EBOOK: LE RAGAZZE DELLA QUARTA B romanzo di Don Massimo Lapponi

(Ultimato il 1 dicembre 2014)

Un documento in elaborazione

“Dunque anche questa volta tuo padre ti permette di andare via per le vacanze di Pasqua!” disse Silvia a Giulia Biancucci.
La ragazza sedeva nel salotto di casa Castelli insieme a Vittoria, Emma e Stefano e tutti e tre erano intenti a consumare i pasticcini con il tè che Silvia aveva preparato per loro.
“Sì, signora” rispose Giulia pulendosi la bocca con un salviettino di carta. “Ma Sabato Santo rientriamo a casa, come l’anno scorso, e così passerò la Pasqua insieme a lui”.
“Che rabbia che non posso andare anch’io!” intervenne Vittoria. “E quello che è peggio, Margaret quest’anno non potrà venire! Che Pasqua sarà senza Margaret?!”
“E su!” esclamò Stefano. “Non è passata neanche una settimana da quando vi siete lasciate!”
“Oh! A me sembra un secolo! Ancora muoio di nostalgia per la Scozia! Da quando sono partita da lì non faccio che sognarmela! E poi, proprio non so stare senza Margaret!”
“Adesso non esagerare!” disse Silvia. “Siete sempre in contatto con i messaggi e con le telefonate. E poi è anche giusto che vi dedichiate un po’ allo studio! Avete gli esami quest’anno!”
“Eh, sì! Purtroppo! A causa degli esami niente campeggio con gli scout e niente Margaret!”
“Ma in compenso” disse Emma “verrà Charles, e insieme a lui verranno finalmente anche il signor Philip e il Signor Thomas!”
“Sì!” disse Silvia. “E con loro andremo a Roccasinibalda. Purtroppo questa volta non potremo stare con voi ad Acquafredda. Ma Philip e Thomas ci tengono molto a vedere Roccasinibalda e la tomba del Dottor Bonich, della zia Concetta, di nonna Vittoria e di nonno Giorgio. Anzi, si sono molto rammaricati di non aver fatto in tempo a conoscere nonno Giorgio. Purtroppo problemi di salute e di famiglia lo hanno impedito. Così Alessandro ed io andremo a Roccasinibalda con loro, voi tre, insieme a Charles, andrete ad Acquafredda con gli scout e la povera Vittoria resterà a Roma a studiare!”
“Bella ingiustizia!” esclamò Vittoria facendo il muso.
“Quando abbiamo avuto gli esami di maturità” disse Emma, “anche Stafano ed io ci siamo dovuti sacrificare”.
“E va bene! Però poi non vi lamentate se la bolletta del telefono salirà più del solito!”
“Vacci piano col telefono!” disse Silvia. “E poi devi pensare a studiare, non a conversare con Margaret!”
“Mah!” esclamò Vittoria incrociando le braccia.
“E’ meglio che vada ora” disse Giulia alzandosi in piedi. “Domani abbiamo l’ora di religione e Susanna sta preparando una bozza del nostro documento di fondazione, da discutere insieme alla professoressa Valentini. Questa sera dobbiamo incontrarci per parlarne con lei e con Francesca”.
“Questo documento fa fatica a nascere!” esclamò Silvia ridendo.
“Oh!” disse Giulia. “Susanna lo ha preso proprio a cuore. Prima si è buttata a capofitto nell’inglese, per poter restare in contatto con Edith. Poi, quando ha capito che poteva facilmente avvalersi di Luca come interprete, ha un po’ rallentato, ma in compenso ha incominciato a tormentare la Valentini. Però sta venendo fuori qualche cosa di interessante. E ad Acquafredda ne discuteremo con le suore”.
“Mandate la bozza anche a me!” intervenne Vittoria.
“Va bene! Ma ora devo proprio andare!”
“Ti accompagno!” disse Stefano alzandosi a sua volta e prendendo Giulia sotto braccio.
“Mi raccomando!” disse Silvia. “Non tornare tardi! E salutami il professor Biancucci!”
“Va bene mamma! A più tardi!”
“Ciao Giulia!”
“Ciao!”
“Mandami quella roba!”
“Ok! Ciao!”
“Che bella idea” disse Silvia quando Stefano e Giulia furono usciti “di creare un’associazione di ragazze intenzionate ad andare contro corrente! Quella Edith è veramente un fenomeno!”
“E hai visto Susanna come l’ha presa a cuore?” intervenne Vittoria. “Veramente è una bella idea! Ma non è facile fare un documento di fondazione che spieghi bene quello che vogliamo realizzare. Visto che Susanna è stata la prima ad accettare l’idea di Edith, e visto che ci si sta impegnando con tanta passione, non ci dispiace lasciare a lei l’iniziativa. Vediamo un po’ che cosa ne verrà fuori!”
“Finora dunque quante siete?”
“Edith, Kitty, Susanna, Francesca, Caterina, Giulia, Margaret ed io”.
“E tu, Emma?” chiese Silvia.
“Prima voglio vedere il documento di fondazione. Non vorrei che si inventassero qualche stranezza!”
“Piuttosto” disse Vittoria alla sorella con un sorriso provocatorio, “vedremo se noi ti accetteremo o no!”

