Intervista a Don Lapponi

Padre Massimo Lapponi è l’ideatore di un nuovo sito internet che certamente farà parlare di sé. Oltre ad essere un monaco dell’abbazia di Farfa, tra le più antiche e illustri abbazie della cristianità, ancora viva e vegeta, a pochi km da Roma. Teologo e autore prolifico (il suo San Benedetto e la vita familiare ha conosciuto traduzioni in molte lingue), padre Massimo è soprattutto un monaco che in pieno XXI secolo non rinnega l’antica ed illustre tradizione monastica d’Occidente, iniziata da Benedetto da Norcia, circa 15 secoli fa. Per far riscoprire i valori forti del monachesimo ha appena dato vita ad un nuovo sito internet dedicato al Rinnovamentoteologico benedettino – vedi: http://www.abbaziadifarfa.it/centro-teologico-benedettino.asp e anche: http://benedettinefano.it/blog/nasce-rinnovamento-benedettino-centro-teologico/

Caro Padre, cosa l’ha spinta al monachesimo e che ricordi ha dei suoi primi anni di vita religiosa?

Bisogna ritornare al clima degli anni 60 e dei primi anni 70 del Novecento. Già vedevo allora con angoscia il rapido deterioramento della vita familiare, anche nelle famiglie sinceramente credenti. Per questo sentii la necessità di un cambiamento drastico di vita. Non potendolo realizzare nella vita familiare, avvertii che il Signore mi chiamava ad una scelta più radicale. Certamente nell’ambiente monastico trovai segni evidenti di confusione ed una problematica crisi di identità, che allora sfociò in esiti drammatici, di cui il più vistoso fu il caso dell’abate Giovanni Franzoni, sospeso a divinis da Paolo VI per le sue posizioni filomarxiste e favorevoli al divorzio. Ma, accanto a ciò, trovai anche monaci veramente validi, dai quali ho potuto ricevere la grande eredità di un’antica tradizione.

Come è cambiata la vita monastica, in Occidente, negli ultimi decenni?

La crisi, che era già presente da molto tempo, si è aggravata dopo il Concilio, anche se non sarebbe giusto non riconoscere gli sforzi positivi di tanti per un vero rinnovamento. Sembra che recentemente ci sia un clima di resa. Ma forse c’è un fuoco sotto la cenere che aspetta l’occasione propizia per manifestarsi.

È vero che ogni anno in Europa chiudono molti conventi a causa delle poche vocazioni?

Sì, certamente, anche se in Italia il fenomeno è stato maggiormente frenato da una tradizione più resistente.

Si può affermare, come fanno alcuni, che dopo il Concilio (1962-1965) ci sia stata una flessione della vita religiosa nella Chiesa, fino a parificare in tutto la vita laicale e quella dei consacrati?

Questa è stata la tendenza più vistosa. Ma nello stesso tempo c’è stato anche un forte impegno di rinnovamento, che ha portato i suoi frutti, e si è avuta la nascita di nuove realtà nella vita consacrata, che testimoniano una incontenibile vitalità.

Per quale ragione ha inaugurato un sito internet tra i mille che ci sono già?

La quantità dei siti è certamente immensa, ma non sempre è soddisfacente la loro qualità. Proprio nel mondo benedettino italiano si sentiva la necessità di una presenza nuova, che si facesse portavoce di quella presa di coscienza del valore educativo della Regola di San Benedetto. Così, insieme ad altri amici, abbiamo cercato di promuoverla su molti fronti, incominciando dall’originale applicazione della Regola alla vita familiare. Da questa intuizione del valore universale della Regola (nelle famiglie, nel lavoro, etc.) si è sviluppata l’idea di rinnovare la vita monastica e di prospettare un rinnovamento della vita parrocchiale, e della stessa teologia, alla luce dell’insegnamento di SanBenedetto.

Che rubriche avrà?

