua italiana e non aveva bisogno di interprete.
Il sacerdote rimase molto edificato dal contegno e dalle parole dei due giovani e raccomandò loro vivamente di rimanere fermi nei loro propositi attraverso le prove che certamente non sarebbero loro mancate nella vita.
Finalmente verso le otto Suor Bridget venne a chiamare il sacerdote per la cena e i due giovani uscirono per raggiungere i loro compagni scout.
La cena fu offerta al sacerdote, insieme agli ospiti delle suore, nel parlatorio del monastero. A capo tavola vi erano da una parte Alessandro e dall’altra il sacerdote. A destra e a sinistra di Alessandro sedevano Silvia e Nora, e gli altri posti erano occupati da Edith, Vittoria e Margaret.
Fu un momento di grande cordialità, allietato dai cibi squisiti offerti dalle suore. Anche la linguetta tagliente di Vittoria risuonò come una nota vivace e fantasiosa, adatta a rallegrare la cena natalizia.
Margaret se la teneva stretta pensando che non avrebbe mai dimenticato quei momenti.
Verso la fine della cena dietro la grata apparvero l’abbadessa, Suor Bridget, Francesca e Caterina.
“Allora” domandò l’abbadessa, “siete stati bene?”
“Che domande, madre!” esclamò Alessandro. “Un Natale così non capita tutti i giorni! La ringraziamo di cuore per l’accoglienza che ci ha riservato!”
“Ma” rispose l’abbadessa “il meglio deve ancora venire!”
“Certo!” commentò Silvia. “La messa di mezzanotte sarà bellissima! Ma a volte si preferiscono i momenti di calma e di intimità”.
L’abbadessa annuì sorridendo e aggiunse:
“Consiglio a tutti di andare a riposare ora. La cerimonia sarà piuttosto lunga e potreste stancarvi. Per lei, Padre Giovanni, abbiamo preparato una stanza”.
“Grazie, madre! Ne approfitterò”.
“Alle undici noi monache saremo in coro per l’ufficio monastico. Se volete, potete venire in chiesa e unirvi alla nostra preghiera. Gli scout hanno già detto che verranno. Ma chi vuole può restare a riposare e venire in chiesa per l’inizio della messa, che sarà verso la mezzanotte”.
“Io” disse Padre Giovanni “vi consiglio di venire a sentire l’ufficio cantato dalle monache. E’ cosa da non perdere!”
“Penso che non mancherà nessuno!” disse Alessandro.
“Allora” concluse l’abbadessa, “lasciate pure tutto sul tavolo. Pensiamo noi a sistemare. E andate subito a riposarvi. Sentirete la campanella poco prima dell’ufficio”.
Dopo aver di nuovo ringraziato e salutato le monache e le ragazze che erano con loro, tutti si ritirarono nelle loro stanze per riposarsi e per conservarsi nel raccoglimento in preparazione della festa.

Una sorpresa alla messa di mezzanotte

Poco prima delle undici si aprì la porta della chiesa e gli scout entrarono ordinatamente guidati da Emma e dagli altri capi. Si sistemarono nei banchi mettendo bene in vista, al termine interno di ogni fila, le aste con le loro insegne. Charles era con loro e si sedette accanto a Emma.
Padre Giovanni, che era già in chiesa da un po’ di tempo, si accostò ai due giovani e disse loro sotto voce alcune parole di augurio e di incoraggiamento. Mentre ancora stava parlando, si aprì la porta che comunicava con la foresteria ed entrarono gli ospiti delle suore. Dopo aver salutato calorosamente i due fidanzati e il sacerdote, tutti andarono a sedersi nei primi banchi.
A poco a poco la chiesa si riempì di fedeli, molti dei quali sostarono a lungo accanto al presepio per ammirarlo e per pregare in silenzio.
Poco dopo si udì una campanella e le monache entrarono ordinatamente in coro facendo a due a due l’inchino all’altare. Insieme a loro vi erano Francesca e Caterina.
Sistematesi ai loro posti, le religiose rimasero per qualche minuto inginocchiate in silenzio. Poi l’abbadessa suonò un campanello, le monache si alzarono in piedi e con l’invocazione “Domine, labia mea aperies” incominciò l’ufficiatura notturna del Natale.
Data la solennità della festa, l’ufficio era tutto cantato e i fedeli rimasero ad ascoltare in silenzio, affascinati dall’austera bellezza della salmodia gregoriana. Ma la riverenza trapassò in ammirata commozione quando incominciò il canto delle letture latine: all’austerità della salmodia gregoriana succedeva la soavità dei melodiosi cantici profetici, di composizione più recente e più vicini alla modalità rinascimentale e barocca.
