Il mistico velo di Maia

«Questi sono i miei gioielli!»

Alcuni assunti fondamentali della pubblicistica attuale sono presentati come fossero verità lapalissiane e condizionano i comportamenti di intere masse. Uno di essi è il calcolo statistico antinatalista sulla popolazione del mondo. Se la matematica non è un’opinione, l’operazione è presto fatta: eccesso di popolazione rispetto ai prodotti disponibili per la sopravvivenza; dunque necessità di riduzione della popolazione mondiale. Ora, se i bisogni fondamentali dell’uomo sono mangiare, bere e fare sesso e l’ultimo di essi ha lo spiacevole effetto di aumentare la popolazione e quindi di creare nuovi concorrenti al consumo dei beni disponibili, evidentemente la natura ha fatto male i conti e perciò l’ultimo imperativo categorico sarà quello di correggere le sue incongruenze ricorrendo ad anticoncezionali, profilattici e – perché no? – anche all’aborto e alla sterilizzazione. Come affermano, tra gli altri, Mary S. Calderone e Eric W. Johnson in “The Family Book About Sexuality”, Harper & Row, New York, 1981, p. 106, cit. in Jacqueline Kasun, “The War Against Population”, Ignatius Press, San Francisco, 1988, p. 96: «Se la riproduzione umana non è presto ridotta drasticamente, la nostra terra conterrà più persone di quante il suo spazio e le sue risorse possano assolutamente sostenere (…) La fertilità umana deve in qualche modo essere ridotta. Se non lo è, il disastro è inevitabile». Quel «in qualche modo» in altri documenti viene ampiamente specificato: pillola, diaframma, condom, vasectomia, legamento tubale, aborto, sterilizzazione etc. (cf. ibid. p. 97, p. 101 etc.). Se poi anche nelle nazioni occidentali, come già avviene in alcuni paesi del terzo mondo, un giorno queste misure di controllo potranno essere imposte dallo stato – mentre oggi si sbandierano come una conquista della libertà – è una questione riservata ai moralisti statistici del futuro.
Ma le premesse apparentemente tanto razionali di questo ragionamento non sono poi così evidenti. Infatti il calcolo delle risorse non può essere fatto ignorando il fattore “intelligenza umana”. Secondo l’economista controcorrente Julian Simon non si può porre un limite alle risorse, giacché esse sono “create” dall’intelligenza dell’uomo, che è una risorsa infinitamente rinnovabile: carbone, petrolio e uranio non erano risorse finché non divennero patrimonio della conoscenza dell’uomo. «In breve» egli scrive, «poiché troviamo nuovi filoni metalliferi, inventiamo migliori metodi di produzione e scopriamo nuovi sostituti, l’ultimo vincolo alla nostra capacità di usufruire di illimitate materie prime a prezzi accettabili è la conoscenza. E la sorgente della conoscenza è la mente umana. In ultima analisi dunque il limite risolutivo è l’umana immaginazione e l’esercizio di ben formate abilità». Posta questa premessa egli conclude, contro gli antinatalisti: «Perciò un aumento degli esseri umani costituisce un apporto all’essenziale riserva delle risorse, mentre provoca nello stesso tempo un addizionale consumo delle medesime» (Julian L. Simon, “Population Matters”, Transaction Publishers, New Brunswick and London, 1996, pp. 52-53). Nel seguente testo Simon puntualizza: «Il principale meccanismo economico opera nel modo seguente: l’aumento della popolazione e l’incremento delle entrate dilatano la domanda tanto delle materie prime quanto dei prodotti lavorati. L’effettiva e prevista insufficienza dei beni che ne risulta provoca l’aumento dei prezzi delle risorse naturali. I prezzi aumentati fanno scattare la ricerca di nuovi mezzi per soddisfare la domanda, e presto o tardi si trovano nuove sorgenti e sostituti innovativi. Infine queste nuove scoperte portano a risorse naturali più a buon mercato di quando è incominciato il processo, lasciando l’umanità in condizioni migliori che se l’insufficienza dei beni non fosse sopravvenuta. Lo sviluppo di nuove fonti di energia, dalla legna al carbone al petrolio all’energia nucleare, esemplifica questo processo» (ibid. p. 2).
E’ noto che la posizione di Simon ha suscitato e continua a suscitare accese discussioni. In particolare si osserva che la sua negazione di un limite obiettivo delle risorse “fisiche” e della validità delle prospettive apocalittiche degli ecologisti appare paradossale e irrealistica. Rimandando ad un altro momento una discussione più approfondita di questo punto piuttosto complesso, per il momento osserviamo soltanto che, anche ammettendo – e non saremo noi a negarlo – che dal punto di vista fisico le risorse non sono infinite, nella pratica non è poi così facile determinarne il limite. Per quanto riguarda le prospettive apocalittiche degli ecologisti, non sono pochi a dare ragione, almeno parzialmente, a Simon. Fra questi è l’economista danese Bjorn Lomborg, che nel suo libro “The Skeptical Environmentalist” (Cambridge University Press, 2001) ridimensiona radicalmente gli scenari degli ecologisti. Naturalmente anche quest’opera ha suscitato una marea di polemiche, ma la sua stessa amplissima diffusione e lo stimolo positivo che essa ha rappresentato per numerosi ricercatori, che l’hanno accolta con favore, sembra indicare la sua almeno parziale validità.
