Il più grande genio politico dei nostri tempi

(pubblicato su Il legno storto il 26 giugno 2012)

I

Chi non crede che i massaggi di Fatima siano una rivelazione soprannaturale, ma pensa che essi siano soltanto un ritrovato dell’immaginazione di Sr. Lucia, a mio giudizio dovrebbe giungere alla conclusione che quest’ultima sia stata il più grande genio politico dei nostri tempi.
A prima vista questa affermazione sembrerà paradossale e sorprendente, ma forse, riflettendoci bene, si troverà che non è poi così inverosimile.
Quali sono i punti salienti di questo straordinario messaggio, che Sr. Lucia dichiarò di aver ricevuto dalla Santa Vergine tra il 1917 e il 1929? Si potrebbero riassumere così:
1. Dopo aver mostrato ai pastorelli una spaventosa visione dell’inferno, la Vergine disse loro che molte anime si dannano e che per salvarle Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al suo Cuore Immacolato. 2. Se il mondo non cesserà di offendere Dio, sotto il pontificato di Pio XI scoppierà una guerra peggiore di quella ancora in atto nel 1917. 3. Per impedirla la Vergine chiederà la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato e la comunione riparatrice dei cinque sabati, sempre in onore del suo Cuore Immacolato. 4. Se si accetteranno le sue richieste, la Russia si convertirà e si avrà pace; se no, essa spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. 5. Finalmente, il Cuore Immacolato di Maria trionferà. Il Santo Padre le consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace. 6. La Madonna avrebbe detto a Sr. Lucia in alcune rivelazioni private che tra i peccati più gravi commessi dagli uomini dei nostri tempi vi sono le offese al suo Cuore Immacolato, che specificatamente consistono nelle bestemmie contro l’Immacolata Concezione, nella negazione della verginità di Maria, nella negazione della sua maternità divina e universale, nella pubblica diffusione nel cuore dei bambini dell’indifferenza, del disprezzo, dell’odio verso Maria Santissima, nelle offese dirette verso le immagini della Vergine.
Tre sono gli aspetti che primeggiano in questo messaggio: la diffusione del peccato a scala mondiale, gli errori della Russia che minacciano di spandersi per il mondo, la salvezza dall’uno e dall’altro male conseguibile attraverso la devozione al Cuore Immacolato di Maria.
E’ chiarissimo nel messaggio il rapporto tra i due mali che devastano il mondo e il Cuore Immacolato della Vergine Santissima: rapporto negativo – esplicitamente sono i peccati comuni a offendere il Cuore di Maria; implicitamente lo sono anche gli errori della Russia, dato il carattere singolare del rimedio proposto – e rapporto positivo – per gli uni e per gli altri si offre la salvezza attraverso la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Questa devozione nel primo caso appare nel suo aspetto più intimo e personale – comunione riparatrice – e nel secondo nel suo aspetto pubblico – consacrazione della Russia fatta ufficialmente dal papa in unione con tutti i vescovi del mondo.
Non mi sembra dubbio il fatto che nel messaggio i mali più gradi dei nostri tempi siano stati inquadrati in modo perfetto.
Come ho già detto altrove
https://massimolapponi.wordpress.com/considerazioni-su-alcuni-aspetti-importanti-del-messaggio-di-fatima/ -, non è difficile vedere nell’enumerazione delle offese al Cuore Immacolato di Maria una chiara allusione alla degenerazione dei costumi e alla degradazione della donna da seguace ed emula della “benedetta fra le donne” a strumento e merce di godimento carnale. E questo è indubbiamente uno dei mali più grandi del nostro tempo, anche se una mentalità tanto diffusa quanto sciocca vorrebbe far credere che si tratti in realtà di una cosa innocente indebitamente ingigantita dalle fobie dei bacchettoni. E un altro male gravissimo è appunto la diffusione mondiale di un’ideologia non solo antireligiosa, ma anche – e di conseguenza – antiumana. Che tra i due mali vi sia una nascosto ma reale legame lo suggerisce la comunanza del rimedio. E lo suggerisce anche un celebre testo di Marx, il quale, mentre è perfettamente adeguato a distruggere la morale sessuale tradizionale, denunciandola come dipendente esclusivamente dai rapporti di produzione, è invece del tutto inefficace a costruire una nuova morale, limitandosi “ipocritamente” a promettere che quando detti rapporti scompariranno, automaticamente scomparirà anche ogni genere di prostituzione, senza specificare né perché né come – e senza perciò offrire alcuna soluzione che non sia “automatica”.
Ecco dunque il testo di Marx, tratto dal “Manifesto del Partito Comunista”:

