L’Amor che muove il sole e l’altre stelle

(pubblicato su Il legno storto il 22 gennaio 2010)

Aeneadum genetrix, hominum divomque voluptas,
alma Venus, caeli subter labentia signa
quae mare navigerum, quae terras frugiferentis
concelebras, per te quoniam genus omne animantum
concipitur visitque exortum lumina solis.

Tito Lucrezio Caro, De rerum natura, I, 1-5

Vi è un testo di S. Tommaso d’Aquino poco conosciuto, nel quale i misteri della fede sono esposti – cosa piuttosto rara nel Dottore Angelico – in forma discorsiva e altamente poetica. Ne riportiamo alcuni brani in traduzione italiana:
«”Io, la Sapienza, ho effuso dei fiumi” (Sir 24, 30). Per questi fiumi intendo il flusso dell’eterna processione, per la quale il Figlio dal Padre e lo Spirito Santo da ambedue procedono in modo ineffabile. Questi fiumi un tempo erano nascosti e come misteriosamente infusi, sia nelle creature, che sono similitudini che riflettono il loro Creatore, sia negli enigmi delle scritture, cosicché soltanto pochissimi sapienti conoscevano con la fede il mistero della Trinità. Ma venne il Figlio di Dio e i fiumi che erano misteriosamente infusi, li effuse, manifestando pubblicamente il nome delle tre Persone Divine… “Io, come un corso d’acqua immensamente abbondante uscito dal fiume” (ibid.). In ciò viene espresso l’ordine e il modo della creazione. L’ordine perché, come un corso d’acqua deriva da un fiume, così il processo temporale delle creature deriva dal processo eterno delle Persone. Perciò è scritto (Sl 148, 5): “Disse e furono create”. Generò il Verbo, nel quale le creature dovevano essere create, come dice S. Agostino. Sempre infatti ciò che è primo e più perfetto in un determinato ordine è causa di ciò che è secondario e derivato nel medesimo ordine, secondo la dottrina di Aristotele. Quindi il primo ed eterno processo delle Persone Divine è causa e modello di ogni processo che ne deriva (…) poiché come il corso d’acqua esce fuori dall’alveo del fiume, allo stesso modo la creatura procede da Dio fuori dell’unità dell’essenza divina, nella quale è contenuto come in un alveo il flusso delle Persone» (Prologo al I Libro delle Sentenze).
Se dunque la creazione è derivata ed esemplata dalla divina generazione del Verbo, ciò significa che essa tenderà il più possibile a rassomigliare a quella ineffabile generazione. Quanto più dunque la produzione degli esseri creati avrà la forma della generazione, tanto più la creazione si avvicinerà alla sua perfezione, al suo scopo, al suo modello. Nulla di strano perciò che le forme inorganiche nel creato tendano ad elevarsi verso le forme organiche, e queste verso forme di vita sempre più complesse, e queste verso forme di vita intelligente e perciò libera, amante e cosciente del suo amore. Spesso Darwin è stato visto come un dissacratore, ma qualcuno invece lo ha salutato come un profeta del nuovo Israele: l’evoluzione infatti può essere vista come un’ascesa della creazione verso una sempre più perfetta imitazione della generazione eterna del Verbo divino, ascesa che culmina nell’ineffabile generazione dell’Uomo-Dio dalla Vergine Immacolata.
La bellezza e l’amore dunque non sono uno strano accidente in un mondo meccanico: sono al contrario la forma a cui tende tutta la creazione per essere se stessa, per essere cioè, per quanto possibile, la meno inadeguata immagine della produzione eterna – non ex nihilo, non inorganica, non senza vita, non senza coscienza, non senza volontà, non senza bellezza, non senza amore – del Figlio beneamato di Dio nel gaudio supremamente ineffabile dello Spirito Santo. Nulla di strano perciò che la bellezza sia legata essenzialmente alla generazione, alla gioia, all’amore: essa riflette l’amoroso infinito gaudio dello Spirito Santo, che procede dall’esultanza eterna che nel tempo risuona: «Tu sei il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto».
Se le stelle, «clarite et preziose et belle», presiedono – secondo l’antichissima scienza astrologica – alle generazioni delle creature e al loro destino, i fiori – da sempre simboli privilegiati della bellezza e dell’amore – non sono organi della generazione vegetale? E non è il canto degli uccelli – prima scaturigine di ogni canto e di ogni musica – l’espressione sublimata, anche se ancora incosciente, che accompagna l’ineffabile desidero della superiore generazione organica? Fiori e musica, destinati ad accompagnare le nozze dei figli di Adamo.
Certamente la generazione umana tanto più si avvicina a quella divina, e tanto più perciò rappresenta il fine cui tende tutta la creazione, quanto più è animata dall’essenza superorganica della coscienza, della libertà, della volontà che si realizza in un amore eterno come lo Spirito divino che ne è la superna sorgente.
Nulla di strano, dunque, che la creatura umana venga sedotta dal richiamo della generazione, il quale però, chiudendosi alla luce dello Spirito Creatore, vorrebbe eternarsi nella carne destinata alla corruzione anziché nello spirito che a tutto dà senso, fine e perennità. Allora non potendo eternarsi nella carne e tuttavia sentendo di essere chiamato ad imitare l’eternità della natura divina, esso si moltiplica indefinitamente e divora se stesso in espressioni sempre più folli e distruttive. Ma non era questo il destino assegnatogli dal Creatore, che voleva invece portare l’uomo, attraverso una sempre più perfetta imitazione della generazione del suo Verbo nello Spirito Santo, fino a generare dal grembo della più bella delle figlie di Eva una creatura umana in cui fosse sussistente la divina Persona del Verbo medesimo. E quella generazione doveva avvenire per adombrazione dello Spirito anziché per fecondazione organica, non per disprezzo della carne, ma perché ogni desiderio della generazione carnale aspirava alla vera generazione, quale avviene nel seno della Santissima Trinità.
Così l’Incarnazione del Figlio di Dio sarà il culmine della creazione, non limitandosi ormai essa ad imitare, se pure in modo sempre più perfetto, l’amorosa generazione divina, ma accogliendola nel suo proprio grembo terreno. Accogliendola non soltanto come un fastigio quasi fuori di se stessa, ma come l’inizio di una nuova creazione, o meglio di una nuova generazione, in cui l’amore fecondo dei figli di Adamo e di Eva – ovvero del nuovo Adamo e della nuova Eva – sarà quasi la rinnovata immagine della generazione terrena del Figlio di Dio. E quelli che più perfettamente esempleranno il loro amore su quello che ha adombrato la Vergine Immacolata, elevandosi al di sopra della dimensione carnale fino alla sua sorgente celeste, tanto più saranno fecondi della fecondità dell’eterno Spirito Creatore, quanto più saranno ripieni del suo soffio divino.

di Don Massimo Lapponi

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