EBOOK: Don Massimo Lapponi LA PROFETESSA sacra rappresentazione

scena unica

Personaggi

Giosia, re di Gerusalemme – tenore
Hulda, profetessa – soprano
Safàn, scriba – tenore
Chelkia, sommo sacerdote – basso
un araldo – tenore
operai del tempio
mogli degli operai
folle di fedeli

La scena rappresenta l’atrio del tempio di Gerusalemme, dove un folto gruppo di operai è intento ai lavori di manutenzione del fabbricato. Altri fedeli vagano per la scena. L’azione si svolge nell’anno 622 a.C.
Il testo è ispirato al secondo Libro dei Re, capitoli 22 e 23, con alcuni aggiustamenti scenici e testuali.

Coro degli operai del tempio:

Già molti oscuri giorni speso abbiam,
muti testimoni di esecrabili empietà.
Qui nel santo tempio del Signor
ebber cuore d’oltraggiar
la divina sua maestà
due crudeli ed empi re! O, tristo orror!

Giorni più sereni,
segno di clemenza,
ora a noi concede il ciel.
Il novello erede
dell’augusto trono
regger possa ognor
con un retto cuor
questo popol d’Israel!
Segni di bontà
egli già mostrò.
Su lui sempre vegli il ciel!

Entrano le mogli degli operao portando loro cibi e bevande.

Coro delle donne:

Nostri sposi, a voi portiamo
un sollievo nel lavor.
Alleviar con questi cibi
la fatica a voi vogliam.
Già da mesi in questo tempio
lavorate notte e dì.
Che il Signor vi ricompensi
per la vostra fedeltà
e rivolga su noi mesti
uno sguardo di bontà!

Coro degli operai del tempio:

Grati ai vostri doni,
nostre amate spose,
con voi ci volgiamo al ciel!
Dalle nostre colpe
storni Iddio lo sguardo
e dimostri ancor
alla sua città
l’infinita sua pietà!
Guidi il nostro re
sulle vie del ciel
a presidio d’Israel!

Coro delle donne:

O Signor, distogli il guardo
dalle nostre infedeltà!
L’empietà dei nostri padri
non volere a noi imputar!
Il sudor dei nostri sposi
possa l’ira tua placar!
Per l’onor della tua casa
hanno speso i loro dì.
Spenga il lor devoto ossequio
di tua collera l’ardor!

Coro degli operai del tempio:

Già molti oscuri giorni speso abbiam,
muti testimoni di esecrabili empietà.
Qui nel santo tempio del Signor
ebber cuore d’oltraggiar
la divina sua maestà
due crudeli ed empi re! O, tristo orror!

Entra lo scriba Safàn.

Safàn:

Il nostro clemente sovrano,
dal volto splendente e amabile,
qui di dirigermi
degnò d’ingiungermi
per incontrare il sacro pastor.
Un saggio regale disposto
io debbo al pastor trasmettere,
e a voi, fedeli sudditi,
degna il sovran concedere
del suo beniglo credito
l’alto favor,
e d’ogni cura l’onere a voi lasciar.

L’animo docile
del nostro re magnanimo
il ciel benevolo
possa a i suoi servi rendere!
Ciò che i nostri padri han seminato
grava ancor sui nostri cuori
quale orribile destin!
Quando questo popolo infedele
al suo Dio rinconciliato
tornerà con tutto il cuor?!

Or presto, chiamate il pastore,
ministro del Dio santissimo,
posto sull’inclito
tempio a presiedere:
oda da me il disposto del re!

rivolto agli operai:

L’offerte nel tempio elargite
da questo devoto popolo
per volontà del principe
a voi dovran devolversi,
ed ogni dono all’opere
possa servir
volte all’onore e al merito
del Dio del ciel.

Entra il sommo sacerdote Chelkia e si si avvicina a Safàn tenendo un grosso fascicolo di fogli in mano.

Chelkia:

Scendo nell’atrio del tempio ad accoglierti
benedetto del sovrano messaggero fedel.
Ho novità per il re da trasmettere,
che in questo tempio il sovrano Signor
volle all’indegno suo servo svelar.

Io già rinvenni in un buio cunicolo
del santo tempio del Dio d’Israel
arcane pagine
logore.
Erano i fogli di un libro antichissimo
ove era iscritta la legge del ciel.
Legge fatal!