Lezione di religione

Il giorno dopo Giulia giunse a scuola molto eccitata e impaziente di conoscere il parere della professoressa di religione sulla bozza preparata da Susanna. Quest’ultima appena la vide le corse incontro insieme a Francesca. Subito le tre amiche ripresero a discutere del documento di cui avevano già parlato a lungo la sera prima. Quando le lezioni incominciarono, presero posto nei loro banchi e si disposero ad ascoltare le spiegazioni degli insegnanti fremendo di impazienza in attesa dell’ora di religione.
Finalmente l’ora arrivò e le tre ragazze, eccitatissime, si misero insieme vicino alla cattedra per agganciare al volo la professoressa Valentini.
“E’ inutile invitare quelle tre bizzoche!” disse Gianfranca Guadagni a Linda Giove mentre entrambe uscivano dall’aula. “Ma tu questa volta potresti venire!”
“Magari!” rispose Linda con un tremito nella voce. “Non so che farei per venire con voi!”
“Ma perché non sei venuta l’altra sera? Non sai quanto ci siamo divertite! Siamo state fuori tutta la notte con i ragazzi!”
Linda strinse i denti e sospirò.
“Sai che mio padre è molto severo!” disse poi. “E per di più ci tiene moltissimo che io vada bene nelle materie scientifiche. E proprio lì zoppico! Non ti dico quante me ne ha dette per quel cinque in matematica! Con quei chiari di luna come potevo chiedergli di darmi il permesso di venire con voi?”
“Oh! Ma hai diciassette anni! Mica sei più una ragazzina!”
“Vallo a dire a lui!”
“Io me ne sarei infischiata!”
“Beata te!” disse Linda con un sospiro. “Io non ci riesco!”
Strinse ancora i denti e abbassò gli occhi. Poi chiese:
“E è tutto deciso per Pasqua?”
“Sicuro! Come ti dicevo, andremo al Terminillo con i ragazzi per due giorni e due notti! Tutti soli! Sarà una baldoria!”
“Ah!” sospirò Linda. Poi abbassò gli occhi a terra e scosse il capo con un gesto nervoso.
“Sei troppo timida!” le disse Gianfranca. “Luisa ed io non abbiamo tanti complessi. E con Enrico, Roberto e gli altri non conosciamo regole!”
“Sì! Hai ragione! Vorrei proprio venire con voi questa volta!”
In quel momento la professoressa di religione si avvicinò alla porta dell’aula e le due ragazze si scostarono per farla entrare. Poi, essendo esenti da quella materia, si allontanarono.
Appena la professoressa si avvicinò alla cattedra, Susanna, spalleggiata da Francesca e Giulia, le si fece incontro porgendole alcuni fogli.
“Professoressa!” disse con grande eccitazione. “Questi sono gli appunti di cui le avevo parlato…”
“Per favore, ragazze! Lasciatemi respirare! Gli appunti me li darai dopo. Ora devo pensare alla lezione!”
“Va bene! Ma poi…”
“Sì! Va bene! Poi ne parliamo! Ora per favore andate a posto. La campana sta per suonare!”
Un po’ deluse le tre ragazze raggiunsro i loro posti e si disposero ad ascoltare la lezione.
La professoressa Valentini era un’insegnante matura e molto valida. Aveva una preparazione non comune e gli studenti che seguivano il suo corso la ascoltavano con grande interesse.
Sistematasi in piedi di fronte alla cattedra, incominciò la sua lezione:
“Riprendiamo il discorso sul confronto del cristianesimo con le altre religioni.
“Come vi dicevo, ogni religione è caratterizzata da un’aspirazione, ovvero da una tensione tra la normale situazione umana e una dimensione sentita come più alta, come uno stato ulteriore a cui conformarsi, come un modello di comportamento che richiede l’impegno di tutta la persona.
“Anche in quelle religioni che non hanno un esplicito riferimento ad una divinità, o che addirittura si dichiarano, tra virgolette, ‘atee’, vi è tuttavia un impegno a superare la dimensione umana ordinaria. Questo impegno, in una religione appunto ‘atea’ come lo jainismo, si manifesta con esigenze ascetiche incredibili, superiori anche a quelle proprie di altre religini tutt’altro che ‘atee’.
“In tutte, dunque, vi è, almeno implicitamente, l’aspirazione all’unione dell’umano con il divino. E quando questa aspirazione viene meno completamente, allora si ha la pura e semplice accettazione della condizione ordinaria immediata dell’uomo. In tal caso non si può più parlare di religione, ma si ha la compiuta laicizzazione”.
“Professoressa!” intervenne un ragazzo alzando la mano. “Ma a me sembra che un’aspirazione a uscire dalla vita ordinaria ci sia sempre! Per esempio, lo sport non diventa spessissimo una specie di religione per gli uomini di oggi?”
“E’ vero!” intervenne un altro. “Molti la domenica non vanno in chiesa, ma vanno allo stadio!”
“Oppure” disse una ragazza “ai centri commerciali!”
“Giusto! Giusto!” disse la professoressa. “Effettivamente una vera laicizzazione probabilmente non avviene mai!”
“Però, professoressa” intervenne Susanna, “se uno che si dice non credente si sforza, anche con fatica, di agire nel modo che gli sembra migliore, senza lasciarsi andare a una vita facile, non cerca in fondo anche lui di adeguarsi a un modello diverso dalla vita ordinaria? E non è anche lui religioso senza saperlo?”
“Ragazzi!” disse la professoressa. “Devo dire che le vostre osservazioni sono molto interessanti e vale la pena di discuterne insieme”.
Si avviò così un dialogo che proseguì per tutto il tempo della lezione e suscitò l’interesse dell’intera classe.
Quando finalmente suonò la campana, Susanna, Giulia e Francesca si accostarono alla cattedra e la professoressa si dispose ad ascoltarle.
“Allora!” disse. “Come va questa famosa bozza?!”
“Eccola!” esclamò Susanna porgendo i suoi appunti alla professoressa. “La mia amica Edith mi ha consigliato di aggiungere qualche cosa sulla Regola di San Benedetto. Le ho già accennato che il progetto è nato attraverso il contatto con un monastero di benedettine. E, anzi, giovedì andremo lì per la Settimana Santa e così avremo la possibilità di parlarne con le suore!”
“Va bene, ragazze! Ora lasciatemi i vostri appunti. Ma li studierò durante le vacanze di Pasqua. Dunque ne riparleremo dopo le feste. Così mi riferirte che cosa vi hanno detto le benedettine”.
“Va bene professoressa!” dissero le tre ragazze scambiandosi un’occhiata di intesa. “Ma non si dimentichi di leggere i nostri appunti!”
“D’accordo! Prometto che li leggerò! Intanto vi auguro una buona Pasqua!”
“Anche a lei professoressa!”
Ciò dicendo le tre amiche, tenendosi sotto braccio, si avviarono fuori dell’aula conversando animatamente.
“E’ incredibile” pensò la professoressa osservandole sorridendo “ che delle ragazze di oggi lavorino con tanta passione ad un progetto di vita così impegnativo!”
Scosse il capo con indulgenza e si avviò alla porta.
Mentre stava per uscire si scontrò con Linda, che stava entrando in aula con gli occhi fissi in terra senza guardare davanti a sé.
“Oh! Mi scusi professoressa!” esclamò la ragazza arrossendo e guardando l’insegnante con uno sguardo quasi spaventato.
“Oh! Non è niente!” disse la professoressa. “Ma cerca di non essere troppo distratta!”
“Sì! Ha ragione! Ero… ero… Pensavo ad altro!”
La professoressa sorrise e, notando l’espressione timida e quasi vergognosa della ragazza, le fece un gesto di incoraggiamento.
In breve tempo tutti gli studenti rientrarono nell’aula e si disposero a malincuore ad ascoltare l’ultima lezione
“Che noia!” sussurrò a un certo punto Susanna all’orecchio di Linda, sua compagna di banco. “Non vedo l’ora che finisca!”
Linda non rispose. Susanna, sorpresa di non ricevere risposta, la guardò incuriosita e notò che la ragazza aveva lo sguardo assente e si torceva le mani con un gesto quasi automatico.
“Eh!” disse Susanna. “Che cosa ti succede?”
“Come?.. No!.. Niente!.. Ero distratta!..”
“Voi due laggiù!” le apostrofò il professore di scienze. “Che state a parlottare? Silenzio!”
Subito le due ragazze si misero composte in atteggiamento di attenzione – ma ambedue pensavano a tutt’altro!
Finalmente la campana sunò e con un sospiro di sollievo tutta la classe si avviò fuori dell’aula.

