La casa del pane

di Madre Lioba

«Tu obiettasti che l’uomo non vive di solo pane, ma sai Tu che nel nome di questo stesso pane terreno, insorgerà contro di Te lo spirito della terra e lotterà con Te e Ti vincerà, e tutti lo seguiranno, esclamando: “Chi è comparabile, a questa bestia? Essa ci ha dato il fuoco del cielo!”. Sai Tu che passeranno i secoli e l’umanità proclamerà per bocca della sua sapienza e della sua scienza che non esiste il delitto, e quindi nemmeno il peccato, ma che ci sono soltanto degli affamati? “Nutrili e poi chiedi loro la virtú!”, ecco quello che scriveranno sulla bandiera che si leverà contro di Te e che abbatterà il Tuo tempio».
Del discorso che il Grande Inquisitore rivolge a Cristo, nel romanzo “I fratelli Karamzov” (1879-1880) di Dostojevskij, e che, se pure tra molte ambiguità e sofismi, ha affascinato generazioni di lettori per la sua immensa potenza evocativa, vanno sottolineate soprattutto queste parole, straordinariamente profetiche.
Che il mondo avrebbe messo la necessità di procurarsi il pane al di sopra dell’osservanza delle leggi divine doveva, nei decenni successivi, divenire un fatto realissimo, fino a raggiungere il parossismo. Non bastò, infatti, la giustificazione della violenza di massa indiscriminata e dell’uso di ogni mezzo, anche di quelli tradizionalmente considerati più illeciti, per il raggiungimento e il mantenimento di una utopica società senza affamati. Si doveva andare oltre, fino alla giustificazione della manipolazione genetica dell’organismo umano, anche per imposizione statale, al fine di far quadrare i conti tra il preteso eccesso di popolazione e la scarsità delle risorse. Sembra, anzi, che questa tendenza fosse destinata ad avere una così ampia diffusione che soltanto il papato si sarebbe autorevolmente opposto alla violazione della legge di Dio sull’umana generazione, invocata dalle masse in ossequio alle cosiddette leggi economiche – e la protesta delle masse contro il papato per questa sua presa di posizione, lungi dal placarsi, ai nostri giorni sembra infuriare sempre di più.
Ma, a proposito delle leggi economiche, ci si può chiedere se fosse più lungimirante il diavolo ad esortare Cristo a trasformare la pietre in pane o invece Cristo a ricordare che “non di solo pane vive l’uomo”.
Avere tanto pane disponibile sembra risolvere tutti i problemi, ma se gli uomini non sanno gestire la loro fame e finiscono per divorarsi l’un l’altro, forse le previsioni economiche del diavolo potrebbero dimostrarsi errate.
«Con il sudore del tuo volto mangerai il pane» (Gn 3, 19) era stato detto all’uomo dopo il peccato, e la tentazione per lui sarebbe stata di ridurre a questo lo scopo della sua vita. In fondo forse lo era, ma non nel senso che potrebbe sembrare più ovvio!
Betlemme significa “casa del pane”, e questo potrebbe suggerirci che Gesù è venuto ad insegnare all’uomo, redento dal peccato, un modo nuovo di procurare il pane. Non potrebbe essere che, paradossalmente, colui che disse al tentatore: “non di solo pane vive l’uomo” si rivelasse un migliore economista di chi voleva riversare in abbondanza il cibo sul genere umano trasformando in pane le pietre?
Certamente a prima vista il nome “casa del pane” per un piccolo borgo di pastori in cui Gesù doveva nascere senza neanche un tetto degno di questo nome sembra assai poco appropriato! Se poi si obietta che Gesù stesso è il pane che si trova in questa casa, l’economista avveduto obietterà che, piuttosto, quel bambino è una nuova boccada sfamare. Ma a volte gli economisti avveduti non sono poi così avveduti!
Che un bambino sia una nuova bocca da sfamare non toglie il fatto che egli potrebbe anche essere una ricchezza incalcolabile per la sua famiglia, e non solo. Questo, almeno, sappiamo che è stato il caso di Gesù bambino. Non risulta, infatti, che la sua famiglia, per quanto assai più povera di tanti nostri “poveri”, sia morta di fame, mentre non c’è dubbio che egli abbia arricchito non alcuni, non tanti, non tantissimi, ma tutto il genere umano! E quando diciamo “arricchito”, non intendiamo parlare soltanto di ricchezza “spirituale”.
Il pane che Gesù, nuovo Adamo, ha procurato con il sudore della sua fronte è il suo stesso corpo e sangue, cioè la sua vita e il suo amore. Così facendo, egli ha insegnato a tutti gli uomini ad intendere in questo modo nuovo le parole della Genesi. Agli uomini, abituati a mettere tutto il loro impegno nel dominio del mondo per procurarsi il pane, Gesù insegna che ciò che devono procurare alla loro famiglia e a tutta la società umana è l’amorosa dedizione di se stessi.
Può questo essere un migliore nutrimento per gli uomini del cibo procurato in un modo o nell’altro, eventualmente anche trasformando le pietre in pane con l’aiuto del diavolo – cioè violando le leggi divine? Si sarebbe portati a negarlo. Ma dunque tutto ciò che ha operato la rigenerazione di Cristo nella vita del genere umano non insegna nulla? La dedizione eroica, la rinuncia al proprio esclusivo interesse, la mortificazione delle passioni e dei desideri smodati di godere, di possedere e di potere non hanno avuto un riflesso immenso anche sul piano economico? Non hanno arricchito le famiglie e le nazioni, non solo del pane eucaristico, ma anche del pane e del vino che rallegrano il cuore degli uomini?
Si dirà che Gesù bambino non è stato un bambino come gli altri e che, perciò, se nel suo caso si può ben dire che più che una bocca in più da sfamare egli è stato una risorsa inesauribile di ricchezza, negli altri casi non si può dire lo stesso. E perché? Gesù non è venuto perché tutti i bambini fossero come lui, e perché tutto il genere umano fosse rigenerato ad una vita simile alla sua? Questo, naturalmente, richiede che gli uomini fin dall’infanzia siano nutriti “non di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, e che quindi anche loro frequentino non tanto i negozi alimentari, quanto soprattutto la vera “casa del pane”, cioè la Chiesa, dove si dispensa abbondantemente il pane della parola e del corpo e sangue di Cristo, perché i rigenerati figli di Dio divengano, come Cristo, pane e vino per la vita del mondo.
I moderni discepoli del tentatore ripetono il grido: “Nutrili e poi chiedi loro la virtú!” E, per cercare di nutrire gli uomini, diffondono dovunque i mezzi per corrompere i costumi e violare le leggi di Dio sulla generazione umana e sul matrimonio. Ma non avverrà che il vecchio Adamo, rifiutandosi di imparare da Cristo il modo vero di procurare il pane con il sudore della fronte, sacrificandosi per la propria sposa, per i suoi figli e per la società, come Cristo si è sacrificato per la sua Chiesa, finirà per ricondurre il mondo, attraverso una lotta senza quartiere tra egoismi e avidità incontrollate contrapposte, a un cumulo di macerie, tra cui si aggireranno misere folle affamate?