Gli occhi luminosi di Sant’Anna. Sacra rappresentazione

di Don Massimo Lapponi

Personaggi:

Anna, giovinetta sui quattordici anni
Deborah, sua sorella maggiore
(Omri, sposo di Deborah, non appare sulla scena)
Lia, matrigna di Anna e Deborah
Ierusa, figlia di Lia
Elì, servo di Lia
Ioachim, giovane pastore orfano
Uriel, pastore
Abi, sua moglie
Amici e servitù della casa di Lia
Pastori e pastore
Contadini al servizio di Omri e Deborah

Atto I

Scena: casa di Lia a Gerico. Si celebrano le nozze tra Omri e Deborah. Sono presenti Deborah e i suoi parenti e amici e i servitori della casa.

Coro dei festeggianti:

Celebriamo insieme nella gioia questo dì:
godan questi sposi giorni di felicità
e su lor discenda
la soave grazia del Signor!

O mistero immenso come il ciel,
pien di sgomento come il tuon,
profondo come il mar!
O fiamma d’amor,
tu colmi di celeste ardor
le acque, il suol e l’ampia volta del ciel!
Grata su voi scenda la rugiada celestial:
mondi d’ogni macchia di timore e d’ansietà
questo che vi unisce sacro vincolo d’amor.

I festeggianti si allontanano. Restano sole Anna e Deborah.

Anna:

Sorella ascolta:
tu sai quanto t’ami e quanto stimi
la felicità di questo giorno
che vien lieto a compiere il tuo voto
di donarti infin al tuo diletto.
Ma tua sai qual fato di dolore
ora attende qui la tua sorella!
Ora tu te n’ vai
a due giorni almen
nel tuo nuovo asilo, presso il tempio del Signor;
e tu lasci me
senz’appoggio alcun,
alla ria mercè d’uno spietato, ombroso cuor!
Cuore pien di tosco! Cuore vedovo d’ogni bontà!

Deborah:

O Anna, sorella mia, qual palpito
d’ambascia ti tiranneggia il cuor?!
O forse nell’alma tua tu dubiti,
tu dubiti del mio amor per te? Anna: Non dubito del tuo amor per me!
Confida, sorella mia, nel provvido
soccorso che viene a noi dal ciel!
Invoca ognor l’Altissimo
ed egli provvederà per te.
Rammentati ancor della tua Deborah,
ricorri per ogni pena a me,
e subito accorrerò da te!

Rientrano i festeggianti.

Coro dei festeggianti:

Cantiam per Omri e Deborah
il canto dell’amore
ed esultiam con giubilo }
in questo lieto dì! } (bis)
Leviam d’ebbrezza un cantico
in questo giorno fulgido!
Conceda a voi l’Altissimo
un avvenire prospero
e allieti il santo talamo
di numerosa prole
a onor del suo popolo santo Israel!

I festeggianti si allontanano cantando.

Conceda ancor l’Altissimo
un avvenire prospero
al popol suo Israel!

Deborah:

O Anna, sorella mia, qual palpito
d’ambascia ti tiranneggia il cuor?!
O forse nell’alma tua tu dubiti,
tu dubiti del mio amor per te? Anna: Non dubito del tuo amor per me!
Confida, sorella mia, nel provvido
soccorso che viene a noi dal ciel!
Invoca ognor l’Altissimo
ed egli provvederà per te.
Rammentati ancor della tua Deborah,
ricorri per ogni pena a me,
e subito accorrerò da te!

Anna:

Tu sai ch’io confido nel Signore
e che dall’infanzia sempre ho offerto
la mia vita al santo suo volere,
fiduciosa nel suo immenso amore.
Ma tu sai qual gelosia divora
l’infelice cuor della matrigna.
Ella guarda a me
sempre con rancor,
quasi che offuscassi di Ierusa la beltà!
Deh, non ti scordar!
Forse un dì verrà
quando dovrò, affranta, ricovrarmi presso a te!

Rientrano i festeggianti.

Coro dei festeggianti:

Celebriamo insieme nella gioia questo dì:
godan questi sposi giorni di felicità
e su lor discenda
la soave grazia del Signor!

O mistero immenso come il ciel,
pien di sgomento come il tuon,
profondo come il mar!
O fiamma d’amor,
tu colmi di celeste ardor
le acque, il suol e l’ampia volta del ciel!
Grata su voi scenda la rugiada celestial:
mondi d’ogni macchia di timore e d’ansietà
questo che vi unisce sacro vincolo d’amor.

Escono tutti e poco dopo entrano Lia e Ierusa.