Ecco, quei fogli t’affido e ti supplico,
saggio messo inviato dal pio re d’Israel:
non disprezzar queste carte fatidiche!
Esse contengono ciò che a Mosè
volle dettar la divina Maestrà.

In silenzio Safàn prende il fascicolo e rimane a lungo immerso nella lettura.

Safàn:

Arde il mio cuore dentro di me!
Di questo testo s’informi il re!

Safan esce precipitosamente.

Coro di tutto il popolo:

Quali severi moniti
contien l’arcan fascicolo
perché il pastore mostri il volto pallido?
Corre solerte il nunzio
ad informare il principe!
Lutti e sventure da noi storni il ciel!

Del cuor nell’intimo
noi sentivamo
che su noi incombeva l’ira del ciel!
Troppi mal commiser questo popolo e i suoi re!
Deh, c’impetri il pio sovran dal cielo pietà!

Quali severi moniti
contien l’arcan fascicolo
perché il pastore mostri il volto pallido?
Corre solerte il nunzio
ad informare il principe!
Lutti e sventure da noi storni il cielo!
C’impetri il pio sovran dal cielo pietà!

Entra un araldo seguito dal re con la sua corte.

Araldo:

Levatevi in piedi! Entra il vostro re!

Squilli di trombe.

Giosia:

Figli e fratelli, piangete con me!
Sopra noi tremenda incombe l’ira del Signor!
I nostri padri le leggi del ciel
han violato e irriso con orribile empietà!
Or da queste pagine che il tempio preservò
Dio ci parla e giudica la nostra infedeltà.

Abbia Iddio pietà di questo popolo infedel,
la sua giusta collera trattenga e voglia ancor
tempo a penitenza a questo popolo accordar
per le sue promesse che già un dì degnò concederci!

Questo augusto regno, o mio Signore,
lo depongo ai pie’ della tua gloriosa maestà!
O clemente Iddio! Trattieni il giusto tuo furor
e dall’estrema distruzione per la tua pietà preservaci!

O fratelli e figli, che potremo mai sperar
se non disponiamo il nostro cuor ad abbracciar,
con sincero amor e rinnovata fedeltà,
l’obbedienza al Dio del ciel nell’umiltà dell’anima?

Questo augusto regno, o mio Signore,
lo depongo ai pie’ della tua gloriosa maestà!
O clemente Iddio! Trattieni il giusto tuo furor
e dall’estrema distruzione per la tua pietà preservaci!

Questo mio pianto, o popol fedel,
muova il vostro cuor a fare ammenda d’ogni mal!
Forse il Signore dal ciel volgerà
alle nostre lacrime uno sguardo di pietà!
Il severo monito, deh, non risuoni invan
che per queste pagine discese a noi dal ciel!

Si riscuote.

Non v’è qualche profeta
dal cielo illuminato
che sveli a noi il voler del ciel?

Araldo:

O re, tu dèi sapere
che v’è in Gerusalemme
un’alma profetessa di sublime santità.
Ha d’Hulda il nome, a lei
più volte il ciel si rivelò.

Giosia:

Or dunque in questo misero rio tempo d’empietà
ci conservò l’Altissimo un segno di bontà!
Venga qui, allor, la profetessa!

Tutti attendono in silenzio, finché infine appare Hulda.

Hulda:

Parlando tra sé.

Vorrei fuggir dagli uomini
e solo in te raccogliermi,
in un divin silenzio
sol la tua voce udire
che mi rapisce in estatsi!
Già del mio cuor tra i palpiti
sentii di te l’anelito,
e del tuo dolce Spirito
l’anima
umile
udì la voce fervida
che l’invitava, docile,
a udir del ciel l’oracolo.

Ma quali accenti orribili
piovver dal Nume irato
su questo iniquo popolo!
Quali minacce dal ciel
su questa stirpe infedel!

Vorrei fuggir dagli uomini
e solo in te raccogliermi,
in un divin silenzio
sol la tua voce udire
che mi rapisce in estatsi!
Vorrei tacere e piangere,
offrir me stessa vittima,
mondar con le mie lacrime,
povere,
umili,
l’onta vorrei del popolo
ed implorar l’Altissimo
d’aver pietà dei miseri!

Si riscuote.

