Osservazioni sull’editoriale del Presidente Adinolfi

di Don Massimo Lapponi

Il Presidente del popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, ha giustamente denunciato l’indifferenza verso temi etici fondamentali – quali la difesa della vita nascente, il sostegno della maternità anche per ridurre le cause dell’aborto, l’educazione sana della gioventù – di un numero molto rilevante di cattolici e non solo, almeno nella sfera politica. Questa indifferenza si è tragicamente manifestata con l’appoggio che troppi cattolici hanno dato a Stefano Bonaccini, promotore di una legislazione eugenetica antinatalista, della diffusione dell’ideologia gender nelle scuole e di altre derive etiche, nelle recenti elezioni in Emilia Romagna.
A mio giudizio questa indifferenza dei cattolici e di chi si presume che dovrebbe avere ancora un senso morale della vita umana, e il conseguente insuccesso elettorale in Emilia Romagna del Popolo dell Famiglia, non è sostanzialmente ascrivibile né all’insufficiente comunicazione e informazione del movimento, né a opinabili strategie di alleanza. La vera causa va ricercata più a monte, e cioè nel decaduto senso religioso, morale e culturale di una grande parte del nostro popolo cattolico e laico.
Il clima avvelenato in cui oggi nuota la vita quotidiana degli individui è così avvolgente, che il senso stesso delle parole che si usano per designare contenuti morali e religiosi finisce per dileguarsi. Del resto, lo stesso vocabolario usato quotidianamente, non solo in ambienti degradati, ma ormai anche nelle scuole, nei luoghi professionali, nelle assemblee politiche e addirittura nelle chiese, per non parlare dei mezzi di comunicazione sociale, non solo è spaventosamente impoverito e imbarbarito – in senso etimologico – ma attinge ormai a piene mani e senza ritegno dal bacino purulento dell’oscenità.
In questo allucinante universo di svuotamento e pervertimento semantico, come si può pensare che messaggi a sostegno di contenuti morali e religiosi siano, prima che accettati, semplicemente compresi?
Sarà relativamente facile, per chi ha una certa età e ha alle spalle buoni studi classici e religiosi, scrivere un’efficace pagina chiarificatrice o esortatrice – come potrebbe essere anche la presente – ma come fare perché quanto si vuole trasmettere sia compreso e assimilato?
Per affrontare questo grave problema, mi permetto di richiamare un discorso che ha ormai alle spalle una decina d’anni, anche se ha incontrato notevoli difficoltà a diffondersi.
Prima ho parlato di individui che nuotano in un clima quotidiano avvelenato. Ma vorrei ora ricordare che nessuno vive da solo e che, perciò, il clima in cui vivere, necessariamente bisogna costruirlo insieme. Cosa vuol dire questo? Che finché ci si rivolge agli individui, si potrà spesso ottenere un assenso teorico, ma quasi mai un cambiamento di vita. Questo, appunto, perché il cambiamento di vita va fatto coscientemete insieme.
Ma siamo più chiari e concreti. L’ambiente in cui abitualmente si svolge la vita quotidiana degli individui è la famiglia. Se, dunque, vogliamo correggere il clima avvelenato in cui nuotano gli individui, la via maestra è quella di correggere il clima in cui si svolge la vita giornaliera delle famiglie, il clima, cioè, che si respira tra le pareti domestiche. Gli altri meritori discorsi che si fanno a favore della famiglia rimarranno sempre insufficienti se per prima cosa non si interviene richiamando le famiglie stesse alla responsabilità di riprendere in mano la costruzione comune dell’ambiente culturale in cui si struttura l’esistenza che si svolge tra le mura domestiche, senza delegare per questo a quelle forze del costume imperante a cui ormai da troppo tempo abbiamo lasciato il compito di forgiare la vita quotidiana della nostre famiglie.
Proprio l’arduo compito di sostenere le famiglie in questa riappropriazione della propria inalienabile intimità domestica è stata la missione in cui ormai da dieci anni, ma dopo una lunga prerparazione, ci siamo impegnati.
Proprio in occasione della recente consultazione elettorale emiliano-romagnola, il 18 gennaio scorso, presso il monastero benedettino di Modena abbiamo cercato di lanciare ad un pubblico più vasto e motivato il nostro messaggio, come si può vedere dall’articolo pubblicato su questa stesa testata martedì 14 gennaio – vedi: https://massimolapponi.wordpress.com/un-convegno-benedettino-sulla-famiglia-alla-vigilia-di-unimportante-consultazione-elettorale/
Nell’incontro di Modena è stata fatta la presentazione di quella scuola online per le famiglie che, se presa seriamente come guida, potrebbe dare un valido sostegno a quella riappropriazione del proprio destino familiare che non si può più rimandare.
Ma vorrei concludere sottolineando che sarebbe interesse primario del Popolo della Famiglia affiancare il discorso più propriamente politco con l’impegno capillare di ricondurre il senso umano, morale e religioso del nostro popolo, attraverso una conversione delle stesse famiglie, a quei contenuti che sono alla base della vita umana e ai quali la spaventosa distruzione di ogni dimensione forte e costruttiva nella coscienza degli individui, attraverso la distruzione del tessuto quotidiano della vita familare, ci ha resi estranei.