I fedeli ascoltavano quasi trattenendo il fiato e spontaneamente si univano alla preghiera monastica, conquistati dalla sua sublime poesia.
Quando finalmente, verso la mezzanotte, l’ufficio finì, Padre Giovanni, vestito con i paramenti bianchi, si accostò all’altare e diede inizio alla messa notturna di Natale. Pochi istanti dopo il saluto di ingresso, le monache intonarono il Gloria degli angeli e tutte le campane squillarono a festa, accompagnate dai solenni accordi dell’organo.
“Meraviglioso!” mormorò Silvia all’orecchio di Alessandro.
Durante il canto del Gloria, Francesca e Caterina uscirono dalla grata del coro e andarono a rimuovere i drappi che coprivano le statue del bambino Gesù collocate davanti all’altare e nel presepio.
Dopo la proclamazione del Vangelo, Padre Giovanni avanzò verso la parte più esterna del presbiterio e l’abbadessa, uscita dal coro, si pose al suo fianco.
“Reverendissimo Padre” esordì l’abbadessa ad alta voce, “a lei, quale vicario Vescovo, ho la gioia di presentare due persone che oggi chiedono di essere accolte nella Santa Chiesa Cattolica”.
Un mormorio si diffuse tra i primi banchi e tra gli scout. Tutti si guardarono spalancando tanto d’occhi per lo stupore.
“Due?!” si udiva mormorare. “Ma non era uno?! Non era Charles a diventare cattolico?! Chi è l’altro?!”
Intanto Padre Giovanni aveva a sua volta preso la parola.
“La Santa Chiesa” disse rivolto all’abbadessa “è lieta di ricevere due nuovi figli. Ma è certa che siano spiritualmente pronti a compiere questo passo?”
“Lei stessa, in colloqui privati con loro, ha potuto verificare la loro preparazione”.
“Dunque, si facciano avanti i due nuovi figli della Santa Chiesa di Dio”.
L’abbadessa si rivolse all’assemblea e disse ad alta voce:
“Charles Temple!”
Charles si alzò dal suo posto e andò a mettersi in piedi davanti al celebrante.
L’abbadessa continuò:
“Edith Linton!”
Un mormorio di stupore percorse i banchi, mentre Edith, rossa in viso per la timidezza e per la commozione, si alzava dal suo posto e andava a mettersi accanto a Charles.
“Ma senti!” esclamò Vittoria. Poi aggiunse rivolta a Margaret: “Tu non sapevi niente?”
“Proprio niente! Casco dalle nuvole!”
Intanto Suor Bridget era uscita dal coro ed era andata a mettersi accanto ad Edith.
“Charles” disse il celebrante, “credi in tutto quello che insegna la Santa Chiesa Cattolica?”
“Reverendo Padre, con l’aiuto della grazia di Dio posso affermare di credere in tutto quello che insegna la Chiesa, così come è esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica”.
“Edith” continuò il celebrante, “credi in tutto quello che insegna la Santa Chiesa Cattolica?”
Suor Bridget tradusse la domanda in inglese e Edith, con voce sommessa ma ferma, rispose:
“Reverendo Padre, con l’aiuto della grazia di Dio posso affermare di credere in tutto quello che insegna la Chiesa, così come è esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica”.
Suor Bridget tradusse ad alta voce rivolta al popolo.
“La Santa Chiesa” concluse Padre Giovanni “vi accoglie con gioia tra i suoi figli e vi esorta a perseverare nella fede e a vivere sempre in conformità ad essa”.
Dopo queste parole Charles e Edith, visibilmente commossi, abbracciarono il celebrante, l’abbadessa e Suor Bridget e andarono a sedere dietro il banco preparato per loro.
Padre Giovanni fece una breve e fervorosa omelia. Poi aggiunse:
“Ora Edith riceverà il sacramento del battesimo e poi ambedue riceveranno il sacramento della confermazione”.
Edith si alzò in piedi e Suor Bridget le si accostò per farle da madrina.
I fedeli seguirono senza fiatare e spiritualmente coinvolti i riti di preparazione al battesimo. Quando venne il momento dell’amministrazione del sacramento, Suor Bridget accostò ad Edith un bacino con l’acqua benedetta e Edith chinò il capo con grande devozione.
Il celebrante versò l’acqua battesimale sul capo di Edith pronunciando le parole del rito:
“Edith, io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
L’assemblea rispose: “Amen!”
Durante la cerimonia uno scout aveva scattato alcune fotografie.
Edith rialzò il capo, e tutti videro che aveva le lacrime agli occhi.