Ierusa:

Madre, non sai qual barbaro
duol m’attanaglia il cuore!
Ecco, la sorellastra
già vola a nozze
ed io, più anziana,
devo aspettar!
Puoi tu dir ch’Anna e Deborah
non son di me più belle?
Tu sai quanto ho sospirato
che il nobil Omri
come sua sposa
scegliesse me!

Lia:

Figlia, non t’angustiare!
Sgombra il tuo cuor dall’ansia!
Deborah, ormai lontana,
non potrà più
oscurarti il dì!
E d’Anna non temere!
Fidati di tua madre!
La giovinetta
non ha più appoggi,
è sola al mondo
ed il mio giogo
su lei cadrà!
Dunque sii consolata
e d’ogni affanno
disgombra il cuor!

Ierusa:

Madre, ti prego e supplico:
trova per me uno sposo!
V’è un’altra sorellastra
che mi fa ombra
e di cui temo
la gran beltà!
Ancora più che Deborah
Anna è di me più bella!
Tu non sai quanto sospiro
che un vago sposo
non scelga Anna,
ma scelga me!

Ierusa si allontana e poco dopo entra Elì e si accosta a Lia.

Lia:

Elì, alcun non v’è
in cui confidi
più che in te.
Ciò che or ti dirò
nessun giammai
saper dovrà!
Domani al primo dì
nel bassopian
lontan la mia figliastra
addur dovrai con te.
Laggiù nell’ermo suol
nessun vedrà
ciò che avverrà.
Allor senza pietà
colpirla al cuor
dovrai per me.

Elì:

O mia padrona, ascoltami:
io son tuo servo assiduo,
ma come puoi tu chiedermi
di uccidere la giovane
che sempre fu benevola
con me, con te,
che mai mi fece torto alcun!
Deh, scaccia questo pensier!
O mia padrona, pietà!

Lia:

Come osi ribellarti
alla sovrana autorità
dell’alma tua padrona
e alla sua augusta volontà?
Domani al primo dì
tu d’Anna il sen
dovrai con la tua man
colpir senza pietà!
E bada di portar
lordo di sangue
il tuo pugnal!
Distinguer ben io so
d’ogni altro sangue
il sangue uman!

Elì:

Ciò che comandi l’umile
tuo fido servo farà!

Rientrano i festeggianti.

Coro dei festeggianti:

Grata su voi scenda la rugiada celestial:
mondi d’ogni macchia di timore e d’ansietà
questo che vi unisce sacro vincolo d’amor.

Atto II

Scena: il Deserto di Giuda

Entrano Elì e Anna.

Anna:

Nel cielo il sol risplende
lassù sulle montagne,
e già del giorno l’ardor
divampa ed opprime l’anima e il cuor.
Perché con te m’hai condotto, Elì,
fin quaggiù, nel deserto lontan?

Elì:

Un tragico destin
incombe su di te!
O misera martire!
Il sangue tuo spargere
dovrò pel fiero ordine
d’un’alma crudel!

Anna:

Chi vuol con tanto odio
colpire un’innocente?
Elì, mio carissimo,
di che son colpevole?
O non fui dolce e tenera
ognora con te?

Elì:

Tu sei colpevole d’esser più amabile
d’una fanciulla men bella di te!
La tua matrigna ti vuole distruggere
ed il tuo sangue ella esige da me!

Anna:

O miserabile, barbaro Elì!
Vuoi col tuo ferro colpirmi nel sen?!
Quale sventura si appressa a me, misera!
Sola speranza è l’aiuto del ciel!

Elì:

Contro il mio animo
m’adeguo all’ordine!
E tu, pia martire, t’affida al ciel!

Improvvisamente appare una luce abbagliante.
Si sentono voci di angeli.

Coro di voci angeliche:

O…
Feriscila, ma non ucciderla!
O…

Con gli ultimi accenti delle voci angeliche la luce celeste scompare.
Elì ferisce Anna ad un braccio e fugge via.

Anna (giacente in terra):

O mio Signor, qual mai sorte cruda, orribile
sulla tua serva s’abbatte in questo dì!
Qual fu mia colpa, o giusto Iddio santissimo?!
Lesa la carne e l’anima,
supplico,
qual naufrago:
ascolta, o Dio, chi, misera,
s’affida a te!

Si sente in lontananza il suono di un flauto

Mesta, obliata, abbandonata e lacera,
in questo luogo chi cura avrà di me?!
Sogno o son desta? È la mia mente ondivaga?
Un suon s’udì dolcissimo,
flebile,
qual flauto!
O, se tu puoi, soccorrimi!
Di me pietà!

