L’amore tra l’uomo e la donna al centro dell’attuale crisi della civiltà

1. L’amore tra l’uomo e la donna è al centro della vita del mondo, e in questi nostri tragici tempi esso appare anche essere la chiave di volta dei problemi cruciali della civiltà. La crisi della democrazia, la crisi della religione, l’inquietante rapporto tra l’occidente e l’Islam: tutto ruota intorno al mistero insondabile dell’amore tra l’uomo e la donna.
Che questa sia la retta interpretazione di nostri tempi lo suggerisce già soltanto il fatto che i tratti più evidenti delle diverse crisi che stiamo attraversando si sono manifestati nello stesso momento in cui anche l’amore tra l’uomo e la donna è entrato in una crisi di una gravità inedita, quale probabilmente non era mai apparsa nella storia del mondo.
Soltanto la suggestione di una propaganda martellante impedisce a un gran numero di persone di capire che gli stravolgimenti che il costume e la legislazione stanno introducendo nella vita amorosa del genere umano non hanno nulla di “normale”, ma costituiscono un’assoluta novità nella vita delle nazioni e nel corso della natura, tale da dovere suscitare allarme, se non altro proprio per il suo carattere di stravolgimento radicale di tutta la precedente storia del mondo.
La pretesa di separare radicalmente gli atti sessuali dalla loro organica connessione con la generazione della vita, la conseguente diffusione, nella vita ordinaria delle persone, di pratiche finalizzate a rendere infecondi tali atti, e perciò la normalizzazione di molteplici comportamenti sessuali contro natura, di interventi meccanici o medico-farmaceutici per ottenere sterilità, di pratiche abortive per evitare la maternità, e la tendenza, già realizzata in alcune nazioni, a rendere obbligatorie, o almeno ad ottenere, con forme molto efficaci di persuasione, la diffusione quasi universale di alcune di dette pratiche, l’equiparazione del normale rapporto di amore tra l’uomo e la donna con rapporti omosessuali o altrimenti configurati e tutto ciò che ne deriva, non sono manifestazioni più che evidenti di uno stravolgimento della vita umana e della natura che viene ad irrompere come un uragano per la prima volta nella storia del mondo?
La pretesa che tutto ciò non sia che il normale svolgimento della vita democratica delle nazioni e che ogni allarmismo sia perciò da condannare è un insulto alla ragione e al buon senso.
Ma cosa ha a che fare questo stravolgimento della vita amorosa del genere umano con la crisi della democrazia e della religione e con le sempre più gravi tensioni del mondo occidentale con il mondo islamico? A prima vista il nesso non appare evidente, ma un’analisi più approfondita potrebbe forse svelarcelo.

