EBOOK: LA GIOIA CHE VINCE IL DOLORE romanzo di Don Massimo Lapponi

(ultimato il 21 dicembre 2015)

L’arrivo delle oblate

Francesca, Susanna e Giulia arrivarono ad Acquafredda poco prima di pranzo del Giovedì Santo. Avevano avuto qualche difficoltà ad ottenere dai genitori il permesso di andare, dato che erano tutte e tre impegnate con la preparazione agli esami di maturità. Ma le tre ragazze avevano fatto valere la circostanza che, in ogni caso, sarebbero dovute andare ad Acquafredda Lunedì dell’Angelo per il matrimonio di Caterina e Luca e di Emma e Charles e che non avrebbero perso tempo per lo studio, perché nell’ambiente tranquillo del monastero avrebbero potuto lavorare meglio alla redazione delle loro tesine di esame. Anzi, l’Abbadessa e Suor Bridget, anche se impegnatissime nelle funzioni e nelle preghiere della Settimana Santa, non avrebbero mancato di dare loro un aiuto prezioso.
Quest’ultima veramente – pensava Francesca mentre aspettava l’Abbadessa insieme alle sue compagne nel parlatorio del monastero – era un po’ una scusa. Difficilmente, infatti, in quei giorni le monache avrebbero potuto dedicarsi alle loro tesine. Ma i genitori avevano abboccato! E poi almeno lei il lavoro lo aveva quasi concluso, e certamente il clima spirituale del monastero avrebbe aiutato le sue compagne nel loro impegno di studio.
Che lavori interessanti stavano facendo! Susanna era impegnatissima con la poesia di Eliot, mentre Giulia si stava occupando dell’architettura dei cori monastici. Ma Francesca era soprattutto entusiasta della sua tesina: la missione dei benedettini inglesi in Germania nel secolo VIII e il ruolo di Santa Valpurga. Che grande santa era la sua protettrice! E pensare che era stata paradossalmente collegata con la stregoneria! E poi che figure eccezionali quelle di San Bonifacio, di Santa Lioba e di tutti gli altri loro compagni! Come avevano potuto l’Inghilterra e la Germania protestante rinnegare un passato così glorioso!?
Dopo qualche minuto di attesa, dall’altra parte della grata apparve, con il suo solito sorriso cordiale, la Madre Abbadessa.
“Diamo il benvenuto alle nostre care oblate!” esclamò.
“Grazie, Madre!” risposero le tre ragazze ad una voce. “Questa volta possiamo stare in clausura, vero?”
“Non solo per amore, ma anche per forza!” rispose l’Abbadessa ridendo. “Sabato la foresteria si riempirà dei membri della famiglia Temple, che vengono per il matrimonio. E ci saranno anche quei due ragazzi… Come si chiamano? Tonino e Guido, mi sembra”.
Susanna arrossì e Francesca abbassò gli occhi.
“Madre!” disse poi quest’ultima. “Poi vorrei parlare da sola con lei!”
“Senz’altro! Ma prima ditemi di voi: come va la preparazione agli esami?”
“Bene!” esclamò Susanna. “Spero che Suor Bridget trovi un po’ di tempo per aiutarmi con la mia tesina su Eliot”.
“Questo temo che sarà un po’ difficile! Ma vedremo! Forse Sabato Santo un po’ di tempo potrebbe trovarlo”.
“Però, Madre” intervenne Giulia, “la gioia della Pasqua e del matrimonio è offuscata da una brutta notizia, che certamente lei già sa: la Signora Baker sta molto male!”
Il viso dell’Abbadessa si rattristò.
“Sì!” disse. “Abbiamo ricevuto tutte le informazioni da Oak Farm. Purtroppo il male incurabile è stato diagnosticato troppo tardi e il decorso della malattia è rapidissimo. Siamo costernate e stiamo pregando tanto! Solo un miracolo potrebbe salvarla!”
“Vittoria” disse Giulia “è addoloratissima. Ma glielo dirà lei stessa quando verrà, lunedì”.
“Sì! Tra sabato e lunedì ci sarà molta confusione, e anche molto lavoro. Domenica verranno anche gli scout: penserà il comune a sistemarli. Ma siamo contente. Due matrimoni insieme, e tra ragazzi e ragazze così motivati, non è un avvenimento di tutti i giorni!
“Ma ora” aggiunse “voi due, Susanna e Giulia, andate in chiesa: Suor Maura vi farà entrare in clausura dal coro. Così io rimango un po’ con Francesca”.
Le due ragazze salutarono e, presi i loro bagagli, uscirono dal parlatorio.
“Allora!” disse l’Abbadessa appena rimase sola con Francesca. “Che cosa c’è?”
“Oh, Madre!” disse Francesca. “Non sa quanto desideri trovarmi finalmente tra voi e vestire il vostro abito! I ragazzi non riescono a capire la mia scelta! Come capisco Edith! Ma lei almeno, ora che ha fatto la velatio viriginum, può stare tranquilla! Indossa un abito sul quale non è possibile sbagliare! Si vede che è consacrata a Dio!”
L’Abbadessa sorrise.
“Ti capisco!” disse. “Ma abbi pazienza! Ancora qualche mese…”
“Sì, ma intanto mi devo difendere non so come! Quell’amico di Tonino, Guido, non fa che guardarmi!”
L’Abbadessa sorrise, trattenendo le parole che le venivano spontaneamente alle labbra: “Non mi sembra poi così strano!”
“Su, coraggio!” disse. “Sono cose inevitabili! Altrimenti come metti alla prova la tua vocazione!?”
“Oh, Madre! Non sa come mi sto appassionando alla vita di Santa Valpurga e alla missione benedettina inglese in Germania! E che grande santo è San Bonifacio! Vorrei essere come loro! Soltanto mi fa male dare un dispiacere a quel povero ragazzo!”
“Oh, su! Vedrai che gli passerà! Ne troverà un’altra! Intanto tu prega per lui. È la prima volta che viene, vero?”
“Sì! Tonino avrebbe voluto portarlo anche a Natale, ma lui non ne ha voluto sapere. Anche per Tonino è stato il primo Natale cristiano. Non le dico come è rimasto impressionato dell’atmosfera di Acquafredda! Non si stancava di ripetere che non avrebbe mai creduto che esistesse una cosa così bella! Per questo, poi, a forza di insistere, ha convinto Guido a venire con lui qui a Pasqua. Vede, Madre, come si può fare un’immensità di bene senza uscire dalla clausura!”
“Hai ragione, cara! Ora, dunque, sta’ serena e cerca di passare questi giorni nella preghiera e nel raccoglimento. Ma non trascurare la tua tesina! Ti ho già detto che esigo cento e lode!”