Ma per il nostro discorso queste differenti valutazioni, come vedremo, hanno importanza molto relativa. Ciò che è certo è che ridurre l’uomo a fame-sete-sesso e le risorse a un dato puramente materiale non è legittimo: l’uomo è anche intelligenza e perciò l’uomo è anche risorsa, anzi è “la” risorsa fondamentale, senza la quale le altre neanche lo sarebbero.
Naturalmente oltre all’intelligenza l’uomo ha anche la volontà. Come scrive Simon: «La risorsa primaria sono le persone – specialmente giovani persone capaci, animose e piene di speranza – le quali metteranno in opera la loro volontà e la loro immaginazione per il proprio vantaggio e perciò, inevitabilmente, per il vantaggio di tutti noi»( Op. cit. p. 12).
Come vedremo, le prospettive che qui si aprono sono assai suggestive. Per il momento vorremmo semplicemente osservare che gli stessi statistici antinatalisti dimostrano come l’uomo di fatto non sia mosso soltanto, e neanche principalmente, da fame-sete-sesso. Lo statistico malthusiano è la prova vivente del contrario di ciò che afferma: sono l’intelligenza e la volontà che danno vita alla sua campagna antinatalista. Di fatto tutti i motivi da lui addotti non agiscono, né possono agire, se non come idee e come deliberazioni della volontà. Egli stesso dunque dimostra che sono l’interiore concetto e la libera volontà a guidare gli uomini, e proprio gli argomenti del suo razionalismo economico ci forniscono le dimensioni e l’efficacia della sua fervida “creatività”.
Lo spauracchio dell’aumento della popolazione, che determina il comportamento delle masse, non è certamente una causa fisica. E’ invece un’idea che determina una volontà. Sono state questa idea e questa volontà a mettere in movimento organizzazioni internazionali e governi, pensatori e scienziati. Per esse sono stati fatti convegni, pubblicazioni, interventi legislativi. Esse hanno ispirato ricerche biologiche, iniziative pratiche su larghissima scala, produzioni industriali, speculazioni finanziarie, campagne pubblicitarie, movimenti politici, polemiche confessionali, interventi papali. Tutti questi non sono certamente effetti della pressione spalla a spalla degli uomini tra loro in un mondo superaffollato. Sono effetti di un pensiero, iniziative di una libera volontà, speculazioni mistiche sui numeri e meno mistiche sui guadagni delle case farmaceutiche. E’ l’ossessione della globalizzazione astratta che ubriaca gli spiriti, impedendo loro di vedere la contraddizione di chi opera la riduzione dell’uomo a fame-sete-sesso e delle risorse a presumibili giacenze materiali e su questa base fa grandi progetti di una nuova organizzazione mondiale con sperticate acrobazie mentali e audaci strategie operative. E’ evidente che questa contraddizione dimostra la validità delle argomentazioni di Simon.
Ma Simon a sua volta non ha saputo vedere tutte le implicazioni della sua geniale intuizione. Egli infatti si limita a considerare la risorsa uomo in quanto intelligenza tecnica, e afferma perciò che, poiché il capitale di intelligenza umana sta crescendo qualitativamente e quantitativamente, grazie all’aumento della popolazione, all’istruzione e alla tecnologia, la disponibilità delle risorse crescerà, supererà la domanda, abbatterà i prezzi e aprirà un maggiore accesso al soddisfacimento dei desideri umani, lasciando un abbondante margine di eccedenza per affrontare il problema dell’inquinamento. Sempre secondo Simon, è l’intelletto umano che può essere trasformato in sorgente di beni di consumo attraverso la formazione tecnico-scientifica in un’atmosfera di libertà politica ed economica.
Ma di fatto il suo ragionamento è troppo unilaterale e non è abbastanza conseguente e perciò finisce per condurre ad affermazioni erronee. Egli infatti non rende piena giustizia all’intelligenza e alla volontà. Certamente egli ha avuto il merito di segnalare agli economisti l’imprescindibilità, per la creazione della ricchezza, delle energie racchiuse nell’interiorità umana, ma poi questa interiorità l’ha indebitamente mortificata. Del resto lui stesso ci mette sulla strada per superare il suo punto di vista. Egli infatti racconta che la sua intuizione nacque quando, visitando un campo di sterminio, gli avvenne di pensare: tra tante persone soppresse non ci sarebbe stato forse un altro Michelangelo, un altro Mozart, un altro Einstein? Vorremmo osservare: forse Michelangelo e Mozart furono scienziati o tecnici? Dunque Simon stesso riconosce che l’intelligenza e la volontà umana hanno altri ambiti e altri bisogni che non siano quelli della tecnologia. L’arte, la filosofia, la morale, la religione non rientrano nell’ambito dell’intelligenza dell’uomo e non rispondono alle più profonde aspirazioni della sua volontà? Ora non ci sembra che riguardo a tali ambiti e a tali bisogni si possa dire che il capitale della cultura umana stia crescendo qualitativamente e quantitativamente.