Messaggio a Edith

“Caro Luca,
come al solito ti allego un messaggio per Edith.
Grazie sempre di tutto e scusa per il disturbo!
Ciao!
Susanna

“Cara Edith,
ieri abbiamo avuto l’ora di religione e ne ho approfittato per dare alla professoressa una bozza del nostro documento fondativo. Non era la prima volta che le davo i miei appunti sull’argomento, ma questa volta ho cercato di preparare un testo il più completo possibile. Purtroppo però per avere una risposta dobbiamo aspettare dopo Pasqua. Intanto giovedì prossimo – che è Giovedì Santo – andiamo ad Acquafredda con gli scout e lì contiamo di parlarne con l’abbadessa e con Suor Bridget.
“La tua idea di mettere un accenno, e più che un accenno, alla Regola benedettina mi piace, ma non so se l’ho capita bene e se l’ho inserita nel modo giusto. Mi hai scritto che esistono già le oblate benedettine, che sono una specie di terziarie francescane, ma che quello che vogliamo fare noi non è la stessa cosa. Dunque dovremmo essere oblate speciali? Ma come? Per ora ho messo soltanto qualche indicazione, in attesa di parlarne con l’abbadessa.
“Ieri poi mi ha molto colpito quello che ci ha detto la professoressa di religione nell’ora di lezione, e anche la discussione che c’è stata dopo con tutta la classe. Insomma, sembra che in fondo tutti abbiano una religione, soprattutto quelli che si impegnano con fatica a vivere secondo un modello esigente. Ho capito meglio, allora, quello che tu hai detto la notte di Natale, quando hai invitato a far parte del gruppo tutte le ragazze di buona volontà, qualsiasi sia la loro fede. Penso che ve ne siano diverse che, pur non essendo cattoliche, senza saperlo sono, però, veramente religiose! E forse più di tanti cattolici!
“Ma questa mattina, durante la Messa delle Palme, mi sono proprio commossa a vedere tanta gente, e in cuor mio ho pregato il Signore di far sì che la chiesa sia sempre piena di tanti fedeli, e soprattutto di tanti giovani e ragazze. Secondo me non è vero, come tanti dicono, che quelli che vanno in chiesa sono falsi, perché poi si comportano male e che allora è meglio non andarci e comportarsi bene.
“La gente che era ieri in chiesa non era falsa. Solo che poi la vita è quella che è, e facilmente si perde la strada. E se ci sono alcuni che, senza andare in chiesa, si comportano meglio di altri che ci vanno, a parte il fatto che sono pochi, poi sono convinta che se ci andassero farebbero ancora meglio!
“Per me, che prima d’ora non andavo mai in chiesa, è una vera festa ora andarci e mi arricchisce così tanto che mi chiedo come ho potuto farne a meno per tanti anni. E quanto mi aiuta ad essere migliore!
“Ora poi il pensiero di tornare ad Acquafredda mi manda in estasi! Peccato che questa volta tu non puoi venire! Ma ti racconteremo tutto e ti faremo sentire come se ci fossi stata!
“E poi dobbiamo portare avanti l’iniziativa e coordinarci con te! In fondo possiamo dire che sei tu la nostra ‘capa’, perché l’idea è tua. E, anzi, dopo che avremo messo insieme tutte le idee, dovrai approvarle tu, oppure disapprovarle, o correggerle!
“Insomma, avremo mille cose da dirci dopo il campeggio! Per ora preferisco non inviarti nulla: gli appunti sono troppo incompleti e non vorrei caricare Luca di lavoro inutilmente. Dopo aver parlato con le suore e dopo che la professoressa ci avrà dato le sue indicazioni, vedrò se riesco a scrivere un testo decente, e poi te lo mando.
“Ma ora devo proprio interrompere. Domani – Lunedì Santo! – aimé! ci tocca il compito in classe di matematica! Una materia che, tra l’altro, mi sta sullo stomaco e nella quale faccio una gran fatica.
“Dunque ora sotto a studiare! Puoi credere che preferirei fare ben altro!
“Anche se non puoi venire al campo con noi, so che il tuo cuore è sempre ad Acquafredda e che ti senti spesso con Suor Bridget. Dunque è inutile prometterti che te la saluterò. Però te lo prometto ugualmente, e anche che dirò una preghiera per te a San Benedetto, e che ci aiuti a scrivere un bel progetto per le sue nuove oblate!
“Carissimi saluti!
A presto
Tua Susanna”.

Miglioramento scolastico

“E’ permesso?”
“Avanti!” disse il professor Montiroli voltandosi verso la porta d’ingresso della sala professori. “Ah! E’ lei, signora preside?! Prego! Venga, venga!”
“Allora, professore! So che ieri nella quarta B c’è stato il compito in classe di matematica”.
“Sì! Infatti!”
“Spero che sia andato bene! Ormai siamo in dirittura di arrivo e mi dispiacerebbe che ci fossero gravi manchevolezze da parte degli studenti”.
“Gravi manchevolezze non direi che ci siano. Anzi, nell’insieme devo dire che sono soddisfatto”.
“Ci saranno stati dei miglioramenti, suppongo”.
“Sì! Devo dire che effetivamente alcuni studenti hanno fatto rapidi progressi”.
“Potrei vedere i risultati, per favore?”
“Certamente!”
Ciò dicendo il professor Montiroli prese il suo registro di classe e lo sfogliò, mostrando alla preside i risultati degli ultimi compiti in classe. La preside esaminò attentamente il registro e poi lo riconsegnò al professore.
“Sì!” disse. “Spero veramente che potremo ammettere tutti agli esami con dei buoni voti. Grazie, professore! E complimenti per i risultati raggiunti!”
“Grazie a lei, preside!”
Dopo un ultimo cenno di saluto, la preside uscì dalla sala professori e si avviò verso il suo studio con aria pensosa.
Giunta nel suo studio, si sedette alla sua scrivania, vi appoggiò i gomiti e rimase per qualche minuto in silenzio a riflettere.
“E’ una faccenda seria!” pensò. “Che fare?.. Aspettare?..”
In quel momento suonò la campana dell’intervallo.
La preside si riscosse.
“No!” si disse.
Immediatamente si alzò e uscì dalla stanza.
Gli studenti stavano sciamando dalle aule disperdendosi disordinatamente per i corridoi. La preside si avviò verso l’aula della quarta B e, vedendo Linda che si avviava lungo il corridoio insieme agli altri compagni, la chiamò:
“Linda Giove? Prego! Vuoi venire un momento con me?”
La ragazza si voltò di scatto e fissò intimorita la preside.
“Dice a me?” mormorò quasi spaventata.
“Sì! A te. Prego! Vieni nel mio studio!”
La ragazza fece un cenno di saluto alle compagne e si avviò dietro la preside con aria turbata.
“Prego!” disse la preside appena si fu seduta alla sua scrivania. “Siediti pure!”
La ragazza si sedette sbirciando la preside con sguardi interrogativi.
“Ho visto che hai fatto rapidi progressi in matematica!” esordì la preside. “Sei stata brava!”
La ragazza abbassò gli occhi a terra e non rispose.
“Hai preso lezioni private?”
“Eh… No.. Veramente no!”
“Dunque ti sei impegnata molto!”
“Sì! Mio padre ci tiene molto che vada bene nelle materie scientifiche e era molto arrabbiato con me perché invece proprio in quelle materie prendevo dei brutti voti…”
“Dunque hai cercato di far contento tuo padre!?”
“Sì! Certo!”
“E ti sei impegnata così tanto da passare in poco tempo da un cinque a un sette e mezzo! Brava!”
“Grazie, signora preside!” mormorò Linda tenendo sempre gli occhi bassi e torcendosi le mani.
“Bene! Ora va’ pure! E continua ad impegnarti!”
“Grazie signora preside!” disse Linda alzandosi ed avviandosi alla porta con un sospiro.
Appena la ragazza fu uscita, immediatamente la preside prese in mano il telefono e compose un numero.
Intanto Linda, uscita dalla stanza della preside, si avviò verso l’aula scolastica con lo sguardo fisso davanti a sé. Faceva fatica a camminare e si sentiva tremare per tutte le ossa.
Giunta in aula si sedette al suo posto e rimase immobile con lo sguardo assente.
Poco dopo la raggiunse Susanna, si sedette nel banco accanto a lei e dopo un attimo, guardandola con preoccupazione, esclamò:
“Ehi! Che hai! Sei pallida come un cadavere!”
“Eh!.. Ah… Niente!.. Non ho niente!..”
“Niente?! Ma tu non stai bene!”
“No! Non è niente! Solo un po’ di mal d testa!”
“Dillo alla professoressa! Fatti mandare a casa!”
“No, no! Lascia stare! Non è niente!”
“Va bene!” disse Susanna alzando le spalle. “Ma se hai bisogno di qualche cosa, dimmelo!”
“Grazie” mormorò Linda abbassando gli occhi con un sospiro.
Susanna la sbirciò ancora più preoccupata.
Durante la lezione Linda rimase sempre con gli occhi bassi, completamente assente. Respirava affannosamente e si torceva le dita.
Susanna continuava a guardarla perplessa e, appena suonò la campana di fine lezioni, provò di nuovo a chiederle se aveva bisogno di qualcosa. Linda scosse il capo senza rispondere e si avviò fuori dell’aula.