Un fervoroso Giovedì Santo

Nel pomeriggio dello stesso giorno, dopo la recita di nona, le ragazze si chiusero nella biblioteca del monastero e si immersero nello studio. Suor Bridget rimase con loro un po’ di tempo, ma ben presto vennero a chiamarla perché c’era bisogno di lei in chiesa per la preparazione della funzione.
La biblioteca del monastero era un luogo silenzioso e suggestivo, nel quale lo stesso mobilio antico e le migliaia di libri bene ordinati invitavano al raccoglimento e allo studio.
Francesca era soprattutto affascinata dai volumi settecenteschi rilegati in pergamena e non cessava di percorrerne le file leggendo attentamente i titoli. Ogni tanto ne prendeva uno e lo sfogliava con trepidazione. Quanta sapienza spirituale si trovava racchiusa tra quelle pagine, che nessuno ormai leggeva più!
“Non so perché” pensava, “ma i libri moderni mi attraggono molto meno!”
A un certo punto sussultò. Percorrendo una fila di libri “in-quarto”, aveva scorto sei volumi dal titolo: “L’anno benedettino. Vita dei santi dell’ordine di San Benedetto per tutti i giorni dell’anno”.
Prese il primo volume con mano tremante e lo sfogliò. L’autrice era una benedettina francese dell’Adorazione Perpetua del Seicento, Jacqueline de Blémur.
Non poteva mancare, al giorno 25 di febbraio, la biografia di Santa Valpurga! Francesca la lesse con trepidazione, pur essendole i fatti già noti. Poi passò a leggere altre biografie di santi benedettini, incantata dallo stile ingenuamente poetico dell’autrice.
Non si accorse neanche del passare del tempo, finché, poco prima delle sei, fu riscossa dalla campana che chiamava le monache in chiesa per l’inizio della funzione del Giovedì Santo.
Le tre ragazze uscirono dalla biblioteca e, dopo aver sostato per qualche minuto nelle loro celle, si affrettarono a scendere in chiesa.
Il sacro edifico era tutto illuminato e i banchi erano stipati di fedeli. Le ragazze si disposero in coro insieme alle monache e poco dopo il vicario del vescovo, Padre Giovanni, uscì dalla sagrestia, si avvicinò all’altare e diede inizio alla celebrazione.
Per Francesca le celebrazioni del Giovedì e del Venerdì Santo erano sempre momenti estremamente coinvolgenti. Le ricordavano le drammatiche giornate passate ad Acquafredda due anni prima, quando, dopo mesi di angoscia, le parole dell’Abbadessa l’avevano liberata dal suo incubo e nel suo cuore era spuntata la vocazione alla vita benedettina. Se il ricordo di quella messa del Giovedì Santo aveva un tono in parte doloroso, perché ella non aveva potuto accostarsi, come gli altri, alla comunione, al contrario il ricordo della funzione del Venerdì Santo e di tutta quell’austera giornata, sebbene vi si commemorasse la tragedia del Calvario, irradiava nella sua anima la più pura gioia, fusa in un solo slancio d’amore verso il Crocifisso che le offriva, con le sue braccia aperte, tutto il suo cuore.
Ma il mistico afflato amoroso del sangue redentore di Cristo si irradiava già nella messa di commemorazione della cena del Signore, e Francesca, insieme alle sua compagne, partecipò con viva commozione agli eloquenti riti della lavanda dei piedi, della processione eucaristica e della reposizione del sacramento nell’altare meravigliosamente adornato dalle monche in onore del loro Sposo divino.
Finita la cerimonia, le ragazze si diedero un turno di adorazione, insieme alla comunità monastica, fino alla mezzanotte. Dalle nove alle dieci toccò a Susanna, dalle dieci alle undici a Giulia e dalle undici a mezzanotte a Francesca.
Consumata in silenzio la cena insieme alle monache, Francesca e Giulia si ritirarono nelle loro celle, mentre Susanna scendeva in chiesa per l’adorazione.
Soltanto l’altare, abbondantemente adornato di fiori, era illuminato da lampade e candele, mentre la chiesa e il coro erano in penombra. Nei banchi c’erano pochi fedeli in preghiera silenziosa e inginocchiata al centro del coro c’era una monaca rivestita della cocolla, nello stesso tempo ieratica e quasi materna, grazie alle sue pieghe morbide, ampie ed armoniose.
Susanna si inginocchiò in silenzio in un lato del coro e rimase assorta in meditazione.
Quante cose le ritornavano alla mente degli avvenimenti degli ultimi mesi! Le sembrava che il Professor Mondelli, pur scegliendo di allontanarsi da lei per non correre il rischio di comprometterla, le fosse stato sempre vicino con il suo amore disinteressato e l’avesse condotta per mano, prima all’amicizia con Giulia e Francesca, poi alla fede e alla pratica della vita cristiana, poi ad Acquafredda, all’incontro con Edith e alla creazione delle nuove oblate, e infine al suo incontro con Tonino. E tutto si era svolto tra due composizioni musicali di Mondelli: la prima, il “Canto di dolore”, in cui egli esprimeva il suo amore per lei, e la seconda il commento musicale alla poesia di Eliot che aveva portato Tonino alla fede e ad ambedue al reciproco amore.
Non era tutto questo estremamente misterioso, e non suggeriva che le vere cause del destino di ognuno sono nascoste in un mondo interiore al quale troppo spesso non facciamo attenzione?
Pensando a queste cose in una sorta di intimo colloquio personale con Gesù presente nel sacramento solennemente adornato, Susanna trascorse la sua ora di adorazione senza quasi accorgersi del tempo che passava.
Alle dieci venne Giulia a darle il cambio, e Susanna si ritirò nella sua cella.
Anche per Giulia gli ultimi due anni erano stati densi di avvenimenti drammatici e determinanti. Prima il coinvolgimento nella faccenda della magia, poi l’intervento salvatore di Vittoria e la sua riconciliazione con il padre, poi l’esperienza degli scout e il risvegliarsi della fede, poi il suo fidanzamento con Stefano… Che ricordo indimenticabile la gioiosa sorpresa di quel giorno, quando Stefano era andato a prenderla a scuola e, quasi con timidezza, mentre la accompagnava a casa, le aveva dichiarato il suo amore! Non le era sembrato vero! Come! Dopo aver visto quanto fosse stupida e immatura, come poteva fidarsi di lei? Ma invece egli si era fidato! E, anzi, subito era voluto salire in casa con lei per dare la notizia a suo padre! E il Dottor Biancucci era stato così contento che non stava più in sé dalla gioia!
Cosa altro poteva fare ora, se non gettarsi ai piedi di Gesù per ringraziarlo senza fine di averla riempita di tante grazie immeritate! Piuttosto, avrebbe meritato di fare la fine di tante altre ragazze, meno fortunate di lei, che avevano imboccato irresponsabilmente la strada della rovina!
“Ma non è giusto che mi compiaccia di me stessa!” pensò. “Signore! Ora è mio dovere fare tutto quello che posso per aiutare le altre ragazze e gli altri giovani a camminare sulla strada giusta, o a ritrovarla, se l’hanno perduta! Per questo voglio impegnarmi anima e corpo nel lavoro delle nuove oblate! So che anche questo lavoro sui cori monastici e sul mobilio delle abitazioni è prezioso! Ma quanto c’è da fare per tutte noi! Aiutaci tu, Signore! Non ci lasciare mai!”
Verso le undici venne Francesca a darle il cambio e Giulia si ritirò in silenzio.

