La settima “stella” della scuola online: le arti del gioco manuale divertente e istruttivo in collaborazione tra adulti e bambini

di Madre Lioba

Per un ripensamento della vita familiare in occasione delle nuove opportunità offerte dal reddito di maternità proposto dal Popolo della famiglia
15.

Questa settima stella è importantissima, e riguarda, come del resto le altre, tanto gli uomini, quanto le donne, tanto i genitori, quanto i nonni, gli zii, i fratelli e le sorelle maggiori, gli amici etc. Purtroppo devo qui ripetere ciò che ho detto già troppe volte: anche per questa stella ci mancano i collaboratori!
A questo punto prevedo la reazione: ma dunque questa è una “Scuola Brancaleone”! Quasi ogni stella è in attesa di collaboratori! Veramente non è proprio così! Per prima cosa, dalla prossima stella la situazione migliorerà nettamente, e poi anche le stelle che ancora sono in attesa di sviluppo, in ogni caso hanno spesso introduzioni abbastanza ampie, o anche molto ampie, che danno indicazioni preziose. Inoltre ad alcune sono già allegati documenti che, se pure non esaustivi, hanno tuttavia il loro valore. Ciò vale anche per questa stella, che, come ho detto, è della più grande importanza.
Avevo osservato all’inizio che uno dei maggiori problemi che la lontananza da casa dei responsabili della famiglia e la disattenzione generale ha creato nelle famiglie negli ultimi decenni è stata l’invasione incontrollata, nelle nostre case, degli strumenti elettronici. Ora bisogna specificare che forse le maggiori vittime di questa invasione, non guidata, per lo più, da alcun programma seriamente motivato, sono stati i bambini e gli adolescenti.
Non toccherebbe ad una monaca di clausura, ma piuttosto a medici, psicologi e neurologi, ricordare che l’età dello sviluppo, dalla nascita ai vent’anni circa, è un periodo fondamentale per la formazione umana, il quale va protetto da influenze negative e posto nelle migliori condizioni di relazione con il mondo. Se il Premio Nobel per la medicina Alexis Carrel (1873-1944), nel suo celebre libro “L’uomo questo sconosciuto”, del 1935, faceva una mirabile descrizione scientifica dell’età evolutiva del bambino e del giovane e sottolineava i gravi problemi che già allora la moderna società creava per una buona formazione umana, bisogna aggiungere che la sua voce rimase pressoché isolata e che non mi risuta ch’essa abbia avuto un’eco realmente incidente nelle generazioni successive.
Penso che sarebbe molto opportuno rileggere le pagine di quel celebre libro relative a questo argomento, perché certamente non hanno perduto nulla della loro attualità.
In particolare Carrel sottolinea il fatto che il bambino nasce ancora in fase di formazione e che tutto il suo sviluppo biologico e neurologico avviene nei primi lustri della sua vita con ritmo all’inizio rapidissimo e poi via via sempre più rallentato. Proprio perché il bambino sente in se stesso una quantità immensa di avvenimenti fisiologici, ha l’impressione che il tempo non passi mai. Questi avvenimenti a poco a poco si rallentanto, e parallelamente il tempo sembra divenire più veloce. Quando nell’anziano non avviene più alcun mutamento significativo, il tempo vola via rapidamente.
Proprio questo carattere così sostanzialmente formativo dell’età evolutiva spiega il fatto che, per tutti noi, i primi vent’anni della vita sono assolutamente fondamentali e rimangono impressi nella memoria in modo qualitativamente diverso e, perciò, molto più incidente rispetto agli anni successivi.
Ciò che avviene a livello biologico, neurologico e psichico nel bambino e nel giovane è condizionato in modo sostanziale dal suo rapporto con il mondo delle cose e delle persone. Questo significa che la relazione del piccolo con la realtà non è un fatto già dato, ma è qualcosa che si stabilisce con lo sviluppo dei suoi organi biologici, del suo sistema nervoso e della sua psiche attraverso l’esperienza che egli ha nel suo ambiente di vita quotidiano.
