Intervista sulla genecofobia e meterofobia, pubblicata su “La Croce” il 7 luglio 2016

Dopo circa due anni di preparazione, ormai
i concetti fondamentali di ginecofobia
e di meterofobia sono stati ampiamente
discussi, chiariti e condivisi. Soprattutto
dopo l’intervista a Don Massimo Lapponi che
abbiamo pubblicato lo scorso 12 febbraio qui
su La Croce (in cui Don Massimo ci ha spiegato
il concetto di “Ginecofobia” e come intende
combatterla attraverso la creazione di un movimento
giuridico femminile) si è risvegliato un
forte movimento di opinione, con la presa di coscienza
del gravissimo attentato che si sta compiendo,
non soltanto contro i diritti, ma contro
l’identità stessa delle donne.
Abbiamo nuovamente incontrato Don Massimo,
che ci ha sollecitato ad agire presto in difesa
della “donna”, perché:
Siamo giunti a tal punto di sfacciata aggressività
contro la donna che si accavallano con ritmo
crescente, a livello nazionale e internazionale,
leggi e proposte di legge fondate sul presupposto
dato per scontato, e da non mettere neanche
in discussione, che l’essere della donna
non è altro che uno “stereotipo culturale”, “un
concetto psico-sociale”, dal quale ci si possa
liberare fin dall’infanzia con interventi terapeutici
ormonali. E questo nello stesso tempo in cui
ci si straccia le vesti se qualcuno, fosse pure uno
psichiatra di fama mondiale, osa affermare che
lo stato omosessuale non è naturale, o semplicemente
che un omosessuale che si sente a
disagio e lo chiede possa essere sottoposto ad
un percorso psicologico per correggere il suo
orientamento.
Dunque la condizione omosessuale è così naturale
che non si può toccare, anche se chi la sperimenta
si sente a disagio, mentre la condizione
femminile è così innaturale che si può correggere
fin dall’infanzia con interventi ormonali,
anche contro la volontà dei genitori dell’interessata.
Non è questa vera “ginecofobia”, assai più
reale e deleteria della cosiddetta “omofobia”?
D. Lei fa riferimento a quanto sta accadendo
in alcuni paesi europei, in cui si propone per
legge il blocco ormonale di quei bambini che
non hanno chiara la propria identità sessuale, in
modo che possano crescere “neutri” e decidere
in seguito quale sesso “adottare”?
Certo! Ma ciò non basta! La Convenzione del
Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta
contro la violenza nei confronti delle donne e la
violenza domestica, firmata a Istanbul l’11 maggio
2011, ratificata dall’Italia con legge 27 giugno
2013, n. 77, ed entrata in vigore lo scorso
1° agosto 2014, e il Disegno di Legge 1680 del
18 novembre 2014, presentato dalla senatrice
Valeria Fedeli e da altri senatori (http://www.
valeriafedeli.it/wp-content/uploads/2014/11/
DDL-Sen.-Fedeli_Educazione-di-genere-e-libridi-
testo-POLITE.pdf): Introduzione dell’educazione
di genere e della prospettiva di genere
nelle attività e nei materiali didattici delle scuole
del sistema nazionale di istruzione e nelle
università, come molti documenti consimili,
partono dal presupposto che la maternità sia la
principale causa della formazione di «pregiudizi,
costumi, tradizioni e pratiche basati sull’idea
dell’inferiorità della donna», cosicché sarà
necessario provvedere all’«eliminazione degli
stereotipi di genere (…) in termini di maggiore
visibilità del contributo e del ruolo delle donne
nella storia, nella letteratura o nell’arte».
Le donne, cioè, valgono soltanto quando hanno
un ruolo strico-politico e quando contribuiscono
alla letteratura e all’arte. Dunque per essere
considerate devono imitare i maschi – in ruoli
che ci si guarda bene dal presetare come “streotipi
di genere”! – e a tal fine devono necessariamente
mettere in un canto, come se fosse
una cosa umiliante, la maternità.
Non è questa una vera e propria esiziale “meterofobia”,
che vorrebbe prima degradare il
concetto stesso di maternità, presentandolo
come qualche cosa di quasi vergognoso, e poi
svenderlo e renderlo un optional disponibile per
chiunque, uomo o donna che sia?
D. Pensa, dunque, che si tratti di un attacco senza
precedenti alla donna nella sua funzione più
importante, di cui è per “natura” unica depositaria:
la maternità? E che questo avvenga sotto
le mentite spoglie di azioni culturali e politiche
che apparentemente si propongono di liberarla,
parificandola al sesso maschile?
Si! Infatti, per quanto la donna in passato possa
essere stata umiliata, degradata ed emarginata,
mai essa lo è stata come lo è attualmente
da parte di quanti, fingendo di promuoverla, di
fatto intendono privarla della sua più essenziale
dignità e del suo stesso essere.
Mai prima d’ora nessuno aveva osato affermare
con arroganza e cercare di imporre come dato
