La seconda “stella” della scuola online: la manutenzione della casa

La seconda “stella” della scuola online: la manutenzione della casa
di Madre Lioba

Per un ripensamento della vita familiare in occasione delle nuove opportunità offerte dal reddito di maternità proposto dal Popolo della famiglia
10.

Recentemente un libro pubblicato per la scuola primaria, dal titolo “Nuvola – Libro dei percorsi”, è stato al centro vivaci polemiche. Perché? Perché a pagina 118 tra i verbi attribuibili alla mamma vi era scritto: cucina, stira, mentre tra i verbi attribuibili al papà vi era scritto: lavora, legge.
Immancabilmente sono piovute le critiche: medievale, ottocentesco, retrogrado!
Queste reazioni scomposte nascono dal pregiudizio, ormai diffuso a macchia d’olio, che i lavori domestici siano qualcosa di inferiore e di degradante e che, perciò, la tradizionale attribuzione di essi alla madre di famiglia sia un segno inequivocabile della discriminazione di cui per secoli è stata oggetto la donna. La conseguenza è che l’attuale movimento femminista dà in escandescenze al più piccolo accenno dei lavori domestici collegati con la figura femminile.
Questo fatto mi ricorda una fiaba, un tempo molto popolare, che in qualche modo richiama il “Re Lear” di Shakespeare. Vi si narra di tre sorelle, figlie di un re, alla quali il padre domanda: quanto mi vuoi bene? La prima risponde: come il pane. La seconda risponde: come il vino. La terza – più buona e modesta – risponde: come il sale. A quest’ultima risposta il padre va su tutte le furie, perché ai suoi occhi il sale non era un elemento nobile come il pane e il vino, e la caccia di casa. Dopo molte disavventure, infine la ragazza sposa un nobile principe, il quale invita il re ad un banchetto. Al banchetto, al quale la sposa del principe non si presenta, viene offerto un pranzo interamente senza sale. Il padre della ragazza, avvertendo il disgusto di un pranzo senza sale, ripensa alla risposta della figlia minore e, piangendo, confessa la sua colpa. A quel punto la figlia si presenta, si fa la pace e «tutti vissero felici e contenti».
Il sale della fiaba potrebbe convenientemente simboleggiare i lavori domestici: tutti li disprezzano, ma senza di essi la vita perde ogni sapore, e non solo perché essi sono necessari, bensì anche perché sono preziosi. Abbiamo visto quale stima ne facesse San Benedetto. Ma in realtà il santo non faceva che riecheggiare la rivoluzione operata dal Vangelo. È stato, infatti, Gesù stesso a dare l’esempio, quando, riabilitando i lavori più umili, allora riservati agli schiavi, lavò i piedi ai discepoli e disse loro: «Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi» (Gv 13, 14-15).
È, infatti, soltanto quando l’uomo si impegna a vincere la pesantezza delle proprie membra e gli allettamenti di un comodo benessere o dei piaceri dei sensi attraverso un lavoro faticoso, fatto con dedizione e accuratezza, che lo spirito si risveglia e imprime il suo sigillo in tutta la vita personale. È questa la vera cultura: l’incarnazione dello spirito, già realizzata perfettamente in Cristo, che ha assunto la nostra carne ed ha portato con amore la croce del suo martirio, lasciandoci così un esempio sublime da imitare.
La seconda stella, dunque, vorrebbe guidare non solo le donne, ma tutti i membri della famiglia a riscoprire la sublime nobiltà dell’umile servizio domestico, e nello stesso tempo vorrebbe anche mettere a disposizione tutti i suggerimenti pratici per eseguire ogni lavoro al meglio e per valorizzare i relativi strumenti, tradizionali e moderni. Le abilità acquisite nell’uso, nel mantenimento, nella riparazione degli strumenti sono preziose anche per il risparmio che si ottiene, non dovendo ricorrere a terzi per le varie necessità.
Per quanto, poi, riguarda gli strumenti elettronici, l’insegnamento vorrebbe fornire anche le indicazioni necessarie ad evitare i gravissimi danni che un uso improprio di essi può portare, soprattutto nei confronti dei più piccoli e dei giovani, e, al contrario, i grandissimi vantaggi di un loro uso adeguato.
Purtroppo anche per questa stella non si è trovato ancora un collaboratore valido che ne assumesse la responsabilità, e quindi al momento è stata fatta soltanto una breve, anche se significativa, introduzione.