Un’intelligenza soltanto tecnica – quale è assai spesso l’intelligenza moderna, che anche Simon e Lomborg vorrebbero unilateralmente promuovere – può valutare e proteggere la bellezza della natura e dell’arte? Può comprendere il valore della musica e della poesia? Può istruirci sugli obblighi della nostra condotta morale, sui principi della filosofia e della religione? E una volontà a cui è negato l’accesso ad una felicità che non si identifichi con il sesso, il potere e il denaro, o comunque con il benessere materiale, ed per la quale perciò non avrà consistenza l’amore non egoistico e non sensuale della bellezza, della bontà, della virtù, della fedeltà coniugale, della responsabilità paterna e materna, della vita semplice e modesta, del contatto con la natura, della pace dell’anima, dei beni spirituali, di Dio, si accontenterà di una vita sobria e appagata dai peccatucci permessi dallo stato? Trovandosi insoddisfatta nelle sue più profonde aspirazioni, non si esaspererà piuttosto in orge di divertimenti, di lusso, di viaggi, di alcool, di droga, di sesso, di rave-parties, di brividi di velocità, di violenza, di sadomasochismo, di satanismo e quant’altro? Lo stesso Simon, quando afferma che la crescente disponibilità delle risorse aprirà un maggiore accesso al soddisfacimento dei desideri umani, non addita senza volerlo la strada alle peggiori aberrazioni della volontà di godimento? Scrivono Barbara Ward e René Dubos: «In una delle prime mitologie occidentali, il fuoco non è un dono benefico (…) Con questo nuovo potere e capacità di dar forma al suo ambiente, l’uomo è visto nella mitologia greca come esercitante il ruolo proprio di un dio, creatore, innovatore, ricostruttore del suo mondo e di se stesso. Questa è la sua dignità e libertà. Ma è potenzialmente la via al presuntuoso orgoglio e a un’arroganza pronta a traboccare nel rischio della distruzione (…) Un modo di considerare questa grande espansione in personali opportunità è stato suggerito dal Dott. Buckminster Fuller, il quale, trent’anni fa, fece una stima della quantità di energia muscolare necessaria per produrre il quantitativo di potenza allora disponibile e suggerì che ogni americano aveva l’equivalente di 153 schiavi che lavoravano per lui. Oggi la figura probabilmente sarebbe più vicina a 400 schiavi (…) Non sappiamo se quelli che ora usufruiscono di questi livelli di vita ne vorranno di sempre più elevati – per esempio un accrescimento da 400 a 1000 schiavi-energia entro i prossimi vent’anni – benché il comportamento passato dei ceti ricchi non suggerisca che l’appetito diminuisca mangiando». (Barbara Ward and René Dubos, “Only One Earth”, Penguin Books, Harmondsworth, 1974 [prima ed. 1972], pp. 39. 44-46).
Già cent’anni fa un pensatore più profondo di Simon scriveva che, nel mito di Prometeo, «nelle profondità dell’anima… non si vede soltanto lo smisurato contingente di forza e di vita apportato nella società umana dalla signoria sulle forze naturali, ma si presenta altresì con profondo orrore lo smisurato orgoglio che invaderà gli uomini all’apogeo della loro potenza, e la sfrenata cupidigia che verrà in loro scatenata dalla possibilità di disporre a piacimento del mondo delle forze». (Friedrich Wilhelm Förster, “L’istruzione etica della gioventù” [trad. dal tedesco], S.T.E.N., Torino, 1911, p. 13).
E, rivolto alla gioventù del suo tempo, al fine di sottolineare l’ineludibile importanza della formazione del cuore e dello spirito più che dell’intelligenza tecnica, scriveva ancora:
«I vostri padri ed i vostri nonni hanno compiuto un lavoro immenso in questo trionfo sulle forze della natura (…) Quale sarà ora il vostro lavoro? Io credo che il compito che vi aspetta sia infinitamente più difficile, ma anche infinitamente più grande e più importante. E se non lo adempirete, anche tutte le altre glorie non serviranno a nulla e saranno soltanto una fonte di lutto e di maledizione per l’umanità. Voi dovete lavorare affinché gli elementi selvaggi nell’anima umana siano domati una volta per sempre; questi, come cattivi geni, distruggono sempre ciò che la ragione e l’amore hanno creato (…) Il Ministro della Cina a Londra disse una volta che egli aveva osservato come gli Europei, nonostante le loro ferrovie e i loro alberghi, non fossero diventati migliori come uomini. Secondo lui, le loro invenzioni li ponevano solo in grado di fare dieci volte più danno che non gli altri popoli» (Friedrich Wilhelm Förster, “Il Vangelo della vita” [trad. dal tedesco], vol. I, S.T.E.N., Torino, 1909, p. 86-87).
Queste osservazioni ci fanno comprendere quanto sia erronea una valutazione della tecnologia non integrata da altri fattori assolutamente fondamentali per la vita umana e perciò più importanti. Non sarebbe anzi auspicabile un nuovo tipo di tecnologia, attenta non soltanto agli equilibri ecologici, come oggi da molti si richiede, ma ancor più alla salvaguardia psico-fisica e morale dell’uomo?
