Lettera a mio fratello

(inedito)

Caro Paolo,
questa mattina, in un momento di riposo, mi sembra quasi che mi sia emerso nella coscienza un problema antico che era rimasto come sepolto nel mio inconscio. Non si tratta di una questione generica, quale potrebbe essere il fatto che io sono così fortemente legato all’arte classica mentre tu preferisci le espressioni più moderne – in quanto probabilmente l’arte classica riflette nell’insieme un diverso modo di sentire la realtà rispetto alle più problematiche, e per me spesso (ma non sempre!!!) poco comprensibili e condivisibili, ricerche moderne. Si tratta invece di un episodio ben preciso, che si colloca nella nostra adolescenza – io avrò avuto, penso 13-14 anni – e che evidentemente mi era rimasto dentro insoluto. Improvvisamente questa mattina mi sembra di aver intravisto un inizio di soluzione – non una soluzione totale, che probabilmente non è raggiungibile, almeno in questa vita. Ma veniamo al dunque.
Nella circostanza di cui parlo tu facevi propaganda appassionata in famiglia al film, uscito allora, “West Side Story”. Mi ricordo abbastanza bene quello che ne dicevi, e in particolare la tua emozione per la canzone “Maria”, con tutti i suoi suggestivi echi. Naturalmente vidi anch’io il film. Il fatto è che rimasi perplesso di fronte alle diverse reazioni: tu entusiasta, papà invece negativamente impressionato e quasi irritato perché, diceva, “è un film senza luce”, Bianca Maria che difendeva il film, dicendo che la catarsi c’era, perché alla fine i ragazzi dei due diversi gruppi rivali portavano insieme il corpo del giovane ucciso. Come spesso è successo, perplessità da parte mia di fronte alle diverse reazioni di persone che, in modi diversi, avevano influenza su di me e di cui rispettavo il giudizio.
Questa mattina – dopo tanti anni! – ho pensato, come ti dicevo, ad alcune vie di soluzione. Prima di tutto la reazione di papà è comprensibile, ma non è stata ben meditata. In quegli anni egli era ancora troppo legato a certi schemi mentali, che gli impedivano di vedere le connessioni più profonde tra le cose – ma ciò può essere in parte giustificato dal fatto che gli stessi autori del film probabilmente non vedevano queste connessioni e pretendevano così, irragionevolmente, di fare qualche cosa di totalmente nuovo – e non era vero! Dunque: un film senza luce. Perché? Perché finisce male? Ma tanti capolavori classici finiscono male! Perché prevale la violenza della “gioventù bruciata”? Ma prevale veramente?
Riflettiamo: il modello di “West Side Story” è “Romeo e Giulietta” di Shakespeare. Ora “Romeo e Giulietta” finisce peggio di “West Side Story”, perché muoiono tutti e due! Però papà su questo non trovava da ridire. Dunque non è una tragedia senza luce? Peggio ancora: “Re Lear” non è ancora più tragico e senza luce? E “Otello”? Eppure niente da ridire! L’osservazione di Bianca Maria era giusta: c’è la catarsi, perché i gruppi rivali si associano nel portare insieme il corpo senza vita del protagonista, come in “Romeo e Giulietta”, di fronte al cadavere dei due giovani, finalmente i capifamiglia delle due famiglie rivali si decidono a fare pace definitivamente. Se c’è la catarsi, il film non è più senza luce – come non lo sono le tragedie di Shakespeare.
Ma la catarsi è assai più profonda della pace esteriore tra gruppi rivali. La catarsi è la vittoria ideale dei sentimenti superiori, vittoria che non avviene sul piano fattuale – come spessissimo non prevalgono la bontà e la giustizia sul piano fattuale nelle vicende umane – bensì avviene sul piano spirituale della poesia. Magra consolazione! – si dirà. Tutt’altro: la vittoria avviene nella più profonda vita spirituale del pubblico, in quella misteriosa vita incosciente in cui sono nascoste le sorgenti più segrete e più vere dell’azione. Altro che magra consolazione! Quando il pubblico si alza in piedi per un applauso incontenibile e interminabile, allora la catarsi è raggiunta nel modo più completo: l’amore ha vinto! Nella vita di quanti hanno assistito, qualche cosa di assolutamente determinante è cambiato ed essi non saranno più gli stessi, non solo nel loro sentire, ma nel loro operare personale e sociale, e quindi nel destino degli individui e dell’intera società.
Così, di fronte al cadavere di Cordelia e di Re Lear, il pubblico, senza saperlo, entra in uno stato spirituale di venerazione per la santità della giovane che, silenziosamente, si sacrifica per amore religioso del padre e re legittimo, benché ingiusto e crudele verso di lei. E agli occhi interiori del pubblico appare la vittoria spirituale di una civiltà superiore, in cui la barbarie dei sentimenti e delle azioni di Regana e Gonerilla sono sconfitti, non propriamente sul piano fattuale, ma sul piano del sentire di un intero popolo, che incomincia una vita totalmente nuova. Qualcosa di analogo si può dire della vittoria spirituale dell’innocente Desdemona nell’”Otello” di Verdi, più ancora che in quello di Shakespeare.
Si può dire qualche cosa di simile di “West Side Story”? Assolutamente sì! Gioventù bruciata! Intanto tra le rivalità e le violenze dei due gruppi, in parte mezzo teppisti, fioriscono caratteri dolci e delicati come Maria e il suo innamorato (non mi ricordo il nome). E giustamente la delicatezza dei loro sentimenti esplode nella canzone “Maria”! Anche qui è la musica la bacchetta magica che porta alla vittoria spirituale dei sentimenti più alti – come la cetra di Orfeo ammansiva le belve. E il discorso nobile e appassionato di Maria di fronte al cadavere del suo innamorato non è che l’espressione vittoriosa dei suoi sentimenti superiori. Come ho detto, sul piano fattuale i due giovani, il loro amore, la loro delicatezza di sentimento soccombono – soccombono in parte anche dentro l’innamorato, quando in lui prevale la violenza omicida. Ma sul piano ideale – che assolutamente non significa “irreale”! – la vittoria dei sentimenti superiori è assoluta. Il pubblico non uscirà dalla rappresentazione senza vagheggiare in tutto il suo profondo sentire la bellezza innocente di Maria e l’amore puro, forte e delicato del suo innamorato. E non senza una profonda efficacia sul suo destino sentirà a lungo riecheggiare nel suo animo l’invocazione della più bella canzone: “Maria!”
Giustamente Eliot diceva che ad ogni generazione è necessario che i poeti elevino la forza espressiva della lingua, perché i sentimenti del popolo non ricadano nella barbarie. Non ci si può accontentare dei capolavori del passato. E in questo credo che “West Side Story” abbia bene adempiuto la sua missione.
Ecco. Spero di non averti annoiato.
A presto
Ciao

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...