In Cucina

La cucina non è, come indica l’enciclopedia Treccani, un “termine con cui ci si riferisce all’ambiente della casa, di una comunità, di un ristorante, di una nave, ecc., in cui si preparano e cuociono i cibi”. Questa stanza non è solo un concetto architettonico che concepisce uno spazio delimitato da quattro mura.

La cucina, invece, è il cuore della casa; il posto dove la famiglia si riunisce per condividere non solo le pietanze, ma anche i momenti più significativi della giornata; è il posto ideale per la convivenza, dove piccoli e grandi scambiano esperienze; dove si imparano i valori e si trasmettono ai figli oppure dove i genitori scoprono i propri figli… dove si riscalda il cuore e allo stesso tempo gli si apre agli altri.

“Venite tutti – diceva mio padre – cucinerò qualcosa di buono, ho trovato una ricetta e ho bisogno di tutti voi, così quando mamma si alzerà troverà una bella sorpresa. Oggi tocca a te lavare gli ingredienti, tua sorella gli taglierà e triterà, e man mano che finiamo di utilizzare ciotole, posate, pentole, tagliere, ecc., tuo fratello gli laverà [in questo modo quando si finisce di cucinare, tutto è già pulito e messo a posto]… e adesso, musica per cucinare!”. Ed era così che ascoltando un disco de Waldo de los Ríos, Klaus Wunderlich o un bel bossa nova (a seconda del piatto da cucinare) ci mettevamo all’opera sotto la magistrale direzione di un papà che sapeva quanto duro fosse per sua moglie fare un turno notturno in ospedale.

Questo modo di fare mi ricorda il capitolo XXV della regola benedettina:
“I fratelli si servano a vicenda e nessuno sia dispensato dal servizio della cucina, se non per malattia o per un impegno di maggiore importanza, perché così si acquista un merito più grande e si accresce la carità”.

Cucinare con musica mantiene il buon umore e la pietanza diviene più gustosa, questo ho imparato mentre cucinavamo in famiglia, perché dietro a tutte queste piccole azioni c’è la mano di Dio, che con amore prepara un festino non solo per i nostri corpi, ma anche per le nostre anime, facendoci sentire utili e soddisfatti delle proprie opere.

E poi, vedere il viso illuminato della mamma davanti al tavolo, con un sorriso di ringraziamento, è la paga più gioiosa che il nostro Signore ci può donare. È un po’ come diceva San Francesco di Sales quando parlava di Santa Caterina di Siena a Filotea:

“ho avuto la certezza che con quell’occhio di contemplazione aveva rapito il cuore dello Sposo celeste; ma mi ha consolato nella stessa misura vederla in cucina girare umilmente lo spiedo, attizzare il fuoco, preparare il cibo, impastare il pane e fare tutti gli uffici più umili della casa, con un coraggio pieno di amore e di dilezione per il Signore. […] Ecco com’era la sua meditazione: mentre preparava da mangiare per suo padre, pensava di prepararlo per Nostro Signore, come S. Marta; per lei sua madre le ricordava la Madona; i fratelli, gli Apostoli. In tal modo pensava nel suo spirito di servire tutta la corte celeste e si adoperava in quei piccoli lavori con molta dolcezza, perché sapeva che quella era la volontà di Dio” (Filotea, Capitolo XXXV: “Bisogna Essere Fedeli Nelle Grandi E Nelle Piccole Occasioni”).

In questo modo, facendo un lavoro di squadra, oggi prepareremo “Picadillo” (pronunciato /picadiggio/), un piatto messicano di tutti i giorni, che significa “tritato”, molto ricco ed economico.

Avremo bisogno (per quattro persone) di: mezzo kg. di carne tritata, due patate, due carote, 50 g. di uva passa, un etto di arachidi sbucciati e pelati, un pomodoro grande, una cipolla bianca o gialla, uno spicchio d’aglio (per chi piace) e un peperoncino piccante (anche per chi piace), sale qb. e un filo d’olio di oliva.

Le patate e le carote vanno sbucciate e tagliate a piccoli cubetti, lo stesso si fa con mezza cipolla. In un frullatore si mette un po’ d’acqua (circa mezzo bicchiere), pezzo di cipolla intera, l’aglio, un pizzico di sale e i pomodori, e quindi si frulla bene. Poi in una casseruola si riscalda un pochettino di olio di oliva e si soffrigge la cipolla, quando è trasparente, si aggiungono gli arachidi e si fanno saltare un po’; poi si aggiungono le patate, le carote e le uva passa; dopo uno o due minuti si aggiunge la carne tritata e si continua a soffriggere un paio di minuti più, sempre girando tutto per non farli attaccare alla casseruola.
Finalmente, si aggrega il pomodoro frullato passandolo attraverso di un colino per evitare passare i semi, il liquido deve coprire lievemente gli ingredienti (allunghiamo con acqua se necessario); si gira tutto, si corregge il sale. E per chi piace il tocco piccante, si prende il peperoncino, gli si fa un taglio profondo in croce (senza tagliarlo per completo) e lo si butta nella casseruola. Il nostro piatto sarà pronto quando le patate saranno cotte. Se ancora non sono cotte, controllare che non venga molto asciutto, aggiungendo un po’ d’acqua, giacché questo piatto è in umido.

E adesso, buon divertimento e soprattutto, buon appetito!!

di Verónica Nochebuena