Disperazione

Uscita in strada, Linda fece qualche cenno di dinniego ai compagni che si offrivano di accompagnarla a casa con il motorino e si avviò in silenzio verso casa assorta nei suoi pensieri.
Dopo aver voltato l’angolo della strada, si fermò per accendere una sigaretta. Poi riprese a camminare senza badare dove andava. Le gambe le tremavano e le sembrava di vagare come un fantasma in un mondo spettrale.
“Perché la preside mi ha chiamata e mi ha fatto quelle domande?” continuava a chiedersi. Ma era una domanda retorica: la risposta era scontata!
“La preside sa tutto! E ora? Nascerà uno scandalo! Sarò sulla bocca di tutta la scuola! E la stampa? E i miei genitori?”
Abbassò gli occhi terrorizzata.
“No! Non posso sopportarlo! Non è possibile! Perché non posso sprofondare cento metri sotto terra?!”
Continuando a camminare senza meta, a un certo punto si trovò sopra un ponte sotto il quale passava la strada ferrata.
Si fermò e accese un’altra sigaretta. Poi si affacciò dal parapetto e rimase a lungo a fissare le rotaie che scorrevano sotto di lei.
“No!” pensò. “Non posso affrontare tutta questa vergogna! Se muoio forse avranno pietà di me! Ecco! Appena quel treno si avvicina mi getto giù! Sì! E’ meglio finire sotto un treno!”
Il treno si avvicinava sempre più e Linda si sporse pericolosamente dal parapetto.
“Ecco! Ora mi getto giù!” si disse stringendo disperatamente il parapetto con le mani. “Ecco!.. Ecco!.. Gettati giù! Ora è il momento!.. Avanti!.. Vai!.. No!.. Non posso!.. Non ne ho il coraggio!.. Non ne ho la forza!.. Sono una vigliacca!.. Ho paura di tutto!.. Ho paura di mio padre, di Montiroli, della preside, della vergogna, della morte… di tutto!.. Sono una vigliacca!.. Mi faccio schifo!.. Vorrei prendermi a schiaffi!.. Faccio più schifo di una prostituta!.. Almeno loro non si vergognano di farlo alla luce del sole!..”
Linda rimase a lungo affacciata al parapetto del ponte ferroviario. Poi a un certo punto si riscosse e guardò l’orologio.
“Accidenti!” esclamò. “E’ tardi! Che diranno i miei!.. Eccola ancora la vigliacca!.. Ho paura anche di che cosa diranno i miei se arrivo tardi a casa!.. Ma dopo?.. Sì!.. Dopo!.. Più tardi… sarà più facile!.. Con le lamette di mio, padre!..”
Buttò la sigaretta, ormai consumata, giù dal ponte, ne accese un’altra e si avviò tristemente verso casa.
Quando la madre la vide arrivare, la rimproverò:
“Allora?! Ti sembra questa l’ora di arrivare a casa?! “
Poi la guardò preoccupata.
“Ma che brutta aria hai!” esclamò. “Che cosa ti succede? Hai di nuovo fatto fiasco nel compito di matematica?”
“No!” rispose Linda quasi gridando e stringendo i pugni furiosamente. “No! Il compito di matematica è andato benissimo! Benissimo!”
“E c’è bisogno di gridare?! E quanto hai preso?”
“Sette e mezzo! Sei Contenta?!”
“Si capisce che sono contenta! Ma sei tu che non sembri contenta! Che cosa ti succede?!”
“Niente, mamma! Ma ho mal di testa e non voglio mangiare niente”.
“Niente?! Ma via! Ti faccio qualche cosa di leggero! E poi cerca di tirarti su! Che vuoi che sia un po’ di mal di testa! Pensa che tuo padre sarà contento del tuo sette e mezzo e che ti darà il permesso di andar fuori a Pasqua con le tue amiche!”
“Grazie mamma! Ma no! Non voglio niente! E non ti preoccupare: vedrai che tra poco starò molto meglio!”
La madre la guardò perplessa, ma preferì non aggiungere altro. Non aveva mai visto la figlia in quello stato!
Linda entrò nella sua camera e posò la borsa di scuola sul tavolo. Poi rimase per qualche istante immobile guardando fisso davanti a sé. Infine si riscosse, uscì dalla stanza e si avviò nel bagno.
Chiuse a chiave la porta, frugò tra gli oggetti di suo padre e subito trovò le lamette da barba. Ne prese una e con mano tremante la accostò al polso sinistro.
Rimase a lungo immobile a fissare la lametta. Le sembrò che passasse un tempo infinito. Poi alzò la lametta come per infliggersi un colpo violento su polso. Ma la mano si arrestò nell’aria. Linda scosse la testa tristemente e ripose la lametta nella scatola. Poi cadde a terra in gionocchio e scoppiò a piangere.
“Sono una vigliacca! Mi faccio schifo! Sono peggio di una prostituta!”

