Nei pensieri del Padre mio. Sacra rappresentazione di Don Massimo Lapponi

Personaggi:

Gesù, fanciullo di 12 anni
Maria, sua madre
Giuseppe, sposo di Maria
Un Dottore della legge
Pellegrini della Galilea che tornano a casa dopo un pellegrinaggio al Tempio di
Gerusalemme
Un gruppo di dottori della legge
Stuolo di fedeli in preghiera nel Tempio di Gerusalemme

La prima scena rappresenta un luogo della campagna tra la Giudea e la Samaria, dove i pellegrini galilei sostano durante il viaggio di ritorno in patria.
La seconda scena rappresenta una grande aula nel Tempio di Gerusalemme.

Prima scena

Un luogo della campagna tra la Giudea e la Samaria. Da sinistra entra il gruppo degli uomini, pellegrini della Galilea, e da destra entra il gruppo delle donne. Si riuniscono al centro della scena e cantano insieme una lode al Signore.

Coro dei pellegrini:

Gloria al Signore
per l’immenso amore
ch’egli ha serbato al suo popol fedel (bis).
Gloria al Signor!
Grandi prodigi
egli ha compiuto
quando la terra ed il cielo creò,
quando Israel nel suo amore salvò.

Con il suo braccio potente gli empi colpì
ed Israele sciolse da morte crudel.
In due muraglie divise l’acqua del mar
e con asciutto piede il suo popol passò.
Gloria al Signor!

Egli Israele nel deserto guidò,
perché fedel, eterno è il suo amor.
Egli ai suoi figli la sua legge donò:
sempre fedel, eterna è la sua pietà.

Con il suo braccio potente gli empi colpì
ed Israele sciolse da morte crudel.
In due muraglie divise l’acqua del mar
e con asciutto piede il suo popol passò.

Gloria al Signore
per l’immenso amore
ch’egli ha serbato al suo popol fedel (bis).
Gloria al Signor!
Grandi prodigi
egli ha compiuto
quando la terra ed il cielo creò,
quando Israel nel suo amore salvò.

Maria si discosta dal gruppo dei pellegrini e Giuseppe le si avvicina.

Maria:

Sposo diletto,
quanto fu dolce
pregare Iddio
nella sua casa!

Or dopo lungo,
duro cammino,
recami il caro
pargolo Gesù.

Giuseppe:

O cara sposa,
io sono confuso!
Forse che il figlio
non era con te?

Maria:

O no, mio sposo!
Mi sento mancare!
Tutti pensavan
ch’ei fosse con te!

Pietà Signore
del nostro tormento!
Guarda ai tuoi servi
e dona a lor conforto!

Perder la vita
per noi è meno acerbo
che viver senza
il tenero Gesù!

Giuseppe:

Torniamo, o sposa,
nel Tempio di Dio:
lì troveremo
il nostro Gesù.

Maria:

Sposo diletto,
presto corriamo
alla dimora
dolce di Dio!

Ei ci conceda
di riabbracciare
il nostro amato
pargolo Gesù!

Circondati da parenti e amici Maria e Giuseppe si allontanano con gesti di grande preoccupazione e ansietà.
Cambia scena: appare un’aula del Tempio di Gerusalemme in cui uno stuolo di fedeli sosta in preghiera. E’ mattina presto.

Seconda scena

Coro dei fedeli nel Tempio di Gerusalemme:

Sorge il sol sul Tempio del Signore:
eleviam di lode un sacro cantico.
Come il cuor esulta nel tuo nome!
L’anima languisce nei tuoi atri, o mio Signor!

Dio del ciel, rivolgi a noi lo sguardo!
D’ogni male, d’ogni colpa, o Signor, deh pietà!
T’imploriam, superno Dio pietoso:
ogni bene, ogni dono noi da te solo speriam!

Da te solo speriam, o dolce Signore,
perdono, pietà!
Concedi, t’invochiam,
o santo Sovrano,
il dono della tua bontà.

Dio del ciel, rivolgi a noi lo sguardo!
D’ogni male, d’ogni colpa, o Signor, deh pietà!
T’imploriam superno Dio pietoso:
ogni bene, ogni dono noi da te solo speriam!

Sorge il sol sul tempio del Signore:
eleviam di lode un sacro cantico.
Come il cuor esulta nel tuo nome!
L’anima languisce nei tuoi atri, o mio Signor!

A questo punto i fedeli si allontanano e l’aula rimane vuota. Entra in silenzio il Fanciullo Gesù. Avanza quasi timidamente e si guarda intorno, quasi timoroso. Alza gli occhi, allarga le braccia e sorride come ammirato per la bellezza del Tempio. Poi si ricompone e timidamente si ritira in un angolo.
Entra un gruppo di dottori della legge e si raccoglie nel centro dell’aula.

Coro dei dottori della legge:

Dolce qual miel la legge dell’Altissimo:
essa darà conforto ai nostri cuori.
Dona, o Signor, la luce che c’illumina
e che c’infiamma d’amore per te!

