La dodicesima “stella” della scuola online: la carità e la solidarietà sociale secondo la dottrina sociale della Chiesa. Conclusione

di Madre Lioba

Per un ripensamento della vita familiare in occasione delle nuove opportunità offerte dal reddito di maternità proposto dal Popolo della famiglia
20.

Abbiamo mostrato, punto per punto, quale esaltante e quasi sovrumano impegno sia quello di governare la propria casa per renderla veramente «la casa di Dio e la porta del cielo» (Gn 28, 17). Ma la spiegazione sarebbe incompleta se non mettesse in luce come, contrariamente a quanto viene conclamato con tanta sicurezza dai detrattori della «donna in casa», la cura della vita domestica possa e debba avere un’apertura sulla società e i sui suoi problemi spesso preclusa alle professioni delle «donne fuori casa».
Infatti il precetto evangelico della carità e l’umana tendenza al bene comune non possono essere assenti dalla vita delle famiglie. Ma su questo punto vi sono alcuni principi che purtroppo sono comunemente trascurati e sui quali è necessario richiamare l’attenzione.
Il primo punto è che la carità non incomincia, come sembra essere opinione diffusa, fuori della porta di casa. No! La prima e più doverosa carità e solidarietà sociale riguarda i membri stessi della propria famiglia. È certamente poco coerente, anche se molto diffuso, il comportamento di quei giovani, dell’uno e dell’altro sesso, che sono così impegnaiti in associazioni di volontariato sociale da trascurare i doveri di carità e di giustizia verso genitori e fratelli, e sono così ansiosi di assistere i bisognosi nelle borgate che non sopportano di doversi intrattenere con la vecchia nonna noiosa e non autosufficiente.
Se si desse il primo posto alla carità verso i propri familiari bisognosi di assistenza, come si potrebbero meglio affrontare tutte le difficoltà familiari senza dover ricorrere a personale pagato o a ricoveri in istituti di persone anziane o disabili! Ovviamente per fare questo non basta la buona volontà, ma è necessaria anche una preparazione adeguata. Chi potrebbe darla? Questo vorrebbe fare la dodicesima stella, se avesse i necessari collaboratori.
Ma per il bene stesso della famiglia è necessario che la carità non si restringa alle mura domestiche. Dovrebbe essere cura di tutta l’organizzazione familiare e di chi ne è principalmente responsabile, e non soltanto iniziativa dei singoli, facilmente in contrasto con gli interessi della famiglia stessa, far rientrare la sollecitudine per i mali della società tra i propri programmi familiari.
Nei decenni passati, e purtroppo ancora adesso, abbiamo sperimentato dolorosamente il fatto che nel catechismo non si faceva – e non si fa – menzione della dottrina sociale della Chiesa, con la conseguenza che i bambini e i giovani hanno avuto, ed hanno, la convinzione che nella Chiesa e nelle loro famiglie vi sia un disinteresse di fondo per i mali della società e per le ingustizie sociali. L’esodo di tanta gioventù verso l’estremismo rivoluzionario in gran parte si spiega con questa grave carenza.
Per non perpetuare questo errore, dovrebbe essere cura della famiglia, e di chi ne assume la principale responsabilità, comprendere che uno dei mali di cui maggiormente soffre la società, e che è causa anche degli altri, è proprio la dissoluzione della vita familiare, la quale espone gli individui ai più gravi pericoli e toglie loro il più importante e fondamentale ammortizzatore sociale. Infatti nessuno vive da solo ed ognuno è sostanzialmente condizionato dall’ambiente umano in cui abitualmente vive – cioè principalmente dalla sua famiglia. Se, dunque, la sua vita familiare non è ordinata – e proprio al buon ordinamento della vita familiare la scuola online vuole dare un contributo costruttivo – il sostegno che gli si può dare come singolo avrò un’efficacia molto condizionata e ristretta.
Ora, dare un sostegno non soltanto ai singoli, ma a tutto il loro ambiente familiare, è cosa che può essere realizzata molto meglio da tutta una famiglia ben ordinata e concorde nell’estendere ad altre famiglie le proprie ricchezze, non soltanto economiche, ma anche e soprattutto morali e umane, che non dall’iniziativa di un solo individuo. Per questo la carità e la solidarietà sociale devono far parte del patrimonio culturale di tutta la famiglia e devono trovare i modi per potersi esercitare efficacemente a favore di altre famiglie non solo senza ledere gli interessi della famiglia stessa, ma, al contrario, rafforzandone l’unità e il sentimento di appartenenza.
E qui dobbiamo aggiungere che l’esercizio della carità nell’ambito sociale non è qualche cosa che si possa improvvisare, e chi ci si impegna senza la necessaria preparazione fatalmente commette gravi errori e infine, deluso, finisce per rinunciare. Per questo è un sostanziale limite della catechesi abituale limitarsi ad esortare a fare il bene ed a proporre esempi di carità, a volte troppo ingenui e sentimentali, spesso tratti dalla vita dei santi.