Una missione per Susanna

La preside sostò nel corridoio e rimase ad osservare gli studenti che si dirigevano schiamazzando verso le loro aule. Appena vide Susanna, la chiamò:
“Berti!? Prego! Vuoi venire un momento?!”
Susanna si voltò e guardò la preside stupita e intimorita, domandandosi se aveva fatto qualche cosa di scorretto.
“Eccomi!” disse dopo un attimo di esitazione. “Vengo subito!”
La preside la precedette nel suo studio, si pose a sedere dietro la sua scrivania e fece cenno a Susanna di accomodarsi.
“Ascolta!” le disse. “Tu sei compagna di banco di Linda Giove, vero?”
“Sì, certo!”
“Ti sei accorta che Linda non sta bene?”
“Sì, preside! Questa mattina ha gli occhi cerchiati e è pallida come un fantasma! Ma già ieri si vedeva che non stava bene”.
“Infatti! Temo che Linda stia attraversando un momento bruttissimo e sono molto preoccupata per lei. Per questo vorrei pregarti di starle vicina il più possibile, e non solo a scuola. Pensi che potresti farle compagnia anche fuori? E magari riuscire a fare in modo che si confidi con te?”
“Posso provarci, preside! Ma che cosa le è successo?”
“Susanna! Io mi fido di te! Ma non posso dirti nulla. Deve essere lei a parlarti! Per questo sarebbe bene che tu riuscissi ad ottenere la sua confidenza. Quando una persona ha un grande problema, la cosa peggiore è che se lo tenga dentro senza parlarne con nessuno!”
“Ma se non vuole confidarsi con me? In fondo non siamo molto amiche, soprattutto da quando mi sono distaccata dal suo gruppo. Perché non lo dice a Gianfranca Guadagni? Con lei è molto più affiatata”.
“Perché Gianfranca Guadagni non merita alcuna fiducia e tu invece sì!”
“La ringrazio, preside! Ma se si rifiuta di parlare?”
“Non la devi lasciare! Devi insistere, anche a costo di essere importuna!”
“Va bene, preside! Farò come mi dice!”
“Grazie, cara! E ora va’ pure! Ma mi raccomando! La faccenda è seria!”
“Non dubiti, preside!”
Ciò detto, Susanna si alzò e tornò nella sua classe.
Per tutto il tempo della scuola rimase ad osservare Linda, senza darlo a vedere. La ragazza respirava affannosamente, aveva gli occhi gonfi e si guardava intorno con aria inquieta e quasi spaventata.
Durante gli intervalli Susanna cercò più volte di attaccare discorso con lei, ma Linda non le rispondeva e, con un cenno di saluto, le voltava le spalle e se ne andava in cortile a fumare.
Appena suonò la campanella di fine lezioni, Susanna seguì Linda da vicino e, giunta in strada, le si accostò.
“Linda!” le disse. “Ti dispiace se ti accompagno a casa?”
“Eh… Ma… Perché mi vuoi accompagnare a casa?”
“Perché… Veramente perché mi sembra che non stai bene e vorrei sapere se posso fare qualche cosa per te”.
“Ti ringrazio, ma non ho niente. E poi, che cosa potresti fare per me?”
“Almeno posso farti compagnia!”
Linda stava per risponderle male.
“Che cosa vuole questa da me ora!?” pensava.
Ma improvvisamente sentì sorgere dentro di sé un sentimento nuovo.
“Perché devo scacciarla?” si disse. “Un po’ di compagnia è sempre un conforto!”
“Va bene!” disse abbassando gli occhi a terra. “Se hai piacere, accompagnami pure!”
“Grazie! Ci tenevo! Veramente!”
Linda non rispose e le due ragazze camminarono per un po’ di tempo in silenzio. Poi Susanna disse:
“Linda! Sii sincera! Tu hai qualche cosa dentro!.. No! Ascolta! Non ti inquietare! Pensaci! Tenerti dentro qualche cosa che ti fa male senza parlarne con nessuno è la cosa peggiore!”
“Oh! Susanna!.. Io ti ringrazio! Ma non posso! Non posso dire niente! Non ce la faccio!”
“Ma perché!”
“E’… è una vergona! Non posso dirlo! Nessuno deve sapere!”
Susanna si voltò verso di lei e la prese per mano.
“Ti giuro” disse “che qualsiasi cosa mi dirai non uscirà dalla mia bocca, con nessuno! Rimarrà un segreto tra noi!”
Linda rimase a lungo in silenzio, stringendo la mano di Susanna e fissando la terra davanti a sé. Poi fu scossa da un tremito e si gettò tra le braccia di Susanna piangendo dirottamente.
“Oh! Susanna! Ti prego! Non mi lasciare! Stammi vicina! Ieri non ci sono riuscita, ma sono sicura che oggi, se rimango sola, lo farò!”
“Che cosa farai!”
“Mi taglierò le vene con le lamette di mio padre!”
“Ma che cosa dici! Certo che ti rimango vicina! Non ti lascio neanche un minuto! Ma non lo ripetere neanche per scherzo!”
“Non so più che fare! Mi faccio schifo! Sono una vigliacca! Non sono capace né di vivere né di morire!”
“Su! Andiamo! Dimmi sinceramente: che cosa ti è successo!”
“Non posso! Mi vergogno troppo!”
“Ti giuro che qualsiasi cosa mi dirai ti sarò sempre amica, e che non dirò niente a nessuno!”
Linda si asciugò gli occhi e si guardò intorno spaventata.
“Ma qui ci sentono tutti!” disse. “Vieni, ti prego! Vieni a casa mia! Fermati a pranzo da me! Fermati con me tutto il giorno, tutta la notte! Non mi lasciare sola! E ti prometto che a te, soltanto a te, dirò tutto! Oh, Susanna!”
Linda scoppiò di nuovo a piangere. Susanna la prese sotto braccio e le disse:
“Andiamo! Vengo a casa con te e rimango con te tutto il giorno e tutta la notte! Coraggio!”
Linda la strinse sotto braccio. Le sembrava di essere un naufrago che si afferrava ad una tavola in mezzo alla tempesta.
“Grazie!” mormorò tra i singhizzi. “Grazie! Oh, Susanna! Mi sento morire!”