Un dottore della legge:

Lassù dal ciel Iddio tremendo, altissimo,
guarda pietoso al suo popol fedel,
scruta i pensier celati in fondo agli animi
e ricompensa chi si affida al suo amor.

A questo punto il Fanciullo Gesù si avvicina e, con grande umiltà, si rivolge al dottore che si è staccato dal gruppo e agli altri. Tutti lo guardano stupiti.

Gesù Fanciullo:

Scusatemi, o dottor d’Israel,
se pur nella mia giovane età
m’appresso a voi per ascoltar la legge del Signore.
Qual grande gioia prova il mio cuor
ad ascoltar la voce del ciel
che risuona fedel nel parlar dei profeti.
Beato Israel, a cui Dio rivelò i pensier del suo cuore!

Ei nutre in cuor pensieri d’amor
e vuol condurci a sé.
E già col dolce nome di Padre a noi si rivelò.

Or questo santo nome sarà
diffuso in ogni luogo, perché
in tanti cuor risuonerà dovunque sotto il cielo.
E la tua santa luce, Israel,
risplenderà qual fulgido sol
e tua gloria sarà il suo regno che viene:
che viene dal ciel, dal paterno suo cuor qual rugiada soave.

Un Dottore della legge:

Santo fanciullo, il tuo parlar mi suscita
nuovi soavi pensieri d’amor.
In te risuona un dolce afflato angelico:
io rendo grazie a chi la vita ti die’.

Coro dei dottori della legge:

Dolce qual miel la legge dell’Altissimo:
essa darà conforto ai nostri cuori.
Dona, o Signor, la luce che ci illumina
e che c’infiamma d’amore per te!

Entrano da un lato Maria e Giuseppe e si avvicinano con premura e preoccupazione al Fanciullo Gesù.

Maria:

Mio Gesù perché d’angoscia
fai penar color che t’amano?
Di tuo padre, di tua madre
non hai tu pensiero alcuno?
Non t’importa ch’essi soffrano?

Tu non sai,
che dolor
ha straziato i nostri cuori
quando afflitti tutto il dì
dovunque invan
ti cercavam.
Non sai tu qual grande amor
a te portiam,
o mio Gesù?

Senza te tuo padre ed io
come ancor potremmo vivere?
Sol sa Iddio qual mai tormento
in quest’ore abbiam sofferto
al crudel pensier di perderti!

Gesù Fanciullo:

Perché mi cercavate?
Forse non sai
che in fondo al cuor
giace un mistero d’amor?

Nel cuor mi parla un Padre
che vive in me
e suscita
nell’animo
celesti pensier,
e amabile
sollecita
che ai suoi pensier degg’io servir.

Tu ancor dovrai servir,
fedele al par di me,
del Padre il voler.
La spada del dolor
al cuore tuo darà
del mondo inter
l’immenso amor.

Non sai che ogni uomo al mondo
i suoi dovrà
un dì lasciar
e il suo destin ricercar?

Del mio destin la voce
io sento in me
che trepida
vuol porgermi
un patto d’amor
e amabile
diffondere
l’amor del Padre in ogni cuor.

Maria:

Non comprendo il tuo pensiero,
ma già avverto in fondo all’anima
una voce che mi invita
a seguirti e ad adorare
ciò che avvampa nel tuo spirito.

Io so già
che il dolor
è il retaggio che ci attende,
e l’offerta dell’amor
ostili i cuor
incontrerà.
Ma il mio cuor sempre sarà
accanto a te,
o mio Gesù!

A ogni donna, ad ogni madre
la mia destra porgo amabile
perché meco adori e serva
il segreto amor paterno
che tu vuoi donare agli uomini.

Gesù Fanciullo si accosta a Maria e a Giuseppe, li abbraccia e si dispone ad andare con loro. A questo punto si sente cantare da fuori scena il coro dei fedeli, che lentamente entrano in processione nell’aula. Durante la strofa centrale si fermano al centro della scena e poi, accompagnati da tutti gli altri presenti, lentamente scendono dal palco in processione e concludono il canto stando in mezzo al pubblico.

Coro dei fedeli (a cui poi si aggiungono tutti i presenti):

Pace sovrana
regna nel cuore
dentro il tuo Tempio,
o mio Pastor.
Canti di gioia,
inni d’amore
sempre risuonan
lieti e soavi
nella tua casa,
dolce Signor.

Nelle affannate
strade del mondo
senza conforto
naufraga il cuor,
nel desiderio
sempre deluso
d’una bugiarda
felicità.

Deh, torna, o misero, al tuo Signor!

Pace sovrana
regna nel cuore
dentro il tuo tempio,
o mio Pastor.
Canti di gioia,
inni d’amore
sempre risuonan
lieti e soavi
nella tua casa,
dolce Signor (bis).

F I N E