«Abolizione della famiglia! Anche i più estremisti si riscaldano parlando di questa ignominiosa intenzione dei comunisti.
«Su che cosa si basa la famiglia attuale, la famiglia borghese? Sul capitale, sul guadagno privato. Una famiglia completamente sviluppata esiste soltanto per la borghesia: ma essa ha il suo complemento nella coatta mancanza di famiglia del proletario e nella prostituzione pubblica.
«La famiglia del borghese cade naturalmente col cadere di questo suo complemento ed entrambi scompaiono con la scomparsa del capitale.
«Ci rimproverate di voler abolire lo sfruttamento dei figli da parte dei genitori? Confessiamo questo delitto. Ma voi dite che sostituendo l’educazione sociale a quella familiare noi aboliamo i rapporti più cari.
«E anche la vostra educazione, non è determinata dalla società? Non è determinata dai rapporti sociali entro i quali voi educate, dalla interferenza più o meno diretta o indiretta della società mediante la scuola e così via? I comunisti non inventano l’influenza della società sull’educazione, si limitano a cambiare il carattere di tale influenza, e strappano l’educazione all’influenza della classe dominante.
«La fraseologia borghese sulla famiglia e sull’educazione, sull’affettuoso rapporto fra genitori e figli diventa tanto più nauseante, quanto più, per effetto della grande industria, si lacerano per il proletario tutti i vincoli familiari, e i figli sono trasformati in semplici articoli di commercio e strumenti di lavoro.
«Tutta la borghesia ci grida contro in coro: ma voi comunisti volete introdurre la comunanza delle donne.
«Il borghese vede nella moglie un semplice strumento di produzione. Sente dire che gli strumenti di produzione devono essere sfruttati in comune e non può naturalmente farsi venire in mente se non che la sorte della comunanza colpirà anche le donne.
«Non sospetta neppure che si tratta proprio di abolire la posizione delle donne come semplici strumenti di produzione.
«Del resto non c’è nulla di più ridicolo del moralissimo orrore che i nostri borghesi provano per la pretesa comunanza ufficiale delle donne fra i comunisti. I comunisti non hanno bisogno d’introdurre la comunanza delle donne; essa è esistita quasi sempre.
«I nostri borghesi, non paghi d’avere a disposizione le mogli e le figlie dei proletari, per non parlare neppure della prostituzione ufficiale, trovano uno dei loro divertimenti principali nel sedursi reciprocamente le loro mogli.
«In realtà il matrimonio borghese è la comunanza delle mogli. Tutt’al più ai comunisti si potrebbe rimproverare di voler introdurre una comunanza delle donne ufficiale e franca al posto di una comunanza delle donne ipocritamente dissimulata. Del resto è ovvio che, con l’abolizione dei rapporti attuali di produzione, scompare anche quella comunanza delle donne che ne deriva, cioè la prostituzione ufficiale e non ufficiale».

