Popolazione e risorse

(inedito)

Le questioni morali non si risolvono a maggioranza, né per tutti è valido il semplice ricorso all’autorità. Oltre a riportare le varie opinioni e a far ricorso al magistero, dobbiamo anche usare la ragione.
Premetto che prima e dopo i filosofi cristiani medievali, hanno parlato di virtù e di saggezza pressoché tutti i filosofi antichi e moltissimi dei moderni. Dunque non è un discorso parrocchiale quello che fa appello alla virtù e alla saggezza!
Credo che sia opportuno inquadrare il problema della popolazione e delle risorse in una prospettiva più ampia di quella generalmente adottata, e che, a mio giudizio, favorisce affermazioni brillanti ma poco fondate. Mi permetto perciò di proporre alcune osservazioni, che naturalmente andrebbero ulteriormente approfondite, con cui vorrei riassumere un punto di vista maturato nel corso di molti anni.

1. Generalmente il problema del rapporto risorse-popolazione viene formulato nei termini seguenti:

a. vi sono x numero di persone che consumano complessivamente y quantità di risorse
b. vi sono z quantità di risorse
c. se y è calcolato come maggiore di z, al fine di far quadrare i conti dobbiamo ricorrere più o meno ad ogni mezzo per ridurre y, e perciò x, se si vuole evitare di comprimere i consumi individuali

2. Questa formulazione del problema è palesemente errata. Infatti il relativo calcolo presuppone che le persone siano solo consumatori e che le risorse siano spontaneamente disponibili. Ma è ovvio che le persone non sono soltanto consumatori, bensì anche produttori, e che le risorse non sono disponibili spontaneamente, ma divengono tali solo attraverso l’intelligenza, la volontà, l’immaginazione e il lavoro degli uomini. Ciò è tanto vero che al punto c. del calcolo sopra riportato le persone non sono affatto considerate quali consumatori, ma quali agenti chiamati ad esercitare la propria intelligenza, volontà, immaginazione e lavoro, fino al punto di mettere a soqquadro il mondo intero, per raggiungere, con ogni mezzo, lo scopo di ridurre y e x. La contraddizione dimostra l’esattezza dell’affermazione: l’uomo è la prima essenziale risorsa.

3. In questa situazione possiamo chiederci: se l’intelligenza dell’uomo possiede un grado ontologico superiore rispetto al mondo fisico, se grazie a questa superiorità essa è in grado di inventare sempre nuove combinazioni di elementi per produrre nuove risorse – come è accaduto attraverso i secoli – se la nostra conoscenza delle risorse del mondo, in qualità e in quantità, è sempre in aumento, possiamo noi realmente calcolare la quantità di risorse disponibili e porre ad esse un limite conoscibile soltanto sulla base teorica dell’entropia? Ho interrogato in proposito più di un fisico, ma ho riscontrato un disaccordo tra loro: uno afferma che possiamo, altri, criticando il primo, dicono che non possiamo. Dunque la questione, per quanto posso saperne, è ancora aperta.

4. L’uomo è un consumatore, l’uomo è un produttore, l’uomo è una risorsa – in un certo senso è la risorsa – l’uomo è il contrario di una risorsa. Come possiamo uscire dall’ambiguità? I problemi non vanno né sottovalutati né semplificati: bisogna considerarne tutti gli aspetti, compresi quelli morali e umani, perché essi hanno anche una grande rilevanza economica. Per esempio: quale accrescimento di gioia, di vitalità, di energia, di immaginazione, di creatività lavorativa causa la nascita di un bambino nei suoi genitori, fratelli, sorelle e congiunti? E, al contrario, quale depressione e abbattimento di spirito produce la sterilità? Naturalmente si tratta di realtà che non possono essere misurate con numeri e statistiche, ma non sono esse più reali dei numeri e delle statistiche? Un economista deve essere un computer e non un uomo? In quale misura un bambino è un consumatore e in quale misura, al contrario, è una sorgente di energia? Penso che in tale questione vi sia un mistero che non possiamo sondare. Non tutto si può razionalizzare: è necessario avere una più profonda visione della realtà, uno sguardo poetico, profetico, spirituale.
Consideriamo il fatto che l’uomo è un complesso vivente e non un numero: può diventare uno scienziato, un operaio, un manager, un poeta, un criminale, un terrorista, un essere moralmente corrotto, un marito onesto, un monaco, un santo. Naturalmente l’effetto sulle risorse sarà molto diverso nell’uno o nell’altro caso. Uno scienziato può scoprire una nuova risorsa, ma può anche inventare una nuova bomba, e altre classi di persone possono creare o al contrario distruggere le ricchezze, secondo le loro intime disposizioni, che non possono essere confuse con la sola istruzione scolastica o professionale. In ogni caso ogni uomo è una potente fonte di energia, che non può essere neutra: o diviene creatrice o diviene distruttrice delle ricchezze, materiali e spirituali. Alcuni affermano che il futuro del mondo sta nello sviluppo della cultura scientifica di più persone possibili, cioè nella diffusione della scolarizzazione e della formazione tecnico-scientifica. Così avremo l’accrescimento della risorsa uomo. Ma per chi riflette un po’ l’errore è evidente: tutto il complesso psico-fisico dell’uomo è la risorsa, non soltanto la sua formazione scolastica, intellettuale o professionale: la sua intelligenza più personale, la sua volontà, il suo amore, la sua aspirazione alla bellezza e alla felicità, la sua disposizione morale, lo slancio del suo spirito, le sue intuizioni, i suoi sentimenti etc. non sono la vera fonte del suo comportamento, delle sue scelte, delle sue realizzazioni per se stesso e per la società? La scienza e la tecnica non possono essere una guida sufficiente per una realtà straordinaria quale è l’uomo. Se si pretende di nutrirla con pietre anziché con pane, l’effetto non può non essere devastante: si creerebbero persone inappagate nel loro essere più personale, le quali si abbandonerebbero alla ricerca frenetica di un’illusoria felicità compensatoria anche attraverso il vizio e il crimine. La scienza e la tecnica non sono le vere guide della vita: al contrario sono esse ad essere guidate dai desideri, dalle ambizioni, dai sogni, dagli ideali e dalle follie degli uomini. Esse possono dare preziose informazioni sulla meravigliosa e misteriosa armonia del mondo e della natura psico-fisica dell’uomo, possono fornire risorse utili e vantaggi per una buona vita umana, facilitazioni per una sempre più ampia fruizione di ciò che è vero, virtuoso, buono e bello. Ma la verità, la virtù, la bontà e la bellezza non sono direttamente oggetto della scienza e della tecnica, bensì delle superiori intuizioni dell’intelligenza, della poesia, dell’arte, della religione, della morale. Perciò la scienza e la tecnica, se non sono guidate dalle più elevate energie della vita umana, produrranno e causeranno piuttosto prolificazione degli armamenti, spreco delle risorse, inquinamento, eccitazioni artificiali attraverso la velocità, il rumore, l’illuminazione, le comunicazioni di massa, i giochi elettronici, le discoteche, le droghe etc. Così, senza la luce di una superiore saggezza, la scienza e la tecnica, moltiplicando le tentazioni di potere e di godimento dell’uomo, diverranno tiranniche pervertitrici della sua energia interiore, fino a renderla una forza infinitamente distruttiva.