scientifico che la generazione e la custodia della
vita costituisce il vero motivo di degradazione
della donna e che perciò essa deve essere
svenduta e messa da parte come un dato irrilevante,
affinché la donna possa affermarsi come
imprenditore, capo politico o militare – cioè
come una scimmiottatrice del maschio!
Ma si tratta di pretese allucinanti! La generazione
e la custodia della vita è la più alta missione
e il ruolo più prezioso per la vita del mondo che
un essere umano possa esercitare. Tale ruolo e
tale missione è la più nobile prerogativa delle
donne, e quante di esse hanno aperto gli occhi
su questo complotto a loro danno non devono
cederlo in alcun modo, né permettere che esso
venga surrogato da chi non possiede alcuna disposizione,
né fisica né psichica per esercitarlo.
Non credano di illuderle con i loro sofismi! La
maternità e la custodia della vita non è un giochetto
innocuo per maschietti, né tanto meno
un giocone divertente per maschioni! Essa è la
prerogativa più nobile, essenziale, assoluta e incomunicabile
della donna, e le donne coscienti
della loro inalienabile dignità non devono permettere
che venga negata e presentata come
motivo della loro degradazione, né tanto meno
che venga istillato vilmente alle bambine, fin
dall’infanzia, che esse debbano “decostruirla”,
quasi fosse un marchio di infamia imposto dalla
società, e riplasmare se stesse secondo un
modello assolutizzato che, come tale, è ad esse
estraneo!
D. Ci vorrebbe, dunque, un risveglio di tutti, ma
principalmente del mondo femminile, che agisse
contro questa strategia, insita nella cultura
dominante del cosiddetto “pensiero unico”.
Per questo lei ha proposto la costruzione di un
“Movimento giuridico femminile contro la ginecofobia”.
Servirebbe una reazione compatta,
come è avvenuto in passato per altre battaglie
– penso al diritto di voto ed ad altre rivendicazioni –
che riporti al centro del dibattito il diritto della
donna al suo ruolo “naturale”.
Certo! Ma questa strategia è ancora più umiliante
e vergognosa della negazione del diritto
di voto o della disparità di trattamento economico!
Ad essa bisogna opporsi con tutte le forze,
e occorre denunciare come “ginecofobia” e
“meterofobia” da condannare, quale reato da
perseguire penalmente in tutte le sedi giuridiche
e politiche, ogni tentativo di imporla, sia
quale prassi pedagogica, sia quale mentalità di
massa diffusa dalla propaganda.
A questa nuova battaglia per la difesa della più
essenziale dignità della donna chiamiamo a raccolta
tutte le donne coscienti del pericolo che
le sovrasta!
Come si è detto, infatti, dopo un periodo di preparazione,
è ora giunto il momento di agire, e
l’azione è tanto più urgente e indilazionabile
quanto più leggi e proposte di leggi improntate
ad una sfacciata “ginecofobia” e “meterofobia”
si fanno avanti, a livello nazionale e internazionale,
con un ritmo sempre più incalzante.
D. Ma come agire in Italia, dove il potere politico
è in mano ad una maggioranza imbevuta di
una mentalità contraria all’identintà inalienabile
della donna e impermeabile ad ogni più ragionevole
critica?
Questo è vero. Ma una schiacciante maggioranza
di donne coscienti delle minacce che incombono
su di loro e di uomini generosi che le
sostengono, anche se non ha il potere politico,
può tuttavia farsi sentire. Se esse si uniscono,
formando un movimento con i necessari caratteri
giuridici, possono avviare campagne di
stampa clamorose, come anche organizzare
imponenti manifestazioni, Mother Days – noti
l’assonanza con “Mater Dei”! – e sfilare con poster
a slogan quali:
Non siamo stereotipi e pregiudizi!
Non siamo “concetti antropologici”!
Esigiamo che si introduca il reato di ginecofibia
e di meterofobia!
Essere madri non è motivo di degradazione, ma
è la più grande missione di un essere umano!
Non cederemo la missione della maternità a
nessuno che non ha i caratteri per esercitarla!
Condanna penale a chi propone la transizione
dal genere femminile ad un altro genere!
Tutta la legislazione ginecofobica deve essere
eliminata!
Ho fatto qualche esempio, ma certamente c’è
chi saprebbe fare meglio. In ogni caso, una cosa
è certa: i tempi sono più che maturi e non si può
più indugiare. Tutte le donne coscienti delle minacce
di cui sono oggetto devono unirsi ed agire
senza ulteriori ritardi o tergiversazioni!
Grazie Don Massimo per il suo impegno costante
in difesa della donna. Accogliamo il suo
appello e lo facciamo nostro promuovendo il
suo progetto in ogni sede e sostenendolo con
la preghiera. (Per info e collaborazioni scrivi a
grupposacrafamiglia@libero.it).

di Sabino Sabini

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