Fenomenologia della crisi delle dimore familiari negli ultimi decenni

di Madre Lioba
Per un ripensamento della vita familiare in occasione delle nuove opportunità offerte dal reddito di maternità proposto dal Popolo della famiglia
1.

Nella Torino degli anni 80-90 le nostre case erano ormai da qualche decennio “infestate” da una presenza ossessiva: la televisione! Se uso la parola “infestate”, non è perché non voglia riconoscere la grande utilità che può avere la televisione, ma perché devo amaramente constatare che la sua inserzione nella vita delle nostre famiglie non è stata guidata da una saggia regolamentazione, ma ha proceduto per conto suo, indisturbata, fino ad invadere con prepotenza quasi ogni tempo ed ogni spazio. E lo stesso hanno fatto, in seguito, i successivi sempre nuovi ritrovati della tecnica e dell’elettronica.
Scriveva già al suo tempo Romano Guardini che, quando un elemento entra nella sfera della libertà umana – come è il caso delle nuove energie messe a disposizione dalla tecnica moderna – la sua azione non è più guidata dalla natura, ma richiede di essere assunta dalla responsabilità dell’uomo, quale creatura razionale. Se però – egli aggiungeva – l’uomo si sottrae a questa responsabilità e lascia che gli elementi a lui affidati agiscano per conto loro, detti elementi e le nuove energie di cui egli può disporre non seguiranno il corso regolare della natura, ma passeranno sotto la direzione del potere demoniaco. E l’illustre teologo precisava che, parlando di potere demoniaco, non accennava a qualche vaga moda giornalistica, ma si riferiva a creature angeliche personali create buone da Dio e ribellatesi al loro Creatore.
Per il non credente questa prospettiva teologica apparirà irrealistica, e tuttavia anch’egli non può non avvetire la sostanziale differenza tra una tecnica governata dalla previdente saggezza umana e la stessa abbandonata, senza alcuna responsabilità, ad uno sviluppo incontrollato.
Se non si vuole parlare di potere deminiaco, si potrà tuttavia osservare che lo sviluppo della tecnica e il suo uso, se non sono guidati dalla saggezza umana, finiranno per essere “guidati” dagli istinti di comodità, di pigrizia e di edonismo che facilmente prendono il sopravvento nella società umana e dai formidabili interessi economici che con tanta efficacia sanno approfittarsene. In fondo tra il dire che il governo delle nuove energie è stato delegato dagli uomini alle forze demoniache e il dire che lo è stato alle passioni del piacere ad ogni costo e dell’interesse commerciale non c’è poi molta differenza!
In ogni caso, sia ciò da attribuire ad un’azione demoniaca o invece alla cattiva volontà umana, il risultato della delega della responsabilità dell’uso dei nuovi mezzi all’anonima e comoda guida del costume imperante è stato che, anziché sfruttare al meglio le grandi possibilità messe a nostra disposizione, troppo spesso si è lasciato che le nuove tecniche portassero la disgregazione nel tessuto della vita familiare.
Così gli elettrodomestici non hanno soltanto allievato e razionalizzato la cura materiale della casa, ma hanno anche contribuito in larga misura a far perdere sia l’insostituibile valore autoeducativo dell’impegno fisico, sia l’attenzione e l’amore per l’abitazione della famiglia e per il suo buon andamento.
E la presenza, sempre più invasiva, prima della televisione e poi dei sempre più sofisticati ritrovati elettronici, più che favorire una consapevole crescita culturale – che certamente non è mancata – in misura veramente eccessiva hanno soprattutto reso gli animi sempre più estraniati dall’ambiente domestico e sempre più attratti dall’irrealtà del mondo virtuale e del mondo esterno, che invadeva senza riguardi gli spazi e i tempi un tempo riservati all’intimità familiare.
Una regolamentazione responsabile delle nuove possibilità avrebbe dovuto porre dei limiti di spazio, di tempo e di scelta, e avrebbe saputo approfittare con grandissimo vantaggio dell’inedita possibilità offerta dai media di attingere con estrema facilità e senza costi ad un patrimonio immenso di cultura, un tempo riservato ad un’élite e raggiungibile soltanto con disagiate e dispendiose frequentazioni di biblioteche, scuole, teatri e sale di concerto.
Soprattutto dopo che i più recenti mezzi telematici hanno sostituito l’imposizione dei programmi a cui ci aveva abituati la televisione con la possibilità di una vastissima libera scelta, quanto si sarebbe potuto realizzare di costruttivo senza corrodere la realtà fisica della casa e senza sconvolgere i normali ritmi della vita familiare!
Purtroppo la necessaria saggezza e responsabilità per lo più è mancata, cosicché abbiamo visto le successive generazioni sempre più alienate dall’ambiente domestico, perché affascinate dall’irrealtà degli schermi, e i ritmi di vita sconvolti dalla sostituzione della cronologia naturale con tempi di vita del tutto artificiosi e distruttivi. La stessa prudenza nella scelta dei contenuti di spettacoli o pubblicazioni, un tempo ritenuta essenziale per conservare un ambiente domestico sano, molto rapidamente si è eclissata nelle coscienze, dato il carattere sempre più indifferente ai valori umani, morali, estetici e religiosi del diluvio di messaggi che hanno invaso con prepotenza le nostre case e i nostri cervelli.
Nel mutamento che stiamo cercando di riassumere un ruolo fondamentale lo ha avuto la parabola decadente della musica, a cui i moderni strumenti hanno prestato, oltre alla mirabile vastissima possibilità di fruizione, anche l’assai meno mirabile capacità di degenerare in forme deteriori e di penetrare in tutti gli spazi fisici e mentali senza tollerare alcun freno imposto da una saggia scelta e riservatezza.
Si potrebbero fare molte altre osservazioni per descrivere il fenomeno di crisi della dimora familiare che abbiamo veduto vilupparsi sotto i nostri occhi. Ma ci limitiamo a questi brevi cenni, sperando che essi colgano alcuni aspetti fondamentali della situazione che una nuova generazione più responsabile si troverà ad affrontare.

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