Gravi responsabilià di fronte a una più insidiosa forma di pedofilia

(pubblicato su Il legno storto il 19 novembre 2012)

La scrittrice inglese Enid Blyton (1897-1968), sebbene, con i suoi circa settecento titoli, per lo più dedicati all’infanzia e all’adolescenza, rientri nella rosa dei tre autori più tradotti del mondo, sembra essere pressoché sconosciuta in Italia – qualcosa si trova presso l’editore Mursia. Almeno era una sconosciuta per me, finché non ho trovato molte delle sue opere nelle biblioteche delle orfanelle dello Sri Lanka – ma le ho viste esposte in vendita anche nei supermercati locali.
Dopo una prima perplessa curiosità, la lettura dei sui libri mi ha letteralmente conquistato, e il fatto che per lo più essi siano stati scritti negli anni ’40 e ’50 del Novecento non fa che renderli più gustosi, come per l’intenditore è più gustoso il vino vecchio.
Quando poi ho potuto vedere la riproduzione cinematgrafica di uno dei suoi romanzi in un’edizione in bianco e nero del 1957 –
http://www.youtube.com/watch?v=ytTQStpxems&feature=related
l’entusiasmo è salito alle stelle.
Sebbene il mio colloquial non sia tale da permettermi di comprendere tutti i veloci dialoghi di un film in inglese e sebbene storie per ragazzi di questo genere se ne trovino in abbondanza, la visione – di cui ad ogni modo ho potuto seguire abbastanza bene lo svolgimento – ha avuto per me un fascino straordinario, anche perché conoscevo già, dalle mie letture, se non quel romanzo in particolare, almeno i protagonisti della serie: “The Famous Five”. Infatti l’aspetto più affascinante dello spettacolo sono i quattro ragazzetti protagonisti – quattro perché il quinto è il cane Tim!
I quattro protagonisti, Julian, Dick, Ann e Georgina, detta George – preadolescenti e adolescenti – sono semplicemente adorabili: esempi meravigliosi di giovinetti in lotta sempre vittoriosa, nella loro coscienza di essere sempre e dovunque “figli”, contro il cinismo di adulti che lo hanno del tutto dimenticato.
Di fronte a una così luminosa dimostrazione di gioiosa serenità, viene da pensare che il merito di Freud di aver attirato l’attenzione sul fatto che anche in quell’età vi è la presenza inquietante dell’umana “libido” risulti gravemente offuscato dalla sua pretesa che quest’ultima sia il motore pressoché universale, o ad ogno modo dominante, dell’intera vita psichica infantile. Sembra proprio che Freud faccia parte di quel mondo di adulti cinici, senza padre e madre né in terra né in cielo, che l’innocenza combattiva dei Famous Five riesce sempre a debellare.
Anche l’accusa di “iposcrisia”, che tanto spesso ai nostri tempi viene rivolta alla letteratura infantile dei tempi passati, svanisce come neve al sole di fronte ai sorrisi radiosi e agli effimeri bronci dei nostri piccoli eroi. Se mai c’è da chiederci quanta iprocrisia si trovi dietro le scritte: “Vietato ai minori di diciott’anni” o: “Per soli adulti” che tappezzano l’ingresso reale o viruale di sexy shops, spettacoli o intrattenimenti vari: quasi che quello che è male alla vigilia di un compleanno, dopo ventiquattr’ore improvvisamente non sia più tale, o quasi che non sia facilissimo oggi violare il relativo divieto.
Che l’unilaterale e angustissima dottrina della vulgata freudiana sulla “libido” abbia molto contribuito a scalzare la serenità infantile che altre forze psichiche, sostenute da un ambiente sociale e culturale adeguato, per tanto tempo hanno garantito alla maggior parte dei preadolescenti e degli adolescenti, nonostante la presenza innegabile, in loro, di pulsioni sessuali, a mio giudizio è certo. Ma ciò è nulla di fronte a fenomeni assolutamente aberranti, diffusi nella nostra società, ai quali non avrei mai creduto se persone competenti e giustamente allarmate non me ne avessero fornito la prova.
Ho potuto dunque accertare che, mentre i film del genere di quello sopra ricordato, offrendo un’immagine innocente e radiosa della gioventù, contribuiscono a creare un ambiente culturale favorevole alla sanità dei costumi degli adolescenti e dei preadolescenti, vi sono ai nostri tempi, e non da oggi, film in cui sono proprio dei giovanissimi ad essere protagonisti di atti osceni. Così ad esempio il film italiano “Malizia”, degli anni ’70, e il film americano “Private Lessons”, degli anni ’80 – e naturalmente tra i due il primo è di gran lunga il peggiore.
