La musica in cielo e in terra

di Don Massimo Lapponi

Pochi sanno che la celebre Mme de Staël (1766-1817) fu un’anima profondamente cristiana e che le sue opere sono attraversate da una travolgente ispirazione, che, con un’impennata geniale, le permette di appropriarsi dell’esaltazione della ragione, propria dell’Illuminuismo, per farne un gradino di elevazione fino al regno dello spirito e fino al mondo divino.
Questa illustre scrittrice, che, nata nel protestantesimo, sul letto di morte si convertì al cattolicesimo, nel suo capolavoro “De l’Allemagne” (1813), tra le tante profonde intuizioni, ci ha lasciato questa suggestiva osservazione: anche i santi più austeri hanno messo la musica in paradiso.
Il ruolo “divino” della musica, in realtà, è stato sempre riconosciuto e si potrebbe affermare che, forse più di altre pur nobili arti, essa congiune la terra al cielo e, fin da questa vita, ci fa pregustare la beatitudine della vita eterna. Questa “pregustazione” non si limita a farci desiderare la patria celeste, ma, in qualche modo, contribuisce ad anticipare la vita futura del paradiso, in quanto ci spinge a vivere fin da ora in una dimensione spirituale e divina.
Dopo la prima esecuzione del “Parsifal” (1882) di Richard Wagner (1813-1883), un uomo che aveva concepito un odio feroce verso un suo rivale, raggiunse quest’ultimo e, abbracciandolo teneramente, gli disse: “Dopo aver ascoltato questa musica divina, non posso far altro che stringerti al mio cuore”.
Questo episodio rappresenta in modo molto efficace la funzione catartica della musica, la quale non è, dunque, un semplice diversivo che ci fa dimenticare gli affanni della vita, ma è un vero balsamo rigeneratore, che influisce segretamente sui nostri sentimenti e così trasforma miracolosamente la nostra vita e il nostro destino.
In questi tempi di confusione, sembra che torni a sedurre il cuore di tanti giovani il vecchio ritornello della propaganda comunista, la quale proclamava che il comunismo non è come la fede religiosa, la quale promette il paradiso nel cielo, mentre lascia il disordine sulla terra. Al contrario, la dottrina comunista vuole portare il paradiso in terra subito, senza rimandarlo ad una vita futura.
Ma questa seducente propaganda è del tutto illusoria e fallace. Infatti il comunismo non promette il paradiso in terra subito, bensì soltanto dopo un’interminabile serie di stragi e di violenze, le quali, secondo quella dottrina, sono una sorta di ineluttabilità, inscritta con caratteri indelebili nella realtà del mondo e della storia. Al contrario, la dottrina cristiana insegna, sì, che il paradiso è conseguibile soltanto nella vita futura, ma aggiunge che, fin da ora, se noi applichiamo i precetti di carità insegnati dal Vengelo, possiamo gustare, già in questa vita terrena, un anticipo della pace e della felicità del paradiso celeste.
Ora, nulla tanto ci fa pregustare la gioia del paradiso e tanto influisce sulla vita terrena per addolcire i sentimenti e i costumi degli uomini e per renderli dolci e benevoli, quanto la musica, che discende, come una benedizione sul mondo, dal cielo in terra.
Sarà, dunque, uno stretto dovere, e non un “optional”, di vescovi, parroci e pastori di fare sì che nella casa di Dio risuoni l’eco della musica celestiale, cosicché i fedeli, frequentando la chiesa, mentre sospirano verso l’eterna beatitudine del paradiso, nello stesso tempo nutrono nel loro cuore sentimenti di pace, di benevolenza e di fraternità verso tutti gli uomini.
Ma, per adempiere questo divino compito, non è addatta qualsiasi musica. Si richiede una musica che veramente ispiri l’animo dei fedeli con le celesti armonie.
Dunque, non questa:

Bensì piuttosto questa: