EBOOK: SOGNO sacra rappresentazione di Don Massimo Lapponi

(ultimata il 17 ottobre 2013)

Personaggi recitanti:

Claudia, matrona romana
Un’ancella
Un servo
Coro dei servitori ebrei
Maria
Coro della folla fuori scena

Personaggi scenici, che non hanno voce:
Cristo
Alcuni apostoli
Guardie e folla dei giudei

La scena rappresenta una ricca casa di una famiglia romana in Palestina. A destra vi è un letto molto lussuoso, circondato da mobili preziosi. Al centro e a sinistra vi sono varie suppellettili e strumenti di lavoro. E’ sera. All’aprirsi della scena appare, al centro, il coro dei servitori che invoca il Signore.

Servitori:

Lo sguardo tuo pietoso
volgi, o Signor, dal cielo
e d’Israel proteggi
la santa eredità.
Al tramontar del giorno
scende nel cuor la notte.
Deh, sul tuo popol stenda
l’ali
bianche
l’angel
della
tua bontà.
Questo paterno suol
non abbandonar
al furor degli empi.
Dal giogo forestier
salvaci, o Signor,
e conserva il popolo
a te fedel.

L’alma paventa
l’ombra infernal
che silenziosa
percorre la tenebra.
Fugge la luce,
vaga il pensier
verso le infide
lusinghe del mal.

Ma la tua luce rischiara la notte:
nulla è celato allo sguardo del ciel.
La tua parola mi guida, o Signore.
Con te d’appresso non temo alcun mal!

Non ci lasciare nell’ora fatal:
veglia, o Signor, sul tuo popol fedel!

Lo sguardo tuo pietoso
volgi, o Signor, dal cielo
e d’Israel proteggi
la santa eredità.
Al tramontar del giorno
scende nel cuor la notte.
Deh, sul tuo popol stenda
l’ali
bianche
l’angel
della
tua bontà.
Questo paterno suol
non abbandonar
al furor degli empi.
Dal giogo forestier
salvaci, o Signor,
e conserva il popolo
a te fedel.

L’empio avversario,
scaltro e crudel,
sempre fomenta
tristezza nell’animo.
Mesto e sgomento
trepida il cuor
quando s’oscura
il chiarore del dì.

Ma la tua luce rischiara la notte:
nulla è celato allo sguardo del ciel.
La tua parola mi guida, o Signore,
con te d’appresso non temo alcun mal!

I servitori si ritirano. Entra Claudia e si avvicina al letto.

Claudia:

Per questo popolo,
da sempre dedito
al sacro canone
del suolo patrio,
se pur lo spirito
ha rozzo e barbaro,
dentro il mio cuor sento un amor benefico,
che in questo esilio
è un dolce balsamo.

Ma di Roma,
la mia patria,
il fatale pensier
ad ogn’ora
mi risvegliano
le struggenti affezion del cuore.
O sovrana, invincibile!
O regina d’ogni popolo!
Inclita!
Nobile!
Sogno del cuor!

Entra l’ancella.

(Claudia:)

Un indicibile
desio nostalgico
della mia patria
m’invade l’animo!
Vieni e confortami,
fanciulla amabile.
Tu mi sei cara come questo popolo.
Ma, come un esule,
gemo e sospiro.

O mia Roma,
d’ogni stirpe
la sovrana città!

Ancella:

La tua patria, o mia signora,
forse ognor dominerà,
ma al di sopra d’ogni regno
su nel cielo vi è un sovrano
il cui scettro immacolato,
santo,
giusto,
per sempre regnerà
sopra popoli e sovrani
con giustizia e verità.

Claudia:

Su tutti i popoli
prevale indomita
la spade vindice
dell’imperiale città.
Qual mai potrà
nume del ciel
il suo voler
far trionfar?

Dura e austera
l’Urbe sempre prevarrà.

Ancella:

Ma un profeta
scenderà dal cielo un dì!

La promessa
fatta ai padri
d’un Messia che il suo popol soccorrerà
non è un sogno van degli uomini,
ma è promessa del ciel!
O sovrano
consacrato
nello Spirito di bontà,
il tuo imperio,
forte e tenero,
sarà luce per tutti i popoli,
sarà premio,
sarà gloria,
sarà gaudio
senza termine
per il popol fedel!
Per te sempre
sarà gloria,
o fedele Israel!
Presto verrà il giorno
quando la promessa
fatta a noi dal cielo
il Signore adempirà.
Da Gerusalemme
una luce santa,
segno di salvezza,
sovra il mondo intero splenderà!

Claudia:

I tuoi sogni
non avranno mai realtà!

Ancella:

E’ una speme
che giammai c’ingannerà!

Una voce
che dal cielo
parla al cuor che confida nel suo Signor,
non potrà giammai deludere
il suo popol fedel.
O sovrano
consacrato
nello Spirito di bontà,
il tuo imperio,
forte e tenero,
sarà luce per tutti i popoli,
sarà premio,
sarà gloria,
sarà gaudio
senza termine
per il popol fedel!
Per te sempre
sarà gloria,
o fedele Israel!
Presto verrà il giorno
quando la promessa
fatta a noi dal cielo
il Signore adempirà.
Da Gerusalemme
una luce santa,
segno di salvezza,
sovra il mondo intero splenderà!

Claudia e Ancella:

I segreti del destino
chi giammai potrà scrutar?
Se nel ciel v’è un Dio pietoso,
forse non farà trionfare
il potere suo innocente,
santo,
giusto,
ricolmo di bontà,
sopra popoli e regnanti
con giustizia e verità?

Claudia:

Addio, o cara! E’ tempo ormai di dormir.