Si dirà che in questi casi non si tratta di film per ragazzi. Ma il fatto è che gli attori sono giovani e giovanissimi. Ora la nostra legge punisce, in teoria, quanti inducono persone minorenni ad azioni libidinose. E assumere come protagonisti di film crudamente osceni attori minorenni, anzi giovanissimi, fa eccezione a questa regola?
Si parlava prima di iposcrisia. E quale peggiore ipocrisia di far finta di credere che l’influsso negativo di queste pellicole, ammesso che vi sia e che si rispetti il divieto di visione per i monorenni, non distrugga direttamente o indirettamente l’ambiente culturale favorevole alla salvaguardia e alla promozione delle forze psichiche necessarie a proteggere i giovani e i giovanissimi dal dominio incontrastato di una precoce e pervertita libidine?
Se la pedofilia è una violenza sessuale a danno dei giovanissimi, non è pedofilia anche una violenza non direttamente fisica, ma psicologica e ideologica? E anzi la prima è meno dannosa, perché facilmente incontra ostacoli, non può essere esercitata su vasta scala ed è sanzionata dalla legge. La seconda invece ha il solo ostacolo di notevoli investimenti finanziari – ma se si pratica vuol dire che c’è il tornaconto, e quindi che la sua diffusione è enorme – e oggi non ha praticamente sanzioni da parte della legge.
Ma c’è qualche cosa di ancora più grave.
Lo stato d’animo sereno e innocente dell’infazia ha avuto per secoli i suoi simboli, rappresentati ad esempio da fiabe, racconti, romanzi e varie espressioni artistiche. Anche in tempi più vicini a noi vi sono stati simboli diffusissimi in tutto il mondo dell’innocenza infantile e preadolescenziale. Di essi si è fatto largamente interprete tra gli altri Walt Disney, sia con la riproduzione cinematografica – anche se non sempre artisticamente felice – di classici della narrativa per ragazzi e di fiabe per l’infanzia universalmente note, sia, a un livello assai più commerciale e divulgativo, con la creazione di personaggi quali i popolarissimi Topolino e Paperino.
Già da tempo si era sentita la critica che nei personaggi raffigurati nei cartoni animati fiabeschi di Walt Disney, come in analoghe raffigurazioni, si notava un generale infantilismo, non apparendo in detti personaggi alcun carattere di matura avvenenza e sensualità, e una critica simile era stata fatta anche al mondo delle bambole. Come è noto, a questo “inconveniente” è stato portato un opportuno rimedio con la creazione di personaggi di cartoni animati fiabeschi, bambole e bambolotti con ben accentuati e seducenti caratteri sessuali.
Ciò però non è bastato.
Tengo a precisare che quanto dirò ora non vuole essere una condanna a tutto campo. E’ noto infatti che non tutti i cartoni animati giapponesi – i cosiddetti “anime” – sono pornografici e che in linea di massima, come genere a sé stante, diversamente di quanto avviene da noi, essi sono riservati ad un pubblico maturo. Ciò non toglie che il fatto che essi abbiano messo da un po’ di tempo in circolazione immagini in cui i simboli tradizionali più diffusi della serenità innocente dell’infanzia sono infangati dalle più abiette pratiche sessuali, con la presumibile, e per altro necessaria, autorizzazione di chi detiene i diritti d’autore, sia estremamente sintomatico e preoccupante. Così si vede, ad esempio, la ragina cattiva esercitare il proprio sessuale sadismo contro una Biancaneve nuda, ambedue con i tratti della fiaba di Walt Disney. Forse una regina cattiva si potrebbe pervertire fino a questo punto. Ma che dire di scene in cui Biancaneve, sempre in déshabillé, compie atti sessuali perversi con i sette nani? Volete aggiungere a questo il colmo del ridicolo? Facile: anche Paperino compie i suoi riti di perversione sessuale con una seminuda Paperina!
Quanto è stato detto sopra, che questi cartoni animati, almeno in teoria, sono riservati ai soli adulti – ma se mai in Giappone! – è un’obiezione vana: è chiaro che il disincanto che distrugge, insieme ai simboli, anche la realtà di un’infanzia protetta contro lo scatenarsi di forze incontrollate e arricchita da sentimenti di fiduciosa serenità, ammesso pure che si possano tenere i relativi prodotti lontano dalla portata dei giovanissimi, si estenderà immancabilmente dagli adulti ai piccoli che vivono a contatto con loro.
Ora chiediamoci: chi si occupa seriamente di questi fenomeni a dir poco preoccupanti?