A correzione dell’intuizione di Simon, dunque, dobbiamo affermare che le vere sorgenti della ricchezza sono sì le facoltà spirituali dell’uomo, ma lo sono soltanto se formate e disciplinate in modo ben diverso da quanto previsto dal suo programma di istruzione prevalentemente tecnica. Purtroppo il suo programma esprime una tendenza che ha massicciamente prevalso, cosicché le forze spirituali dell’uomo sono diventate troppo spesso, anziché sorgenti di ricchezza, le più esiziali cause del consumo delle energie, del degrado dell’ambiente, dell’imbarbarimento della civiltà. Ma proprio la permissione e la sfacciata propaganda dei sistemi anticoncezionali, teorizzata e promossa come un dovere morale dall’ideologia antinatalista, ha contribuito in misura altissima al degrado delle facoltà umane: essa le ha infatti soffocate nel sesso emancipato dall’amore e dalla responsabilità, abbassando così il tono morale della gioventù e avviandola ad una vita senza ideali superiori, ed ha perciò reso l’uomo moderno preda degli stimoli più sensuali, per giunta eccitati artificialmente da una propaganda commerciale in possesso di strumenti di quasi sovrumana potenza.
Un’ampia documentazione sul fenomeno qui accennato, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, si trova in Jacqueline Kasun, “The War Against Population”, cit., chapter five: “Promoting the New Philosophy: the Sex Education Movement”, pp. 95-114. Nei decenni trascorsi dalla pubblicazione di questo volume la situazione si è indubbiamente ulteriormente deteriorata.
Secondo un’intervista rilasciata recentemente da Bjorn Lomborg, gli economisti più autorevoli di diverse nazioni e di diverse tendenze, da lui interrogati, si sono trovati d’accordo nello stabilire la seguente gerarchia di priorità: aids, malnutrizione, libero commercio, malaria. A loro volta i politici indicavano come obiettivi prioritari: salute, acqua potabile, scolarità, nutrizione (“The Wall Street Journal”, 08.06.2006). A mio umile giudizio – confortato, oltre che da dati di fatto, da un’antichissima tradizione dell’oriente e dell’occidente – la priorità assoluta, anche per l’economia, va data alla formazione etica della gioventù. La stessa prevenzione dell’aids dipende più da essa che dall’uso dei condom, i quali possono essere un’ultima “ratio” in certe circostanze forse inevitabile – di efficacia del resto limitata – ma nella misura in cui contribuiscono al degrado morale della gioventù costituiscono invece una causa gravissima e incontrollabile della diffusione dell’aids, tanto più quando intervengono cinici interessi commerciali.
Dunque i deliri statistici degli antinatalisti e le loro previsioni catastrofiche, ripetutamente smentite dai fatti, che occultano alle masse le risorse preziose della loro intelligenza e della loro libertà, appaiono come l’oppio dei popoli, come una deteriore mistica dei numeri, come un perverso velo di Maia gettato sugli uomini per chiudere i loro occhi alle realtà meravigliose che essi potrebbero progettare e realizzare. Se la casta che si crede intelligente e che vorrebbe dominare su una mandria di esseri senza coscienza, anche se ha una cognizione assolutamente inadeguata della realtà, è stata capace di farneticare una ristrutturazione globale del mondo e di mettere tutto a soqquadro per realizzarla, con immaginazione e creatività degne di miglior causa, cosa non potrebbero programmare intelligenze aperte ad ogni verità sul mondo, sull’uomo e su Dio? E se giovani e meno giovani corrotti nel corpo e nell’anima hanno saputo riempire il mondo di discoteche, di fiumi di alcool e di droga, di perversioni sessuali, di eccitazioni da sballo, di brividi di velocità, di incubi horror, cosa non potrebbero realizzare volontà moltiplicate da una sana fecondità e rese benefiche da una sana educazione e aspiranti perciò a gioie più vere e più stabili delle gioie dei sensi?
E’ stato infatti giustamente osservato da più parti che il carattere dell’intelligenza moderna più che un vero materialismo, è piuttosto uno spiritualismo deteriore, ovvero un intellettualismo disincarnato, uno strano collage di concetti matematici e di illimitati desideri illusori, lontani dalla vita reale. Tale “mistica” deteriore è stata gabellata come la vera cultura dell’uomo moderno. Ma un’autentica vita spirituale, anziché perdersi in calcoli astratti, deve per prima cosa adempiere l’indispensabile compito di governare, secondo le esigenze della sua natura, il mirabile composto psico-organico umano. Se ciò non si fa – come era richiesto dalla morale tradizionale – e si sviluppa invece un intellettualismo astratto, che arricchisce la mente di dati teorici mentre lascia – o piuttosto costringe – la vita organica in un indisciplinato disordine sensualistico, cosa ne può derivare se non un individualismo anarchico innaturalmente innestato a un utopismo dispotico? Al contrario, in quale incalcolabile misura una vita spirituale sana potrebbe arricchire spiritualmente e materialmente i popoli e redimere così da condizioni di degrado tante famiglie segnate dalla miseria senza ricorrere ad espedienti che, invece di apportare un vero rimedio alla loro indigenza materiale e morale, pretendono di ovviare agli inconvenienti che ne derivano favorendo il logoramento dei corpi e la depressione degli animi? Ma ovviamente per i governi malthusiani è più comodo lasciare le famiglie in condizioni inumane se si può fare in modo che ciò non crei problemi – tanto più se si convincono le stesse famiglie povere a collaborare, con mezzi che, oltre ad ottenere la loro sterilità, le debilitano fisicamente e moralmente, togliendo loro l’energia spirituale e la volontà di lottare per un cambiamento sostanziale della loro condizione.