L’ancella si ritira e Claudia lentamente si prepara e poi si corica nel letto, mentre da fuori scena si sente il coro dei servitori che invoca il Signore.

Servitori:

Or la notte
già discende
sulla santa Città.
Ci protegga
da ogn’insidia
il tuo amor,
Signor!

Dal Maligno
ci difenda,
nostro schermo e salvezza, l’angel del ciel,
nella pace
del riposo,
fino al sorger del dì.

La scena si oscura per qualche istante. Poi leggermente si illumina nella parte sinistra. Poco dopo avanza da sinistra e si dispone di lato una figura femminile (Maria).

Maria:

Povera, ignorata ed umile
tra le donne a Nazareth,
il mio solo gaudio
eri tu, o mio tenero
figlio dilettissimo,
a cui sol donavo l’intero mio cuor.

Misera, come una vertigine
il dolor mi soffoca
mentre sento sorgere,
mare senza limiti,
del mio sen nell’intimo
un divino ardor d’abbracciar ogni cuor.

La luce si attenua e Maria quasi scompare, mentre si illumina il centro della scena, dove appare Cristo che prega in ginocchio in un giardino – l’Orto degli Ulivi – in preda all’angoscia. Quando la musica diviene più drammatica, si manifestano più visibilmente i segni dell’angoscia.
Poi la luce al centro si attenua e Cristo quasi scompare. Si ravviva la luce a sinistra e di nuovo appare in piena luce Maria.

Maria:

O Figlio amabile,
O Gesù soave,
un tempo a Nazareth
sorridevi lieto
quando dal limpido
sguardo di tua madre
un senso tenero
nel tuo sen scendea
di bontà,
di pietà
d’ogni cuor.
Quando l’Altissimo
t’inviò nel mondo
la sua santissima
volontà d’amore
qual dolce cantico
dovunque a spargere,
cuori ostil
il tuo annuncio
attendean,
ostili gli animi
il materno amore.

La luce che illumina Maria si attenua fino quasi a scomparire, mentre si ravviva la luce che illumina Cristo. Questi appare ora, sempre nel giardino, circondato da gente ostile, da guardie e da alcuni apostoli. Quando la musica diviene più drammatica, le guardie gli afferrano i polsi e lo trascinano via.
Diminuisce fino a spegnersi la luce che illumina Cristo e si ravviva la luce che illumina Maria.

Maria:

L’amor muliebre
verso il Figlio amato
volea respingere
il furor dell’odio.
Ma dal profetico
cuore del mio Figlio
l’amore tenero
nel mio sen tornava,
dilatato
alla terra
ed al ciel.
Figlio santissimo!
T’han ghermito gli empi,
ma dei carnefici
tu vuoi ch’io sia madre,
madre docissima
per tutti gli uomini,
soverchiando
lo strazio
del cuor.
Figlio elettissimo,
il mio cuor ti dono:
fin sul patibolo
io sarò a te vicina
e l’amor d’ogni carne
nel supremo martirio
spartirò con te!

Si attenua la luce fino ad estinguersi e Maria non appare più.
Dopo qualche istante di buio, incominciano a vedersi le prime luci dell’alba, che crescono sempre più. Dopo un po’ si sentono le grida della folla fuori scena.

Folla:

Morte al sacrilego!
Giudice
ferreo
soffoca
l’animo
perfido,
senza pietà,
del seduttor del popol d’Israel!
Non ti placar:
punisci ogni nemico dell’Imper!
Giudice
ferreo
soffoca
l’animo
perfido
del seduttor!

Dopo le prima grida Claudia s’è svegliata, si è guardata intorno spaventata. Poi si è alzata e rapidamente ha indossato una veste.

Claudia:

Cos’è quest’incubo
che mi colma d’angoscia?!
E questo strepito
che turba ed agita
l’animo trepido
con clamori rabbiosi?!
Già un sogno torbido
ha sconvolto il mio cuore.

Frattanto è entrato un servo, tutto agitato.

Servo:

Gesù di Nazareth,
il profeta sublime,
condotto è al giudice:
voglion sopprimerlo,
e già dal popolo
si reclama il supplizio.

Folla:

Giudice
ferreo
soffoca
l’animo
perfido
del seduttor!

Claudia:

O giorno infausto
di tremenda sventura!
Va’ dal mio coniuge
senza por remore!
Per me scongiuralo
che non nuoccia a quell’uomo!
Mentre le tenebre
tutto avvolgeano
un tetro incubo
m’oppresse il cuore,
che nel mio intimo m’agita ancor.
Un uomo nobile
d’alta virtù
vidi: ei pareva disceso dal ciel.
Era il profeta
detto Gesù!
Santo, innocente:
non dee morir!

Il servo esce di corsa.

Folla:

Giudice
ferreo
soffoca
l’animo
perfido,
senza pietà,
del seduttor del popol d’Israel!
Non ti placar:
punisci ogni nemico dell’Imper!

Claudia:

Un fiero tremito
mi sconvolge le membra!
Un atto ignobile
grava sull’inclita
Città fatidica,
portator di sventura!

Folla:

Giudice
ferreo
soffoca
l’animo
perfido,
barbaro
del seduttor!

Claudia:

Punisci il vil, Se sei nel ciel,
senza pietà: Dio d’Israel,
non ti placar! abbi pietà
dell’Urbe rea di barbara empietà!

Folla:

A morte il vil,
senza pietà!
Gridiamo insiem:
morte al crudel!
Viva l’Imper!
Il traditor
vada a morir
coi malfattor,
senza pietà!

Claudia:

Senza pietà! Di noi pietà!
Senza pietà! Di noi pietà!
Senza pietà! Di noi pietà!

F I N E

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