Niente di nuovo sotto il sole

(pubblicato su Il legno storto il 9 maggio 2010)

“Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa. Il sole sorge e il sole tramonta, si affretta verso il luogo da dove risorgerà. Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana; gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna. Tutti i fiumi vanno al mare, eppure il mare non è mai pieno: raggiunta la loro mèta, i fiumi riprendono la loro marcia… Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole. C’è forse qualcosa di cui si possa dire: ‘Guarda, questa è una novità’? Proprio questa è già stata nei secoli che ci hanno preceduto” (Qo 1,4-7.9-10).
Nella storia umana, specialmente recente, si può osservare un fenomeno strano: facilmente si diffonde negli uomini l’illusione di aver trovato la formula adatta per cambiare il mondo. Così alcuni pensano che una rivoluzione nelle strutture politiche possa non semplicemente ottenere un certo relativo miglioramento, ma eliminare definitivamente ingiustizia, fame e sofferenza, ovvero che lo stesso obiettivo si possa ottenere con lo sviluppo della scienza e della tecnica. Gli esempi si potrebbero moltiplicare, e benché il risultato sia sempre lo stesso, cioè quello di aggravare quei mali che si volevano cancellare, sembra che gli uomini siano di dura cervice e che periodicamente ricadano nella stessa illusione, se pure mutando di volta in volta la formula che dovrebbe risolvere tutti i problemi.
Una delle formule più recenti è un certo femminismo, il quale, diversamente da quello che aspira a un giusto riconoscimento del lavoro svolto dalle donne e delle loro capacità intellettuali e manageriali, partendo dalla premessa innegabile che nel passato troppo spesso le donne hanno dovuto subire un’ingiusta discriminazione da parte degli uomini, pretende ora di riformare il mondo buttando via insieme con l’acqua anche il bambino, e cioè insieme agli aspetti deteriori della cultura passata anche gli aspetti migliori: insieme al disprezzo verso la donna anche il suo apprezzamento – fosse anche espresso da un Dante o da uno Shakespeare – insieme all’uomo cattivo anche la donna buona, anche la donna di sempre, anche la di lei vocazione, non esclusiva ma primaria, di sposa e di madre, per vagheggiare una donna nuova che di donna non si sa più che cosa conservi, oltre al suo sex-appeal – questo perché in fondo inconsciamente avvertono che se rinunciassero anche al sex-appeal non le staremmo neanche a sentire!
Ecco dunque per tale diffuso genere di femministe il principale obiettivo della politica mondiale di oggi: che le donne possano assumere ogni ruolo, eliminando per questo qualsiasi ostacolo, di cultura o di natura che sia.
Non sta a me giudicare se la realizzazione di questo programma stia portando o meno ad una società più felice. Chissà però che anche questa volta la formula magica non debba rivelarsi illusoria! Da che mondo è mondo gli uomini hanno approfittato della loro maggiore forza fisica per prevalere sulle donne e le donne hanno approfittato della loro maggiore forza psicologica per prevalere sugli uomini. Finché il confronto si è svolto all’insegna della brama di dominio, dell’orgoglio, della sopraffazione e della violenza non ha portato che male da una parte e dall’altra. Ora non credo proprio che suscitando ed esasperando nelle donne i sentimenti vecchi come il mondo – e non certamente appannaggio dei soli maschi – dell’ambizione, dell’avidità e della caparbia ostilità, con il miraggio di una libertà e di un’eguaglianza ottenute attraverso riforme puramente esteriori – se pure dall’apparenza spettacolare – si possa raggiungere la pace e la felicità sociale. Al contrario, l’esacerbazione della lotta non potrà che esasperare il conflitto, condotto naturalmente con la armi di sempre. Infatti le femministe negli scritti e nei discorsi possono proclamare a non finire l’eguaglianza dei “generi”, fino a convincere se stesse e quelli che le leggono e le ascoltano. Ma le parole, scritte o gridate, sono una cosa e la realtà è un’altra.
Diceva Schopenhauer che gli eruditi hanno letto molti libri, mentre i geni hanno letto il libro di questo mondo. Ora il libro di questo mondo ci dice che la diversità invece c’è e che ci sarà sempre. E ci dice anche che il male non deriva da questa diversità, ma dal desiderio di godimento a spese degli altri e dal conseguente spirito di egoismo e di sopraffazione, sia che si eserciti con le armi proprie degli uomini, sia che si eserciti con quelle proprie delle donne. Chi dunque sa leggere nel libro di questo mondo sa bene che c’è una sola via per migliorare le cose, ed è quella insegnataci da Gesù Cristo: “Chi vuol essere mio discepolo prenda la sua croce e mi segua.” Non è la lotta contro gli altri, ma la lotta contro se stessi che cambierà il mondo. Ovvero l’affermazione dei propri giusti diritti potrà migliorare moderatamente le cose soltanto se accompagnata dalla mortificazione delle proprie smodate pretese, dall’umile e dignitosa accettazione e valorizzazione di sé, dall’amorevole accettazione e valorizzazione del diverso da sé.
Quando invece uomini e donne, abbandonata ogni saggezza e moderazione, si scatenano sempre più, le une illudendosi di aver trovato finalmente la formula magica per una svolta epocale e gli altri approfittando della suicida eliminazione da parte delle donne di quei vincoli morali che le proteggevano, e anzi favorendola per il proprio tornaconto egoistico, i mali del mondo, come al solito, invece di scomparire peggioreranno enormemente: “niente di nuovo sotto il sole”!
Per questo ogni nuovo vangelo che, insegnandoci ad avversare come “dottrina dei padroni” o come “antiscientifico” o come “maschilista” l’impegno primario di umiliare il nostro io orgoglioso, vuole persuaderci che invece dobbiamo scatenare noi stessi in una lotta esteriore contro qualcuno o qualcosa, non fa che esasperare la cieca caparbietà che abita in noi e finisce per riempire il mondo di rovine.

di D. Massimo Lapponi

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