Le vie segrete del cuore. La storia avventurosa di una serie di romanzi per adolescenti

di Don Massimo Lapponi

1991. A febbraio vado a casa dei miei genitori e nella ben fornita biblioteca paterna trovo un libro piuttosto voluminoso che non cesso di sfogliare fino a tarda notte. È un romanzo degli anni 30 del Novecento: “Etzel Andergast” di Jacob Wasserman. Le pagine che riesco a leggere, qua e là, mi impressionano profondamente. Sullo sfondo di una gioventù totalmente smarrita, nella Germania del primo dopoguerra, emerge la figura affascinante del medico Joseph Kerkhovens, che trascende la ricerca puramente clinica per entrare nel regno della psiche e dello spirito. Diventerà un ottimo modello per il mio Dottor Bonich!
Più o meno nello stesso arco di tempo leggo un’altra opera proveniente dall’area germanica, pubblicata nel 1909: “Etica e pedagogia della vita sessuale” di Friedrich Wilhelm Förster. Altro testo vertiginoso, ingiustamente sepolto dall’oblio.
Poco tempo dopo devo accompagnare, per un elettroencefalogramma, una donna albanese che aspetta un bambino – è la prima ondata di albanesi in Italia – all’ospedale psichistrico di Rieti, dove da tantissimi anni è ricoverato un mio zio materno. L’ambiente dell’ospedale, con le sue costruzioni di stile anteguerra disperse tra giardini ed aiuole, mi suscita una fortissima emozione.
Altre letture mi impressionano, ma manca ancora la scintilla risolutiva, che ponga il sigillo all’ispirazione, fondendo magicamente insieme suggestioni apparentemente disparate. Presto anch’essa arriva.
Mi trovo un giorno sulla via Salaria in attesa di un autobus, nei pressi dell’Osteria Nuova. Vicino a me un ragazzo e una ragazza discutono animatamente tra loro. Quello che dicono mi suona così allucinante da darmi il capogiro. Come è possibile – penso – che siamo arrivati a tal punto? Non può essere una cosa spontanea! Deve esserci dietro una regia!
Ed ecco che ogni cosa va al suo posto. Ora l’ispirazione assume contorni precisi. Mi metto al lavoro. Per prima cosa scrivo il documento autografo di un medico geniale, di cui il Dottor Kerkhovens mi aveva fornito il modello. Questo scritto diventerà il quarto capitolo del mio romanzo, e gli darà il titolo: “Il manoscritto del Dottor Bonich”. Poi passo a scrivere la narrazione, in cui il fatidico documento viene incastonato. Dopo un lungo lavoro di limatura, il romanzo verrà publicato, quando finalmente trovo un finanziamento, nel 1995.
Sullo sfondo vi è la crisi di una gioventù smarrita, che rischia di essere inghiottita, come un naufrago nei risucchi di una mare in tempresta, dalle acque sempre più limacciose e inquiete di una sessualità che rapidamente abbatte, una dopo l’altra, ogni diga di contenimento.
Pubblicato il volume, sembra che l’opera sia conclusa. Il messaggio è forte e chiaro. Cosa c’è da aggiungere? Ma dopo non molti mesi nuove esperienze e nuove suggestioni richiedono un approfondimento e concorrono a suscitare l’ispirazione. Ora, però, procedo al contrario: la narrazione è ultimata di getto in venti giorni, mentre il documento “scientifico” – analogo al “manoscritto” del romanzo precedente, di cui il nuovo romanzo sarà il non previsto seguito – richiede circa tre anni. Infine nel 2000, sempre all’arrivo di un provvidenziale finanziamento, viene pubblicato il nuovo volume: “Di generazione in generazione”.
Voci amiche insistono: perché non continuare una narrazione così avvincente? Ma per molti anni manca l’ispirazione. Essa doveva rinascere per vie del tutto inaspettate.
Una vicenda totalmente imprevista nel 2011 mi porta a trasferirmi nello Sri Lanka per una fondazione monastica. Lì, tra le altre cose, faccio una scoperta entusiasmante: nelle biblioteche delle case per orfanelle delle suore nostre amiche, nella quali passo molto tempo, trovo un’abbondanza ricchissima di letteratura inglese per ragazzi di alta qualità – niente di paragonabile in Italia.
Ed ecco, finalmente, scoccare di nuovo l’ispirazione. Perché non scivere romanzi per adolescenti? Come fare? Facile: basta riprendere il filo della narrazione dei due romanzi precedenti, interrotta tanti anni fa. In fondo, anche se non erano scritti propriamente per adolescenti, la fatidica scintilla era sorta ascoltando la conversazione sconsiderata di due giovani di oggi.
Ma come riprendere il filo? Le letture fatte in Sri Lanka mi portavano in Inghilerra. C’era qualche allaccio all’Inghilterra nei due romanzi precedenti? Sì, certamente! Ed ecco che ogni cosa va al suo posto. Chi l’avrebbe detto che, tra il 2013 e il 2016 sarebbero venuti, uno dopo l’altro, ben ventotto titoli? 28+2=30. Trenta romanzi di una stessa serie! Mentre scrivevo il primo, non mi sarei mai aspettato una cosa simile!
Per la pubblicazione le cose vanno avanti a fatica, tra mille ostacoli – mancando, aimé, come sempre, i finanziamenti! Ma infine l’Editore Solfanelli di Chieti accetta di pubblicare l’intera serie. L’impresa è dura e bisogna procedere sempre a fatica, tra l’altro lavorando per lo più a distanza. Ma a poco a poco le cose vanno a posto. Nel 2017 esce la seconda edizione de “Il manoscritto del Dottor Bonich” – vedi: http://www.edizionitabulafati.it/ilmanoscrittobonich.htm – nel 2018 esce la seconda edizione di “Di generazione in generazione”- vedi: http://www.edizionitabulafati.it/digenerazioneingenerazione.htm – nel 2019 esce il primo volume de “Le vie segrete del cuore” – vedi: https://www.edizionitabulafati.it/leviesegretedelcuore1.htm – comprendente i primi quattrodici romanzi per adolescenti scritti in Sri Lanka. Il secondo volume, che comprenderà gli altri quattordici, è previsto per l’anno prossimo.
Siamo a buon punto? Sì e no. Che cosa manca? Che questi romanzi siano conosciuti, specialmente dalla giovntù a cui sono dedicati. Purtroppo, essendo l’autore un illustre ignoto, il pubblico non si interessa di queste pubblicazioni. Ci vorrebbero delle recensioni, ma su questo punto sembra scatenarsi una vera congiura. Tanti promettono e nessuno mantiene. E se si vagheggia anche l’idea di fare di questi romanzi una serie televisiva o cinematografica, come fare se nessuno se ne interessa?
Disperatamente vado alla ricerca di qualche recensione dell’ultimo volume – per gli altri due fortunatamente trovo una persona disponibile. Uno solo riesce a dedicargli un trafiletto di qualche riga, infilato tra altre recensioni più lunghe.
Si parla anche di fare qualche presentazione, almeno nell’ambiente scout, che fa da sfondo a molti dei romanzi per adolescenti. Ma poi, come al solito, non se ne fa niente.
La conclusione, insomma, è che, se vuoi una recensione, per di più – si spera – fatta bene, bisogna che te la fai da solo! Molto deprimente, anche perché sembra che si voglia tirare l’acqua al proprio mulino. Ma veramente l’intento del lavoro, molto sgradevole, di auto-recensirsi è soltanto quello di fare qualche cosa per la gioventù, la quale è subissata da messaggi negativi e insidiosi, mentre sono scarsissime le pubblicazioni che le offrano un messaggio positivo e luminoso. È un peccato la presuzione, ma è anche un peccato mettere sotto il moggio la luce che doveva illuminare la casa, o nascondere sotto terra il talento affidatoci dal Padre di famiglia.
Dunque diciamo almeno due parole su “Le vie segrete del cuore. Vol. 1” (Edizioni Tabula Fati, 2019).

Una schiera di adolescenti, in maggioranza ragazze, e anche quanche preadolescente e qualche bambina intraprendente, affollano le pagine del volume “Le vie segrete del cuore. Vol. 1”, di Massimo Lapponi, che ha per sottotitolo: “Storie di gioventù”.
Sono storie drammatiche, di giovani e giovinette che, provenienti da ambienti diversi e lontani – Roma, Torino, Reading, Hastings, il Galles, la Scozia – per vie misteriose si incontrano e finiscono per tentare di raccogliere insieme le forze per organizzare un sodalizio davvero originale a favore della gioventù. Ma prima di pensare a questo, ognuna e ognuno di loro deve attraversare la propria personale tragedia.
Un provvidenziale intreccio fa sì che, per vie imprevedibili – “le vie segrete del cuore”, appunto – dalla più intima esperienza dell’uno o dell’altro personaggio scatirusca una luce capace di attraversare i mari e i monti, e anche i decenni, per venire ad illuminare, al momento opportuno il cammino di altri personaggi, spesso ignoti, ma destinati a diventare compagni di strada.