Dopo che il celebrante ebbe completato tutti i riti prescritti, l’abbadessa, avvertendo una forte commozione tra i presenti, dopo aver scambiato alcune parole sottovoce con Padre Giovanni, disse rivolta all’assemblea:
“Certamente tutti siete felicemente sorpresi di avere tra voi, come sorella nella fede, la nostra cara Edith. Potete, dunque, venire a dimostrarle con un abbraccio il vostro affetto e la vostra partecipazione alla sua gioia di essere divenuta, in modo pieno e totale, figlia di Dio”.
Tutti si alzarono e processionalmente andarono ad abbracciare affettuosamente Edith, che non riusciva a trattenere le lacrime.
Poi Emma si accostò a Charles per svolgere il suo ruolo di madrina di cresima, mentre Suor Bridget, per la stessa ragione, restava accanto ad Edith. Con le preghiere di rito, Padre Giovanni amministrò loro il sacramento della confermazione.
Concluso il rito, i due giovani si sedettero al loro posto e la messa continuò, animata dai canti natalizi eseguiti dalle monache.
Al momento della comunione Charles ed Edith si inginocchiarono al loro posto e il celebrante, prima di distribuire il sacramento agli altri fedeli, dette loro l’ostia intinta nel calice del vino consacrato.
Ricevuta la comunione, i due giovani si sedettero. Edith si chinò in avanti coprendosi il viso con le mani e scoppiò in un pianto silenzioso.

La testimonianza di Charles

Al termine della celebrazione, Padre Giovanni, prima di dare la benedizione finale, andò a sedersi alla sede del celebrante accanto all’altare. Charles si alzò, entrò nel presbiterio e si pose dietro l’ambone per le letture avvicinandosi al microfono.
“Sento il dovere” disse in italiano, con un po’ di fatica ma in modo lineare e comprensibile, “di ringraziare tutti voi presenti, e specialmente gli scout, che hanno dato a questa celebrazione un carattere di grande condivisione e amicizia. Ma il mio pensiero e il mio ringraziamento vanno in modo particolare alla mia famiglia, a mia madre Nora, a mia sorella Margaret, qui presenti, a mio padre Thomas, a mio nonno Philip e a mio fratello Henry, che purtroppo non sono potuti venire ad assistere a questo momento per me così importante.
“Sono immensamente grato a tutti loro, perché dalla mia famiglia ho ricevuto i primi germi della fede. Mio nonno e i miei genitori fin da piccolo, oltre a trasmettermi con il loro amore un forte sentimento religioso e cristiano, mi hanno fatto gustare ed amare le pagine di scrittori cristiani come C.S. Lewis, Charles Williams, J.R.R. Tolkien, Dorothy Sayers e tanti altri. Con alcuni di loro mio nonno è stato in contatto da giovane, quando studiava ad Oxford, e quando li ricordava era preso da grande emozione. Posso dunque dire che l’amore e la venerazione per questi autori e per la loro fede mi sono stati trasmessi con il latte materno. Ricordo ancora quando – ero ancora molto piccolo – mia madre mi raccontava le bellissime storie di Narnia. Eravamo tutti così presi dall’ammirazione per quella meravigliosa epopea, che in famiglia spesso si chiamava Cristo con il nome di Aslan!
“Una fede illustrata da così grandi autori non poteva essere soltanto una favoletta per bambini, e perciò essa non venne meno con l’adolescenza, anche se ho avuto anch’io i miei momenti di dubbio. Ma in quei momenti ringrazio il cielo di aver avuto vicini, non solo i miei cari, ma anche e soprattutto alcuni pastori della Chiesa anglicana che hanno saputo parlare al mio cuore e rafforzare la mia fede vacillante. Per questo ora sento il dovere di ringraziare con tutta il mio cuore la Chiesa in cui sono nato e in cui sono stato educato. Quante cose meravigliose essa mi ha trasmesso! Quante tradizioni indimenticabili di fede e di cultura cristiana ha ricevuto da lei! Oggi posso dire che essa è stata per me come una carissima zia, che mi curato affettuosamente per tanti anni in attesa che tornasse da un viaggio lontano la mia vera madre. E ora, che la mia vera madre è tornata e si è fatta da me riconoscere, posso forse dimenticare la sua sorella più giovane che mi ha allevato con tanto amore? No, cara Chiesa d’Inghilterra, io non ti dimenticherò mai!
“E poi, non è forse vero che la tua fede e le tue tradizioni ti furono, all’origine, donate dalla tua sorella, la Chiesa Cattolica, più antica di te e dalla quale giunsero, in tempi lontani, i missionari a recarti la parola del Vangelo? Per questo, quando ho avuto la sorte imprevista di conoscere il volto della mia vera madre, esso non mi è apparso come un volto ignoto, ma come un volto che avessi da sempre conosciuto.
