La dottrina dell’alienazione di Marx e l’utero in affitto

Secondo Marx, alienazione è quel processo che estranea un essere umano da ciò che fa fino al punto di non riconoscersi in se stesso.
1. L’operaio è alienato dal prodotto del suo lavoro, perché produce beni senza che gli appartengano (infatti sono di proprietà del capitalista) e si trova, anzi, in una condizione di dipendenza rispetto ad essi;
2. L’operaio è alienato dalla propria attività, perché non produce per se stesso, ma per un altro (il capitalista); il lavoro dell’operaio non è libero come quello dell’artigiano né fantasioso, ma costrittivo: si svolge infatti in un determinato periodo di tempo, stabilito da altri (il capitalista).
3. L’operaio è alienato dalla sua stessa essenza (Wesen), poiché il suo non è un lavoro costruttivo, libero e universale, bensì forzato, ripetitivo e unilaterale (Marx paragona l’operaio al Sisifo della mitologia greca);
4. L’operaio è alienato dal suo prossimo, cioè dal capitalista, che lo tratta come un mezzo da sfruttare per incrementare il profitto e ciò determina un rapporto conflittuale. Da un punto di vista più ampio, l’economia capitalistica traduce il rapporto tra le persone in modi di sfruttamento.

Se gli esponenti della sinistra non hanno rinnegato queste dottrine di Marx, dovrebbero, per coerenza applicarle con assai maggior rigore all’alienazione della donna dal frutto della sua generazione. Infatti, se nel lavoro l’uomo infonde qualche cosa di se stesso, tanto più nella generazione della vita l’uomo e la donna, ad un livello ontologicamente più alto, infondono qualche cosa di se stessi. Se il lavoro umano riflette, in qualche modo, la creazione divina del mondo, la generazione della vita ad opera dell’uomo e della donna – con un coinvolgimento della donna molto maggiore – riflette la generazione del Figlio di Dio nel seno del Padre. E come la creazione è al servizio della generazione del Figlio di Dio fatto uomo, Re dell’universo, così il lavoro è al servizio della vita generata nell’amore dall’uomo e dalla donna.
Si può non accettare la parte teologica di questa esposizione, ma non si può non accettarne la parte umana e quindi – se si vuole essere coerenti discepoli del Marx umanista – non si può non avversare con tutte le forze, come alienazione ontoligicamente infinitamente più grave di quella che sottrae all’uomo il frutto del suo lavoro, quella che sottrae alla donna e all’uomo il frutto del loro amore.
Invitiamo, perciò, le sinistre ad essere coerenti con le loro dottrine storiche ed opporsi risolutamente ad ogni alienazione della donna dal frutto del suo grembo.

di Don Massimo Lapponi