Come si è accennato, anche dai decenni passati, cioè dagli avvenimenti narrati nei due precedenti romanzi – “Il manoscritto del Dottro Bonich” e “Di generazione in generazione” – giungono straordinarie illuminazioni a guidare gli animi, spesso perplessi e smarriti, di una gioventù che apparentemente è appagata da opportunità mai possedute dalle precedenti generazioni, ma che, nel profondo del cuore, è invece agitata da una segreta ansia e da un’insoddisfazione che non raramente la spinge verso scelte autolesioniste.
Il tono dei romanzi è, però, positivo. Attraverso le loro personali tragedie, i nostri ragazzi e ragazze giungono a rivedere la luce. Ma non si adagiano sulla serenità riconquistata. Si guardano intorno e, vedendo, con angoscia, una schera sterminata di ragazzi e ragazze meno fortunati di loro, decidono di tendere loro la mano e giurano di dedicare la propria vita alla loro felicità.
Una monaca benedettina ricorda loro l’episodio di San Gregorio Magno, il quale, girando per Roma, vede, sul mercato, una schiera di giovani schiavi dai capelli biondi e dai visi leggiadri. “Chi sono e che nome hanno quei giovani di così bell’aspetto?” domanda. “Vengono dalla Britannia e sono del popolo degli Angli”. “Non Angli, ma Angeli!” esclama Gregorio. “Essi hanno il volto angelico, e non è giusto che l’animo di uomini dalle membra così luminose sia poseduto dal Signore delle tenebre!” Per questo, divenuto papa, invierà in Inghilterra quella missione di monaci romani che convertirà i popoli della Britannia e costituirà il fondamento spirituale e culturale della nuova nazione inglese.
Vedendo tanta bella gioventù di oggi divorata da passioni autodistruttive, anche le nostre eroine esclamano: “Hanno il viso angelico e non è giusto che siano preda del signore delle tenebre!” Ed ecco che si mettono al lavoro, perché possano offrire almeno una goccia d’acqua, là dove ci vorrebbe un mare. Ma non si scoraggiano: “il mare è fatto di gocce!” si ripetono.
Tutto questo è solo lo sfondo spirituale, che a poco a poco emerge tra i fili della trame delle straordinarie avventure di Margaret e di Vittoria, di John e di Dorothy, di Emma e di Charles, dei pestiferi gemelli Marco e Federico, della piccola Deborah, di Giulia e di Francesca, di Kitty, di Edith, di Caterina e di Luca, di Susanna, di Horace, dei gemelli scozzesi Peter e Paul, di Linda.
Ma vi è un altro sfondo su cui si snodano gli avvenimenti appassionanti dei giovani protagonisti: le scene suggestive della campagna Sabina e Toscana, dell’Inghilterra, del Galles e della Scozia. È soprattutto il mondo scout, che ritorna come motivo costante nei nostri romanzi, ad aprire lo sguardo su queste scene, che si alternano con gli ambienti urbani, spesso squallidi, dell’Italia e della Gran Bretagna.
Alla luce artificiale delle discoteche, dei locali notturni e delle strade desolate di Londra nelle prime ore della mattina, fanno contrasto le dolci armonie della campagna gallese, con i suoi boschi, i suoi greggi, il cinguettio dei suoi uccelli, o le colline dell’Italia centrale, con il canto delle claustrali che risuona tra le antiche volte del monastero delle benedettine, nelle stesse ore in cui tanti giovani vagano senza meta, nelle anonime metropoli moderne, dopo la dissipazione delle ore notturne, o le suggestive visioni della natura scozzese, dove lo sguardo si perde verso i misteriosi orizzonti lontani.
Nuovi orizzonti si aprono, così, alle nostre eroine e ai loro amici, orizzonti visibili e invisibili, che essi non voglino tenere soltanto per sé, ma desiderano trasmettere, con la condivisione delle loro avventure, a una gioventù a cui è stata ingiustamente sottratta quella gioia e quella pace profonda a cui essa aveva diritto come e più di altre più fortunate generazioni.
Si può chiedere all’oste: è buono il vino? Buonissmo! risponderebbe. I romanzi sono piuttoto brevi, veloci e scorrevoli, senza essere sciatti. I personaggi sono vivi e belle sono le descrizioni e le rievocazioni di ambienti e di stati d’animo.
Piange il cuore a pensare che oggi la gioventù legge così poco! Anche questo è una perdita incalcolabile. Ma non si potrebbe ovviare a questo inconveniente trasformando questi racconti in una serie cinematografica o televisiva? O anche questo è un sogno irrealizzabile, come una recensione fatta da terzi?