“E ora devo esprimere tutta la mia riconoscenza alla famiglia Castelli. Grazie a loro, infatti, mi si sono aperti gli occhi del cuore e ho potuto vedere i frutti che la pienezza della fede cattolica, se vissuta con sincerità, può portare nella vita di una famiglia. Quale era il segreto per cui Emma e Vittoria erano così diverse dalle ragazze che avevo conosciuto fino ad allora? Lo capii subito: la loro fede più forte, più vicina alla sorgente, arricchita con un contatto vivo e immediato con l’eucaristia!
“Ma l’ultimo, decisivo passo lo feci qui ad Acquafredda. Nei nostri paesi protestanti la vita consacrata è stata abolita, e, anche se in tempi recenti si sta cercando di ristabilirla, vederla qui, in questo santo luogo, vissuta con tanta semplicità dalle nostre care ospiti benedettine, è stata per me una vera rivelazione! Abbiamo tanti bellissimi esempi di vita familiare in Inghilterra! Anche i nostri pastori hanno le loro famiglie. Ma qui ad Acquafredda ho sentito che all’amore familiare, in Inghilterra, manca un importantissimo complemento: l’amore totalmente dedito al Signore della vita consacrata. Esso mi è apparso come un’eco profonda dell’amore umano, come un fondamento che lo sorregge e che ne svela il mistero nascosto. Ho avuto come l’impressione che, senza di esso, l’amore soltanto umano corra il rischio di frantumarsi e di svanire.
“L’eucarestia e la vita consacrata! E’ quello che, soprattutto, a noi mancava! E qui debbo esprime il mio più grande desiderio, il desiderio, cioè, che le due sorelle, per troppo tempo divise, si riconcilino, che mettano insieme le loro ricchezze e che la più giovane umilmente riconosca la preminenza della sua maggiore, la quale è pronta ormai ad accoglierla senza umiliarla e senza chiederle di rinunciare a nulla di ciò che di buono e santo essa ha saputo realizzare nei secoli.
“Mi scuso per essere stato forse un po’ lungo e per il mio italiano ancora incerto, e concludo con le parole pronunciate da san Paolo di fronte al Re Agrippa: ‘Vorrei supplicare Dio che quanti oggi mi ascoltano diventassero così come sono io’.”

Parole che toccano il cuore

Appena Charles ebbe finito di parlare, scoppiò un caloroso applauso tra i fedeli. Nora, alla quale Margaret aveva tradotto il discorso, ed Emma si alzarono e andarono ad abbracciare il giovane con grande commozione. Anche Edith si alzò in piedi per abbracciarlo.
Poi Charles ritornò al suo posto e Edith andò all’ambone accompagnata da Suor Bridget.
Con un po’ di timidezza Edith si avvicinò al microfono e incominciò a parlare in inglese, mentre Suor Bridget traduceva brano per brano.
“Saluto e ringrazio tutti voi presenti” esordì Edith. “Purtroppo io non ho avuto, come Charles, la fortuna di ricevere dalla mia famiglia un’educazione cristiana. Non sono stata neanche battezzata, e raramente in casa mia si nominava Dio o il Vangelo. Devo però ringraziare immensamente mia madre Virginia e Andrew, che fin dalla mia più tenera età mi ha fatto da padre. L’amore con cui hanno circondato me e mia sorella è stato sempre per me fonte di gioia e consolazione e, senza che me ne rendessi conto, mi ha fatto intuire che al fondo della mia esistenza ci fosse un grande e meraviglioso mistero.
“Purtroppo questa impressione è stata, se non cancellata, almeno fortemente offuscata dalla tragedia che ha colpito mia sorella Erika. Ormai è passato più di un anno dalla sua morte, ma io ancora non posso dimenticare la disperazione che mi colse quella mattina quando vidi il suo volto segnato dalla morte. Allora giurai a me stessa che avrei dedicato la mia vita a cercare di salvare i giovani dal destino crudele che oggi così facilmente li insidia. In questo giuramento c’era un desiderio di bene che non avrei saputo spiegare a me stessa.
“E vorrei ora ricordare Dorothy, intima amica di mia sorella e poi amica mia carissima. Mi dispiace immensamente che ella non sia qui ora, ma, trovandosi al quinto mese di gravidanza, non è potuta venire, benché lo desiderasse moltissimo. Fu lei la prima persona che mi parlò della fede in Dio, che ella in quelle dolorose circostanze stava ritrovando, e durante il suo matrimonio, celebrato un anno fa nella cappella di San Giacomo a Oak Farm nel Galles, incominciai a chiedermi che cos’era la religione, di cui non sapevo quasi nulla.