Confessione di un animo affranto

Susanna fu accolta con molta cordialità dalla madre di Linda, che, vivamente preoccupata per la figlia, fu ben contenta che una sua amica, dall’aspetto rassicurante, le facesse compagnia.
Susanna avvertì per telefono la madre che era stata invitata a pranzo da Linda e disse che si sarebbe fermata a studiare con lei per tutto il giorno.
Dopo pranzo le due ragazze si ritirarono nella stanza di Linda ed ella, dopo aver fatto accomodare Susanna ed essersi a sua volta seduta sulla sponda del letto, disse:
“Sono in una situazione disperata! Ho commesso una cosa gravissima ed ora ne nascerà uno scandalo e io sarò sulla bocca di tutta la scuola, e anche sui giornali! E come farò con i miei genitori? Oh! Perché ieri non ho avuto il coraggio di gettarmi sotto al treno o di tagliarmi le vene!”
“Linda! Non dire queste cose neanche per scherzo! A tutto c’è rimedio! Su! Dimmi che cosa ti è successo! Ricordati che hai promesso di dirmelo!”
Linda rimase per qualche istante in silenzio. Poi si accese una sigaretta e, dopo aver tirato qualche boccata, disse:
“Hai ragione! Ho promesso! Allora adesso ascolta, e poi sputami pure in faccia!”
“Ma che dici!?”
“Ascolta! Quel sette e mezzo al compito di matematica io non lo ho meritato: lo ho comprato!”
Subito a Susanna divenne tutto chiaro.
“Ho capito!” disse. “Ho capito tutto! Conosco Montiroli! Certamente non hai comprato quel voto con i soldi, ma in un altro modo!”
“Dilla tutta” disse Linda coprendosi gli occhi con le mai con un gesto di disperazione: “facendo la prostituta!”
“No, Linda! Non dire quella parola! Tu non sei una prostituta! Sei soltanto una ragazza spaventata, di cui Momtiroli si è approfittato perché non è un galantuomo, come invece lo era il professor Mondelli!”
“Ma la preside si è accorta di tutto! Non so come, ma lo ha scoperto! E adesso mi caccerà via dalla scuola e farà uno scandalo! E io morirò dalla vergogna!”
“No, Linda! Ascoltami! La preside non ti caccerà dalla scuola e non farà nessuno scandalo. La preside ti vuole bene e vuole soltanto che non ti succeda nulla di male!”
Linda la guardò perplessa, temendo quasi di sperare che la sua situazione fosse meno peggiore di quanto credeva e che poi la sua speranza fosse delusa.
“E… e come fai a saperlo?” mormorò.
“Linda!” disse Susanna prendendola per mano. “E’ la preside che mi ha chiesto di starti vicina perché era preoccupata per te!”
Linda si coprì il viso con le mani e scoppiò in un pianto silenzioso. Infine disse:
“Allora tu… tu sei sicura… che nessuno saprà niente?”
“Sicurissima! E se per caso Montiroli si fa di nuovo avanti, tu non devi rispondergli neanche una parola. E se ti minaccia di farti perdere l’anno, riferisci tutto alla preside, e stai certa che lei provvederà!”
“Oh, non mi importa di perdere l’anno! L’ho meritato! Ma se la cosa non si viene a sapere io… io mi sento rinascere!.. E… e…”
Linda si gettò nelle braccia di Susanna.
“Oh, Susanna! Tu sei un angelo disceso dal cielo! Io… io… non riesco ancora a crederci!”
“Credici! E’ la verità! Puoi stare certa che la preside troverà il modo di far sì che tutto si risolva senza che tu ci vada di mezzo!”
Linda si trasse indietro e si coprì ancora gli occhi con le mani.
“Sì! Lo spero veramente… e… lo credo! Ma… ma, anche se nessuno lo viene a sapere, io sono una prostituta ugualmente! Mi faccio schifo lo stesso! Sono sempre una vigliacca e una ragazza di strada!”
“No, Linda! Non dire così!”
“Sono sporca dentro! E ora, quando tu andrai via e resterò sola, tutta la mia sporcizia verrà fuori e mi soffocherà! Non posso sopportarlo! Vorrei non essere mai nata!”
“Ascolta, Linda! Chi ti ha detto che ora io me ne vado e che ti lascio sola? Tu mi avevi invitato a restare anche la notte con te. Ora invece ti faccio io un invito: vieni a dormire a casa mia e domani vieni con me e con Giulia e Francesca. Andremo al campeggio con gli scout in un posto bellissimo, in montagna, vicino a un monastero. Così ti distrai dai cattivi pensieri e potremo parlare tutto il tempo che vorrai. Naturalmente a Giulia e a Francesca non diremo niente. Ma, se tu vuoi, lì al monastero ci sono delle persone che possono darti dei buoni consigli”.
“Oh, no! Io non voglio parlare con nessuno! Solo con te!”
“Va bene! Parlerai solo con me. Ma vieni! Vedrai che ti troverai bene! Sabato torniamo, ma non ti lascio sola! Puoi passare la Pasqua con me, a casa mia, o, se preferisci, verrò io a casa tua. Ma vieni con noi! Ti prego!”
In quel momento squillò il telefono. Pochi istanti dopo la madre di Linda venne a chiamarla.
“E’ per te! E’ Gianfranca!”
Linda rimase un attimo perplessa. Poi corse al telefono.
Susanna sentì la sua voce che diceva:
“Pronto! Ciao Gianfranca!.. Sì, mio padre è contento del bel voto, ma io ho un altro programma… No, no, grazie! Ho ricevuto un altro invito!.. No, non insistere, grazie! Ho deciso diversamente!.. Vado con delle amiche in montagna!.. Sì, certo!.. Auguri anche a voi, e divertitevi!.. Ciao! A presto!”
Linda tornò nella sua stanza e disse a Susanna con un leggero sorriso sulle labbra:
“Sì, Susanna! Vengo con voi!”