La giornata più solenne dell’anno

Tra il suo turno di adorazione, giovedì notte, e la giornata del Venerdì Santo, Francesca passò molte ore in raccoglimento e meditazione. Susanna e Giulia si dedicarono più allo studio, sia perché, al contrario di Francesca, erano ancora indietro con la redazione delle loro tesine, sia perché erano meno abituate della loro compagna alla meditazione e alla preghiera.
Mentre, in un momento di riposo, sostava seduta su una panchina nel giardino antistante il monastero, Francesca rifletteva a quanto fosse importante imparare a riflettere e a dedicarsi lungamente alla meditazione.
“Se non ci fosse questo” pensava, “quanto tempo passeremmo con la mente a vagare senza scopo in mille pensieri inutili! È un dovere, ma anche un vantaggio, usare al meglio le occasioni che abbiamo di approfondire i nostri pensieri con la meditazione e la preghiera! Come cambia il nostro modo di capire e di conoscere, e quindi anche il nostro modo di agire, quando a poco a poco impariamo a vedere le cose in una luce più profonda! Non è la stessa cosa semplicemente studiare! Certo, alcuni tipi di studio e di lettura aiutano molto, ma c’è sempre bisogno di un’ispirazione personale per immedesimarsi nelle realtà della vita e della fede, ed essa non si ottiene senza lungo tempo passato nel silenzio e nella preghiera.
“E poi ci sono dei tempi, nella vita di tutti noi, in cui, se non c’è il gusto della meditazione, si finisce per impazzire. Penso con angoscia a quanti giacciono abbandonati in ospedale, o anche in casa, per ore, per giorni, per anni interi! Se sapessero quale arricchimento continuo è, ad esempio, la recita del rosario! Invece se ne stanno lì a rimuginare chissà che cosa dei loro ricordi o dei loro desideri! Certo, oggi c’è spesso la televisione per distrarli! Ma per distrarli da che cosa? Da se stessi? Se almeno approfittassero di qualche bel programma per rientrare in se stessi e conoscersi meglio, e conoscere meglio il mondo!
“Per fortuna in una giornata come questa tutto aiuta alla meditazione! Anche nel mondo tutto un po’ si arresta per lasciare spazio al pensiero della Passione. Qui, poi, ci sono un’infinità di richiami, nelle immagini, negli abiti, nel mobilio, nel silenzio, nelle preghiere, soprattutto nella liturgia del Venerdì Santo!
“Vorrei penetrare, con uno schermo magico, negli ospedali, nelle prigioni, nelle camere degli anziani abbandonati, perché tutti partecipassero alla liturgia della Passione! Vorrei insegnare ai più miserabili e soli a riempire la loro solitudine con la presenza viva di Dio, di Cristo, di Maria, dei santi!..
“Ma noi, intanto, dobbiamo dare il buon esempio! Dobbiamo far sentire, con la nostra vita, che esiste una ricchezza spirituale che si oppone alla dissipazione così universalmente diffusa! Sì! La dissipazione deve arrestarsi sulla soglia di questo luogo, e gli uomini devono saperlo! Devono potersi ritrovare venendo qui! Ma devono venire qui!
“Tra domani e lunedì verranno qui tante persone! Perché proprio qui e chi le ha portate? Anche questo è un mistero! È tutto un intreccio del destino che non riusciamo a capire! Ma intanto Dio ha disposto che decine di persone vengano qui e che assaporino la sua presenza per alcune ore, che poi non potranno mai più dimenticare! E grazie a loro ne verranno altri, e altri ancora!
“Ecco! Una delle missioni delle nuove oblate sarà di portare qui tante persone, soprattutto tanti giovani, come Tonino o come Guido, che non hanno mai sentito parlare seriamente di Dio e della sua presenza nel mondo! E soprattutto che non l’hanno mia avvertita!
“Ma ormai è ora della funzione!”
Francesca si alzò e raggiunse le monache e le sue compagne in coro.
Tutte rimasero inginocchiate in silenziosa preghiera e poco dopo Padre Giovanni incominciò la funzione del Venerdì Santo.
C’era meno gente del giorno precedente: segno che la commemorazione dell’ultima cena attraeva di più i fedeli, o anche gli altri, mentre l’austerità della Passione incuteva un certo timore e forse faceva temere pesantezza e noia.
Ma le ragazze non si annoiarono, e invece, anzi, gustarono vivamente i riti espressivi, i bei canti delle monache, la lettura a tre voci della Passione e la predica commossa di Padre Giovanni.
Finita la funzione, ci fu un intervallo in cui le ragazze stettero un po’ insieme a commentare le emozioni della giornata. Poi, dopo una cena sobria e silenziosa, si riunirono insieme alla comunità nella sala di ricreazione, dove, sistemate comodamente su sedie e poltrone, seguirono, in televisione, la Via Crucis del papa al Colosseo.
Quando, infine, si ritirarono nelle loro stanze, le ragazze si sentivano stanche, ma profondamente commosse per il vivo ricordo dei misteri della Passione stampati nel loro animo dalle solenni celebrazioni, e, nello stesso tempo, piene di trepida attesa, sia per l’imminente festa di Pasqua, sia per l’arrivo, ormai prossimo, di tanti loro amici ed amiche nell’occasione immensamente gioiosa del matrimonio di Emma e Charles e di Caterina e Luca.