“Ma è stato qui, ad Acquafredda, che ho incontrato Dio!”
A questo punto Edith si volse verso Suor Bridget e si gettò fra le sue braccia con le lacrime agli occhi. Tutta l’assemblea scoppiò in un fragoroso applauso, che durò finché Edith non si fu ricomposta e non ebbe ripreso il suo discorso con la voce tremante di commozione.
“Qui, nella chiesa di Acquafredda, sentendo il canto delle monache, pur non comprendendo nulla delle parole italiane e latine dell’ufficio, mi sentii come trasportata in cielo! Sì! Attraverso la loro voce, così diversa da quanto avevo sentito fino al quel momento, così piena di una dimensione più che terrena, capii che era Dio che mi stava parlando, e che mi diceva: ‘Per tanto tempo ti ho aspettata, per incontrarti proprio qui!’ Che cosa potevo rispondere, così, all’improvviso?! ‘Signore, io non so nulla, non sono nulla! Che posso fare?! Cosa vuoi da me?!’ Allora il mio sguardo cadde sulle monache e mi sembrò che una voce mi dicesse: ‘Non temere! Loro ti aiuteranno!’ Ed è stato proprio così! Incominiciai a venire in chiesa e poi ad entrare in coro per pregare insieme alle monache, anche se non capivo quasi niente. Ma, miracolosamente, nello stesso tempo mi sembrava di capire tutto. Poi Suor Bridget mi parlò a lungo, mi disse tante cose di cui non sapevo assolutamente nulla. Io le dicevo: ‘Ma è proprio vero?! Ma Dio è presente veramente nell’ostia?! E io non posso riceverlo?!’ Poi capii che dovevo fare un lungo cammino, dovevo studiare e meditare, dovevo decidere! Ma quando partii da Acquafredda la mia decisione era presa. ‘Suor Bridget!’ le dissi. ‘Ti prego, non dire niente a nessuno! Resti un segreto tra noi! Io voglio diventare cattolica! Dimmi tutto quello che devo fare, che cosa devo leggere, con chi devo parlare! Farò tutto! Oh, vorrei tanto restare sempre qui con voi! Ma il Signore mi chiama altrove, a lavorare fra i giovani! Però capisco che ora non sarà più come prima. Il mio modo di lavorare per loro sarà diverso. Resterò sempre in contatto con voi e quando potrò verrò a passare lunghi periodi nel monastero. Sento che c’è un legame segreto tra la vostra vita di preghiera e il mio lavoro. Non lo so spiegare, ma so che non potrei più lavorare senza di voi!’ Suor Bridget mi dette tutte le indicazioni necessarie. Mi mise in contatto con un sacerdote a Londra che in questi mesi è stato la mia guida spirituale. Quante cose ho imparato, rammaricandomi di non averle sapute prima! E così oggi sono giunta qui a coronare il mio sogno di essere accolta nella Chiesa e di ricevere Dio stesso nell’eucaristia. Perdonatemi se non vi ho detto niente prima, ma era una cosa troppo grande per me e mi sembrava di sciuparla a parlarne con altri. L’ho detto soltanto a Dorothy, che mi ha inviato, poco fa, questo telegramma. Ve lo leggo: ‘Ti siamo vicini in questa notte di Natale così importante per te. Dio è nato per tutti, ma per te in un modo unico. Dorothy, John, Elizabeth e Richard, di cui siamo in attesa con tanta gioia!’ ”
L’assemblea non poté trattenere un altro fragoroso applauso, mentre di nuovo Edith abbracciava commossa Suor Bridget.
“Il Signore non mi chiama nella clausura” riprese infine Edith, “ma mi fa capire quale grande aiuto possiamo tutti ricevere dalla nostre amiche benedettine. Come io ho bisogno assoluto di loro, così tutti ne abbiamo bisogno. Non dimentichiamolo!
“Ma un’altra cosa ho imparato: il grande valore dei voti religiosi, di cui prima non sapevo niente. Questi voti sono importanti per chiunque deve compiere una missione che porta, in maggiore o minore misura, fuori dalla vita ordinaria. Per questo ora, davanti a tutti voi, desidero qui emettere, come scelta personale e privata, i voti di povertà, castità e obbedienza, che mi consentano di adempiere nel modo più perfetto la mia missione tra i giovani. Vorrei anche aggiungere che sarebbe mio desiderio raccogliere intorno a me un gruppo di ragazze pronte a dedicarsi alla salvezza della gioventù, oggi tanto in pericolo. A loro non chiederei se non il voto di castità fino al matrimonio e di disponibilità a svolgere tutti i programmi che il Signore ci suggerirà. Ma mi chiederete: come possiamo salvare dalla rovina la nostra gioventù? Mostrando ai giovani che vale la pena di instaurare con la donna un rapporto diverso da quello oggi così ampiamente e sfacciatamente propagandato: un rapporto cioè non fondato sulla libertà sfrenata, ma, al contrario, sull’impegno costante per un amore eterno.