Chi parte e chi rimane

Emma, Charles, Stefano e Vittoria scesero le scale e uscirono in strada. Fuori c’erano ad attenderli Giulia e Caterina. Anche se Vittoria e Caterina non potevano andare al campeggio per via degli esami, non volevano però rinunciare ad accompagnare gli altri alla stazione. Il momento della partenza, con tutto l’allegro vociare degli scout, era una cosa da non perdere.
“Presto!” disse Emma dopo i saluti. “Andiamo di corsa! Siamo già in ritardo!”
In quel momento Silvia si affacciò alla finestra.
“Vittoria!” disse. “Non tornare tardi e non perdere tempo. Noi tra poco passiamo a prendere Philip e Thomas e andiamo a Roccasinibalda. Ti lascio il pranzo pronto al caldo nel forno. Ho dimenticato di dirti che c’è una lettera per te!”
“Grazie, mamma! Non ti preoccupare! Lascia pure la lettera sulla mia scrivania! Ora non ho tempo!”
“Va bene! Allora mi raccomando! Studia e non perdere tempo con Margaret!”
“Va bene! Va bene! Ciao!”
“Andiamo, su!” disse Emma.
“Uffa!” esclamò Vittoria seguendo gli altri lungo il marciapiede.
Ben presto raggiunsero la fermata dell’autobus e salirono tutti insieme sul mezzo, impazienti di arrivare alla stazione.
Ad attenderli nel posto convenuto c’era tutta la truppa degli scout con Don Franco al centro in divisa.
“Eccovi, finalmente!” esclamò il sacerdote. “Temevamo di dover partire senza di voi!”
“Sempre malfidato!” disse Emma ridendo.
“Ciao, Giulia!” gridarono Francesca e Susanna.
“Ciao! Oh! Viene pure Linda!? Che sorpresa! Diventa scout anche lei?”
“Chissà?!” disse Susanna. “Vedremo!”
Linda fece un sorriso timido e non disse niente. Si teneva stretta al braccio di Susanna e si guardava intorno nervosamente.
“Siamo tutti?” chiese Don Franco. “Bene! Allora andiamo! Arrivederci Caterina! Arrivederci Vittoria! Mi raccomando: non studiate troppo!”
“Oh, non c’è pericolo!” risposero insieme Vittoria e Caterina.
“Ma che voi vi andate a divertire e ci lasciate sole a studiare” aggiunse Vittoria con una smorfia comica “proporio non mi va giù! Vi dovreste vergognare!”
“Ehi, ragazzi!” gridò uno scout. “Diciamo tutti insieme: buono studio!”
E tutti gli scout insieme gridarono a gran voce:
“Buono studio!”
“Perfidi!” risposero Vittoria e Caterina fingendosi arrabbiate.
“Su, presto! Andiamo!” disse Don Franco. “Arrivederci, allora. Gli auguri ce li facciamo alla veglia pasquale”.
“Va bene! A presto allora! E buon divertimento!”
Dopo altre esclamazioni e gesti di saluto, gli scout si avviarono al loro binario e Vittoria e Caterina rimasero per un po’ a guardarli mentre si allontanavano.
“Che peccato!” disse Caterina “Quest’anno siamo proprio disgraziate! Le vacanze di Pasqua a studiare!”
“Davvero! E senza Margaret!”
“E senza Luca!”
“Però lo sentirai per telefono!”
“A Pasqua di sicuro! Non so se mi chiamerà prima. Speriamo!”
“Mah! Torniamocene a casa! E’ triste, ma non c’è rimedio!”
Le due ragazze si avviarono al capolinea dell’autobus, salirono sul mezzo e dopo una mezz’ora arrivarono a destinazione.
“Allora!” disse Caterina. “Ci salutiamo!”
“Un altro saluto! E siamo sempre più sole! Per fortuna che più sole di così non si può e che non c’è rimasto più nessun altro da salutare!”
“Ahahahah! Ma senti: perché non pranziamo insieme?”
“D’accordo! Ti aspetto a casa mia!’
“Ok! Allora a più tardi!”
“A più tardi! Ciao!”
Ciò detto, Vittoria si avviò verso casa. In pochi minuti arrivò, salì le scale ed entrò.
“Che brutta impressione la casa vuota!” pensò. “Vediamo un po’ che cosa c’è per pranzo e se basta anche per Caterina. Capirai! Mamma, come al solito, ha cucinato per un reggimento di soldati. Altro se basta! Bene! Mi ritiro nei miei appartamenti e non voglio più sentire nessuno!”
Vittoria entrò nella sua stanza e ripose il soprabito nell’armadio. Poi si sedette di fronte alla sua scrivania e il suo sguardo cadde su una busta appoggiata accanto al computer.
“Che cos’è questa?” si chiese. “Ah! La lettera di cui parlava mamma!”
La prese in mano e subito ebbe un sussulto. La lettera proveniva dalla Scozia!
“Spedita da Peter e Paul Mac Lean – Dundee – Scozia” era scritto sul retro della busta.
Vittoria rimase per alcuni istanti soprappensiero, mentre sentiva il cuore batterle in petto per l’emozione.
“Mamma mia! Guarda questi due! Finalmente si sono fatti vivi! Hanno detto che per i contatti umani non usano generalmente la posta elettronica. E poi scrivono tutti e due insieme! Che tipi! Mamma mia!”
Con mano tremante aprì la busta, ne estrasse la lettera e lesse:

“Carissime Vittoria e Margaret,
avevamo promesso che ci saremo fatti vivi presto con voi e vogliamo mantenere la nostra parola. Non sapete quanta nostalgia abbiamo sofferto dal momento della vostra partenza! Ci sembra, ancora adesso, che, da quel momento, la Scozia sia diventata una terra triste e desolata. Senza di voi la nostra vita ha perso ogni sapore!
“Prima di conoscervi ambedue pensavamo di diventare sacerdoti. Ma ora l’amore che è nato nei nostri cuori ci ha trasformati! Crediamo che il Signore ci chiami ad un’altra missione: quella di dar la vita, insieme a voi, ai figli che Dio vorrà donarci per arricchire il mondo di amore. Il mondo di oggi è un deserto! Ha bisogno di amore! Non è questa una missione grande quanto il sacerdozio?
“Perciò ora osiamo scrivervi, con tanta trepidazione nel cuore: accettate di diventare, quando sarà il tempo, Margaret la sposa di Peter e Vittoria la sposa di Paul?
“Vi abbiamo scritto insieme, perché siamo inseparabili e crediamo che anche voi lo siate. Forse è anche per questo che siamo rimasti incantati da voi! Sì, incantati! Da quando siete entrate nella nostra vita, tutto per noi si è trasfigurato: ogni ornamento del giardino di Dio, ogni bagliore del suo cielo è diventato come una ghirlanda per la bellezza dei vostri occhi!
“Attendiamo con ansia la vostra risposta, pronti a morire di gioia o di dolore!
“E tuttavia di una cosa vi preghiamo: non rispondete subito! Passiamo nella preghiera e nel silenzio questi giorni santi, partecipando al dolore di Cristo. Che la vostra risposta ci giunga per Pasqua, e che sia anche per noi una risurrezione!
“Nell’attesa vi inviamo tanti carissimi auguri.
“Sinceramente vostri
Peter e Paul Mac Lean”.

