Nel cambiamento climatico l’umanità non è “malvagia”

di Bjorn Lomborg

Pubblicato su “The Globe and Mail” il 26 settembre 2019 [articolo originale: https://www.theglobeandmail.com/opinion/article-on-climate-change-humanity-is-not-evil/?mc_cid=e0a17488d9&mc_eid=da49bfc3f6%5D
(Biorn Lomborg è il presidente del Copenhagen Consensus Center e docente ospite della Copenhagen Business School)

Parlando alle Nazioni Unite, la sedicenne attivista svedese Greta Thunberg ha detto che se l’umanità capisce davvero la scienza del cambiamento climatico e non riesce ancora ad agire, ciò vuol dire che siamo “malvagi”. Questo perché il cambiamento climatico significa che “la gente sta morendo“. Ci ha anche detto che cosa dobbiamo fare per agire correttamente: tra un po’ più di otto anni avremo esaurito quanto possiamo permetterci di emissioni di carbonio, quindi dobbiamo eliminare tutto ciò che funziona con i combustibili fossili entro il 2028.
Sebbene questa sia un’affermazione diffusa, essa è fondamentalmente fuorviante. Sì, il riscaldamento globale è reale e causato dall’uomo, ma la visione del cambiamento climatico della Thunberg come fine del mondo non è fondata. Il Comitato Intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico stima che entro il 2070 gli effetti totali del cambiamento climatico, anche sugli ecosistemi, saranno equivalenti a una riduzione del reddito medio valutabile dal 0,2 al 2 per cento. Entro quella data, ogni persona sul pianeta sarà dal 300 al 500 per cento più ricca.
Non emettiamo co2 con intenti malvagi. Si tratta, infatti, di una conseguenza indiretta della possibilità di dare all’umanità l’accesso a quantità di energia senza precedenti. Solo un secolo fa, la vita era molto dura. La disponibilità di energia ha reso possibile una vita migliore, non dovendo più passare ore a raccogliere legna, a inquinare la casa con il fumo, a procurare il calore, il freddo, il trasporto, la luce, il cibo e le altre necessità. L’aspettativa di vita è raddoppiata. L’abbondante disponibilità di energia, derivata soprattutto dai combustibili fossili, ha sollevato più di un miliardo di persone dalla povertà negli ultimi 25 anni.
Questo non è il male – è proprio il contrario.
Miss Thunberg crede che il cambiamento climatico significhi che le persone stanno morendo, ma la realtà è che i disastri causati dal clima appena un secolo fa uccidevano mezzo milione di persone ogni anno. Oggi, nonostante l’aumento delle temperature, grazie alla minore povertà e alla maggiore capacità di intervento, siccità, inondazioni, uragani e temperature estreme uccidono appena 20.000 persone ogni anno – una riduzione del 95 per cento. Si tratta di un risultato moralmente lodevole.
Porre fine all’uso globale di combustibili fossili entro il 2028 è un progetto erroneo, semplicemente perché l’energia verde non è sviluppata al punto da poter prendere in consegna ciò che i combustibili fossili lasciano alle spalle. Una difficile transizione, fatta per volere o per forza, causerebbe una vera e propria catastrofe globale, riducendo la maggior parte di noi in una povertà senza precedenti. Ecco perché soprattutto i paesi in via di sviluppo vogliono più energia da combustibili fossili, non meno; vogliono sollevare più persone ad una vita di maggior benessere.
Ciò di cui abbiamo bisogno è un’energia a basso tenore di co2, che possa superare la concorrenza dei combustibili fossili – il che indurrebbe tutti, inclusi la Cina e l’India, al cambiamento. Questo significa aumentare drasticamente gli investimenti globali per la ricerca e per lo sviluppo verde, cosa che non siamo riusciti a fare negli ultimi decenni, proprio perché gli attivisti hanno sempre richiesto soluzioni prima che fossimo pronti.
Infine, il Miss Thunberg ci dice che, se non eliminiamo i combustibili fossili entro il 2028, le giovani generazioni non ci perdoneranno mai. Ma questo non è che il riflesso di una visione miope, propria del mondo già sviluppato. Quando le Nazioni Unite hanno chiesto a 10 milioni di persone in tutto il mondo quali fossero le loro priorità, essi hanno evidenziato cinque obiettivi primari: salute, istruzione, lavoro, lotta alla corruzione e nutrimento. In sintesi, essi si preoccupano che i loro figli non muoiano di malattie facilmente curabili, ricevano un’istruzione adeguata, non muoiano di fame.
Il clima viene al sedicesimo posto, non perché non sia importante, ma perché per la maggior parte dell’umanità altre esigenze sono più urgenti.
Il problema è che il clima sta sempre più calpestando altre urgenze. Un terzo di tutti gli aiuti allo sviluppo, per esempio, viene ora speso per il problema del clima, in aperto spregio delle priorità dei poveri del mondo.
Dovendo, dunque, affrontare il problema del clima con maggiori investimenti nella ricerca e nello sviluppo dell’energia verde, sembra più corretto affermare che la maggior parte dei giovani del mondo mai ci perdoneranno se diamo la piorità al clima rispetto al nostro dovere di affrontare i problemi della poverrtà, della salute, dell’istruzione e del nutrimento.