2. Come dice “Il Pastor fido” di Giovanni Battista Guarini, «non si comincia bene se non dal cielo»: per comprendere i misteri della storia umana è necessario rivolgere lo sguardo il più in alto possibile. E cosa incontriamo di più alto, nella considerazione della generazione della vita umana, se non l’Incarnazione di Cristo? Questo mistero, che è al centro della storia del mondo, è anche al centro della vita amorosa del genere umano, e perciò quest’ultima non può essere compiutamente illuminata se non da esso.
Già il fatto che Dio abbia scelto la generazione da una donna quale mezzo per rendersi presente nel mondo, suggerisce che la generazione umana, e tutto ciò che ad essa concorre, è qualche cosa di sacro e di ineffabile, a cui l’uomo non dovrebbe accostarsi se non con riverenza e timore.
La genealogia di Cristo, quale è riferita nel Vangelo di Luca – Lc 3, 23-38 – risale fino ad Adamo, che viene chiamato “figlio di Dio”. Dunque Cristo appare essere Figlio di Dio non solo perché generato per opera dello Spirito Santo, ma anche perché fin dall’origine il capostipite della sua genealogia era detto “figlio di Dio”. La figliolanza di Dio, perciò, incomincia già con il genere umano e culmina, infine, nella generazione di Cristo da Maria, e l’intervento dello Spirito Santo sembra inserirsi quasi naturalmente nel corso delle generazioni. Il testo biblico suggerisce, infatti, che vi sia una sorta di preparazione al mistero dell’Incarnazione, che era già presentita al momento della creazione del primo uomo e che ha animato del suo soffio sublime tutte le successive generazioni umane. Dare la vita ad un uomo, dunque, è già un’azione divina, che misteriosamente aspira ad assimilarsi alla generazione eterna del Verbo di Dio dal Padre.
Se è così, possiamo credere che l’amore tra l’uomo e la donna, così inscindibilmente coinvolto nella generazione della vita, non sia anche coinvolto nel mistero della generazione temporale ed eterna del Verbo divino?
Nel pensiero dei Padri della Chiesa e dei grandi teologi antichi, la creazione del mondo viene presentata come un prolungamento del flusso delle Persone Divine nel seno della Trinità. Come il Figlio fluisce eternamente dal Padre nel vincolo di amore dello Spirito Santo, in modo analogo la creazione, quasi straripando al di fuori della vita divina per l’eccesso incontenibile dell’amore, viene a formare una sorta di prolungamento temporale dell’eternità. Ovviamente tra la vita divina della Trinità e il mondo creato vi è l’abisso che separa l’infinito dal finito e l’Essere per sé dall’essere per partecipazione, ma nel mondo creato vi è il riflesso della vita divina da cui esso deriva, quasi fosse un torrente uscito dall’alveo di un fiume.
Ora, questo torrente non può non avere in sé una misteriosa tensione a ritornare verso la pienezza di vita da cui è scaturito e a ritrovare così il senso pieno della propria esistenza. Ma come superare l’abisso invalicabile che lo divide dall’infinito divino? Sembra quasi che la natura creata sia animata da una misteriosa “anima del mondo”, da un istinto che la porta ad evolvere verso forme sempre superiori di esistenza, dalla vita inorganica alla vita organica, alla vita autonoma, alla vita cosciente.
Ecco che, con l’apparire dell’uomo, il mondo diviene cosciente di se stesso e nella coscienza dell’uomo appare, come l’alba su un orizzonte lontano, l’intuizione della vita divina da cui il mondo è derivato e a cui esso aspira a ritornare. Ma il sole, annunciato dall’alba spirituale nella coscienza dell’uomo, indugia ad apparire all’orizzonte, finché l’uomo, dopo aver ammirato l’immenso scenario della natura, non posa il suo sguardo sull’ultima creatura di Dio, che viene quasi a coronare tutta l’opera della creazione: la donna!
Allora l’uomo esclama: «Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa!» (Gn 2, 23) e, intrecciando con la sua sposa un vicolo di amore, vede apparire nell’orizzonte della sua coscienza una più intensa luce del sole divino che si prepara a sorgere.
Tutta la natura sembra raccogliersi nella bellezza della sua sposa e nell’amore che entrambi li trasporta e il mistero divino non appare più soltanto avvolto dalla maestà del Creatore, ma incomincia a rivelare quella pienezza originaria di «luce intellettual piena d’amore» (Paradiso, 30, 40) da cui è sgorgato il torrente dell’universo creato. Amore e felicità sono nel medesimo tempo l’esperienza dell’uomo e della donna, il senso ultimo del mondo e la rivelazione della stessa misteriosa vita divina.
Ma, sebbene ora l’alba si sia trasformata in una sfolgorante luce che inonda l’orizzonte interiore dell’uomo e della donna, il sole divino rimane ancora nascosto: l’abisso tra finito e infinito non è stato ancora varcato. Possono sperare lo sposo e la sposa che il loro amore, e con esso tutto l’universo, rifluiscano infine nella sorgente originaria del mondo creato?