Sulla follia e l’ipocrisia di questo testo non ci dilungheremo. Appare ad ogni modo ovvio che tra gli “errori” dell’ideologia comunista e la degenerazione dei costumi sessuali vi è un profondo legame, seppure nel caso del socialismo reale detto legame si sia poi incrinato, data la necessità per ogni società organizzata – e anche per quella generata dalla rivoluzione, che non è certamente la società della perfetta comunione e della perfetta libertà promessa da Marx – di scendere a patti con regole di comportamento familiare. E che il legame si sia incrinato lo dimostrano sia la rottura tra Lenin e Wilhelm Reich, sia le accuse reciproche tra comunisti e surrealisti gli uni di avere annacquato per opportunismo la rivoluzione nel campo dei rapporti familiari, e gli altri di aver ceduto alla decadenza morale della borghesia.
Sennonché, una volta posto il principio del materialismo storico che le manifestazioni spirituali e morali sono sovrastrutture dei rapporti economici, non solo vengono meno le regole “borghesi”, ma viene meno anche la “sovrastruttura” ideologica del materialismo dialettico, e quindi il processo “scientifico” che dovrebbe portare ad una società senza classi – e naturalmente anche lo stesso “ideale” (perché tale è di fatto) di una società senza classi.
Del resto la valanga di donnette che si sono riversate in Europa dai paesi dell’est per trovare “lavori redditizi” o per papparsi i risparmi dei borghesi occidentali di mezza età non sembra dimostrare che l’ateismo di stato e l’abolizione dei rapporti di produzione capitalistici abbiano eliminato “la prostituzione ufficiale e non ufficiale”!
Se poi consideriamo l’altra faccia del marxismo, quella cioè che rinuncia al materialismo storico a favore della dialettica dello spirito – è il caso soprattutto di Gramsci -, essa non può non condurre ugualmente alla dissoluzione di ogni ideale morale. Infatti essa comporta la riduzione della vita spirituale alla sola prassi sociale in una società civile privata di qualsiasi principio stabile. Da queste premesse deriva necessariamente una posizione che, nonostante il suo iniziale rifiuto del materialismo, di fatto non può non cedere alla suggestione dei beni palpabili e della tecnica che li rende sempre più disponibili. Quale forza spirituale, infatti, opporre alla loro suggestione, una volta che la “dialettica dello spirito” è stata ridotta a pura strategia pratica sull’immediato?
Per l’una e per l’altra via, dunque, la dissoluzione spirituale derivante necessariamente dal marxismo si incontra con la decadenza morale di una borghesia che ha ormai rotto la sua alleanza con il cristianesimo e l’ha sostituita con l’alleanza con la scienza e con la tecnica messe a servizio del benessere materiale.
Viene dunque confermato quanto era sottinteso dal messaggio di Fatima, che gli “errori” della Russia hanno una segreta affinità con la diffusione del peccato a scala mondiale. E si può aggiungere che la profezia che la Russia spargerà i suoi errori nel mondo non sembra riferirsi soltanto all’imitazione del suo modello politico rivoluzionario, ma anche al contraccolpo del marxismo sull’abbattimento dei costumi morali nella società occidentale.
Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che nel periodo dal 1917 al 1942 – data in cui i messaggi di Fatima furono messi definitivamente per iscritto – la minaccia della Russia sembrava ancora lontana, non si può negare che il genio politico di Sr. Lucia sia stato davvero singolare. Si sarebbe potuto paventare maggiormente il pericolo della Germania, o anche dell’Italia. Ma la storia ha dato ragione a Sr. Lucia: i totalitarismi di Italia e Germania, nonostante le apparenze, non avevano avvenire, mentre diverso era il caso della Russia. Anche perché il primo esempio di totalitarismo moderno era stato quello della Russia, mentre sia il fascismo italiano sia il nazismo tedesco dalla Russia avevano preso esempio, con il miraggio di realizzare, in due modi del tutto diversi tra loro, una rivoluzione più moderna e più scientifica di quella sovietica.
Tornando dunque alla diffusione degli errori della Russia nel mondo, si può pensare che il fenomeno sia tutt’altro che esaurito, non solo per la presenza di grandi potenze politiche in cui si perpetua la dittatura comunista dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica, ma anche per il perdurante influsso dissolvitore, nella società occidentale, del materialismo storico e della filosofia della prassi – come si vede tra l’altro dal revival di interesse per il gramscismo a scala mondiale.