“Capite che si tratta ancora di un progetto appena abbozzato. Ma fin da ora vorrei invitare tutte le ragazze di buona volontà, qualsiasi sia la loro fede, ad aderire a questo progetto e a diffonderlo ovunque con coraggio e determinazione”.
“Un ultimo ringraziamento sento il dovere di esprimere alla famiglia Temple e alla famiglia Castelli, che sono state il misterioso e provvidenziale tramite che ci ha tutti riuniti qui ad Acquafredda, che è veramente ciò che deve essere: la casa di Dio!
“Oh, Charles! Che giorno felice per noi!”
Ciò dicendo uscì dal presbiterio e, con le lacrime agli occhi, abbracciò Charles che le era andato incontro, mentre un caloroso e irrefrenabile applauso si levava dall’assemblea dei fedeli.

Momento conviviale

Dopo la funzione, tutti i fedeli si radunarono nella sala conferenze del monastero, dove le monache avevano preparato un rinfresco. Nonostante l’ora tarda, nessuno mancò.
Charles e Edith furono subissati di abbracci, di auguri affettuosi, di complimenti a non finire da parte delle suore, dei familiari di Emma e di Charles, degli scout e anche dei vari fedeli che avevano partecipato alla cerimonia ed erano stati presi alla sprovvista da avvenimenti così inaspettati.
Alcune monache passavano e ripassavano tra la folla offrendo dolci e bevande, e anche un sorriso affettuoso e accogliente.
“Charles!” disse Emma abbracciandolo. “Non sai quanto sono felice! Sei stato bravissimo! Che belle cose hai detto! Se fosse vero che la Chiesa Anglicana si riunisse alla Chiesa Cattolica! Quante cose abbiamo in comune! E quante cose abbiamo da imparare l’una dall’altra!”
“Sai che prego tutti i giorni per questo!”
“Charles!” intervenne Nora, abbracciandolo a sua volta. “Mi hai fatto piangere! Quando ci hai ringraziati, e quando hai ricordato che da piccolo ti raccontavo le storie di Narnia, mi sono commossa fino alle lacrime! Quanti bei ricordi! E pensare che tante madri soffrono perché crescendo i figli si allontanano da loro e dalla fede! Il Signore ci ha benedetti! E di questi tempi! Non mi sembra vero!”
“Oh mamma! E’ tutto merito vostro! Ci avete dato tanto!”
Nel frattempo Vittoria e Margaret stavano riempiendo di abbracci e di felicitazioni Edith, quando si avvicinò a loro Francesca, accompagnata da una ragazza scout, e chiese a Margaret di farle da interprete per poter parlare con Edith.
“Certo, cara!” disse Margaret sorridendole.
“Edith!” disse Francesca. “Ti ho accompagnato con la preghiera per tutta la funzione e non sai quanto sono rimasta commossa dalle tue parole! Soprattutto quando hai detto che, anche se sei chiamata a lavorare tra i giovani, ti senti legata alla monache di Acquafredda, che non potresti lavorare senza di loro e che tornerai spesso a trovarle. E poi quando hai ricordato a tutti quanto hanno bisogno delle monache di clausura!
“Oh, Edith! Io non vedo l’ora di diventare benedettina ad Acquafredda! Purtroppo devo aspettare ancora un paio d’anni. Ma, come te, senza di loro non potrei vivere e appena posso scappo qua da loro. Già da ora, ma soprattutto quando sarò monaca, voglio che restiamo sempre unite! Tu a lavorare tra i giovani, e io a pregare per te e per loro e a tenervi sempre in contatto con Dio!”
Dopo che Margaret ebbe tradotto le parole di Francesca, Edith l’abbracciò commossa.
“Sì, cara! Non sai quanto ti invidio! Anch’io vorrei stare sempre qui con loro! Ma verrò spesso, appena avrò un po’ di tempo libero. e porterò anche i giovani a conoscerle e a pregare con loro. Non è giusto che i giovani non le conoscano! Non si mette la lampada sotto il moggio!”
“Grazie Edith! Ma ora ti devo presentare la mia amica Susanna, che vuole parlare con te”.