Entra Joachim con il flauto in mano e si guarda intorno cercando di capire da dove viene il richiamo.

Joachim:

Vien questo suon dalla terra o dal ciel?
Vibra qual voce degli angeli santi!
Da dove chiami, fanciulla gentil?
Sol questo dolce suon
già risveglia in me
l’armonia del cuor!
Or dimmi dove sei
e farò per te
quanto tu desideri!

Anna:

Abbi pietà, buon pastor, di me misera:
giaccio prostrata sull’arido suol!
Sola, ferita, affranta nel cuor,
cerco il soccorso d’un’alma gentil!
Deh, non lasciarmi perire così!

Joachim la scorge e si avvicina a lei.

Joachim:

O mia fanciulla, chi fu sì crudel
da calpestar la preziosa tua vita?
Deh, vago fior d’innocente beltà!
Or giunto è fino al ciel
l’urlo del tuo cuor
per la man degli angeli.
Sol mia felicità
è servire te,
o fanciulla amabile!

Anna:

O mio Signor, tu non abbandoni al male
chi con fiducia si volge al tuo amor!
Pace dal ciel scende nel mio cuor soave
e mi sussurra che questo buon giovane
fu qui mandato da Dio per me!

Joachim si volge in disparte ed esclama tra sé:

Joachim:

Un grande affanno tormenta il mio cuor!
Questa giovane appar quale stella del ciel!
Già nell’animo avverto un sospiro d’amor
per la dolce sua vaga, innocente beltà!
Ma cosa io posso meschino sperar?
Ella ha il volto e le vesti di gran nobiltà!
Io son solo un pastor che ha perduto i suoi ben,
i suoi cari, i suoi aver, nella prima sua età!

Anna:

O buon pastor! Salvami da questo affanno!
Deh, mi conduci pietoso con te!
Vivo rossor sgorga dalla mia ferita,
prostrata al suol, giaccio qual miserabile.
O buon pastore, pietà di me!

Joachim solleva Anna e, sostenendola, la conduce fuori della scena.

Joachim:

A me t’appoggia ed io ti guiderò.
I miei padroni son buona gente.
Abbi fiducia: certo t’assisteran!
Seguiam le greggi per queste valli.
Non andiam lungi: ben presto giungerem!

Atto III

Scena: il villaggio dei pastori. I pastori con mogli e figli sono raccolti accanto al fuoco.

Coro dei pastori:

Nelle ombre del crepuscolo
ci volgiamo a te, o Signor!
Sulle nostre stanche membra
veglia nella notte che vien!
Il travaglio che i tuoi poveri
han sofferto in questo dì
consegnam nelle tue mani.
Abbi del tuo popol pietà!
Volgi verso i nostri verdi pascoli
il tuo benevolo sguardo d’amore
e sui nostri greggi sempre vigili
benigna e provvida la tua pietà.
Sempre sii sollecito del misero
devoto popolo dei tuoi pastori.
Vinca i nostri falli innumerevoli
pietosa e tenera la tua bontà!
Nelle ombre del crepuscolo
ci volgiamo a te, o Signor!
Sulle nostre stanche membra
veglia nella notte che vien!
Il travaglio che i tuoi poveri
han sofferto in questo dì
consegnam nelle tue mani.
Abbi del tuo popol pietà!

Giunge Joachim sostenendo Anna ferita e sfinita.

Un pastore:

O, finalmente! Ti abbiamo atteso! Ma chi è con te?

Joachim:

Oggi, o pastor, il mio gregge mi ha condotto
oltre il fiume, nella valle, fino al lembo del deserto,
ove mai posi il mio pie’.
Come in un sogno, soffiai nel dolce legno
dolci note: dolci suoni riecheggiaron nelle valli,
voci d’angeli del ciel!
Quando m’apparve, prostrata nella polvere,
macchiata dal suo sangue, questa giovane,
piangente desolata la sua sorte.
A lei, sgomento, discesi e la soccorsi.
Or l’ho qui condotta.
Deh, ne abbiate pietà!

Anna:

Eccomi, prostrata al suol
davanti a voi, pastor,
nel mio triste rossor!
Per amore del Signor,
aprite il vostro cuor
a questo mio dolor!
Chi su me dovea vegliar
da casa mi scacciò,
la morte mi augurò!
Sola, senza aiuto alcun,
tremante di terror,
a voi vengo a bussar.