31.03.2008
riveduto l’11.05.2013

Seconda parte

Corrispondenza con il fisico Giovanni Graziani, cugino dell’autore, con il sociologo Salvatore Abruzzese e con la Sig.ra Anna Maria Arlotta

Caro Don Massimo,

ho apprezzato il tuo scritto, che è un inno alla vita.
Certamente condivido il fatto che la vita stessa è la principale risorsa
dell’umanità.
Ciò detto, vorrei sottolineare che la limitatezza delle risorse è
intrinseca del mondo in cui viviamo.
Ad essa vorrei aggiungere la limitatezza dei processi produttivi di
qualunque tipo che vengono regolati dall’entropia.
L’entropia è una grandezza che si studia in termodinamica e che il Creatore
ha fatto in modo che valesse anche un miliardesimo di secondo dopo il Big
Bang ( è verificato). Da allora l’entropia, che misura il disordine,
continua a crescere indicando che non può esistere nessun processo di tipo
reversibile e che tutti i processi , di tipo quindi irreversibile , generano
dei rifiuti, degli scarti, siano essi di tipo fisico che di tipo
energetico.
Quando quindi produciamo energia, c’è sempre una parte di essa che perdiamo
sotto forma di calore. Anche il nostro corpo, che usa l’energia del cibo che
assimiliamo, produce dei rifiuti che dobbiamo eliminare.
Il guaio è quindi che comunque noi consumiamo le risorse di un mondo
limitato e le consumiamo proprio in virtù delle regole che il Creatore ha
stabilito. Tanto più numerosi siamo, e tanto più ricchi siamo (purtroppo),
tanto più rapidamente queste risorse verranno consumate.
Un bambino americano che viene al mondo consumerà molte più risorse di un
bambino europeo e quest’ultimo moltissime di più di un bambino africano.
Sarebbe dunque desiderabile, per prolungare quest’esperienza meravigliosa
dell’umanità su questo pianeta Terra, che nascessero più bambini africani
che non americani. Sappiamo però che comunque il mondo è destinato a finire
e questo avverrà, dice il Signore, alla fine dei tempi.

Un abbraccio

Giovanni

Caro Giovanni
grazie per la tua risposta, che ritengo utilissima. Vorrei puntualizzare i seguenti punti:

