Il Centro Teologico Benedettino: un bilancio ed una proposta

a cura del direttivo del sito “Rinnovamento Benedettino”

«Perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza» (Os 4, 6).

L’11 luglio scorso è stato inaugurato il sito “Rinnovamento benedettino – Centro teologico” – vedi: http://www.abbaziadifarfa.it/centro-teologico-benedettino.asp
A cinque mesi di distanza, possiamo incominciare a fare un primo bilancio della nostra iniziativa.
Lo scopo del nostro sito, fin dall’inizio, non ha avuto nulla di accademico o di puramente teorico, anche se si è cercato di mantenere il discorso sempre ad un alto livelo di rigore argomentativo. Il nostro principale scopo è stato di ricondurre la teologia e il pensiero cristiano ad essere vera luce e guida per la vita quotidiana del popolo di Dio. Proprio questo, infatti, abbiamo imparato da San Benedetto: la Parola di Dio deve edificare la nostra vita nella pratica giornaliera. Il santo, infatti, si preoccupa, prima di ogni altra cosa, che l’abate guidi la comunità dei fratelli ad una vita virtuosa e santa, in cui tutti si sostengano a vicenda, con umile spirito di servizio, nell’impegno di miglioramento quotidiano.
Dunque, lo scopo dell’insegnamento di San Benedetto è di dar vita ad una comunità che incarni il Vangelo nella azioni di tutti i giorni: «Venite, figli, ascoltatemi; vi insegnerò il timore del Signore» [Sal 33,12] (Regola, Prologo). La sua, perciò, non è una teologia teorica, bensì una sapienza rivolta a governare santamente la vita umana. E poiché gli uomini vivono sempre insieme, San Benedetto, al seguito degli apostoli, intende plasmare secondo una forma divina la vita quotidiana di una comunità.
Questo ci fa comprendere come l’insegnamento del santo non interessi soltanto le comunità monastiche, ma ogni vita cristiana vissuta in comune, e perciò principalmente le famiglie e le parrocchie. Infatti la missione principale delle famiglie e delle parrocchie è di rinnovare il popolo di Dio e di dar vita a sempre nuove generazioni plasmate dalla Parola del Vangelo: «Una generazione narra all’altra le tue opere, annunzia le tue meraviglie» (Sal 44, 4). E quale guida migliore della Regola di San Benedetto per adempiere questa missione, principalmente formativa e pratica?
Ciò detto, rimane, tuttavia, il fatto che l’abate, per poter guidare i fratelli in una vita santa e felice, deve essere profondamente versato nella conoscenza della Parola di Dio.
«L’abate non deve insegnare, stabilire o comandare nulla che sia contrario ai comandamenti di Dio. I suoi comandi e i suoi insegnamenti infondano nel cuore dei discepoli un fermento di divina giustizia» (Regola, cap. 2).
«Nell’eleggere l’abate si tenga presente soprattutto se il candidato possiede santità di vita e dottrina spirituale, anche se è l’ultimo della comunità» (Regola, cap. 64).
Ciò giustifica pienamente il fatto che un sito ispirato a San Benedetto si presenti nella veste di Centro Teologico. Esso sarà, nello stesso tempo, argomentativo e rivolto alla pratica della vita quotidiana. È, infatti, un difetto della teologia – non certamente da oggi – di rimanere troppo nella sfera accademica e puramente teorica e di non fornire, perciò, ai futuri pastori tutti gli strumenti che sarebbero indispensabili per guidare rettamente i fedeli nella vita concreta di tutti i giorni.
Ma a questa inadeguatezza, in una certa misura “tradizionale”, si aggiunge oggi un ulteriore difetto: la vita quotidiana delle famiglie è immersa in situazioni fortemente a rischio, con fenomeni macroscopici, in larga misura “inediti”. Di fronte a questa gravissima emergenza, se la teologia eccessivamente intellettualistica del passato si dimostra in larga misura disarmata, troppo spesso le tendenze innovative, anziché illuminare con la luce della sapienza divina le nuove situazioni, finiscono per voler adattare la fede ai costumi e alla mentalità più diffusi nell’attuale mondo secolarizzato.