Coro dei pastori:

Non temer, o afflitta giovane.
Del Signore abbiamo noi il timore.
Ei disse già che in tutti gli uomini
l’immagin sua dobbiam mirar.
Ma egli vuol che verso i miseri
l’amor nostro avvampi più sollecito,
e per soccorrerli con tutto l’animo
ad ogni pena apriamo il nostro cuor.
Non temer!
Fatti cuor!
Qui ciascuno avrà di te pietà!

Anna:

Dio vi ricompensi ognor
per questa vostra immensa,
fervida bontà.
Ma, confusa di rossor,
un’altra grazia ancor
oso da voi implorar.
Una mia germana
ad Ain-Karim vive,
presso la Santa Città.
Se da lei potessi andar,
il cuore afflitto pace
troverebbe alfin.

Uriel:

Come possiam senza cuore abbandonare
quest’afflitta, cara giovane da tutti rifiutata,
senza casa e senza amor?!
Abi, mia cara, giammai la tua pietà potrà soffrir
che un’innocente sventurata bussi invano
alla porta del tuo cuor!

Abi (abbraccia Anna):

Vieni, fanciulla, deh, stringiti al mio cuor!
Come a una figlia prediletta fascerò le tue ferite,
t’amerò come una madre!
Nella mia casa potrai tu riposare.
Dio ti ha a noi condotta.
Avrem cura di te!

Anna:

Dio ricompensi, o cari pastori,
il grande amor che mostrate per me!
Come una figlia, o dolce signora,
devota e grata sarò per te!

Sostenuta da Abi, Anna si ricovera nella tenda di Uriel e Abi.

Uriel:

Sorte crudel s’è abbattuta su di te!
Quale destin t’è sortito dal ciel!
Voglia il Signor a te mostrar
la sua divina pietà!

Joachim (in disparte):

Da sua sorella vorrebb’ella migrar!
Ma son due giorni di aspro cammin!
Potrei lasciar per tanti dì
greggi ed armenti per te?

Coro dei pastori:

L’anima triste e misera
di quest’afflitta giovane
il ciel ricolmi
d’ogni conforto
e le sue preci ascolti!
Non rifiutiam d’assistere
chi Iddio dal ciel affidaci!
Se un infelice
alcun sovviene,
a lui sempre grato il ciel sarà.

Joachim:

Quando, o pastor, non son stato a voi fedel?
Deh, concedetemi sol pochi dì!
Del viaggio al fin la guiderò,
poi qui da voi tornerò.

Uriel:

Nota c’è già da gran dì la tua virtù.
Se tu hai nel cuor di servirla il desir,
scortala al fin del viaggio e il ciel
grato a te sempre sarà!

Dopo aver fatto segni di incoraggiamento a Joachim, i pastori si ritirano nelle loro tende. Joachim, rimasto solo, si alza in piedi e si scosta un po’ dal fuoco.

Joachim:

O qual sorte grata e amabile
di servir per pochi dì quest’alma giovane!
Ma il rio tempo, aimé, implacabile
scorrerà come un sospir fuggente e rapido,
lascerà desolato il mio cuor!
O fanciulla pura ed umile,
il mio cuor vagheggia la tua grazia eterea.
O Signore, Iddio dolcissimo,
deh, lenisci il rio martir di queste lacrime!

Anna esce silenziosamente dalla tenda, dalla parte opposta del campo, e si apparta solitaria.

Anna:

Qual sospir soave e tremulo
mi tormenta dolcemente in fondo all’anima!
Col suo sguardo forte e limpido
m’ha ferita nel mio cuor quel vago giovane!
Ma di me, mio Signor, che sarà?!
Dopo scarsi giorni amabili,
un crudele, rio destin dovrà dividerci!
O Signore, Iddio dolcissimo,
deh, consola col tuo amor queste mie lacrime!

Atto IV

Scena: ad Ain Karim, prato di fronte alla casa di Omri e Deborah. Contadini intenti ai lavori campestri cantano in coro.

Coro dei contadini:

Tra devoti e allegri cantici
apprestiamoci a raccogliere
questi floridi manipoli
che ci dan prosperità.
Eleviamo i cuori e gli animi
nella lode dell’Altissimo:
di letizia un dolce canto
il nostro labbro scioglierà!
Se la voce accompagna il lavor,
ed il canto risveglia l’ardor,
se è fugato ogni affanno dal cuor,
allegrezza, vita e gioia anche l’aspra fatica sarà!

Contadina sola:

Ma se il cuor languisce
per un triste amore,
l’anima si affanna
nel suo rio dolore.
È un dolce tormento
che non vuol lasciare,
una cruda gioia
che non vuol passare.
Deh, stanne lontana,
o fanciulla ignara!
È una fiamma infida
che ti fiacca il cuore!
Stolta se t’illudi
ch’essa sia delizia:
il suo vero nome
è crudel dolor!