1. Per quanto riguarda la legge dell’entropia. Forse ti ricorderai che Simon, portando all’estremo il suo argomento, non la ritiene valida. Questo è troppo, e anche a me non sembra accettabile. Tuttavia vorrei osservare due cose: dal punto di vista della scienza mi sembra di poter dire che forse, pur accettando la legge in se stessa, la sua verifica concreta per la nostra conoscenza, sempre in progresso, potrebbe essere problematica. Mi spiego: non nego la legge della termodinamica, ma penso che l’intelligenza dell’uomo può sempre scoprire a. nuove fonti prima sconosciute o non utilizzabili (ad esempio l’energia solare) b. nuove combinazioni di elementi diversi capaci di produrre risultati prima impensabili. Secondo punto: dal punto di vista della filosofia – qui sono più preparato – già la vita costituisce un livello ontologico superiore a quello fisico e quindi il suo valore energetico (diciamo così) va valutato diversamente. Ma soprattutto lo spirito – intelligenza e volontà – costituisce un mondo ontologicamente infinitamente superiore al fisico e al biologico – bisognerebbe qui, al seguito di Pascal, aggiungere il mondo della grazia, che costituisce un nuovo salto mortale in una dimensione ontologicamente superiore. In questi senso si può dire che i diversi livelli sono incommensurabili. Per capirci facciamo un esempio: la retta costituisce una dimensione, ma passando al piano saltiamo ad un’altra dimensione: un piano contiene infinite rette e c’è incommensurabilità ontologica tra le due dimensioni. A sua volta un solido costituisce un’altra dimensione che contiene infiniti piani, essendoci incommensurabilità ontologica tra le due dimensioni. In questo senso l’intelligenza, essendo ontologicamnete e qualitativamente superiore al mondo fisico-biologico, è ad esso incommensurabile e ha con esso un rapporto come tra infinito e finito: dunque non stupisce che possa trarre da esso risorse in un certo senso infinite. Quando poi passiamo al regno della grazia passiamo anche al regno del miracolo, fisico – come la moltiplicazione dei pani – o spirituale – come la moltiplicazione dell’amore, del sacrificio, dell’eroismo. “Questo mondo è troppo piccolo per il mio cuore” esclamava S. Francesca Cabrini, enunciando così, meglio degli scienziati e dei filosofi, una legge non meno rigorosa di quella dell’entropia.
2. E ciò conduce al secondo rilievo: tu mi parli di americani ed europei che consumano troppo. Ma la forza dello spirito (e della grazia divina), come mi sembra di aver abbondantemente rilevato, non si limita a produrre risorse, bensì si estende alla trasformazione dei cuori e delle volontà e quindi a cambiamenti epocali di comportamenti, di modi di vita, di sentimento e di pensiero. Alla caduta dell’Impero Romano chi avrebbe pensato che un movimento spirituale come il cristianesimo avrebbe creato un nuovo mondo? E alla fine del secolo XVIII, al momento del trionfo dell’Illuminismo, chi avrebbe detto che il travolgente movimento romantico avrebbe riacceso la fede nei popoli, esteso il cristianesimo a nuovi continenti, creato nuove forme di pensiero e di santità, una nuova arte, una nuova poesia, una nuova musica? In modo analogo, che cosa potrebbe impedire che un rinnovato movimento spirituale porti a nuove forme di vita improntate alla riscoperta della sobrietà e delle antiche virtù, a un nuovo amore, a un nuovo eroismo, a un nuovo concetto della felicità, alle intramontabili beatitudini evangeliche, a un nuovo uso della scienza e della tecnologia, a un nuovo spirito di fraternità? Anche S. Francesco è stato una fonte di “energia” per il mondo! Non sono io il primo a dire che la salvezza del mondo sono i santi: ora però dovrebbero riconoscerlo anche gli economisti.
Penso di aver messo a fuoco con sufficiente chiarezza le mie osservazioni, che, come puoi vedere, tendono a superare le barriere artificiali delle specializzazioni per giungere a un discorso comune.
Ti saluto caramente.
D. Massimo

Mi inchino ai tuoi argomenti filosofici.
Insisto però nel dire che le leggi della termodinamica e l’aumento
dell’entropia valgono, eccome se valgono.
L’uomo potrà quindi scoprire nuovi processi e nuove forme di energia
(solare o altro), ma tutto sarà limitato dalle leggi fisiche che il Signore
ha creato contestualmente alla creazione del mondo.
D’altra parte il mondo è finito e limitato e con lui le sue risorse, solo
Dio è infinito.
Credere diversamente potrebbe portare ad una specie di panteismo. Né io né
te crediamo questo.
Io poi personalmente penso sempre alla parabola dei talenti.
Dio ci ha dato uno, due o tre talenti. Non ci ha dato un numero
infinitamente grande di talenti. Sta a noi farne buon uso, nel rispetto
soprattutto degli altri (il famoso prossimo).
Saluti
Giovanni

E’ chiaro che sono d’accordo con te. L’infinito appartiene solo a Dio. Volevo soltanto dire che nell’ambito del finito la fantasia creativa di Dio può aver posto innumerevoli sorprese e che le aspirazioni senza confini dell’intelligenza e dell’amore dell’uomo – che appunto solo in Dio possono acquietarsi – possono operare meraviglie. Non tenendo conto di questi fattori, gli antinatalisti riducono l’uomo a un semplice consumatore, prima in teoria e poi anche in pratica. Ma nella pratica l’uomo, ridotto a solo consumatore, diviene una forza sconfinata di distruzione (sempre per la sproporzione tra finito e infinito).
Grazie di cuore per la tua collaborazione.
Carissimi saluti e te e a Marcella
Aff.mo D. Massimo