I piccoli e i giovani sono certamente impressionati da quelle esortazioni e da quegli esempi, e ciò è lodevole e necessario, ma non è sufficiente. Bisognerebbe ai buoni sentimenti aggiungere insegnamenti pratici che mostrino come la carità debba essere esercitata senza commettere quegli errori che, in mancanza di adeguata preparazione, sono quasi inevitabili.
Uno dei principi da sottolineare è che, come si è detto, la carità e la giustizia vanno esercitate in primo luogo verso la propria famiglia e che, perciò, non è lecito, per cercare di aiutare terze persone, sottrarre alla propria femiglia beni pecuniari e materiali, ovvero tempo ed energie, che sono necessri per il sostentamento e il buon andamento della famiglia stessa. E l’esempio di eccezioni tratte dalla vita dei santi, come ad esempio San Francesco, non aiutano certamente a fare chiarezza su questo punto.
Un altro principio è che facilmente quanti chiedono assistenza possono ingannare, ovvero non corrispondere a ciò che giustamente si esige da loro. Dunque, senza un’adeguata conoscenza delle persone e delle loro situazioni individuali e familiari, si possono facilmente sprecare beni, tempo, energie e buon nome con il solo risultato di favorire vizi ed inganni.
Bisognerebbe anche conoscere bene tutte le istituzioni caritative civili ed ecclesiastiche che già esistono, i loro scopi e il loro funzionamento, per non correre il rischio di impiegare le proprie disponibilità in opere a cui devono provvedere altri. Anche indirizzare i bisognosi alle adeguate istituzioni è un efficace atto di carità.
I punti che abbiamo accennato certamente non esauriscono l’immenso ambito della carità e della solidarietà sociale, ma credo che siano sufficienti a mostrare quanto sia necessaria, in questo campo, un’adeguata formazione, sia di virtù umane e cristiane, sia di abilità pratiche, come ad esempio l’assistenza agli infermi, sia di saggezza organizzativa, sia di conoscenze adeguate nel campo della dottrina sociale della Chiesa, delle concrete situazioni di disagio e delle forme di ammortizzamento sociale già esistenti. A tutto questo dovrebbe provvedere la dodicesima stella.
Ma qui devo ribadire il mio appello alla collaborazione, e lo farò in forma di conclusione di tutto il pecorso che abbiamo fatto insieme attraverso queste conversazioni.
Da quanto abbiamo detto risulta chiaramente che il reddito di maternità proposto dal Popolo della Famiglia non ha soltanto uno scopo genericamente economico. La sua piena realizzazione, infatti, dovrebbe prevedere un sostanziale rinnovamento della vita familiare, che scaturisce necessariamente da un visione in qualche modo “rivoluzionaria”, rispetto ai pregiudizi diffusi, sulla vita familiare, e in particolare sulla missione della madre di famiglia e della “donna in casa”.
Lungi dall’abbassarsi ad un ruolo degradante e secondario nella dinamica società moderna, la donna che si assume, con lucida coscienza dei suoi obblighi, il pieno governo della propria casa e della propria famiglia ha davanti a sé una missione umana, culturale, religiosa e sociale immensa, che nessuna professione, limitata ad un solo ambito lavorativo, potrebbe lontanamente eguagliare. Si tratta, inoltre, di una missione insostituibile, tanto che l’esperienza insegna che quand’essa viene meno, le conseguenze si fanno sentire pesantemente e tragicamente in tutta la società.
Se è così, bisogna concludere che il reddito di maternità da solo non può realizzare il suo vero scopo e che esso ha bisogno del complemento di un’offerta formativa adeguata per i compiti, così esaltanti, ma anche così impegnativi, che la donna che assume oggi il governo della sua casa deve necessariamente affrontare. La nostra scuola ha proprio lo scopo di offrire alle donne e a tutte le loro famiglie le istruzioni, l’accompagnamento e i materiali necessari per questa loro in larga misura nuova missione. Ma purtroppo, come ho più volte ribadito, la nostra buona volontà non è sufficiente e abbiamo bisogno di un’ampia collaborazione, che soltanto in parte finora abbiamo potuto ottenere.
A me sembra che proprio il Popolo della Famiglia, ovvero quanti, pur non partecipando a detto movimento, approvano e sostengono l’iniziativa del reddito di maternità, dovrebbero per primi sentirsi interpellati dal nostro appello per un perfezionamento e uno sviluppo adeguato della nostra scuola, appena impostata.
Vorrei, dunque, concludere con un invito a quanti possono e vogliono apportare la loro collaborazione a farsi presenti tramite il seguente indirizzo email della scuola online:

masterfarfafamiglia@gmail.commasterfarfafamiglia@gmail.com

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