L’ottava “stella” della scuola online: la musica

di Madre Lioba

Per un ripensamento della vita familiare in occasione delle nuove opportunità offerte dal reddito di maternità proposto dal Popolo della famiglia
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Se non fosse un po’ ingiusto nei confronti delle altre stelle, vorrei quasi dire che l’ottava stella è la “perla” della scuola online per le famiglie. Infatti, per prima cosa qui abbiamo avuto più numerosi validi collaboratori, e inoltre questa stella tratta di un argomento particolarmente seducente: la musica!
L’aggettivo “seducente” appare particolarmente appropriato: esso, infatti, può avere, come appunto la musica, tanto una valenza molto positiva, quanto, invece, una valenza molto negativa.
Per far comprendere questo punto, devo fin da principio insistere su un fatto di cui la maggior parte delle persone non è affatto cosciente: la musica non è un ornamento secondario della vita, ma, al contrario, è un elemento fondamentale dell’esistenza, che ci condiziona, nel bene e nel male, nel più profondo del nostro essere, anche a livello inconscio.
Se questo è vero, ne consegue che prendere la musica con leggerezza, senza interesse e senza competenza, è un errore esiziale, per tutti, ma specialmente per genitori, educatori e legislatori. E dobbiamo amaramente prendere atto del fatto innegabile che questo errore, dalle conseguenze incalcolabili, purtroppo da molti decenni, e certamente da prima del fatidico 1968, ha segnato tragicamente le ultime generazioni, e che la sua influenza deleteria aumenta rapidamente di giorno in giorno.
Consideriamo, per prima cosa, il grande potere suggestivo che ha la musica e come essa contribuisca in modo determinante a formare i nostri sentimenti e le nostre stesse convinzioni. Abbiamo un’infinità di esempi, da Sant’Agostino a Paul Claudel e oltre, di come la musica sia stata determinante per la conversione, la vita religiosa e la stessa santificazione di singole persone e di popoli interi. Non per nulla l’antica figura mitica di Orfeo, che con il suo canto ammansiva anche le bestie più feroci, è stata interpretata, dai Padri della Chiesa, come una prefigurazione di Cristo, che con la sua parola divina ha ammansito la belva umana.
Ma se c’è una musica che avvicina a Dio, c’è anche una musica che avvicina al diavolo. Già Platone diceva che la degenerazione della musica causa la totale degenerazione dei popoli, e negli antichi libri cinesi si parla di una musica “onesta” e di una musica “disonesta”. Per questo, come ricorda anche Fénelon (1651-1715) nel suo capolavoro “Telemaco” (1699), i greci ponevano la cura della buona musica tra gli elementi basilari dell’educazione della gioventù.
Purtroppo questo punto fondamentale della saggezza tradizionale già da troppo tempo ha finito per essere trascurato e dimenticato da educatori e responsabili, laici ed ecclesiatsici. Il risultato è stato che la nostra gioventù e la nostra infanzia sono ormai sommerse, a partire da un’età precocissima, grazie anche alle moderne tecniche, da un diluvio di musica deteriore, che inquina il loro sentire e il loro comprendere prima ancora che ne abbiano coscienza.
Si parla spesso della decadenza della musica in chiesa. Ma troppo poco si parla della decadenza, assai maggiore, della musica fuori della chiesa, che ha preceduto, causato e accompagnato l’altra. Certamente il risanamento della musica in chiesa deve procedere di comune accordo con il risanamento della musica nella società civile, essendo innegabile il loro condizionamento vicendevole.
Ma di fronte a questa situazione, molto più tragica di quanto comunemente si pensi, i genitori non devono disperare, perché disponiamo ora di mezzi che, se lo vogliamo, possono validamente contribuire ad invertire la rotta.
Ho prima accennato alle nuove tecniche, con le quali la peggiore musica invade il tempo e lo spazio di giovani e giovanissimi. Ma qui dobbiamo segnalare con grande forza un fatto veramente paradossale: proprio quella tecnica con la quale si credeva di seppellire per sempre un’intera civiltà ci mette ora in grado, invece, di riscoprirla e di farla risorgere a nuova vita, in modo infnitamente più efficace di quanto non sia mai avvenuto in passato.
Ciò vale per i più diversi ambiti, ma specialmente per la musica. In passato la più bella musica sacra si poteva ascoltare soprattutto nelle cattedrali o nei monasteri, mentre quella profana era riservata a chi poteva permettersi di frequentare teatri o sale di concerti. Certamente l’opera era molto popolare, ma in ogni caso molti ne erano esclusi, se non altro per ragioni geografiche. In tempi più recenti si sono diffuse le nuove possibilità offerte dai “dischi”, prima a 78, poi a 45, poi a 33 giri.