Ospiti in foresteria

“Mi dispiace di non poterti aiutare per la tesina” disse Suor Bridget a Susanna, “ma la foresteria è piena di inglesi che hanno bisogno di tutto e io devo stare a loro disposizione”.
“Non si preoccupi, Suor Bridget!” rispose Susanna sorridendo. “Ma senta: con gli inglesi c’è anche Edith?”
“No! Edith arriverà domani sera. Preferisce assistere alla veglia pasquale a Londra, con la speranza di condurre con sé anche gli ospiti di Erika House. Ma ci sono tutti i Temple con alcuni loro parenti e amici. I due ragazzi di Roma hanno dovuto sistemarsi nella stessa stanza, perché altrimenti non c’era posto”.
“Sono già arrivati anche loro?”
“Sì! Anzi, Tonino mi ha chiesto subito di te. È meglio che vai in foresteria a salutarlo”.
“Grazie! Vado subito!”
Susanna si precipitò in chiesa a da lì passò nella foresteria.
Vi era un viavai di persone che portavano bagagli e si sistemavano nelle stanze discorrendo tra loro in inglese. Susanna riconobbe la Signora Nora, la salutò cordialmente e passò oltre alla ricerca di Tonino. Finalmente lo vide dentro una stanza aperta del primo piano insieme a Guido, mentre sistemavano allegramente le loro cose.
“Ma in che posto mi hai portato!” stava dicendo Guido.
“E il bello deve ancora venire!” disse Susanna entrando nella stanza.
“Susanna!” esclamò Tonino voltandosi verso la ragazza e abbracciandola.
“Ciao amore!” rispose Susanna sorridendogli affettuosamente. “Allora! Sei riuscito a portare anche Guido, finalmente!”
“Fino all’ultimo momento non voleva venire!”
“Ormai mi avete accalappiato!” esclamò Guido ridendo. “Chi l’avrebbe detto che mi sarei fatto trascinare in un monastero!”
“Vedrai che non te ne pentirai!” disse Susanna. “Hai visto che posto? Ma devi ancora vedere la chiesa ed assistere alla preghiera della monache. E poi questi sono giorni speciali. Non vi dico che cosa sono state le funzioni di ieri e dell’altro ieri! Ma siete in tempo per assistere alla veglia pasquale”.
“Che bella prospettiva!” disse Guido con ironia.
“Su, non fare il cinico!” intervenne Tonino. “Vedrai, invece, che sarà bellissima! Io non avrei mai creduto che la veglia di Natale fosse così straordinaria. Sono rimasto a bocca aperta! Naturalmente rispetto ad una parrocchia di Roma, qui è tutto diverso!”
“Mah! Staremo a vedere!”
“Ne riparleremo domani!” intervenne Susanna. “Ma adesso è quasi ora della preghiera, e poi c’è il pranzo. Se volete, potete scendere in chiesa ed assistere alla preghiera. Dura pochi minuti. Poi, però, dovete andare nel parlatorio grande per mangiare insieme agli inglesi. Io in questi giorni mangio in clausura con le suore, Giulia e Francesca”.
Appena sentì il nome di Francesca, Guido ebbe un sussulto, ma subito si riprese e cercò di nascondere il suo turbamento.
“Mi dispiace un po’!” disse Tonino. “Ma giustamente sono giorni speciali, specialmente per voi oblate! Vuol dire che ci vedremo nel pomeriggio”.
“Senz’altro! Ma dopo una cert’ora saremo occupate per la preparazione della funzione della notte. E poi ricordati che ho preso l’impegno, con i miei genitori, di dedicarmi alla preparazione degli esami”.
“E su! A Pasqua!”
“Senti, basta! Adesso se volete, venite in Chiesa. Poi ci vediamo dopo le tre, appena abbiamo finito l’altra preghiera”.
“Mamma mia! Quante preghiere!” esclamò in tono scherzoso Guido.
“Sempre troppo poche!” disse Susanna.
“Aveva ragione Gianfranca a dire che sei una baciapile!”
Tutti risero e Susanna si avviò verso la chiesa seguita dai due ragazzi.
Giunti nella chiesa, Susanna fece loro segno di fare silenzio e li fece accomodare in un banco. Poi raggiunse il coro, dove le monache e le altre due ragazze si stavano radunando, e Suor Maura la fece entrare.
Susanna si inginocchiò accanto a Francesca e Giulia e per qualche istante tutte rimasero immobili in silenzio. Poi l’Abbadessa suonò il campanello, tutte si alzarono in piedi e una monaca intonò il versetto iniziale dell’ufficiatura. Le altre si unirono all’invocazione iniziale e per qualche minuto i due ragazzi udirono la voce squillante delle monache e delle ragazze ritmare i salmi su una nota elevata. Infine, con l’orazione e la benedizione conclusiva, la preghiera terminò e tutte si inginocchiarono e rimasero immobili in silenzio per alcuni istanti, finché, al segno dell’Abbadessa, tutte si alzarono e uscirono ordinatamente dal coro facendo l’inchino all’altare.
“Non è impressionante?” chiese Tonino.
“Sì!..” rispose Guido con imbarazzo. Durante tutto il tempo della preghiera il suo sguardo era rimasto fisso su Francesca e ora doveva riconoscere che ciò che maggiormente lo attirava in lei era proprio quella inconfondibile aria di sincera e profonda devozione che era una sua esclusiva prerogativa e che nel tempo della preghiera appariva in piena luce.
“Ma” aggiunse “bisogna farci un po’ l’abitudine! Non sono cose che si vedono tutti i giorni!”
“Vedrai che ti ci abituerai presto! Ma ora andiamo! Tra poco sarà servito il pranzo!”

Ore di attesa

“Avevi ragione!” disse Thomas durante il pranzo alla moglie. “Questo posto è davvero straordinario! E poi quanta grazia hanno queste suore e come cucinano bene!”
“E soprattutto pregano bene!” rispose Nora. “Lo vedrai tu stesso questa sera in chiesa”.
“Charles a quest’ora sarà a pranzo con Emma e la sua famiglia. Più tardi proveremo a chiamarlo. Secondo il programma, domani ci raggiungerà qui”.
“Sì! Dicono che per ventiquattr’ore prima del matrimonio gli sposi non devono vedersi!”
“Ahahah! Che bella idea! Tanto poi hanno tutto il tempo di rifarsi!”
“Anche troppo!”
“Che vorresti dire?”
Nora scoppiò a ridere e, accarezzando il marito sulla spalla. aggiunse:
“Niente, niente! Si fa per dire!”
Alla fine del pranzo, mentre una suora passava il caffè, Thomas si alzò e disse.
“Cari amici! Per prima cosa ringraziamo le suore per la loro gentilissima e graditissima accoglienza…”
Seguirono applausi ed esclamazioni di “grazie!”, “bravo!”, “God bless you!” e altre espressioni di ringraziamento e di augurio.
“Poi” proseguì Thomas, “chi vuole nel pomeriggio può fare una passeggiata nei dintorni. Cesare e Loredana sono a disposizione, con le loro automobili, per chi vuole andare a vedere Arezzo o Camaldoli o altri luoghi vicini. Ci ritroveremo qui per la cena alle sette e mezzo, e poi tutti siete invitati a partecipare alla veglia pasquale, che incomincerà verso le undici. Ora, dunque, andiamo e permettiamo, così, alle care suore di riordinare”.
Tutti si alzarono, rinnovando i loro ringraziamenti alla suora che serviva, e a poco a poco si dispersero in varie direzioni.
Nel giardino del monastero si ritrovarono insieme Thomas, Nora, Henry e Lucy.
“Margaret è a Roma con Vittoria?” chiese Lucy.
“E dove vuoi che sia?” rispose Nora scuotendo il capo con un sorriso.
Lucy rise divertita.
“Sono proprio simpatiche quelle due!” esclamò. “Adesso, poi, stanno già pensando al loro matrimonio!”
“Mah!” esclamò Thomas scuotendo il capo. “Non so proprio che cosa dire!”
“Ma, a proposito!” riprese Lucy rivolgendosi a Henry. “Non dovremmo pensare anche al nostro? E, anzi, perché non ci sposiamo qua anche noi?”
“Che fretta!” rispose Henry sorridendo.
“Che fretta! Tu sei il maggiore e ti fai superare dai più piccoli!”
Henry scosse il capo sorridendo senza dire niente.
“A me sembra” insistette Lucy “che Margaret e Vittoria abbiano pienamente ragione! Non c’è nessuna ragione di rimandare i matrimoni!”
“Oh, senti!” intervenne Nora. “Ne parliamo un’altra volta! Ora proviamo a telefonare a Charles”.
Thomas prese il cellulare e compose il numero.
“Hello! Charles! Come va? Tutto bene?”
“Sì, benissimo, papà! Sai già come si sta bene con Emma e con la sua famiglia!”
“Hai ragione! Sei emozionato?”
“Me lo chiedi?!”
“Ti capisco! Ma ora ti passo mamma!”
Nora prese il cellulare, lo accostò all’orecchio e disse con visibile emozione:
“Charles! Allora! Come sta Emma?”
“Non me lo chiedere! Siamo tutti e due felicissimi! Non ti so dire come è bella Emma in questi giorni!”
“Oh, me lo immagino! Ma lo è sempre! E che fanno quelle due birbanti?!”
“Margaret e Vittoria? Sempre le solite! Ma anche loro sono molto care!”
“Mi raccomando! Sta’ tranquillo! Domani mattina ti aspettiamo!”
“Sì, certo!”
“Che farete questa notte?”
“Andremo alla veglia pasquale in parrocchia, da Don Franco”.
“Qui, come al solito, sarà eccezionale!”
“Non ne dubito! Ma anche qui sarà bello! Ci saranno gli scout, che poi domani verranno anche loro ad Acquafredda. Non possono mancare lunedì!”
“Naturalmente! Domani sera verrà anche Edith. L’ho sentita questa mattina. Purtroppo non ci sono buone notizie sulla Signora Baker”.
“Lo so! Vittoria e Margaret sono sempre in contatto con Dorothy”.
“Senti! Mi raccomando! Salutami tanto Silvia! E anche gli altri, naturalmente!”
“Non dubitare! Ma tanto verranno tutti ad Acquafredda lunedì mattina”.
“Anche Henry e Lucy ti salutano!”
“Grazie! Di’ che poi tocca a loro!”
“Ahahahah! Sì, certo! Ma sai Henry come è calmo!”
“Un po’ troppo per i miei gusti!”
“Ve bene! Allora ci sentiamo più tardi!”
“Sì, grazie! A più tardi!”
Nora restituì il cellulare al marito e disse guardando Lucy con un sorriso divertito:
“Hai un alleato: Charles!”