II

Ma veniamo ora a considerare il rimedio proposto da Sr. Lucia, cioè la devozione pubblica e privata al Cuore Immacolato di Maria. A prima vista sembra una proposta piuttosto singolare, che può avere il suo senso soltanto in un’ottica di fede, e anzi di fede devozionale da vecchietta bigotta.
Consideriamo però intanto i soli avvenimenti, come riassunti da un semplice foglio informativo cattolico a commento della profezia: “Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà”.

«Durante un solenne pellegrinaggio a Fatima, il 13 maggio 1982 per ringraziare la Vergine di avergli salvato la vita esattamente un anno prima, Giovanni Paolo II consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria, con una ‘speciale menzione’ al popolo russo. Il Santo Padre rinnovò questo atto di offerta e consacrazione in altre tre occasioni: il 16 ottobre 1983, il 25 marzo 1984 e infine l’8 dicembre 1985 (lo stesso anno in cui Gorbaciov andò al potere).
«Suor Lucia Dos Santos confermò la validità della consacrazione del 1984: ‘la consacrazione desiderata da Nostra Signora è stata fatta nel 1984, ed è stata accetta al Cielo’ (cfr. Incontro di Mons. Tarcisio Bertone con Suor Lucia, ‘L’Osservatore Romano’, 21.12.2001).
«Quel 25 marzo del 1984 Giovanni Paolo II compiva – in comunione con tutti i vescovi del mondo – l’Atto di affidamento a Maria del mondo, pronunciando queste parole: “Ci troviamo uniti con tutti i Pastori della Chiesa, in un particolare vincolo, costituendo un corpo e un collegio, così come per volontà di Cristo gli Apostoli costituivano un corpo e un collegio con Pietro. Nel vincolo di tale unità, pronunziamo le parole del presente Atto, in cui desideriamo racchiudere, ancora una volta, le speranze e le angosce della Chiesa per il mondo contemporaneo” (Atto di affidamento alla Madonna, del 25-3-1984, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. VII, pp. 774-775)».