Facciamo un esempio molto eloquente. La musica più diffusa tra la gioventù mostra evidenti caratteri di degenerazione, sia per i modi e gli stili musicali adottati, sia per i messaggi testuali che trasmette. È evidente che portare una gioventù immersa nel clima di questa musica a contatto con il mistero di Cristo appare impossibile senza una sorta di “salto mortale”, che avrebbe del miracoloso. Ciò che si richiederebbe sarebbe, dunque, la creazione di una cultura musicale alternativa, che sappia educare la gioventù e plasmare i suoi sentimenti secondo un più dignitoso ideale di umanità. Senza questa sorta di “preambolo della fede”, accostare direttamente i giovani ai misteri cristiani non farebbe che esporre questi ultimi alla corruzione.
Ma sappiamo bene, purtroppo, che vi è, invece, la tendenza a seguire la strada che appare più facile: pretendere di adeguare i misteri della fede ai modi e agli stili della musica giovanile più deteriore, fino al punto di trasformare le chiese e le cattedrali in una sorta di discoteche.
Reagendo a queste tendenze, il nostri sito ha offerto diversi contributi in quattro ambiti principali.
Il primo ambito è la stessa Regola di San Benedetto, di cui si cerca di mettere in luce tutti i tesori di sapienza adatti a ricostruire il tessuto quotidiano cristiano delle comunità e delle famiglie.
Il secondo ambito è la liturgia, e in particolare la musica liturgica, di cui l’esempio sopra richiamato ha mostrato l’importanza.
Il terzo ambito è la teologia, che, come si è detto, si cerca di ricondurre dal piano puramente accademico ed intellettualistico ad essere luce feconda per la vita cristiana di tutti i giorni.
Il quarto ambito sono i cosiddetti “signa temporum”, cioè quegli aspetti, particolarmente allarmanti, della vita di oggi che sollecitano la nostra riflessione.
Osserviamo che nell’ambito della teologia sta avvenendo, a largo raggio, qualche cosa di analogo a ciò che abbiamo rilevato nell’ambito della musica. Volendo riavvicinare la teologia alla vita – e ciò è senz’altro doveroso – anziché creare una cultura più umana, che serva da necessario preambolo della fede per poter comprendere e vivere i misteri cristiani, sembra invece prevalere una diffusa tendenza a svuotare gli stessi misteri per adeguarli ai modi di vivere e di sentire oggi più diffusi. Questa prevalenza della “vita” sulla “verità” – dove la “vita” in realtà finisce per essere nient’altro che un simulacro, «una vita morente o una morte vivente», per usare un’espressione agostiniana, senza alcun fondamento sostanziale – cerca la sua giustificazione teologica nella riduzione del mistero cristiano a una sorta di “a priori” kantiano, caratterizzato da una presunta apertura caritativa verso ogni manifestazione di umanità, sottratta ad ogni giudizio che faccia riferimento a valori oggettivi. In questa prospettiva si va diffondendo una teologia nichilista, in cui l’incarnazione viene ridotta alla mera assunzione psicologica da parte dell’uomo di una presunta esperienza cristica agapica, non meglio definita e sempre in via di aggiornamento, mentre Dio stesso si vanifica in un’entità impersonale a cui manca ogni carattere di trascendenza.
È ovvio che una teologia che presenta così evidenti caratteri di dissoluzione non potrà in alcun modo dar vita ad una cultura umana forte e creativa, ma non farà che cedere alla pressione dei costumi, dei sentimenti, delle espressioni artistiche o pseudo-artistiche di un mondo totalmente secolarizzato e devalorializzato – e ciò lo vediamo soprattutto nell’ambito sessuale.
Per questo nell’ultimo articolo pubblicato nel nostro sito – vedi: https://ctbene.wordpress.com/2018/12/12/emitte-spiritum-tuum-et-creabuntur-et-renovabis-faciem-terrae/ – abbiamo voluto avviare un discorso costruttivo, contrapposto all’imperante cedimento nichilista, e invitare quanti condividono le nostre sollecitudini a collaborare ad un progetto comune. Si tratta non solo di riaffermare il contenuto obiettivo dei misteri della fede, ma anche di mostrarne tutta la fecondità ed efficacia per dare sostanzialità alla vita di tutti i giorni, a partire dall’ambito familiare fino a raggiungere le più ampie attività sociali e culturali.
Nel proseguio di questo discorso, come è ovvio, faremo costante riferimento alla Regola benedettina e al suo richiamo ad incarnare la fede e la cultura cristiana nella vita comunitaria e familiare di tutti i giorni.

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