Oggi tutto questo appare totalmente superato. Con i mezzi più moderni possiamo non solo ascoltare, ma anche “vedere” un patrimonio immenso di musica di tutti i tempi, messo a disposizione, praticamente gratuita, di ogni classe di persone e di ogni nazione. È una vera rivoluzione “democratica”!
Inoltre si è risvegliato l’appassionato interesse, in molti giovani studiosi ed esecutori di musica, di riscoprire opere dimenticate, o anche mai eseguite, dei secoli passati e sono state rimesse in luce ricchezze inaudite, che lasciano il moderno ascoltatore senza fiato.
In questa situazione tanto favorevole, non approfittare di questa possibilità di offrire alla nostra gioventù l’opportunità, anche e soprattutto nell’ambito familiare, di accedere ad un tesoro così straordinario e di trovare, per questa via, un’alternativa incredibile alla musica decadente tanto diffusa sarebbe veramente una colpa troppo grave da parte nostra.
Ma genitori ed educatori devono a loro volta essere guidati nella giungla della rete e delle più svariate offerte per potere poi orientare i loro figli. È proprio questo che si propone la nostra ottava stella: mettere a disposizione di genitori ed educatori, e anche degli stessi giovani, tutte le indicazioni, le istruzioni e i matriali necessari per poter scoprire e padroneggiare l’immenso tesoro della nostra straordinaria tradizione musicale.
Qui l’aggettivo “nostro” è stato usato in tre sensi diversi, che in parte si sovrappongono. Da una parte esso indica la comune tradizione della musica occidentale – che tra l’altro non manca di legami con quella orientale – dall’altra esso indica una tradizione propriamente nazionale e italiana, che a sua volta si fonde con un’impronta propriamente ecclesiastica e benedettina.
Giovanni Pascoli, nell’iscrizione da lui dettata nel 1910 per l’abbazia benedettina di Pomposa in Romagna, scrive: «Qui per me il monaco Guido canta con il fedele coro». Il poeta allude al benedettino dell’abbazia di Pomposa Guido d’Arezzo, il quale, nel secolo XI, rinnovò la scrittuta musicale e diede alle note della scala naturale quei nomi che si sono poi diffusi in tutto il mondo: ut – divenuto poi “do” – re, mi, fa, sol, la, si, presi dalle sillabe iniziali dei versetti dell’inno liturgico da lui scritto per la festa di San Giovanni Battista.
Oltre a questo sostanziale fondamento ecclesiastico e monastico di tutta la successiva musica occidentale, l’Italia doveva dare anche importanti contributi tecnici – tanto che in tutto il mondo le indicazioni: andante, largo, allegro, solo, a capo etc. sono ancora scritte in italiano – e soprattutto la sua lingua, così più di ogni altra adatta al canto che per un paio di secoli anche musicisti stranieri, soprattutto tedeschi, hanno musicato prevalentemente testi scritti in lingua italiana. Ciò è tanto vero che chiunque, in qualsiasi parte del modoo, vuole studiare canto lirico, deve imparare la lingua italiana.
Questo solo fatto pone i genitori e gli educatori italiani in una posizione di grande vantaggio. Infatti forse l’ottanta per cento del patrimonio lirico mondiale è scritto in lingua italiana, e se pensiamo che l’“opera” – come si chiama in tutto il mondo – fu inventata in Italia nell’anno 1600 ed ebbe poi in Italia stessa e all’estero una diffusione immensa per quasi quattro secoli, con un relativo primato italiano per quantità e qualità dei compositori, dobbiamo concludere che sarebbe veramente solo colpa nostra il non riappropriarci di una così straordinaria ricchezza.
Aggiungiamo che tutto questo immenso patrimonio ha quasi al cento per cento un fondamento religioso e cristiano.
C’è un solo grande svantaggio: il fatto incredibile e scandaloso che di tutta questa storia gloriosa nelle nostre scuole, e non da oggi, non si fa parola!
Ma a tutte le inqualificabili inadempienze che sono state denunciate in questo articolo, la nostra scuola vuole porre rimedio, anche e soprattutto a vantaggio della vita familiare. La musica, infatti, non deve restare confinata in artificiali spazi pubblici, ma deve ritornare ad essere parte della vita quotidiana, religiosa ed umana, delle nostre famiglie.
Già molto è stato fatto, grazie, come si è detto, a validi collaboratori. Ma c’è ancora moltissimo da fare, e devo, perciò, anche in questo caso, rinnovare l’appello alla collaborazione, per sostenere lo sviluppo e la diffusione di una materia così preziosa e, purtroppo, così colpevolmente per troppo tempo trascurata e abbandonata a mani capaci solo di apportare più danno che giovamento.

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