La ragazza scout si avvicinò con un po’ di timidezza e, sempre con l’aiuto di Margaret che faceva da interprete, disse a Edith:
“Edith, è il primo Natale cristiano che passo. Sono stata battezzata, ma non ho mai frequentato la chiesa fino ad ora. Non credevo proprio che il mio primo Natale cristiano sarebbe stato così incredibilmente bello ed emozionante! Devo ancora fare molta strada! Ma vorrei dirti che in qualche modo mi sono riconosciuta nelle tue parole e che… vorrei essere la prima del gruppo di ragazze che vuoi costituire. Anche se siamo lontane – ma oggi si comunica facilmente anche da lontano – e anche se il mio inglese è molto scarso. Ma mi impegnerò per migliorarlo, te lo prometto!”
Edith la guardò con stupore e riconoscenza.
“Veramente vuoi far parte del gruppo di cui ho parlato? Io pensavo che fosse soltanto un sogno irrealizzabile!”
“Sì, veramente! Per me non è un sogno irrealizzabile! E’ vero che i ragazzi di oggi sono poco affidabili, ma forse è un po’ anche colpa nostra. Se fossimo diverse, come dici tu, credo che molti di loro cambierebbero”.
“Quanto lo spero!”
“Allora possiamo scambiarci gli indirizzi e restare in contatto?”
“Ma certo, cara! Ecco: questo è il mio biglietto da visita con tutti gli indirizzi”.
“Allora ora ti scrivo i miei”.
Susanna prese dalla tasca un blocchetto e una penna e scrisse i suoi recapiti per Edith. Poi aggiunse:
“Un’altra cosa. Potresti pregare per una persona che mi ha fatto tanto del bene e che forse ora soffre un po’? Credo che non lo vedrò più, ma vorrei che tu pregassi per lui. Io non sono tanto brava in questo e devo ancora imparare tante cose!”
“Promesso!”
Era molto tardi quando finalmente i festeggiamenti si conclusero e tutti si ritirarono.
Alessandro e Silvia salirono nella loro stanza e rimasero per un po’ di tempo a parlare.
“Avresti mai creduto che avremmo passato un Natale come questo?” chiese Alessandro.
“Incredibile! La storia di Edith è stata come un fulmine a ciel sereno! Che ragazza straordinaria! E poi si dice male dei giovani di oggi! Ce ne sono e come di bravi!”
“Veramente! Io penso che d’ora in poi, se sei d’accordo, torneremo ogni anno a celebrare il Natale, e magari anche la Pasqua, ad Acquafredda. Il Natale celebrato nella dissipazione di Roma è insopportabile! A volte tutto si riduce a grandi mangiate!”
“Sì, caro! Sono d’accordo. Ma ora ti prego, andiamo a dormire! Non mi reggo più in piedi!”

Il nuovo sodalizio

“Pronto! Luca? Oh, finalmente! Non sai che Natale meraviglioso abbiamo passato! Ma tu non sapevi niente di Edith?.. Non sai che questa notte è entrata nella Chiesa Cattolica insieme a Charles, il fidanzato di Emma, la sorella di Vittoria, la mia compagna di scuola?.. Non ti aveva detto niente?.. Incredibile! E’ stata una sorpresa per tutti! Ma non ti dico che parole ha detto! Piangevamo tutti!.. Sì! Acquafredda è proprio un luogo benedetto! Ma tu come hai passato il Natale?.. Sei stato alla messa di mezzanotte?.. In cattedrale?.. E’ stato bello?.. Ma la immagino Londra a Natale!.. Molto mondana, certo, ma credo che sia anche molto bella e che si avverta sempre l’atmosfera del Natale… Oh, non sai quanto sento la tua mancanza! Oggi è una giornata bellissima! Intorno c’è la neve, ma non fa freddo e c’è un bel sole. E poi abbiamo avuto una bella messa a mezzogiorno con le monache che cantavano i canti di Natale! C’era tanta gente! Oh, Luca, mancavi solo tu!.. Quanto desidererei stare un po’ con te, passeggiare insieme a te, dirti e chiederti tante cose! Non mi stancherei mai!.. Quando vedo Charles e Emma insieme, sento un po’ di invidia. E’ vero che stanno lontani per tanto tempo e si incontrano soltanto in queste occasioni!.. Oh, Luca, dimmi che questi mesi passeranno presto! Io non faccio che aspettare la domenica per parlare un po’ con te!.. Sì! Hai ragione! E’ giusto così! Ma oggi è Natale e possiamo stare a parlare un po’ più a lungo!.. Io ora sto in giardino e mi immagino che tu stia qui, accanto a me e che passeggiamo insieme tenendoci sotto braccio… Oh, dolce amore mio! Vorrei abbracciarti forte forte e ripeterti mille volte che ti amo!.. Ma stanno venendo Vittoria e Margaret! Rientro in casa perché non voglio farmi sentire da loro!..”