3. L’uomo e la donna ancora non sanno che all’origine della creazione vi è un modello eterno ineffabile: la generazione del Figlio di Dio dal Padre nel vincolo di amore dello Spirito Santo. Questo modello, che il mondo naturale ha imitato in forme sempre più elevate, dalla causalità meccanica alla generazione biologica, alla generazione della vita autonoma, ora essi sono chiamati a riprodurlo attraverso la fecondità, non solo biologica, ma soprattutto e sostanzialmente spirituale della loro unione. La loro «luce intellettual piena d’amore», nell’atto di dare la vita a nuove creature umane, nello stesso tempo rispecchierà il mistero della Santissima Trinità e collaborerà con essa a generare – più che a creare – nuovi figli. E certamente questi figli assomiglieranno al Figlio eterno di Dio, generato nell’eternità, e avvertiranno nelle profondità del loro cuore questa somiglianza, trasmessa loro dalla causa sostanziale che li ha generati: non il processo semplicemente biologico, ma il mistero di coscienza e di amore operante nell’intimo essere del padre e della madre nell’atto della loro unione sponsale.
Questa fecondità sconfinata dell’amore dello sposo e della sposa, che darà vita ad una generazione infinita, appare come un ulteriore gradino verso il superamento dell’abisso che ancora divide il mondo da Dio. E questo gradino senza confini, che si estende per tutte le generazioni del mondo, non sembra adombrare già la presenza dell’infinito nell’universo creato? Esso, infatti, contiene una misteriosa promessa: un giorno infine, proprio grazie alla generazione umana, l’abisso sarà colmato, il sole divino sorgerà sull’orizzonte del mondo creato e invaderà, con la sua luce divina, tutta la creazione.
La donna, posta da Dio come culmine della creazione, rivelatrice e generatrice della vita divina nel mondo, redenta da quella colpa che l’aveva fatta precipitare dal suo trono di regina nel fango della carnalità, avrebbe dato alla luce lo stesso Figlio eterno di Dio nel mondo.
Ma prima che ciò avvenisse la storia umana doveva essere attraversata dalla tragedia del peccato: la donna, rinunciando al suo ruolo sublime, sarebbe stata travolta, insieme all’uomo, in una funesta avventura. Voltando le spalle al Creatore, l’uomo e la donna si sarebbero alienati l’uno dall’altra: l’uomo non avrebbe più cercato nella donna il gradino per salire fino a Dio e per preparare la sua venuta nel mondo e avrebbe regredito alla funzione di padrone del mondo della natura, mentre la donna, abbassata al ruolo di diletto carnale, avrebbe cercato di vendicarsi della sua umiliazione sfruttando il suo immenso potere sull’uomo.
Ma la rovina non era tale che non persistesse, in fondo alla coscienza umana, l’intuizione di un destino più alto e più degno dell’uomo e della donna. Per questo rimase, a salvaguardia contro una totale degenerazione, la sacralità del matrimonio, per quanto troppo spesso tradita e infangata dall’umana perversione. Nei figli, soprattutto quando i genitori conservavano una più alta virtù, permaneva una confusa intuizione dell’origine divina della loro generazione. E intanto Dio preparava la strada alla restaurazione del suo piano originario e all’apparizione del suo Figlio eterno nel mondo.
La Provvidenza guidava le generazioni umane e miracolosamente preparava una stirpe in cui le conseguenze del peccato originale e dei peccati degli uomini piano piano si attenuavano. Finché un giorno apparvero due giovani sposi – a cui la tradizione ha dato i nomi di Gioacchino ed Anna – nei quali, attraverso una grande tribolazione, che prefigurava un sacrificio infinitamente più sublime, che avrebbe redento tutto il genere umano, l’amore sponsale sarebbe stato interamente purificato dal peccato e avrebbe, perciò, generato una donna degna di rioccupare il trono regale del mondo, già abbandonato dalla sua prima progenitrice.
Maria fu immune da ogni peccato fin dal suo santo concepimento e nel suo cuore si rifletté senza macchia la luce della divinità. Ormai il genere umano era pronto: dalla donna, culmine della creazione, poteva infine nascere, per opera dello Spirito Santo, lo stesso Figlio eterno di Dio, che era stato l’oggetto del desiderio incosciente di tutto il creato e del desiderio semi-cosciente dell’uomo, nel cui spirito il creato doveva rivelarsi a se stesso.
Ormai tutta la storia umana era destinata a cambiare: ogni sposo e sposa, purificati dal sangue di Cristo, erano invitati ad imitare l’amore di Gioacchino ed Anna e a generare figli destinati a rispecchiare, nel loro essere, la stessa dignità di Cristo e di Maria: figli di Dio, uniti da un vincolo di divina fraternità, destinati ad operare nel mondo non come padroni della natura, ma quali custodi dell’amore sponsale, paterno, materno, filiale e fraterno e perciò diffusori, in tutto il mondo, della vita rinnovata nella pace e nell’armonia divina.