Una suggestiva celebrazione

Dopo aver assistito all’officiatura dell’ora Nona, Tonino e Guido si erano incontrati con Susanna e Giulia nel giardino del monastero, mentre Francesca aveva preferito rimanere in clausura con le monache.
Erano stati un’oretta insieme, poi le ragazze erano rientrate per aiutare le monache a preparare la funzione della notte.
Tonino era stato felicissimo di incontrare Susanna e aveva ottenuto da lei la promessa che dopo cena, in attesa della funzione, si sarebbero ritrovati da soli nel parlatorio minore del monastero.
Ancora non gli sembrava vero che una ragazza straordinaria come Susanna avesse accettato senza problemi di fidanzarsi con lui. Anche in questo ella aveva mostrano una spontaneità meravigliosa, che faceva apparire in una luce semplice e naturale, quasi ovvia, la sua stessa fede religiosa.
Anche Tonino ormai era entrato pienamente nell’avventura della fede, e si può dire che la scoperta dell’amore per Susanna e il risveglio della fede fossero state per lui quasi un’unica cosa.
Guido, invece, era ancora combattuto tra la sorpresa per un mondo che si stava a poco a poco rivelando al suo sguardo perplesso e i pregiudizi propri dei giovani della sua età. Doveva riconoscere, però, che ragazze come Susanna, Giulia e soprattutto Francesca avevano qualche cosa di non comune. E ciò che le distingueva non era un segreto: credevano che il fondamento di tutte le cose belle della vita fosse in Dio e che Dio si fosse manifestato in modo speciale in Cristo, nella Madonna, nei santi, nella Chiesa. Per questo, invece di cercare la felicità nei piaceri a buon mercato, la cercavano sacrificando la parte più sensuale di se stesse per esaltare la loro parte più spirituale, e di fatto più umana.
Era una formula molto semplice, e in fondo convincente, anche se agli occhi di Guido essa sembrava un po’ troppo impegnativa. Soprattutto avrebbe preferito che Francesca fosse più come Susanna che come le monache di Acquafredda.
“Però” pensava “devo ammettere che, se fosse diversa, non sarebbe più lei, e allora forse non mi piacerebbe così tanto! Che mistero è questo? Una ragazza, per valere di più, deve salire così in alto da diventare inafferrabile! Direi quasi che non vale!”
Tra queste perplessità trascorse il pomeriggio insieme a Tonino, parlando con lui di mille cose, e ovviamente anche di problemi religiosi, ma senza accennare alla sua attrattiva per Francesca. Tonino, da parte sua, per delicatezza, faceva finta di ignorare questa circostanza, di cui però si era accorto da molto tempo.
Alle sette e mezzo si ritrovarono per la cena insieme agli ospiti inglesi nel parlatorio grande.
La tavola era adornata con tovaglia e salviettini ricamati a mano con simboli pasquali e illuminata da numerose candele. Tutti gradirono molto l’accogliente ed eloquente apparato, avvalorato poi dalla squisitezza dei cibi.
“Queste suorine” esclamò Lucy “sono deliziose! Quasi quasi, se Henry non si decide presto al matrimonio, mi faccio suora anch’io!”
Tutti risero della battuta della ragazza e Henry disse, allargando le braccia in segno di resa:
“Insomma! Bisogna proprio che mi decida!”
Altre risate da parte degli inglesi, mentre Guido, che non aveva capito niente, disse a Tonino:
“Ti auguro che le nuove oblate, una volta sposate, seguano questi esempi!”
“Ci puoi contare!” rispose Tonino ridendo compiaciuto.
La cena andò avanti allegramente. Poi gli ospiti si ritirarono per riposarsi in attesa della funzione. Tonino raggiunse Susanna nel parlatorio minore e Guido si ritirò in camera sua.
Poco prima delle undici tutti si raccolsero nella chiesa, che ben presto si riempì di fedeli.
All’ora stabilita tutti i presenti furono invitati ad uscire dalla chiesa e si radunarono nello spazio antistante. Le luci della chiesa furono tutte spente, mentre il sacerdote usciva all’esterno accompagnato da un diacono, che sosteneva il cero pasquale, e da un accolito.
Fu acceso il fuoco nel bracere e la suggestiva funzione incominciò.
Il sacerdote pronunciò le preghiere di rito, poi accese il cero pasquale attingendo il fuoco dal bracere e si avviò verso la chiesa preceduto dal diacono con il cero pasquale e seguito dai fedeli.
Giunto sulla soglia della chiesa il diacono sollevò leggermente il cero e declamò su due note di altezza media:
“Lumen Christi!”
I fedeli risposero sullo stesso tono:
“Deo gratias!”
I fedeli accesero al cero pasquale le candeline che portavano in mano e la processione riprese fino a circa metà della navata. Qui il diacono si fermò, sollevò più di prima il cero e cantò ancora su un tono poco più elevato:
“Lumen Christi!”
Ancora i fedeli risposero:
“Deo gratias!”
Si accesero alcune luci della chiesa, mentre la processione riprendeva, finché il diacono si arrestò in prossimità dell’altare. Qui sollevò molto in alto il cero e cantò con un tono elevato e con voce squillante:
“Lumen Christi!”
Al momento della risposta dei fedeli: “Deo gratias”, tutte le luci della chiesa si accesero e i fedeli si disposero nei banchi con le candele accese.
Il diacono pose il cero pasquale su un piedistallo, lo incensò, poi salì sull’ambone e cantò con voce solenne il lungo Preconio Pasquale.
Tanto gli inglesi, quanto Tonino e Guido rimasero a bocca aperta di fronte ad una cerimonia per loro nuova, del tutto inaspettata ed immensamente suggestiva.
Poi tutti si sedettero e spensero le candele, e incominciò la declamazione delle letture bibliche. I lettori si alternavano sull’ambone e leggevano ognuno una lettura dell’Antico Testamento, seguita da un salmo responsoriale e dalla preghiera del sacerdote. La lettura del passaggio del Mar Rosso, tratta dal libro dell’Esodo, seguita, a modo di salmo responsoriale, dal cantico di Mosè, fu particolarmente coinvolgente.
Alle ultime tre letture si alternarono, uscendo dal coro, Susanna, Giulia e Francesca.
Francesca fu l’ultima. Lesse il testo biblico e il salmo con grande espressione e concentrazione. Poi rimase immobile, mentre tutti si alzavano in piedi per la preghiera del sacerdote e l’accolito accendeva le candele dell’altare.
Improvvisamente il suo viso si illuminò di un sorriso celestiale, mentre l’organo risuonava di solenni accordi, le campane squillavano a festa e le monache intonavano il canto del “Gloria”.
Gli inglesi si guardarono tra loro sbarrando tanto d’occhi, mentre Guido rimase come estasiato a contemplare il viso trasfigurato di Francesca.
Non poté mai dimenticare quel momento.
Per tutto il resto della funzione, il giovane si sentì trasportato come per incanto nel cuore dei misteri pasquali. Gli sembrava quasi di vederli svolgersi sotto i suoi occhi attraverso il velo trasparente delle celebrazioni liturgiche.
Finita la funzione, dopo aver scambiato gli auguri con gli altri ospiti, mormorò a Tonino di non aspettarlo, perché avrebbe tardato un po’ a ritirarsi in camera. Poi uscì in giardino e rimase a lungo in silenzio a contemplare il cielo stellato.
Tra quelle stelle gli sembrava di vedere ancora il viso di Francesca illuminato dalla gioia sublime della resurrezione, circondato dall’esplosione degli accordi celestiali dell’organo, dallo squillo delle campane e dal canto del “Gloria” pasquale.
Si ritirò tardi a dormire e per tutta la notte sognò Francesca che cantava il “Gloria” insieme alle monache con il viso sorridente e lo sguardo rivolto al cielo.