Il seguito è noto: cinque anni più tardi, dopo una serie di avvenimenti drammatici, il comunismo crollava clamorosamente in tutti i paesi dell’est e infine in Russia, e la stessa Unione Sovietica scompariva dalle carte geografiche. Singolare coincidenza!
Ma è interessante osservare che c’è oggi un gruppo di fedeli che pretende ancora dal Santo Padre la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, come se essa non fosse stata già fatta. Mi sembra che la miopia di questi fedeli risulti evidente non solo dalle dichiarazioni esplicite di Sr. Lucia, ma anche dal fatto che ormai non è più la Russia a diffondere i vecchi errori ideologici: essi pullulano, dopo aver subito apparentemente strane, ma di fatto perfettamente coerenti metamorfosi, in tutto il mondo civile, sotto forma di negazione di ogni verità o principio religioso o morale. Come sempre accade quando impera lo scetticismo – qualsiasi sia la veste che esso assume – l’unica cosa che si impone come irrefutabile e innegabile è ciò che si vede e si tocca, e soprattutto ciò che quando si vede e si tocca dà il massimo del piacere: su questo non vi sarà mai nessuno scetticismo!
Ecco dunque realizzata in modo esemplare la fusione degli “errori” ideologici già un tempo vigenti nella Russia con i peccati che offendono Dio su scala mondiale.
Resta dunque da vedere come la validità della devozione pubblica e privata al Cuore Immacolato di Maria sia confermata non solo dagli avvenimenti storici, ma anche dal suo significato e valore in rapporto ai mali del nostro tempo.
Per prima cosa osserviamo che, nel dialogo ecumenico, gli ortodossi obiettano ai cattolici, riguardo al dogma dell’Immacolata Concezione, che la parola “immacolata” esprime un concetto negativo, mentre il dogma dovrebbe offrire ai credenti un concetto positivo della santità della Madre di Dio. L’obiezione è indubbiamente interessante e aiuta a saper leggere nella parola “immacolata”, di là dal suo significato negativo immediato, un concetto invece altamente positivo.
La negazione contenuta nel vocabolo evidentemente fa riferimento alla mancanza assoluta di ogni macchia di peccato nell’anima della Madre di Dio. Ma questa assenza di ogni peccato evidentemente non deve essere intesa come se fosse analoga all’assenza di peccato in una creatura priva di ragione. Se fosse così avrebbero ragione gli ortodossi a considerare il termine inadeguato per esprimere la santità di Maria. E’ chiaro invece che una creatura ragionevole non è un essere indifferente: dunque perché la si possa definire “priva di peccato” bisogna che tutta la sua attività spirituale sia orientata a Dio con un amore totale e perfetto.
Ecco dunque esplicitati i termini positivi adombrati dall’aggettivo negativo “immacolata”: il Cuore Immacolato di Maria non è un cuore gelido per il fatto di non essere attratto dall’amore al peccato, ma al contrario è un cuore infiammato di amore in modo perfetto e totale. Il suo amore è tanto più ardente in quanto è rivolto all’infinito dell’essere e dell’amore, infinito che non si trova in alcuna creatura. Dunque mentre l’amore peccaminoso, che cerca in modo inadeguato e falso l’infinito nelle creature, è solo apparentemente un amore totale, e finisce perciò per manifestare la propria vanità e il proprio limite intrinseco, l’amore del Cuore Immacolato è assolutamente vero, perfetto e, per quanto possibile a una creatura, infinito.
Ora però c’è da osservare che l’uomo ha un rapporto costitutivo ineliminabile con l’infinito, tanto che, se si sottrae al vero infinito, finisce per crearsene uno a suo uso e consumo. Naturalmente si tratterà sempre di un infinito falso, di una scimmiottatura del vero Infinito, e il culto ad esso prestato sarà una caricatura di religione. Soprattutto poi questo culto non potrà non avere effetti devastanti, in quanto farà sì che tutte le energie spirituali dell’uomo siano messe al servizio di esseri creati, e perciò finiti, indebitamente divinizzati. Ciò porterà all’esagerazione nel sentimento, nel desiderio, nella volontà, nella ricerca della felicità in ciò che non può darla e nella realizzazione di progetti destinati a deludere le aspettative esorbitanti di chi li ha concepiti.
Questa forma di idolatria dunque non sarà innocua, ma porterà necessariamente gravissime devastazioni nella vita personale e sociale.
Al contrario, quando l’anima è totalizzata nell’orientamento verso il vero bene infinito, la sua relazione con i beni finiti, pur non essendo affatto gelida, sarà però dolce e moderata anche nell’apprezzamento più positivo, ragionevole e saggia anche nel più sentito rapporto affettivo, pronta ad ogni servizio di bene, con eroica abnegazione, ma sempre nella giusta misura e nel senso rivelato dalla volontà salvifica di Dio.
Osserviamo ancora che le rivelazioni di Fatima ci offrono come modello non tanto il Cuore di Cristo, quanto piuttosto il Cuore di Maria. Ciò è perfettamente comprensibile, se si pensa che l’uomo ha bisogno soprattutto, come suo modello, di una creatura come lui – e a tal fine Maria in un certo senso è più adeguata di Cristo, se pure sempre in dipendenza da lui e dalla sua grazia redentrice. Inoltre Maria, essendo donna, rappresenta da una parte la Chiesa, quale portatrice in nome di tutta l’umanità del mistero sponsale che la unisce a Cristo, e dall’altra ogni donna, nella sua vocazione ad elevare l’uomo, attraverso l’amore, al servizio della vita umana nella luce della vocazione ad un amore più alto.
Posti questi principi, la devozione al Cuore Immacolato di Maria appare perfettamente adeguata a contrastare sia l’idolatria dello stato o della comunità umana propria dell’ideologia comunista, sia il culto idolatrico della carne e la conseguente degradazione della donna a merce e a strumento di piacere proprio della moderna società secolarizzata.
Osserviamo che prima di essere investiti dallo Spirito Santo perché portassero il verbo della redenzione a tutte le genti, gli apostoli furono testimoni dell’Ascensione di Cristo al Cielo, e quando egli fu sottratto alla loro vista, certamente lo seguirono con il cuore. «Cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Cl 3,1). Sono assai diffuse ancora oggi le accuse fatte ai cristiani da Marx, come da Nietzsche, come dai libertini di ogni colore, di abbandonare i doveri terreni o l’apprezzamento per i beni della terra per rivolgere il cuore ai beni del cielo. Ma queste accuse perdono di vista il fatto che, perché l’uomo possa fare bene i suoi doveri terreni, o perché possa godere senza pericolo dei beni della terra, è necessario che prima il suo cuore trovi la propria pienezza di amore nel solo vero Infinito divino. Altrimenti il suo ardore si riverserà senza misura in realtà che infinite non sono, e in esse si esaurirà senza aver potuto dare il meglio di sé e dopo aver causato disordine, distruzione e morte.
E’ interessante osservare quante espressioni relative alla pienezza assoluta e al superamento di ogni limite siano diffuse nel linguaggio di oggi. In politica già da un pezzo si parla di “totalitarismo”, e i termini più recenti, e apparentemente – ma solo apparentemente – meno minacciosi, di “mondialismo” e di “globalizazione” ne riecheggiano il senso recondito. Nel campo poi della propaganda, quasi sempre a sfondo o con condimento sessuale, imperversano i vari “hot”, “ecstasy”, “unlimited”, ”devilled” – l’ultima è “Turchia seducente, oltre ogni aspettativa” (naturalmente con belle gambe femminili in mostra).
E’ eloquente questo sintomo di una ricerca di infinito, sia nel campo del totalitarismo politico, sia in quello dell’eccitazione sessuale. Ora questa divinizzazione del finito non è che una conseguenza necessaria dell’oscuramento nei cuori umani della luce superna del vero Dio infinito ed eterno: è la torbida impurità dei cuori che inquina tutta la terra e che può essere guarita soltanto da quell’amore veramente e legittimamente “hot” e “unlimited” di cui il Cuore Immacolato di Maria è perfetto esempio e modello.