4. Ma il nemico di Dio e del genere umano era sempre in agguato e, grazie all’antico peccato che ancora operava nel mondo, in tutti i modi cercava di attraversare i progetti di salvezza di Dio.
Quale era la luce centrale da cui scaturiva tutto il senso del mondo e della sua salvezza? Il mistero dell’Incarnazione, in vista del quale il mondo era stato creato e aveva trovato la sua piena realizzazione nella coscienza dell’uomo e la sua perfezione nella creazione della donna.
La donna, destinata a dare la vita al Figlio di Dio nel mondo, aveva rivelato all’uomo e a se stessa il vero volto di Dio e aveva dato il suo vero senso alla vita dell’uomo, il quale, dunque, avrebbe dovuto porre l’amore per la sua sposa e per la vita da lei generata al di sopra di ogni altro interesse. Se Dio stesso aveva scelto la generazione da una donna per manifestarsi al mondo, cosa c’era di più alto nella vita umana dell’amore tra l’uomo e la donna che genera la vita, e una vita ormai santificata per essere in comunione con la vita di Cristo?
Dunque il dominio del mondo naturale passa in secondo piano e deve essere messo al servizio della vita e dell’amore, non viceversa. E se l’amore tra l’uomo e la donna dà il suo vero senso divino alla vita dell’uomo, questo amore non potrà essere che unico e indissolubile. Da esso saranno generati figli che sapranno per intima esperienza di essere figli di Dio e fratelli tra loro. Dunque la santità dell’amore sponsale, la venerazione per la donna, unica sposa che dà senso alla vita dell’uomo, e l’amore rispettoso per ogni uomo saranno i caratteri indelebili del nuovo mondo che nasce dalla rivelazione del Figlio di Dio sulla terra, generato dalla Vergine Maria.
Monogamia, inseparabilità dell’amore sponsale dalla generazione dei figli, cura amorosa di ogni uomo, in quanto figlio di Dio, o chiamato a diventarlo: questi sono i caratteri della nuova “civiltà dell’amore”, e tutti si fondano sul sublime mistero dell’Incarnazione.
Come opererà, dunque, il nemico di Dio e degli uomini, servendosi dell’antico peccato dell’uomo, per rovinare la “civiltà dell’amore”, con la quale Dio ha disposto la salvezza del genere umano?
Cercherà di distruggere i caratteri di questa civiltà e, nello stesso tempo, diffonderà tra gli uomini la negazione e il rifiuto dell’Incarnazione.