Le emozioni del giorno di Pasqua

La mattina dopo gli ospiti si alzarono un po’ più tardi del solito e, scendendo nel parlatorio grande, trovarono una colazione abbondante rallegrata da gustosi dolci pasquali. Tutti fecero molta festa soprattutto agli agnellini di pasta di mandorla con la bandiera della resurrezione, opera di una monaca di origine siciliana.
L’animazione della mattina di Pasqua crebbe verso le undici, quando in foresteria si presentò Charles, il promesso sposo.
Tutti gli furono intorno per salutarlo, abbracciarlo, consegnargli i loro regali ed esprimergli i loro complimenti ed auguri.
Ma ben presto la maggior parte degli ospiti sciamarono nel giardino, desiderosi di gustare la giornata primaverile e di assistere ancora ai canti pasquali delle monache alla messa di mezzogiorno.
Tonino trovò un po’ di tempo per intrattenersi con Susanna, mentre Guido rimase solo a vagare lungo il viale che conduceva alla strada provinciale. A mezzogiorno erano tutti e due in chiesa.
La navata era stipata di fedeli, che volentieri accorrevano al monastero in occasione delle grandi solennità, sia per la bellezza del luogo, sia per il decoro della liturgia curata dalla comunità monastica.
Susanna, Francesca e Giulia si alternarono all’ambone per le letture, e ciò rese particolarmente gradita ai due giovani la celebrazione pasquale.
Finita la messa, dopo un breve intervallo, tutti si radunarono di nuovo nel parlatorio per il pranzo.
Questa volta Susanna inaspettatamente scese a pranzare con gli ospiti e sedette accanto a Tonino, il quale, colto di sorpresa, sprizzava gioia da tutti i pori.
“Quando si dice: felice come una Pasqua!” pensò Guido sorridendo – anche se sentiva dolorosamente la mancanza di Francesca.
Ma Susanna non riservò le sue attenzioni soltanto a Tonino. Fu, invece, molto cordiale e loquace con Guido e fece di tutto per metterlo a suo agio.
Anch’ella, infatti, aveva capito benissimo l’attrattiva che il giovane provava verso Francesca e, comprendendo la sua sofferenza, cercava in tutti i modi di distrarlo e di non fargli pesare la solitudine.
“Allora!” gli chiese. “Che ne dici di Acquafredda e delle funzioni pasquali?”
“Devo confessare che è stata un’esperienza indimenticabile e che sarebbe stata una vera sciocchezza da parte mia perdere questa occasione!”
“Ma non è finita qui! Si può dire che fino a ieri sera si è stati in silenzio e in raccoglimento, ma tra oggi e domani ci sarà un mare di gente e sarà tutta una gran festa!”
“Forse” disse Guido perplesso “era meglio il silenzio e il raccoglimento!”
“Sì! Credo che hai ragione! Ma forse prima non lo avresti detto!”
“In parte è vero. Però anche prima ogni tanto preferivo la riservatezza alle compagnie rumorose. Sento, però, il dovere di dirvi che comincio veramente a cambiare idea sulla religione. Siamo proprio troppo ignoranti e troppo prevenuti!”
“Che cosa ti ha colpito maggiormente?”
“È difficile dirlo! Forse il fatto che delle persone mettano tanto impegno in cose che a prima vista sembrano inutili, ma che come risultato producono delle bellezze incredibili! Quel canto di mezzanotte era una cosa favolosa!”
“È vero! La prima volta che sono venuta qui, a Natale di due anni fa, ho avuto esattamente la stessa impressione!”
“Però prima di parlare di fede penso che ci sia un bel percorso da fare!”
“Ad ogni modo” intervenne Tonino, “almeno hai rotto il ghiaccio!”
“Mettiamola così!” disse Guido con aria perplessa.
“Oggi pomeriggio” disse Susanna, “se avete piacere, possiamo fare una passeggiata in campagna. Giulia ed io siamo un po’ stanche di studiare e, anche se stiamo bene in monastero, non abbiamo la vocazione come Francesca! Quindi ci piacerebbe uscire un po’. Volete venire?”
“Certamente” risposero all’unisono i due ragazzi.
Così, finito il pranzo, le due ragazze uscirono e si avviarono lungo il viale di ingresso insieme a Tonino e a Guido.
Anche gli ospiti inglesi si dispersero per il giardino e per la campagna, mentre i familiari di Charles rimasero in casa con lui per godersi le ultime ore della sua presenza tra loro.
Verso sera salì per il viale di ingresso l’automobile di Loredana. Si fermò davanti alla chiesa e ne scese Edith, che subito entrò in foresteria.
Sistematasi nella sua stanza, ben presto ne uscì per incontrare la famiglia Temple e per fare i suoi più cari auguri allo sposo.
All’ora di cena tutti si ritrovarono nel grande parlatorio, comprese Susanna e Giulia, le quali, appena videro Edith, le si fecero incontro piene di gioia.
“Finalmente!” esclamarono. “Da quanto tempo non ci vediamo!”
Edith le abbracciò contenta e le due ragazze si sedettero accanto a lei.
“Chi è quella?” chiese Guido a Tonino, un po’ scontento che Giulia e Susanna li avessero disertati.
“È la fondatrice delle nuove oblate!” mormorò Tonino sorridendo divertito per l’espressione delusa dell’amico.
“Ah! Ho capito! Deve essere un bel tipo per aver avuto un’idea simile!”
“Non c’è dubbio!”
In quel momento apparve sulla soglia del parlatorio una suora, la quale si avvicinò a Edith e le disse qualche cosa all’orecchio.
Edith si scusò con le due ragazze, si alzò da tavola e seguì la suora in clausura.
Con grande dispiacere di Susanna e Giulia, la cena si concluse senza che Edith riapparisse.