Come ho detto, il rinnovamento che promuoviamo riguarda sia la vita consacrata, specialmente claustrale, sia la vita sacerdotale e parrocchiale, sia la stessa vita familiare. San Benedetto in un certo senso ha portato la teologia all’uomo comune perché non ha voluto fare speculazioni teoriche, anche se dà gran valore alla meditazione della Bibbia. Ha voluto soprattutto conferire una forma spirituale alla vita quotidiana, che necessariamente è una vita vissuta in comune. Il sito batterà su questo punto: nessuno vive da solo nel mondo, e se la comunità o la famiglia in cui si vive non segue regole di comportamento condivise da tutti, il singolo si troverà sempre ostacolato nella sua pratica di una vita ordinata. Per questo gli apostoli non scrivevano le loro lettere ai singoli, ma alle comunità e alle famiglie. San Benedetto procede sulla stessa strada, entrando anche nei dettagli della vita quotidiana, per darle una forma stabile e in qualche modo perenne. Il caos sociale odierno richiede regole, specie se temprate dal fuoco della storia e della tradizione.

A chi si rivolgerà il sito?

Il nostro sito si rivolgerà anzitutto ai sacerdoti, per richiamarli a portare la teologia dal cielo alla terra, impegnandosi a dare una nuova forma cristiana alla vita quotidiana, nelle parrocchie e nelle famiglie. Poi si rivolgerà alle comunità religiose perché divengano sempre più modelli di vita quotidiana e insegnino alle famiglie a seguire il loro esempio. In tal senso daremo molto spazio alla liturgia, alla formazione culturale ed estetica e al bel canto, cercando così i rinnovare la catechesi.

Cosa si propone di fare attraverso il sito e le sue restanti attività di scrittore e conferenziere?

La nostra ambizione sarebbe di favorire un risveglio della vita cristiana in tutta la Chiesa anche per resistere meglio alle difficoltà del presente.

C’è una riscoperta del monachesimo in Italia, oppure tutto tende a invecchiare e a marcire?

Quello che appare alla vista certamente non è esaltante. Ma forse, sotto la cenere dell’apparenza, c’è un fuoco che aspetta la provvidenziale scintilla per riprendere nuovo vigore e i frutti artistici, sociali e culturali del monachesimo sono ancora possibili.

Alcuni osservatori esperti, come i vaticanisti Aldo Maria Valli, Sandro Magister, Giuseppe Rusconi e Lorenzo Bertocchi, appaiono oggi molto disincantati sul futuro del cattolicesimo, di cui la vita religiosa è un po’ il cuore nascosto e pulsante. Lei che speranza sente di dare ai lettori più giovani?

Il beato cardinale John Henry Newman (1801-1890), vedendo intorno a sé segni di evidente decadenza, osservava che la Chiesa non è soltanto quella che la contemporaneità mette davanti ai nostri occhi. Il dogma della comunione dei santi non è una mera teoria, ma una realtà vivente. Tutti i santi che nei secoli hanno costruito l’edificio della Chiesa sono presenti ed operanti accanto a noi, e la loro luce è tale da far impallidire le ombre che ci ossessionano e ci turbano. Il servo del profeta Eliseo era terrorizzato dalla vista dei soldati che perseguitavano il suo padrone, finché il profeta non gli aprì gli occhi, mostrandogli un immenso esercito di angeli che combatteva per la loro difesa (2Re 6, 15-17).

Senta padre, lei che è monaco da quasi mezzo secolo può svelarci qualche segreto della vita monastica, ovvero ciò che può renderla in qualche modo appetibile e piacevole?

Vi è il continuo contatto con il mondo divino e con i suoi misteri: «Beato chi abita nella tua casa: sempre canta le tue lodi» (Sl 83, 5). Da un punto di vista più umano, vi è il fatto che, diversamente dagli ordini più recenti, i benedettini scelgono il loro monastero e vi rimangono per tutta la vita. Ciò permette di dedicarsi totalmente ad un progetto unitario, senza interruzione, e di vederne i frutti.