Ma di là degli aspetti più propriamente tecnici, è di vitale importanza oggi sottolineare, contro i pregiudizi diffusi, l’immenso e insostituibile valore della dedizione ai lavori più umili ed al servizio personale, quale si esercita specialmente nei tanto disprezzati lavori domestici. Il rinnovamento di cui, giustamente, si avverte il bisogno, non consiste nel rifiuto di questi lavori, né da parte della donna né da parte di nessuno, me nel nuovo spirito con cui essi devono essere compresi e vissuti. Ancora perfettamente attuale rimane, in tal senso, la seguente pagina di Wilhelm Friedrich Förster, scritta più di cent’anni fa:
«Avvenne che appunto il Cristianesimo, che pone Maria al disopra di Marta, pure destò così inesauribili energie per i lavori più penosi, umili e disinteressati. Promettendo al vincitore la corona della vita, esso ha coronato appunto quel lavoro che richiede una maggior vittoria sopra se stessi.
«Maria, che aspira a quella corona, e che in confronto di essa ha in dispregio ogni cosa terrena, è anche la miglior lavoratrice (…) la sua energia di lavoro ha fonti più grandi e copiose, è guidata da un amor superiore (…)
«L’antico motto “ora et labora” ha un senso assai profondo, anche perché vuol pur dire, che per l’energia, per la costanza e per la sicurezza dell’intento in ogni lavoro è d’importanza decisiva che l’anima si tenga bene stretta alla sua destinazione suprema, si separi dal mondo dell’apparente e del transitorio e riempia se stessa del desiderio intenso di una perfezione che non è di questo mondo: e così purificata e riaffermata diriga poi ogni azione creatrice, e trasformi il lavoro terreno in lavoro celeste, in un’opera intesa ad onorare e ad estendere il mondo spirituale (…)
«L’“ora et labora” però non si riferisce soltanto al lavoro manuale, ma soprattutto anche alla parte più difficile di ogni sorta di servizio personale, cioè al modo di trattare con gli uomini. Se non v’è grandezza di pensieri e d’ideali, quest’immediata e stretta relazione coll’uomo reale con tutti i suoi capricci e debolezze, e con le sue egoistiche preoccupazioni, contribuirà assai più ad amareggiare ed a paralizzare la vita interiore, che non ad animarla e ad accrescerla. L’amore di Marta è accecato dallo spirito d’irrequieta attività; manca ad esso lo sguardo penetrante dell’anima calma e raccolta, che applica i suoi esercizi di contemplazione e di meditazione anche nei rapporti con l’uomo, e si prende tempo per riflettere e per approfondirsi in lui. Senza questa sorta di contemplazione non vi può essere nel campo dell’azione pratica altro che stasi, dissoluzione e lotta.
«Marta non conosce bene l’uomo. Inoltre l’inferiorità di Marta rispetto a Maria si rivela anche in questo, ch’ella per mancanza di una luce superiore deve soccombere alle cure ed alle difficoltà del servizio quotidiano, e non ha nessun rimedio contro le delusioni che le procurano i suoi rapporti con gli uomini, nessuna interpretazione conciliante, nessuna idea del come tutto questo possa essere utilizzato e trasformato a profitto dell’io interiore. E perciò si spiega anche il grido angoscioso che s’eleva oggi dalla vita di Marta, dalla sfera cioè del servizio compiuto stupidamente e senz’anima; e si spiega questo rifuggire da tali servizi per volgersi alla cerchia del lavoro impersonale e puramente intellettuale. Ma la vera via è, come abbiam visto, che il servizio venga messo in rapporto con la vita spirituale dell’uomo, sì che serva a questa e sia da questa servito, fortificato ed elevato (…)
«Perciò la scuola ideale d’economia domestica non è quella di Marta, ma bensì quella di Maria, in cui, con una radicale cura dell’anima e con l’esempio dei grandi eroi ed eroine dell’amore e dell’abnegazione, le discenti vengano così efficacemente iniziate alla vita superiore dell’anima, e così chiaramente edotte del legame che unisce con tale vita il loro servizio, che nel mondo della materia si sentano veramente come sacerdotesse dello spirito e dell’amore».
Mi si permetta di aggiungere che le escandescenze delle femministe contro il lavoro domestico sembrano proprio riechggiare «il grido angoscioso che s’eleva oggi dalla vita di Marta» di cui parla il Förster, e «questo rifuggire da tali servizi per volgersi alla cerchia del lavoro impersonale e puramente intellettuale».

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