Coro dei contadini:

Lieti, su, cantiamo
senza rattristarci
e fuggiamo d’ogni tormento del cuor!
Mira il sole in cielo,
mira il biondo grano,
nutri nel tuo petto
solo pace, gioia e bontà!

Contadina sola:

Ma se il cuor languisce
per un triste amore,
l’anima si affanna
nel suo rio dolore.
È un dolce tormento
che non vuol lasciare,
una cruda gioia
che non vuol passare.
Deh, stanne lontana,
o fanciulla ignara!
È una fiamma infida
che ti fiacca il cuore!
Stolta se t’illudi
ch’essa sia delizia:
il suo vero nome
è crudel dolor!

Coro dei contadini:

Tra devoti e allegri cantici
apprestiamoci a raccogliere
questi floridi manipoli
che ci dan prosperità.
Eleviamo i cuori e gli animi
nella lode dell’Altissimo:
di letizia un dolce canto
il nostro labbro scioglierà!
Se la voce accompagna il lavor,
ed il canto risveglia l’ardor,
se è fugato ogni affanno dal cuor,
allegrezza, vita e gioia anche l’aspra fatica sarà!

Giungono sulla strada Joachim ed Anna.

Coro dei contadini:

Là sulla strada mirate quei giovani!
Son mendicanti che invocan pietà!
Su, non temete, figlioli, accostatevi!
Qui v’è timor del ciel,
sempre è aperto il cuor
per chi chiede ausilio!
È una dimora fedele al Signor!

Joachim:

Dio ricompensi la vostra bontà!
Non siam mendichi che chiedon pietà.
Questa fanciulla che è accanto a me
quali suoi servi dovreste onorar!

Anna:

Cari fratelli, non siate turbati:
non ha pretese la mia povertà!
Son sol la triste, infelice germana
della matrona a cui voi servite,
e vengo a chieder la sua pietà!

Coro dei contadini:

Dio del ciel! Ma tu sei di Deborah
la sorella ch’ella ha ognor nell’anima!
Ogni dì ti sospira e lacrima,
di te paventa ognor novelle infauste!
Deh, corriam senza alcuna remora
a chiamar la pia matrona Deborah!

Uno dei contadini si allontana per andare a chiamare Deborah.

Ma, fanciulla, vien qui con noi,
d’ogni crudel dolor che t’angustiò consolati!
L’ombra mesta degli occhi tuoi
è una traccia del tuo penar.
Voglia Iddio, per la sua bontà,
porre fine al tuo lacrimar.
Dopo un sì fiero patir ti sortisca
pace e conforto la grazia del ciel!
Non temer, la matrona Deborah
ogni dì mai si stancò d’attenderti.
Ella vuol qual sorella accoglierti,
ti confortar ed asciugar tue lacrime.

Entra Deborah, allarga le braccia e si accosta premurosamente ad Anna.

Ella vien! Deh, solleva l’animo
e disgombra il cuore d’ogni spasimo!
Su di te, qual rugiada amena,
scenderà soave dell’amore il balsamo.

Deborah (abbracciando Anna):

O mia sorella, quale dolce conforto
nelle mie braccia d’accoglierti alfin!
E questo giovane che ti conduce,
s’egli è tuo amico, anche lo è per noi!
Questa mia casa vi accoglierà!

Joachim:

O mia signora, lontano di qua
greggi ed armenti m’attendono già.
Son solo al mondo e debbo servir
i miei padroni con fida lealtà.

Deborah:

Dunque la gente dirà ch’Omri e Deborah
son degli ingrati e duri di cuor?!
Negli occhi d’Anna e nei tuoi, degno giovane,
v’è uno splendore arcano
che mi palesa il vostro amore.
Prendi il suo palmo:
ella tua sposa sarà!

Anna e Joachim si guardano timidamente e lentamente si prendono per mano, rimanendo a lungo come incantati a fissarsi negli occhi. Poi Anna si scosta e avanza di qualche passo.

Anna:

O mio Signor, qual letizia nel mio spirito
sorge gloriosa qual sole in questo dì!
Se quest’aurora sgorgò da fitte tenebre,
v’è forse un duol benefico,
intimo
nell’anima,
nel quale Iddio purifica
il nostro amor!

F I N E

gli occhi luminosi S. Anna 1-20gli occhi luminosi S. Anna 21-40gli occhi luminosi S. Anna 41-67