III

Negli anni sessanta del Novecento accadeva di vedere la cantante Milva esibirsi nella canzone “Jenny dei pirati”, tratta dall’“Opera da tre soldi” di Berthold Brecht. Capitò anche a me e a mia sorella – eravamo, se non sbaglio, tra i tredici e i quattordici anni – di ascoltarla in televisione in casa di amici. Rimanemmo molto turbati e, tornati a casa, ne riferimmo il contenuto ai nostri genitori.
Questo era il testo della canzone:

Oh signori voi mi vedete asciugare le posate rifare i letti,
e mi date tre spiccioli di mancia e guardate i miei stracci
e questo albergo tanto povero e me,
ma ignorate chi son io davvero,
ma ignorate chi son io davvero.
Ma una sera al porto grideranno e ci si domanderà:
“cosa diavolo mai c’è?!”
Mi vedran che servo il vino sorridendo,
si dirà “da ridere che c’è?!”
Tutta vele e cannoni
una nave pirata
al molo starà.

M’han detto “asciuga i bicchieri ragazza” e m’han dato di mancia un cent,
mi son presa il soldino e sono andata a rifare un letto
che nessuno domani disferà,
chi son io non c’è nessuno che lo sa,
chi son io non c’è nessuno che lo sa.
Ma ecco gran rumore laggiù al porto e ci si domanderà
“che succede mai laggiù?!”
mi vedranno apparire alla finestra,
si dirà “qualcosa certo c’è!”
Tutta vele e cannoni
la nave pirata
raderà la città.

Oh, signori quando vedrete crollare la città vi farete smorti,
questo albergo starà in piedi in mezzo a un mucchio di sporche rovine
e di macerie e ci si chiederà il perché,
il perché di questo strano caso,
il perché di questo strano caso.
Poi s’udranno grida vicino a noi e ci si domanderà
“come mai non sparan qui?!”
verso l’alba mi vedranno uscire in strada,
si dirà “chi è dunque quella lì?!”
Tutta vele e cannoni
il vascello pirata
la bandiera isserà.