Un matrimonio indimenticabile

La mattina dopo, verso le dieci e mezzo, un nutrito gruppo di scout, salendo per il viale di ingresso, entrò nel giardino delle suore e si dispose in ordine di squadriglie.
Poco più tardi un lungo corteo di automobili apparve sulla strada provinciale. Alcune di esse imboccarono il viale di ingresso del monastero e sostarono negli ampi spazi del giardino delle suore, mentre le altre parcheggiavano lungo la strada.
Dalle automobili parcheggiate nel giardino uscirono familiari ed amici degli sposi. Infine, insieme a Luca, apparvero Caterina ed Emma, tutte risplendenti di bellezza nel loro abito bianco.
Tutti si fecero intorno alle spose per abbracciarle, baciarle e fare loro mille auguri e complimenti. Poi Charles e Luca dettero il braccio alle loro spose e le accompagnarono davanti alla chiesa.
Le due coppie sostarono a lungo sul prato, attorniate dalla simpatia e dall’ammirazione di parenti ed amici. Era una vera gioia vedere la felicità incontenibile che sprizzava dagli occhi delle due ragazze e la tenerezza con cui le circondavano i loro sposi.
Trascorse un certo tempo tra saluti, abbracci, auguri e fotografie.
Mentre la folla si sbandava in varie direzioni in attesa che avesse inizio la cerimonia, apparve Edith sulla soglia della foresteria, sbirciò tra la folla e, scorgendo Vittoria e Margaret accanto a Emma, si avvicinò, salutò e abbracciò l’una e l’altra sposa, poi trasse le due ragazze in un luogo un po’ appartato e, dopo aver parlato con loro per qualche minuto, si diresse verso la chiesa.
Intanto le campane avevano incominciato a squillare. Gli scout si avviarono e occuparono gli ultimi banchi della chiesa, esponendo le insegne delle squadriglie verso l’interno, quasi a fare da scorta al corteo nuziale.
Quando tutto fu pronto, Charles accompagnato da Nora e Luca accompagnato da sua madre, raggiunsero il banco preparato per loro.
Qui sostarono e si rivolsero verso l’ingresso della chiesa, visibilmente emozionati e commossi.
Appena Emma e Caterina, tenute sotto braccio dai loro genitori, entrarono nella chiesa, l’organo intonò la marcia nuziale.
A Charles e a Luca le due ragazze, nel loro abito bianco, sembravano una visione celeste.
Le spose raggiunsero gli sposi, i quale le riverirono, le baciarono e le fecero accomodare alla loro sinistra.
I fedeli si disposero nei banchi, si fece silenzio e Padre Giovanni, dopo aver salutato cordialmente le due coppie di sposi, si accostò all’altare e diede inizio alla celebrazione.
La cerimonia fu molto commovente e fu seguita con sentita partecipazione da tutti i presenti. Gli scout lessero le letture della messa ed eseguirono alcuni canti, alternandosi con le monache, che cantarono in gregoriano le parti fisse della celebrazione eucaristica. La predica di Padre Giovanni fu breve e commovente. Molte lacrime scorsero al momento del rito matrimoniale.
Dopo il giuramento la messa proseguì con raccoglimento e fervore e moltissimi dei presenti si accostarono, dopo gli sposi, all’eucarestia con intima commozione.
Il sacerdote pronunziò l’orazione finale, poi disse:
“Ora, prima di concludere con la benedizione, sediamoci un momento ed ascoltiamo una testimonianza che potrebbe sembrare fuori luogo in un’occasione così felice, ma che invece credo che renderà ancora più significativo e indimenticabile questo momento”.
Padre Giovanni si sedette e tutti lo imitarono. Nella chiesa regnava un silenzio di attesa.
Edith uscì dal suo banco e salì sull’ambone. Aveva un foglio in mano e mostrava una grande commozione.
“Vi chiedo scusa” disse con voce un po’ incerta, dopo essersi schiarita la gola, “e soprattutto chiedo scusa agli sposi se forse li rattristerò con quanto ora dirò. Ma abbiamo pensato, insieme con Padre Giovanni, che non fosse giusto ignorare quanto è avvenuto in queste ultime ore, anche se si tratta di avvenimenti dolorosi. Come cristiani, infatti, non possiamo dimenticare i nostri fratelli che sono nel dolore, neanche nei momenti di più grande gioia. E, anzi, possiamo credere che la nostra gioia non sarebbe autentica se non fosse temperata dal pensiero di chi soffre. In questo caso, poi, il dolore di cui parlerò è a sua volta temperato da un avvenimento molto lieto, e appare quasi trasfigurato nella luce della fede e della vita eterna.
“Ieri sera ho ricevuto un messaggio dal mio amico seminarista Horace Lorryson. Ora ve lo leggo:
«Cara Edith,
mi trovo ad Oak Farm, dove mi sono precipitato dopo la telefonata che mi ha fatto questa mattina la piccola Deborah. Devo darti la triste notizia che poco fa la Signora Baker si è spenta. Ma la tristezza di questo avvenimento si cambia in commozione e gioia al pensiero delle circostanze che l’hanno preparato e accompagnato.
«Deborah – che ha ora undici anni – mi ha raccontato che da quando si era manifestata l’infermità della Signora Baker, ella veniva tutte le sere a farle compagnia e, la Signora, vedendo che teneva in mano la corona del rosario che io le avevo regalato, le aveva chiesto di insegnare anche a lei a recitarlo. Cosicché ormai da qualche mese tutte le sere lo recitavano insieme. Qualche settimana fa la Signora Elizabeth aveva incominciato ad accennare a Deborah che avrebbe desiderato incontrare un sacerdote cattolico. Deborah mi aveva informato e io avevo trovato un sacerdote di Cardiff che si era messo subito in contatto con l’inferma.
«Poi non avevo saputo più niente, ma Deborah mi ha detto che il sacerdote era venuto più di una volta e si era fermato a lungo a parlare con la Signora Elizabeth. Ieri, quando si erano manifestati i sintomi della crisi risolutiva, Deborah aveva telefonato al sacerdote ed egli era accorso al letto della moribonda, l’aveva accolta nella Chiesa Cattolica e, in deroga alle norme per il Sabato Santo, le aveva dato per la prima volta la comunione eucaristica.
«Per la prima volta, ma purtroppo anche per l’ultima! Infatti subito dopo l’inferma si è aggravata e non è stata più in grado di inghiottire nulla, né di solido né di liquido.
«Da questa mattina il male non ha fatto che progredire e la povera inferma ha sofferto molto. Ma in tutto questo ha sempre conservato una grande serenità, mentre era assistita amorevolmente da Dorothy e da John. Quest’ultimo non sembrava più lui dall’afflizione e non cessava di chiedere perdono alla zia per tutti i dispiaceri che le aveva arrecato in passato.
«La Signora Elizabeth, da parte sua, gli sorrideva e lo rassicurava, dicendogli che ogni dispiacere era stato abbondantemente ripagato dalle consolazioni che le aveva dato negli ultimi anni.
«Nel pomeriggio la situazione si è aggravata e tutti eravamo costernati, quando si è precipitata presso il letto dell’ammalata la piccola Deborah e, senza che noi potessimo trattenerla, ha preso per le mani l’inferma e ha esclamato:
«“Signora Baker! Signora Baker! Oggi è Pasqua! E proprio oggi è nato il mio fratellino Curdie! È stata lei che ha convinto mamma a regalarmi un fratellino! È tutto merito suo! È come se fosse figlio suo!”
«Poi la bambina ha abbracciato la Signora Elizabeth, la quale è scoppiata a piangere ricambiando l’abbraccio della sua piccola amica e mormorando tra le lacrime: “Grazie! Piccola mia! Ora, più che mai, muoio contenta!”
«Dopo poco più di un’ora, mentre tutti noi eravamo intorno a lei commossi fino alle lacrime, la Signora Elizabeth, con un ultimo sospiro, ci ha lasciato. Il suo viso aveva un sorriso dolcissimo, che non dimenticheremo mai.
«So che domani ci sarà una grande festa ad Acquafredda per il matrimonio di Luca e Caterina e di Charles ed Emma. Ma non credo che la gioia che accompagna in tutti noi il dolore per la perdita della Signora Elizabeth sia meno grande della gioia dei carissimi sposi.
«Credo, anzi, che faresti bene ad informarli di quanto è accaduto e che, se tu non lo facessi per non guastare la letizia del loro matrimonio, non ne sarebbero affatto contenti.
«A me sembra che il loro matrimonio sia doppiamente benedetto per la coincidenza con la morte santa della nostra cara amica e con la nascita augurale di una nuova creatura, che proprio lei ha avuto il merito di sollecitare.
«Trasmetti i miei più cari e affettuosi auguri a Luca e Caterina e a Charles ed Emma. Di’ loro che, anche se da lontano, partecipo anch’io alla loro gioia.
«Tanti carissimi saluti
«Sinceramente tuo Horace».