Mentre Caterina, continuando a parlare con Luca al telefono, rientrava nella foresteria, Vittoria e Margaret, che erano andate a fare una passeggiata all’esterno, risalivano lungo il viale d’ingresso.
“Veramente domani dovete ripartire?” chiese Vittoria con aria scontenta.
“Purtroppo sì!” rispose Margaret.
“Perché non rimani, almeno fino all’Epifania?!”
“Non è proprio possibile! Non possiamo lasciare gli altri soli!”
“Ma lascia partire mamma e Charles, e tu rimani!”
“Come faccio! La vita non è una vacanza! Devo studiare, ho la scuola, ho tanto impegni…”
“Oh, Margaret! Quando potremo stare insieme senza doverci in continuazione separare? La vita moderna è crudele! Si passa il tempo a separarsi! Secondo me il simbolo della vita di oggi è il divorzio! Non solo gli sposi, ma tutti si separano! Si può essere felici così?!”
“Hai ragione! Ma per noi non è così! Non c’è nessun divorzio! Anche se siamo lontane, siamo sempre unite. E poi siamo sempre in contatto! In questo magari la vita moderna ci aiuta!”
“Non dico di no, ma è un’altra cosa! A volte penso che mi farò benedettina come Francesca! Almeno loro fanno il voto di stabilità e non si separano mai!”
“Se ti fai benedettina tu, mi ci faccio anch’io!”
“Ti immagini! Staremmo tutta la vita insieme, e per voto religioso!”
“Solo che come benedettina non ti ci vedo proprio!”
“Tu però saresti adatta!”
“Non dire scemenze! Ma invece sto pensando seriamente al gruppo di ragazze che vuole formare Edith. Non ti sembra che corrisponda proprio a quello che ci siamo impegnate a fare con il nostro giuramento?”
“E’ vero! Ci ha rubato l’idea!”
“Non mi dire che ti dispiace!”
“Oh, no! Assolutamente! Ne sono felicissima!”
“Dunque che ne dici? Aderiamo?”
“Direi proprio di sì!”
“Hai visto che già una ragazza ha chiesto di far parte del gruppo?”
“Sì! E’ una compagna di scuola di Francesca, che da un po’ di tempo ha fatto amicizia con lei e con Giulia, le frequenta tutti i giorni e ha incominciato anche lei a venire agli scout”.
“Dunque andiamo a dire a Edith che anche noi vogliamo far parte del gruppo?”
“Va bene! Ma secondo te cosa dovremmo fare? Ha detto Edith che ancora non c’è un progetto preciso”.
“Be’, intanto dobbiamo prendere l’impegno di castità fino al matrimonio. Ma questo era già scontato! E poi dobbiamo essere disponibili a seguire i progetti che il Signore ci suggerirà”.
“Insegnare ai ragazzi di oggi l’amore vero, fedele, eterno, puro! Non è un compito facile!”
“No, certo! Ma dobbiamo impegnarci, perché da questo dipende tutto!”
“E come potremmo fare?”
“Hai visto come Caterina è riuscita con Luca?”
“Sì! Veramente è da ammirare! Se tutte le ragazze si comportassero come le!”
“Vittoria! Noi abbiamo già fatto il nostro giuramento. Oggi è Natale e questa notte abbiamo assistito ad eventi meravigliosi e abbiamo ascoltato parole indimenticabili. Edith ci sta dando un bellissimo esempio con il lavoro che svolge a Erika House. Lo stesso possiamo dire di Dorothy e della fattoria di Oak Farm. Il Signore si è servito anche di noi per queste due realizzazioni. Ora ci troviamo in questo posto santo, che è stato il luogo di tante ispirazioni meravigliose. Tra poco le suore scenderanno in coro per l’ufficio. Certamente ci saranno anche Edith, Francesca e Caterina. Vogliamo andare anche noi e chiedere alle monache di farci entrare in coro a pregare con loro? Chiederemo al Signore che continui ad ispirarci per realizzare sempre meglio il nostro giuramento. Poi, dopo l’ufficio, diremo a Edith che siamo pronte ad unirci al suo gruppo, e magari inviteremo anche Caterina. Che ne dici?”
“Dico che è un’idea bellissima!”
In quel momento si udì squillare la campanella che invitava le monache in coro.
Senza aggiungere altro, Vittoria e Margaret si presero sotto braccio e si avviarono verso la chiesa. Sentivano che, sebbene il giorno dopo avrebbero dovuto separarsi, sarebbero state sempre unite e che presto, molto presto il Signore le avrebbe ricondotte insieme.
Come? Dove? Certamente presto lo sapremo!

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