19.04.2008

Da una lettera al sociologo Salvatore Abbruzzese

“Il diavolo fa le pentole ma non fa i coperchi” (proverbio popolare)
“Se l’Anticristo è simile a Cristo, Cristo è simile all’Anticristo” (Newman)
“Senza l’amore i martiri non verserebbero più il loro sangue, gli apostoli non predicherebbero più il Vangelo… L’amore si estende ad ogni tempo ed ad ogni luogo: in una parola, l’amore è eterno” (S. Tersa del Bambin Gesù)
…Non potrebbe essere che dietro tanto scatenamento di passioni ci sia un ardore del cuore che in fondo ha la stessa sorgente dell’eroismo dei santi? Non potrebbe la massa dannata dei depravati diventare la falange dello Spirito Santo, come la peccatrice pubblica diventò colei che ha molto amato? E non potrebbe la “sana educazione” trovare non più le parole della legge, ma le parole di fuoco che si iscrivono non nelle tavole ma nei cuori? “Egli è un vaso di elezione, destinato a portare il mio nome fino all’estremità della terra, e io gli manifesterò quanto dovrà soffrire per il mio nome”.

18.04.2008

N.B. Il fisico Stefano Visintin, docente presso il Pont. Ateneo S. Anselmo in Roma, ha osservato che la legge dell’entropia, indubbiamente valida, non è però di così semplice applicazione all’energia di un mondo fisico così vasto e che a volte se ne abusa. Per questo egli farebbe qualche rilievo critico al collega Giovanni Graziani.