La nuova oblata

Dopo il matrimonio Tonino e Guido preferirono allontanarsi dalla folla e incamminarsi lungo il viale d’ingresso per fare una passeggiata in campagna.
“Non ti chiedo nulla sulle tue impressioni” disse Tonino dopo che ebbero camminato per un po’ in silenzio. “Penso che non ce ne sia bisogno, e forse anche che non sia il caso”.
“Sì, hai ragione! Quello che ho provato non si può esprimere! Ma veramente questa Pasqua è stata un continuo susseguirsi di sorprese e di esperienze sconvolgenti!”
“Anche per me, sai?! Sebbene da un po’ di tempo ci sia abituato e la cosa non dovrebbe sorprendermi. Da quando Susanna e tutto il suo mondo sono entrati nella mia vita, mi sembra di essere capitato, non so come, nel paese delle meraviglie!”
“Davvero! Chi lo avrebbe mai detto!? Non sento proprio nostalgia per Gianfranca e per le sue feste! Però sento, in fondo all’anima, un grande dispiacere. C’è qualche cosa che mi fa tanto soffrire! Non te l’ho mai detto, ma…”
“Oh, non c’era bisogno di dirlo! L’ho capito da solo da un pezzo!”
“L’hai capito da solo?! Che cosa hai capito?!”
“Che ti pace Francesca!”
Guido arrossì e per un po’ di tempo tacque.
“Dunque lo avete capito tutti! Anche lei?”
“Credo proprio di sì!”
“Non ti ha detto nulla?”
“A me no! E credo neanche a Susanna o a Giulia”.
“E come fai a sapere che se ne è accorta?”
“Oh! Queste cose le donne le capiscono subito!”
“Non vorrei averle arrecato un dispiacere, o averla messa in imbarazzo!”
“Mah! Che ci vuoi fare?! La vita è così!”
“Ma tu credi che non ci sia nessuna speranza?”
“Non lo so proprio! Ma non credi che, se Francesca rinunciasse alla sua vocazione, non sarebbe più lei? Allora, forse, non ti piacerebbe più!”
Guido rimase in silenzio con aria perplessa per qualche minuto.
“Già!” disse infine. “Forse hai ragione! Anche se sembra una cosa contraddittoria! Più una ragazza sale in alto, più si fa apprezzare e desiderare, ma infine entra in una dimensione in cui non si può più raggiungere! È un bel mistero!”
“Però ragazze come Emma, Caterina, Giulia o Susanna, pur essendo salite anche loro molto in alto, sono rimaste nella nostra dimensione!.. Per fortuna!”
“Io penso che sia stata quella Edith a trascinarle! Ti avevo detto che doveva essere un bel tipo! Hai sentito come ha parlato in chiesa?! Roba da far venire i brividi!”
“Davvero! Ho avuto l’impressione che tutti piangessero mentre leggeva quel messaggio! E poi hai sentito che applauso?! Neanche avesse letto il telegramma del papa!”
“Il racconto della morte di una persona durante un matrimonio! Sembrerebbe una cosa assolutamente sconveniente! E invece tutti l’hanno accettato come la cosa più naturale e più augurale del mondo, a cominciare dagli sposi! Che dopo la lettura del messaggio, mentre tutti applaudivano come pazzi, Emma e Caterina si alzassero con le lacrime agli occhi e andassero ad abbracciare Edith per un tempo interminabile, non me lo sarei mai aspettato!”
“Penso che questo matrimonio gli sposi, e non solo loro, non lo dimenticheranno mai più! È sempre così, certamente, ma mai come in questo caso!”
“Davvero! Però il mio grande dispiacere rimane! È vero che Francesca è quello che è proprio perché è così piena di grazia – posso dire così? Ma a me piace così tanto, che la penso giorno e notte! Proprio non c’è nessuna speranza?”
“Non so che dirti! Anch’io non avevo nessuna speranza che Susanna mi accettasse, ma poi l’impossibile si è avverato!”
“Dunque… chissà!”
In quel momento si udì suonare la campana che chiamava le monache alla preghiera. I due ragazzi rimasero in silenzio. Ognuno leggeva nel pensiero dell’altro: immaginavano le monache che entravano in coro e occupavano ordinatamente i loro posti. Tra loro non poteva mancare Francesca!
Guido scosse tristemente il capo.
“No! Non è possibile! Non c’è speranza, e in fondo non vorrei neppure che ci fosse!”
“Ma andiamo! Ci sono tante belle ragazze!”
“Sì, ma io verrei una come lei! Ecco: un’oblata! Ma, o con Dio o con gli uomini, sono già tutte impegnate!”
“Be’, se è per questo, devi sempre considerare che le oblate sono in espansione. Certamente presto ce ne saranno altre!”
“Davvero?! E chi?”
“Per esempio mia sorella!”
“Tua sorella?!” esclamò Guido sorpreso. “Davvero pensi che Marina voglia diventare un’oblata?!”
“Io credo proprio di sì! Sta sempre con Susanna! E non sai che abito le ha fatto Susanna! Quando lo ha indossato non la riconoscevo!”
“Davvero?!”
“Sì! Guarda! Ho anche una fotografia!”
Ciò detto Tonino prese il cellulare, fece scorrere le immagini sul piccolo schermo e mostrò all’amico la fotografia della sorella con indosso un abito giallo di una foggia elegantissima, che ne trasfigurava tutta la persona.
Guido la guardò a lungo. Poi chiese:
“Ma… tua sorella è libera?”
“Per quanto ne so io! Ma sai che le sorelle sono sempre un mistero!”
“Se ora ti dico dove sto per andare, non mi crederai!”
“Dove vuoi andare?! Sulla luna?!”
“No! Vado in chiesa a pregare Dio che tua sorella sia ancora libera!”