E più tardi cento uomini armati verranno avanti e tenderanno agguati,
faranno prigionieri tutti quanti, li porteranno
legati davanti a me,
mi diranno “chi dobbiamo far fuori?!”
mi diranno “chi dobbiamo far fuori?!”
E il cannone allora tacerà e ci si domanderà
“chi dovrà morire?!”
ed allora mi udranno dire
“Tutti”
e ad ogni testa mozza io farò
“Oplà!”
Tutta vele e cannoni
la mia nave pirata
lascerà la città.

Ricordo che quando riferimmo i versi: «Ma una sera al porto grideranno e ci si domanderà: “cosa diavolo mai c’è?!” », nostro padre disse ridendo: «Baffone!»
Ma per prima cosa si potrebbe chiedere come mai questi pirati, se pirati sono, non sgozzano anche Jenny. Forse perché non hanno nulla da rubarle! Ma che si mettano ai suoi ordini, poi, può essere ragionevole soltanto se lei è della loro stessa razza. A meno che effettivamente i pirati non siano che un simbolo appunto di Baffone. Ma non risulta che il Baffone storico sia stato così riguardoso con Jenny!
Ecco però il groviglio inestricabile in cui si imbroglia l’utopismo materialista: da una parte nega il valore dei principi spirituali e religiosi che sono alla base della morale tradizionale, considerandoli un puro calcolo di interessi di classe, e dall’altro pretende di giustificare la sua utopia quasi fosse nello stesso tempo opera di giustizia inesorabile e frutto dello sviluppo di forze materiali. Spenta la luce spirituale di Dio, si pretende di divinizzare la violenza sociale e di presentarla come opera di giustizia sovrumana – parola che in questo caso ha però il senso di “antiumana”.
Ciò che infatti caratterizza essenzialmente, di là da ogni altro aspetto, quella “sinistra” che opera una frattura insanabile con la tradizione è il rifiuto dei principi morali e religiosi metafisici e metastorici ai quali tradizionalmente ci si appellava come vero ed efficace fondamento del bene nella vita personale e sociale. Che l’ispirazione al “bene”, quasi modello da imitare o da tenere presente per la condanna della colpa o per la ricerca di un miglioramento dell’uomo o della società, possa venire dalla vita spirituale e dall’intuizione metafisica e religiosa, per questa ben caratterizzata “sinistra” è un assurdo da rifiutare in modo assoluto. Se infatti – come essi sostengono – la vita spirituale, intesa nel suo senso tradizionale, non è che l’ipocrita difesa di interessi di classe – la cosiddetta “morale borghese” – è evidente che un appello ad essa non potrebbe portare ad alcun efficace miglioramento sociale. Ad essa dunque bisogna sostituire lo scontro di forze materiali nella lotta di classe.
In questa ottica si legge, ad esempio, in qualche testo di storia letteraria, che il romanzo “La capanna dello zio Tom” di Harriet Beecher Stowe rappresentò soltanto una prima fase “paternalista” della lotta per la liberazione dei negri, che doveva poi essere condotta sulla base realistica della loro presa di coscienza di classe e della propria forza materiale. Analogamente Brecht rifiutava la dottrina aristotelica della “catarsi”, quasi che ciò che avviene nello spirito degli spettatori di un dramma non avesse rilevanza sociale, ma fosse soltanto una forma di autocompiacimento delle classi borghesi. Per lui invece il teatro doveva essere un appello diretto al pubblico per un coinvolgimento nella lotta sociale. Più recentemente Gianni Rodari, commentando la fiaba di Andersen “La piccola fiammiferaia”, scriveva, nello stesso senso, che il borghese che la leggeva «si sentiva buono», e così si scaricava la coscienza. Anche i teorici del “dopo Auschwitz” sostengono che lo scandalo di Auschwitz avrebbe eliminato per sempre ogni appello ad un mondo spirituale di leggi morali, alle quali bisogna ora sostituire il realismo dell’azione.
Ma con tutto il suo preteso realismo questa “sinistra” non riuscirà mai a spiegarci come, dallo scatenamento delle forze materiali, dovrebbe scaturire un ideale di bene, o semplicemente un qualche “bene” che non sia appunto l’interesse materiale conseguito con la violenza. E d’altra parte che dall’eliminazione dei rapporti di produzione del capitalismo dovrebbe derivare la fine della prostituzione o che dalle centinaia di teste tagliate dai pirati dovrebbe derivare l’eliminazione di ogni ingiustizia la storia non lo ha proprio dimostrato!
Naturalmente si può capire l’intimo tormento di Brecht nel drammatico momento storico in cui egli scrisse “L’opera da tre soldi” (1929) – e perciò il dramma va interpretato in relazione alla crisi di civiltà del periodo tra le due guerre. In questo senso però esso è certamente datato e non credo che lo si possa considerare più che come la testimonianza di un’epoca.