Vittoria rilesse più volte la lettera e rimase a lungo immobile, come trasognata.
“Mamma mia!” pensava. “Che modo di fare una dichiarazione! E doppia per giunta! Mi sento svenire per l’emozione! Eppure dovevo aspettarmela! E se io sono quasi sconvolta, come starà Margaret quando la riceverà!? Conoscendola, temo che avrà bisogno del medico! Più tardi la chiamo. Voglio essere certa che prima riceva la lettera. E poi? Per fortuna ci lasciano un po’ di tempo per rispondere! Ma come rispondere a una lettera simile! Loro saranno due bardi, ma io non sono mica una poetessa! Mamma mia! Mi sento svenire!”
Infine Vittoria si riscosse, prese il cellulare e compose un numero.
“Pronto! Francesca? Tutto bene?”
“Sì! Stiamo sul treno! E tu? Stai studiando?”
“Non proprio! Senti: devo chiederti un piacere!”
“Dì pure! Se posso…”
“Certo che puoi! Quando arrivi ad Acquafredda, di’ all’abbadessa che preghi tanto per me e per Margaret! Hai capito? E’ molto importante!”
“Va bene! Certo! Intanto incomincio io! Ma che vi succede? C’è qualche problema?”
“No, niente di grave. Cioè, sì! Dobbiamo prendere una decisione molto importante, e temo che Margaret sia molto agitata e che si senta anche male per questo! Sai come è fatta!.. Ma, se devo essere sincera, veramente sono io che mi sento male!”
“Allora è una cosa brutta!”
“Oh, no! E’ una cosa bellisima! Troppo bella!”
“Scusami! Non ci ho capito niente! Ma riferirò all’abbadessa!”
“Grazie! Grazie! E, come hai detto, intanto incomincia tu!”
“Va bene! Ciao!”
“Ciao! Fatti sentire!”
“Ok! Ciao!”
Francesca chiuse il cellulare e rimase per quache attimo perplessa.
“Chissà che le è successo!?” si chiese.
In quel momento le giunsero all’orecchio alcune parole pronunciate da Linda, che, seduta accanto a Susanna, si confidava con lei.
“Non sai come mi sento male!” diceva. “E’ la Pasqua più triste della mia vita! Che speranza mi rimane?!”
Francesca si avvicinò a Linda e le pose una mano sulla spalla.
“Non voglio intromettermi né voglio essere indiscreta” disse. “Ma devo dirti che l’anno scorso, proprio il Giovedì Santo, io andavo con gli scout ad Acquafredda così come te, e come te pensavo che per me tutto fosse finito per sempre. E invece, miracolosamente, il sabato successivo sono tornata a Roma piena di gioia. Tutto era passato e dimenticato! Lo stesso avverrà anche a te! Ne sono certa!”

Due donne sagge

“Permesso?”
“Prego! Avanti!” disse la preside. “Ah, sei tu?”
Linda entrò nello studio della preside guardandosi intorno timidamente.
“Prego, cara! Siediti pure! Come hai passato la Pasqua?”
“Bene, preside! Ma ho bisogo di parlare con lei”.
“Prego, cara! Di’ pure!”
“Signora preside, io sono qui per fare la mia confessione, anche se so che lei sa già tutto!”
La preside annuì con la testa e rimase in silenzio.
“Lei sa, signora preside” continuò Linda, “che quel sette e mezzo in matematica non lo ho guadagnato con il mio impegno di studio, ma l’ho… sì… l’ho… l’ho comprato!”
La preside continuava a tacere. Dopo un attimo di silenzio, Linda riprese:
“Anche se mi vergogno come una ladra, a lei debbo confessare che quel sette e mezzo l’ho comprato facendo… facendo la prostituta!”
A questo punto Linda non riuscì più a continuare. Si coprì il viso con le mani e scoppiò in un pianto dirotto.
“Coraggio Linda!” disse a questo punto la preside. “Come hai detto tu, già sapevo tutto. Ma posso assicurarti che la cosa rimarrà un segreto tra noi”.
“Oh, grazie preside! Sapevo che lei non mi avrebbe tradita. E l’assicuro che se il professor Montiroli dovesse farmi qualche ricatto, non starò al gioco! Accetterò di ripetere l’anno, come merito, ma non mi presterò più alle sue richieste!”
“Ascolta Linda!” disse la preside. “Ora tu riprendi tranquillamente i tuoi studi e impegnati seriamente. Non c’è nessuna ragione perché tu debba ripetere l’anno. Del professor Montiroli ormai non hai più bisogno di preoccuparti. Finalmente sono riuscita a farmi inviare dalla scuola in cui aveva insegnato l’anno scorso una documentazione che attendevo da tempo. Così, senza far parola di quest’ultimo episodio, ho potuto metterlo con le spalle al muro. Ora è in malattia e fino alla fine dell’anno sarà sostituito da un ottimo supplente. Né tornerà più ad insegnare in questa scuola. Dunque sta’ serena e impegnati a compiere bene i tuoi doveri”.
Linda guardò la preside con gli occhi spalancati.
“Allora… allora veramente tutto rimarrà senza conseguenze? E nessuno saprà niente? E potrò continuare gli studi con le mie compagne?”
“E’ così, cara. Ma attenzione! Ora si esigerà da te un impegno molto maggiore, e non soltanto nello studio! La tua colpa rimarrà segreta, ma è sempre una colpa grave! Nessuno ha il diritto di scagliare la prima pietra, ma è mio dovere dirti con fermezza: d’ora in poi non farlo più!”
“Oh, signora preside! Mi creda! Preferirei morire cento volte! E anche se nessuno scaglia la prima pietra, sono io a scagliarmela! Muoio dalla vergogna! Oh, preside! Se non fosse stato per lei, che ha mandato Susanna a starmi vicina, ora forse starei al cimitero con le vene tagliate!.. Sì, preside! Dalla vergogna avrei voluto togliermi la vita! Non l’ho fatto perché non ne ho avuto il coraggio, e perché Susanna mi è stata vicina. Non sa quanto ha fatto per me! Non la conoscevo bene e non sapevo quanto fosse brava!
“Sa, preside, che mi ha portato con gli scout in un posto in Toscana vicino a un monastero di benedettine? Si chiama Acquafredda e l’abbadessa è giovane ed è bravissima. Io all’inizio non volevo parlare con lei. Volevo che nessuno sapesse la mia storia. Anche con Susanna ho fatto fatica ad aprirmi. Ma per fortuna lei ha insistito e non so quale forza mi ha portato a confidarmi con lei. Lo stesso è successo con l’abbadessa. All’inizio non volevo, ma poi, ascoltando le suore che pregavano in coro, mi sono sentita incoraggiata e mi sono decisa a parlarle.
“Mi ha ascoltata con tanta carità e mi ha detto una cosa bellissima. Mi ha detto che certamente quello che è fatto non si può cancellare, ma che io posso far tesoro della mia brutta esperienza per convincere tante ragazze come me a non fare lo stesso errore. Quando farai l’esperienza – mi ha detto – di una, due, tre, infinite ragazze che, grazie alle tue parole e al tuo buon esempio, si ritrarranno in tempo dal peccato e prenderanno la buona strada, ecco: allora potrai essere certa e sentire dentro di te che realmente hai riconquistato la tua integrità! Pensa che sia vero, preside?”
“Se te lo ha detto una santa abbadessa, penso che ti puoi fidare!”
“Oh, quanto spero di poter presto fare questa eperienza! E lo sa, preside, che Susanna, insieme a Giulia Biancucci, a Francesca Trini e ad altre ragazze più grandi stanno organizzando un’associazione di ragazze che si impegneranno ad osservare la castità fino al matrimonio e ad insegnare anche ai ragazzi l’amore vero e indissolubile?”
“Mi ha accennato qualche cosa la professoressa di religione”.
“Sì, perché Susanna sta preparando lo statuto di questa associazione e ha chiesto alla professoressa Valentini se può darle qualche consiglio. Oh, preside! Anch’io voglio far parte di questa associazione! Così potrò più facilmente salvare tante ragazze dal male, e, se è vero quello che mi ha detto l’abbadessa, potrò riacquistare la mia integrità!”

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