O re, non v’è più scampo!
La sorte è ormai segnata!
Le pene minacciate nella legge di Mosè
torranno strage e morte sopra questa ria città!
Il limite è già colmo,
il vaso ormai trabocca!
Incenso offerto avete a vuote e false deità,
le vostre man ricolme son di vili empietà!

Ma tu, o mio re, che l’animo
piegasti al Dio del cielo
e sommettesti l’umile
tuo cuore al tuo Signor,
congiunto coi tuoi avoli
in pace un dì sarai
e non vedrai la strage che cadrà su Israel.

Ma infin, non v’è più scampo!
La sorte è ormai segnata!
Le pene minacciate nella legge di Mosè
torranno strage e morte sopra questa ria città!
Stracciate pur le vesti,
copritevi di fango!
Del cielo ormai il decreto non potrete mutar!
Piangete senza fin la vostra sorte crudel!

In mezzo al popolo sgomento, Giosia si avanza con il viso triste, ma sereno.

Giosia:

Popol mio, al suol prostriamoci,
con grigia cenere copriamo il capo!
Possa questa ardente supplica
del ciel la collera ancor placare!
Ma se pur su noi colpevoli
il braccio vindice vorrà infierire,
oggi tutto il nostro popolo,
prono all’Altissimo, a lui si affidi,
e pronunci un sacro voto al ciel,
di mai più infranger le sue sante leggi!

Or da questo istante impongo
di bandir da questo regno
ogni segno di empietà!
Mai più il tempio profanar
dovrà il culto infame e immondo
d’Asèra e Baàl!
Prostituti sacri e maghi,
pargoli svenati
non vo’ più veder!
Via le stele sacre a Camos
che il re Salomone
non sdegnò d’offrir!

A quest’opra disponiamoci:
il tempio e gli animi a Dio rendiamo!
Quando infin con zelo assiduo
vergogne e infamie mondato avremo,
della Pasqua il dì fatidico
con cuori unanimi consacreremo
alla lode e al santo giubilo
tra i sacri stipiti di questo asilo,
e, al Signor levando gli animi,
alla sua grazia ci affideremo.

Coro di tutto il popolo:

Della nostra prostrazione
degni il cielo aver pietà!
Valga almen del santo principe
la nobile maestà!
Ricovrati tra le mura
del tuo tempio t’invochiam:
Signore, volgiti a pietà!
Non lasciare il tuo retaggio
preda all’ultima abiezione,
per l’immensa tua bontà!

Deh, ti ricorda d’Abramo, tuo servo,
delle promesse per la sua posterità!
Deh, non si accorci la forza del tuo braccio,
ma sia per noi difesa,
non sia sferza di castigo!
Deh, abbi, o Dio del cielo,
del tuo popol pietà!

Hulda:

Misero popolo, piangi i tuoi falli,
non con le labbra, ma nell’intimo del cuor!
Gli idoli falsi per sempre dèi fuggire,
le sante, dolci leggi del tuo Dio
dèi custodire!
Ritorna, o Sion, pentita
al tuo dolce Signor!

Si riscuote, presa da improvvisa ispirazione.

Ma cosa avviene in me?!
Ai miei occhi si svela un dì,
forse prossimo, forse ancor
negli arcani ascoso del Dio del ciel!
Quale gioia nel cuor!
Vedo una pia fanciulla
che vela con umiltà
un mistero d’amore immenso
che a noi infelici riserva il cielo fedel!
No, non smentisce Iddio
le sue pie promesse!
Sui nostri affanni già s’apre il ciel!

O, potessi io stessa
esser l’alma già scelta dal ciel
per portare la pace ai cuor!

O Signor, quando avverrà
ch’ogni carne ti vedrà,
ch’ogni orgoglio, ogni falsa empietà
svanirà quale neve al sol?!

O fanciulla soave, ove sei?
Perché ancora non vivi in me?

Stirpe eletta d’Israel,
deh, ritorna al tuo Signor!
In quel giorno il Signore verrà
nel silenzio, e in te scenderà!

Ma cosa avviene in me?!
Ai miei occhi si svela un dì,
forse prossimo, forse ancor
negli arcani ascoso del Dio del ciel!
Quale gioia nel cuor!
Vedo una pia fanciulla
che vela con umiltà
un mistero d’amore immenso
che a noi infelici riserva il cielo fedel!
No, non smentisce Iddio
le sue pie promesse!
Sui nostri affanni già s’apre il ciel!

F I N E

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