La crisi della scuola, dei monasteri e delle famiglie nella luce intramontabile di San Benedetto

di Don Massimo Lapponi

Nell’anno 2000 usciva il volume “Mission to America. A History of Saint Vincent Archabbey. The First Benedictine Monastery in the United States” di Jerome Oetgen, pubblicato a Washington da The Catholic University of American Press.
Il volume ripercorre, con viva partecipazione, la storia del celebre monastero, dalla sua fondazione nel 1846, ad opera del benedettino bavarese Bonifacio Wimmer, fino ai nostri tempi.
Un aspetto della narrazione che colpisce il lettore di oggi è che l’inserzione della vita monastica nella società americana avvenne, fin dall’inizio, tremite la scuola. I monaci bevaresi, infatti, ebbero l’opportunità di offrire ai loro compatrioti tedeschi emigrati in America una scuola classica che allora era universalmente apprezzata e riconociuta come fondamento necessario di una vera cultura.
Questo fatto non è un caso isolato. La presenza di scuole e collegi nei monasteri, infatti, ha caratterizzato per secoli il legame tra la vita benedettina e la società, spesso anche in Italia. Vi sono, tuttavia, seri motivi per chiedersi se questo legame, mediato dalla scuola, per quanto tradizionale, non sia più attuale e non debba essere sostituito con altre forme di rapporto dei monasteri con la società, o almeno profondamente modificato.
Questo dubbio è suggerito per prima cosa dalle sostanziali modifiche che la scuola ha subito negli ultimi decenni, sia nei contenuti trasmessi, sia nei metodi e nello spirito che la anima.
Quanto ai contenuti, mentre al tempo di Bonifacio Wimmer nessuno metteva in discussione la superiorità della cultura classica, questa gerarchia di valori è ormai tramontata. Sappiamo bene che i licei classici sono costretti a ridurre drasticamente i loro corsi per mancanza di studenti, mentre l’interesse della maggior parte dei giovani si rivolge verso le tecniche più moderne, che sembrano promettere una più facile inserzione nel mondo del lavoro e nei rapporti sociali.
Molte scuole gestite da religiosi e religiose si sono adeguate a questa tendenza, ma probabilmente ciò non è senza danno per la loro missione spirituale. Infatti la nuova scuola, oltre a dirigere l’attenzione verso obiettivi fortemente pragmatici, ha anche favorito una sorta di rivoluzione nel modo di intendere la disciplina scolastica, sia per quello che riguarda i rapporti tra i sessi, sia nel rapporto tra docenti e discenti.
Ai problemi che tutto questo causa nelle scuole cattoliche, si aggiunge il fatto che difficilmente i monasteri benedettini, per di più in crisi di numeri e di vocazioni, possono disporre di personale proprio specializzato nelle moderne tecniche, e ricorrere a docenti esterni non è certamente una soluzione ideale, non soltanto per ovvi problemi finanziari.
Del resto, almeno in Italia, ormai pressoché tutti i monasteri hanno abbandonato le loro tradizionali strutture scolastiche.
Ma, paradossalmente, proprio la crisi creata dalla recente trasformazione della scuola e dai risvolti che essa, insieme ad altri fattori, ha avuto sulla società potrebbe offrire ai monasteri l’oppotunità di far valere, in modi nuovi, la propria tradizione formativa e la propria cultura a beneficio della società, e in particolare delle famiglie. Se questo fosse vero e se si trovasse realmente il modo più opportuno, richiesto dai nostri tempi, per valorizzare al meglio le ricchezze della tradizione monastica, a beneficio, non soltanto dei consacrati, ma dell’intera società, non ne risulterebbe anche quel rinnovamento della vita monastica che si attende ormai da troppo tempo?
Per illustrare questo punto, è bene ripartire da quanto è stato più volte osservato, e cioè dal fatto che al centro dell’esperienza di San Benedetto vi è il rifiuto della scuola del mondo – e, si badi, anche della scuola classica – e, contemporaneamente, la creazione di una scuola alternativa. Il fatto che il santo pensasse di creare la sua scuola alternativa soltanto per un gruppo limitato di persone, consacrate a Dio con una rinuncia radicale ai beni del mondo, non signfica che, di là dalle sue intenzioni, la denuncia dei limiti struttutali della scuola del mondo e la conseguente creazione di un’alternativa non abbiano necessariamente un valore universale.
Se ora la stessa scuola classica, che, nonostante i suoi limiti, conservava tuttavia un certo rapporto con la formazione integrale dell’uomo, è stata tanto marginalizzata da risultare ininfluente, ciò vuol dire che gli aspetti peggiori della scuola del mondo hanno finito per prendere il sopravvento e che, perciò, è suonata l’ora in cui la “scuola” alternativa di San Benedetto è chiamata ad uscire dall’ombra ed a risplendere lumiosamente come la città sul monte del Vangelo.
Nei precedenti articoli suoi voti monastici si è cercato di evidenziare come essi non siano né una rinuncia che isola artificialmente i monaci degli interessi più vivi della società, né il carattere proprio di un’esperienza anomala che non ha nulla a che vedere con la vita dei semplici fedeli o degli uomini in genere. Si è voluto evidenziare come, al contrario, essi costituiscono una sorta di protesta contro gli abusi che tendono pericolosamente a trasformare i doni più grandi fatti da Dio agli uomini in veleni mortali, i quali provocano la rovina dei singoli, delle famiglie e di tutta la società.
Come, dunque, lo spirito dei voti di castità, povertà e obbedienza dovrebbe essere al centro di una sana infanzia e adolescenza, così tutto l’ordinamento della vita benedettina dovrebbe oggi rifluire nella vita delle famiglie per operare quel profondo rinnovamento di cui si sente tragicamente il bisogno non meno del rinnovamento della vita religiosa. Se, infatti, è auspicabile una nuova Santa Teresa che riformi la vita claustrale, è altrettanto auspicabile una nuova Santa Teresa che rinnovi la vita familiare. Le due cose vanno di pari passo!
Perché, dunque, non ripensare la vita religiosa claustrale con un ritorno all’esperienza origiale di San Benedetto e una riscoperta del valore incomparabile della sua “scuola del servizio divino”, per poi condividerne gli insegnamenti, attraverso la tradizionale ospitalità benedettina, mirata a far penetrare lo spirito della scuola alternativa di San Benedetto nelle famiglie moderne, che una scuola sempre più in crisi e una società in tragica dissoluzione hanno totalmente disorientato?
Cercheremo, con opportuni chiarimenti, di mettere nella giusta luce quanto si potrebbe proporre e realizzare.

Annunci