Lettera alla Sig.ra Anna Maria Arlotta

Cara Anna Maria
Ho apportato le tue correzioni alle note. Visto poi che la discussione è aperta a tutto campo, mi sembra giusto prendere in considerazione le tue osservazioni, che più o meno coincidono con quelle di altri.
Incominciamo dalla più semplice: non bisogna demonizzare le discoteche o la velocità stradale in se stesse, ma solo gli abusi. Ciò ad uno sguardo molto superficiale sembra ragionevole, ma a mio giudizio non lo è. Già molto tempo fa, quando ancora le esperienze da brivido erano molto più modeste di oggi, pensatori chiaroveggenti avevano visto i pericoli di una gioventù – e in genere di una vita umana – tutta proiettata verso le eccitazioni esteriori, senza alcuna salvaguardia interiore di custodia del cuore, di saggezza, di moderazione. Già nel 1910 scriveva il Förster:
«Lo stato della nostra civilizzazione, appunto in rapporto alla condizione del giovane, si può definir così: gli stimoli esterni sono fuor di modo aumentati – le energie di resistenza interne sono altrettanto smisuratamente diminuite. Con ragione l’Americano chiama la grande città moderna “il giardino d’infanzia del diavolo”. Si pensi alle vetrine dei negozi, ai magazzini, ai cinematografi pur d’una sola strada – a tutti i diversi incitamenti per la gola, per la passione del lusso, per la smania di divertirsi! E dov’è la cura dell’anima per far da contrappeso a tutto ciò, nelle masse straniatesi dalla Chiesa?»
Oggi non si potrebbe estendere lo stesso giudizio anche alle masse non estraniatesi dalla Chiesa? Non si è persa infatti in gran parte la «cura dell’anima» anche nella Chiesa?
Prosegue il nostro autore:
«Certe moderne concezioni della vita, col loro farsi beffe d’ogni severo soggiogamento di sé, col lor culto delle pretese individuali, colla lor filosofia egocentrica, non esercitano addirittura un’influenza suggestiva in tutte le cerchie popolari? Non è di là che viene ispirata quell’ingenua impudenza, la quale crede che sia lecito cedere ad ogni voglia e ad ogni passione?»
E sei anni più tardi ribadiva:
«La posizione della nostra gioventù può enunciarsi in questo modo: eccitazioni esteriori cresciute a dismisura, contro forze interiori di resistenza e contro preventivi esteriori sempre minori».
Cosa direbbe oggi? Del resto la mia posizione su questo punto potrei dire che è stata critica fin dell’infanzia. Infatti nostro padre ci ha abituati fin dalla più tenera età ad apprezzare la musica dei grandi maestri classici e ad aborrire quella che allora era chiamata “musica leggera” – e che certamente era molto più innocua di quella delle attuali discoteche.
Oggi sono molti ad accorgersi che c’è qualcosa che non quadra. Ma a mio giudizio arrivano con uno spaventoso ritardo. E d’altra parte c’è anche chi non vede ancora il male, se non nelle sue manifestazioni più plateali, come se queste ultime non fossero che i frutti necessari di cause meno evidenti, ma non per questo meno reali.
Ma passiamo al punto più importante, in cui la tua opinione si avvicina a quella già espressa da altri. Tu dici: per me nel terzo mondo sarebbe auspicabile una riduzione delle nascite – sottinteso: con mezzi contraccettivi. Poche settimane fa un certo Aldo Schiavone, professore di diritto, scriveva su “La Repubblica”, in un articolo al quale il giorno dopo rispondeva su “Avvenire” il Card. Ruini – ma secondo me in modo troppo debole -: «Senza massicci programmi di contraccezione è impossibile tutelare la “persona” di moltissime donne africane, o cinesi, o indiane». A sua volta una signora mia amica mi riferiva di aver letto che, quando si è afflitti dalla miseria, si perde anche lo spirito di iniziativa per realizzare «cose meravigliose».
Dobbiamo dunque realizzare «massicci programmi di contraccezione», i quali richiedono naturalmente molto «spirito di iniziativa», studio scientifico, organizzazione industriale per la produzione del materiale necessario – il che comporta naturalmente anche lauti guadagni e quindi speculazioni finanziarie per chi lo produce e per chi lo vende – interventi statali e privati di propaganda e di distribuzione, opera di convincimento sulle popolazioni di tradizione religiosa e morale, iniziative scolastiche per istruire la gioventù, consultori familiari per istruire le coppie – e certamente dimentico tante altre cose. Non mi sembra poca l’energia impiegata! Ora, se i poveracci non hanno «spirito di iniziativa», bisognerà che intervenga qualcun altro, cioè da una parte il potere politico, dall’altra l’iniziativa pubblica, privata, scientifica, farmaceutica, commerciale etc. dell’occidente. L’aspetto commerciale naturalmente non è il meno importante. Infatti l’occidente ha bisogno di acquisire, anche dal terzo mondo, ampi finanziamenti per tutelare le proprie “persone” e i loro diritti. Scrive infatti sempre Aldo Schiavone – immediatamente dopo la frase sopra riportata -: «esattamente come la “persona” di molte donne e di molti uomini europei e americani non può essere valorizzata e difesa senza un’idea del rapporto fra sessualità, affettività e matrimonio che abbia rotto con un modello che (…) riflette solo una storia che ha smesso di appartenerci».
E’ ovvio che per sostenere i costi di processi giuridici di separazione tra coniugi, di educazione di bambini senza una famiglia regolare, di recupero – o, nei casi più gravi, di punizione – di caratteri deviati, disadattati o depressi a causa di situazioni familiari angosciose, di mantenimento di anziani o malati fisici o psichici senza congiunti, di istituzione di consultori pubblici o privati per il sostegno di situazioni di emergenza, di finanziamento di strutture gratuite per interruzione di gravidanze indesiderate (soprattutto di minorenni), di diffusione di massa di mezzi contraccettivi tra coppie fisse o saltuarie etc. servono molti mezzi finanziari. Dunque la «valorizzazione» delle «persone» dell’occidente dovrà essere favorita da una politica che miri a «tutelare» le «persone» del terzo mondo eliminando non la loro miseria, ma solo alcuni inconvenienti che ne derivano con gli stessi mezzi con cui gli occidentali si arricchiscono e si divertono.
Forse però sarebbe cosa migliore e più economicamente vantaggiosa che tante straordinarie energie fossero impiegate diversamente, cioè per arricchire in campo spirituale e materiale le popolazioni povere, risvegliando così quello «spirito di iniziativa» che è la più grande ricchezza. Ma per dare bisogna avere, e se i popoli dell’occidente sprofondano in una vita egoistica, edonistica e immorale – con l’aiuto dei mezzi e della mentalità contraccettiva – come potranno trasmettere ai popoli del terzo mondo quelle virtù di sobrietà, di fedeltà, di dedizione, di sacrificio, di laboriosità, di risparmio, di maternità, di paternità, di filialità, di amore, di religione, di santità su cui si fonda – oltre alla felicità non illusoria – la vera ricchezza, anche economica, delle famiglie e dei popoli? Non trasmetteranno a quei popoli piuttosto i loro vizi e la loro dissoluzione familiare e sociale? E con la diffusione delle pratiche contraccettive, oltre a rendere sterili – ma non più ricche – le famiglie, non diffonderanno tra loro a macchia d’olio la corruzione della gioventù, con tutto ciò che essa comporta di dissesto e di instabilità economica?
Concludo con un aneddoto commentato: un giorno una signora disse al papa Giovanni Paolo II: «Come faccio io che ho tanti bambini ad andare avanti?» Il papa si limitò ad abbracciarla affettuosamente. Io le avrei risposto: «Posso anche darle, se vuole, il permesso di usare metodi contraccettivi. Ma poi come potremo impedire che gli stessi metodi vengano usati anche dai suoi ragazzi?»

07.08.2008

di D. Massimo Lapponi

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