5. Torniamo ora al quesito iniziale: è arbitrario affermare che l’attuale stravolgimento della vita amorosa del genere umano sia all’origine delle crisi più significative del nostro tempo?
Consideriamo la crisi della democrazia.
Quale che sia il modo in cui storicamente si è svolto e attuato il principio democratico, è indubbio che esso ha trovato il suo vero e ultimo fondamento in quell’amore rispettoso per ogni essere umano che sgorga dalla chiamata di ogni uomo ad essere figlio di Dio. Ma questa chiamata trova il suo fondamento nell’Incarnazione di Cristo e nella sua volontà di estendere a tutto il genere umano la sua figliolanza divina. E, a sua volta, questa estensione presuppone la redenzione del genere umano dal peccato, che aveva stravolto l’originario rapporto di amore tra l’uomo e la donna, riportando l’uomo a considerare suo fine supremo il solo dominio del mondo. Soltanto un ritorno dell’uomo alla sua vocazione primaria, sponsale e paterna, poteva ricollocare l’amore rispettoso per ogni vita umana al centro del suo interesse, ponendo il dominio del mondo quale fine secondario e subordinato al primo.
Ora, l’attuale crisi della democrazia sorge proprio dal conflitto insanabile tra il principio del rispetto per ogni essree umano e il ricadere dell’uomo, a causa della negazione della intangibile missione sponsale e materna della donna, nel ruolo primario di dominatore del mondo – nel quale si è fatta coinvolgere anche la donna, dopo aver rinunciato alla sua missione divina. Non si può, dunque, negare, che il rifiuto della monogamia, la separazione delle funzioni riproduttive dalla generazione della vita, la diffusa degenerazione sessuale, l’accettazione come normali delle pratiche abortive e delle unioni sessuali contro natura siano in insanabile conflitto con il rispetto per ogni uomo, quale figlio di Dio, e siano perciò a fondamento dell’attuale crisi della democrazia.
Anche la crisi della religione poggia sul medesimo fondamento. Infatti, se la donna ha la funzione di privilegiata rivelatrice del vero volto di Dio attraverso la sua dignità sponsale e materna, non c’è dubbio che il volto di Dio si offusca nella coscienza dell’uomo, una volta che si introduce il dubbio sulla missione divina della donna, e con esso viene meno la devozione verso Maria, madre di Dio e di tutti gli uomini, e si ottenebra la complementare missione maschile – regale e sacerdotale – di Cristo.
E qual è la reazione dell’inquieto mondo mussulmano di fronte a questa crisi civile e religiosa dell’occidente?
L’Islam aveva una tradizionale soggezione, rispetto al mondo occidentale, non tanto per la superiorità tecnica di quest’ultimo, quanto per le grandi conquiste civili che in esso si manifestavano, quali appunto la democrazia, il rispetto per la donna, la monogamia. Ma, dal momento che questi caratteri della civiltà occidentale sono entrati in crisi, l’Islam non può non sentire istintivamente la contraddizione tra i principi di rispetto per l’uomo, che ancora si sbandierano retoricamente, e il loro sfacciato tradimento attraverso la degenerazione sessuale, lo sfruttamento della donna, la violenza dell’aborto, la profanazione delle funzioni genetiche, la normalizzazione delle unioni contro natura e tutto ciò che ne consegue. L’uomo occidentale appare ormai rivolto esclusivamente al dominio del mondo, e a questo dominio subordina ogni cosa, a cominciare dal rispetto per l’uomo e per i suoi diritti. In questo clima, ogni sincero sentimento religioso è destinato a scomparire. E come può non reagire a questa situazione contraddittoria e intimamente falsa la religione islamica, fondata in modo così esclusivo sull’adorazoine assoluta di Dio?
Ma a sua volta l’Islam è attraversato da una grande contraddizione: esso rimprovera all’occidente la sua ipocrisia nel celebrare a parole il rispetto per ogni uomo, mentre lo viola ormai sfacciatamente proprio per aver perduto ogni senso del sacro, ma, nello stesso tempo, non è in grado di mostrare un rispetto per l’uomo che possa dare nuovo vigore alle tradizioni democratiche dell’occidente. E perché non è in grado di farlo? Perché l’Islam si fonda su due principi: l’assoluta sovranità di Dio, che deve estendersi a tutte le nazioni, e il cosciente e categorico rifiuto del mistero dell’Incarnazione. Ora, mentre il primo principio potrebbe fornire il fondamento per una devozione rispettosa verso ogni uomo – e infatti questo tratto è presente in molti aspetti dell’Islam – il secondo entra con essa in contraddizione. Proprio il rifiuto dell’Incarnazione ha tolto all’Islam il fondamento della dignità della donna, il cui ruolo non può che essere subordinato alle attività maschili. Così, con la pratica della poliginia e la mancanza di venerazione per la missione paterna e materna, quale superiore vocazione dell’uomo e quale vera rivelazione del volto di Dio, l’Islam finisce per perdere la vera base della fraternità e della democrazia. In questa situazione la sua critica all’occidente finisce per dimostrarsi sterile e contraddittoria e per ottenere, infine, soltanto un risentito disprezzo.

A conclusione di queste osservazioni, vorremmo richiamare ad un esame di coscienza, che permetta di ritrovare, nella situazione apparentemente caotica e indecifrabile del nostro tempo, una strada di chiarificazione, e perciò di salvezza.

Da queste riflessioni è nata l’ispirazione di comporre una sacra rappresentazione in musica sui personaggi di Sant’Anna e San Gioacchino. Non essendoci pervenuta alcuna certa informazione storica sui genitori della Beata Vergine Maria, la storia narrata nella rappresentazione è frutto di pura immaginazione. Si può leggere il libretto dell’opera, ancora mai rappresentata, tramite il seguente link:

https://massimolapponi.wordpress.com/gli-occhi-luminosi-di-santanna-sacra-rappresentazione/

di Don Massimo Lapponi