È, perciò, necessario, per un sano sviluppo psico-fisico, che il bambino faccia esperienza dello sforzo fisico, del peso, della distanza, del freddo e del caldo, della complessità e del fascino della natura, della presenza di persone concrete e della relazione quotidiana con loro. Non c’è bisogno di essere scienziati per capire che questi caratteri appartengono esclusivamente al mondo reale, mentre sono assenti dal mondo virtuale.
Una semplice madre di famiglia faceva una volta questa riflessione di buon senso:
Un amichetto di mio figlio ha un gioco elettronico con il quale fa l’esperienza virtuale di guidare una formula uno. Ovviamente, se guidando ad alta velociotà va fuori strada e sbanda, il bambino non sente niente. Duque ora egli acquista una sorta di riflesso condizionato che domani gli farà sentire istintivamente la stesa invulnerabilità, quando sarà alla guida di una macchina vera!
Chi potrebbe negarlo? E quanto ci sarebbe da approfondire su questo argomento! Ma dove sono gli scienziati che si impegnano a dare direttive a genitori ed educatori su questo problema?
Da quanto detto, si capisce come sia importante che i genitori non seguano l’andazzo comune, lasciando che gli spazi e i tempi della vita dei bambini siano invasi senza criterio dal virtuale e dagli strumenti elettronici come se fosse un fatto del tutto natuarle e innocuo. Al contrario, si richiede loro che accompagnino da vicino i piccoli a loro affidati, da una parte proteggendoli dall’attuale invasione senza limiti e regole dell’elettronica, e dall’altro offrendo loro l’alternativa di giochi ed esperienze che li mettano a contatto con il mondo reale e i suoi caratteri propri, con la natura e con i rapporti umani concreti.
Oggi questo richiede necessariamente un grande impegno di tempo e di energia, che permetta di seguire in modo costruttivo lo sviluppo psico-fisico del bambino riscoprendo, insieme a lui, i giochi tradizionali legati all’esperienza diretta delle cose, e inventandone di nuovi.
Come ha già dimostrato a suo tempo Maria Montessori, anche l’apprendimento dei piccoli e dei giovani migliora qualitativamente se è guidato da esperienze manuali e sensibili, quali sono quelle del gioco non manipolato dall’elettronica.
Nelle scuole ispirate al metodo Montessori si cerca, appunto, di incarnare le nozioni da acquisire in strumenti semplici che possano essere oggetto di lavoro e gioco manuale. Ad esempio, per le declinazioni della lingua latina, anziché farne una presentazione libresca e teorica, si preparano cinque scatole di diversi colori divise in sei più sei scompartimenti, per il singolare e per il plurale, contenenti ciascuno un biglietto dello stesso colore della scatola, con sopra stampata la desinenza dei diversi casi.
I bambini si divertono a togliere i biglietti dalle scatole, a mescolarli e poi a rimetterli a posto nelle caselle giuste. In questo modo le declinazioni latine si imparano rapidamente e senza lo sforzo, spesso sterile, di memorizzarle dalla pagina di un libro.
Questo esempio può essere molto istruttivo e suggerire altre analoghe strategie ludico-formative che risulterebbero preziose per la sana crescita e per il sostanzioso apprendimento dei piccoli.
Solo al tempo opportuno, in un secondo momento, quando cioè già si è creato un forte rapporto dei piccoli con il mondo reale, anche l’elettronica, seguendo gli stessi principi, può inserirsi nello stesso discorso formativo.
Questo sarebbe il programma che la settima stella vorrebbe sviluppare. Ovviamente ciò richiede un impegno notevole, per il quale rinnovo l’appello già più volte lanciato alla collaborazione.
Chi potrebbe negare che si tratta di un punto cruciale e di un problema di fondamentale importanza per il futuro della società?

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