Certamente ora sarò accusato di voler mettere insieme capre e cavoli, ma mi tengo pure l’accusa e mi piace concludere facendo in confronto con un avvenimento recentissimo, di cui purtroppo, per circostanze di forza maggiore, non sono stato spettatore.
La nostra cara Margherita Panarelli ci ha informato con largo anticipo della rappresentazione in mondovisione della “Cenerentola” di Rossini ai primi di giugno di quest’anno. Non avendolo vista, non so come sia andato lo spettacolo, ma – sempre grazie alle indicazioni di Margherita Panarelli – ho avuto la gioia di godermi la “Cenerentola” in una bellissima edizione realizzata dal Teatro della Scala
http://www.youtube.com/playlist?list=PL8A90406A52F52AA2&feature=mh_lolz.
Vorrei ora osservare che mentre mi sembra molto improbabile che “L’opera da tre soldi” venga mai rappresentata in mondovisione, pur essendo cronologicamente più vicina a noi, non appare affatto strano che sia data in mondovisione la “Cenerentola” – del resto sempre presente nei repertori operistici di tutto il mondo. Infatti, mentre, come ho detto, il dramma di Brecht è strettamente legato al suo tempo, l’opera di Rossini non lo è, e non lo è proprio perché non si appella alle forze storico-materiali, ma alle intramontabili intuizioni morali e religiose dell’umanità.
Ora nella luce di queste intuizioni le bestemmie – perché tali sono – di Marx sull’amore coniugale “borghese” fanno semplicemente inorridire se confrontate con il duetto tra Ramiro e Cenerentola nel primo atto, come fa inorridire la canzone “Jenny dei pirati” se confrontata con il perdono di Cenerentola al padre e alle sorelle – da cui ella era stata trattata in modo assai peggiore di quanto fosse stata trattata Jenny.
Così ella si rivolge al principe, infuriato contro Don Magnifico e le sue altre due figlie:

Ah prence,
io cado ai vostri piè. Le antiche ingiurie
mi svanir dalla mente.
Sul trono io salgo, e voglio
starvi maggior del trono.
E sarà mia vendetta il lor perdono.

E così si rivolge poi al padre e alle sorelle, intimoriti ora dalla sua condizione di sposa del principe:

No no – tergete il ciglio;
perché tremar, perché?
A questo sen volate;
figlia, sorella, amica
tutto trovate in me.

Se poi è vero, come ho letto da qualche parte, che l’origine della fiaba di Cenerentola si perde nella notte dei tempi, rimane accertato il fatto che nell’inconscio collettivo dell’umanità vi è sempre stato il presentimento di una donna sublime nella sua umiltà e immacolata nel fervore del suo amore, la quale dimostrasse più con i fatti che con le parole che Dio onnipotente ed eterno “deposuit potentes de sede et exaltavit humiles.”

di D. Massimo Lapponi

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