E’ quasi inutile ripetere che i politici su questo punto sono del tutto assenti. Tra le tante cause di ciò vi è anche il fondato timore che, se qualcuno di loro proponesse misure legislative severe – come ad esempio la chiusura dei sexy shop, per la quale penso che ci sarebbero ragioni più valide di quelle a suo tempo apportate per la chiusura delle case chiuse – sarebbe immediatamente massacrato dalle convergenti ire dei parlamenti e delle piazze. Ricordo di aver sentito in una trasmissione televisiva affermare da qualcuno che l’essenza del fascismo e del franchismo si sarebbe manifastata nelle restrizioni alla libertà sessuale.
Se ci volgiamo al mondo degli educatori troviamo, su questo punto, un impegno assai maggiore. Sia in campo laico, sia in campo cattolico non mancano voci molto severe che si levano a denunciare la deriva della moralià sessuale estesa pericolosamente anche al mondo preadoloscenziale. Tra i laici potremmo fare il nome di Marida Lombardo Pijola, giornalista de “Il Messaggero”, e tra i cattolici quello di Annalisa Colzi. Rimane tuttavia un’impressione di generale disimpegno e di non troppo allarmata rassegnazione. Anche qui sembra essere molto diffuso il timore di venire massacrati con l’accusa di oscurantismo. I tempi in cui la Chiesa, a torto o a ragione, veniva accusata di essere troppo focalizzata sul sesto comandamento e di trascurare così altri peccati anche più gravi, quali l’ingiustizia e l’oppressione dei poveri, sono un vecchio ricordo – almeno per chi è abbastanza vecchio per ricordarlo.
Un discorso a parte meritano gli scienziati. Già molti anni fa, quando ancora non conoscevo tutta la gravità del fenomeno, volli studiare a fondo la questione e pervenni alla conclusione che proprio dal mondo della scienza dovrebbe giungere una voce autorevole a richiamare i reponsabili in questa materia. Sottolineo però il condizionale “dovrebbe”, dato che anche qui non mi sembra che si possa negare un diffuso scarico di responsabilità. In ben altri sogni prometeici sono impegnati gli scienziati!
Allora – parlo di circa sedici anni fa – turbato da ciò che si sentiva e si vedeva in giro, ebbi l’ispirazione di scrivere un breve romanzo – “Di generazione in generazione”, Roma, Spazio Tre, 2000, seguito di un precedente romanzo uscito nel 1995 – in cui si parlava di una tesi di laurea. Del contenuto della tesi non si diceva nulla nel romanzo, ma la tesi intera – naturalmente immaginaria – era riportata in appendice. L’espediente doveva servire a suscitare nel lettore la curiosità per un testo che altrimenti nessuno avrebbe letto.
L’ispirazione era così forte che il romanzo fu scritto in una ventina di giorni. Al contrario la tesi richiese circa tre anni di lavoro. Volli studiare in modo approfondito, se pure da incompetente, il lato scientifico della questione sessuale nei tempi moderni, e per questo mi servii soprattutto, ma non solo, delle opere di J.S. Eccles – sempre tenendo presente, dal punto di vista religioso-morale, l’opera, per me insuperata, di Friedrich Wilhwlm Förster “Etica e pedagogia della vita sessuale”, pubblicata nell’originale tedesco nel 1909.
Data l’impostazione romanzata del lavoro, la tesi si sviluppa attraverso il commento dei manoscritti lasciati da un immaginario Dottor Bonich. Ma, a parte questo spunto fantasioso, tutto il resto, compresi i nomi dei vari personaggi citati, è rigorosamente obiettivo.
La tesi – giudicata molto favorevolmente tra gli altri da un docente di psichiatria della Sapienza – vuole dimostrare come proprio alla luce della scienza i comportamenti sessuali della società contemporanea stanno avviando l’intera civiltà verso un ineluttabile destino tragico. Da ciò deriva il caloroso invito fatto al mondo della scienza a prendersi le proprie gravissime responsabilità.
Sebbene infatti non si possa pensare che la società di oggi sarebbe disponibile a farsi guidare dalla scienza, una volta che quest’ultima andasse contro le più diffuse tendenze del giudizio e del comportamento, certamente però una compatta motivata presa di posizione da parte della classe scientifica non potrebbe non essere salutare, e offrirebbe un contributo indispensabile anche alle altre parti interessate, quali la classe politica, educatrice, filosofica e religiosa.
Per chi fosse interessato, questo è il link della tesi:
http://www.e-nowave.com/FrMassimo/MASSIMO_LAPPONI_tesi_di_laurea.zip
E questo è il link dell’intero romanzo:
http://www.e-nowave.com/FrMassimo/MASSIMO_LAPPONI_ romanzo.zip

di D. Massimo Lapponi

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