5. La superiore saggezza insegna agli uomini ad essere sobri, casti, amorosi, fedeli, obbedienti, generosi, riconoscenti, industriosi, diligenti, pazienti nella sofferenza e nella povertà, fiduciosi in un futuro migliore e nell’eterna ricompensa della virtù. Grazie a questa saggezza l’uomo diventerà un bambino docile, un giovane capace e virtuoso, un marito amoroso e fedele, una moglie e una madre premurosa, un operaio pronto al sacrificio, uno scienziato illuminato, un pensatore profondo, un poeta, un musicista, un profeta. Uomini così fatti ameranno e difenderanno la natura per la sua bellezza più che per un calcolo utilitario, e, sempre pronti se necessario a riformare la propria condotta con sostanziose rinunce, ameranno una vita semplice, sobria, morale, naturale, familiare, altruista anziché una vita artificiale, sovreccitata, innaturale, ambiziosa, individualistica. E’ ovvio che gli uomini saggi saranno la vera protezione dell’ambiente naturale grazie ad un amore spirituale e religioso per la bellezza e l’armonia create, risparmieranno le risorse con la sobrietà – appagati dalle semplici ma grandi gioie di una vita virtuosa – e non moltiplicheranno la distruzione delle ricchezze né con conflitti familiari, sociali o internazionali, né con un’insaziabile avidità di eccitazioni sensuali e artificiali. Perciò essi saranno, assai più che i consumatori, i veri custodi e produttori delle risorse, la vera risorsa. Al contrario, gli uomini stolti saranno ribelli, egoisti, sensuali, ambiziosi, litigiosi, sedotti dai piaceri e dalle eccitazioni artificiali, insaziabilmente avidi di una falsa felicità. Non sono loro i veri distruttori dell’ambiente e delle risorse?

6. Dal punto di vista della saggezza, i mezzi contraccettivi hanno principalmente l’effetto di corrompere la vita amorosa e perciò di scatenare i più bassi istinti nei giovani e negli adulti. Anche il filosofo marxista eterodosso Max Horkeimer afferma che “noi dobbiamo pagare la pillola con la morte dell’amore erotico” e che “la pillola trasforma Giulietta e Romeo in un pezzo da museo.” A chi difendeva la contraccezione come necessaria per evitare sovrappopolazione e povertà, egli rispondeva: “Non lo nego. Ritengo tuttavia mio dovere rendere attenti gli uomini sul prezzo che devono pagare per questo progresso e questo prezzo è l’accelerazione della perdita della nostalgia, e alla fine la morte dell’amore.” Sennonché Horkheimer non considerava il fatto che la corruzione della vita amorosa si risolve in uno scatenamento della sessualità emancipata dalle sue finalità superiori e dalle sue responsabilità. La tremenda esplosione di passioni sensuali così eccitata nell’intera società diverrà un tale abisso di distruzione delle risorse, che tutti i supposti risparmi ottenuti dalla limitazione delle nascite sarebbero ripagati ad usura. Ed è proprio la sfacciata propaganda dei sistemi anticoncezionali, teorizzata e promossa come un dovere morale dall’ideologia antinatalista, a favorire questa diffusa corruzione dei costumi. Non molto tempo fa un ministro inglese ha pubblicamente invitato i giovani a praticare il sesso orale per evitare gravidanze. Egli però, senza avvedersene, assumeva la parte dell’apprendista stregone: con la sua esortazione, infatti, non faceva che suscitare un uragano di passioni scatenate che fatalmente sarebbe sfuggito al suo controllo. Che tale uragano avrebbe avuto incalcolabili riflessi sull’economia, lo si può facilmente capire se si considera l’onere sociale di giovani violenti, incontentabili, disadattati, inappagati, tossicodipendenti, di bambini senza una famiglia regolare, di coppie più volte disunite con infiniti problemi economici, assistenziali e processuali. Naturalmente ci sono situazioni di miseria che sembrano costringere i popoli ad usare i contraccettivi. Ma ci sono anche situazioni di miseria che costringono le donne a darsi alla prostituzione. Se noi non accettiamo in pace quest’ultima soluzione, perché dovremmo accettare – o favorire – la prima? Tutta la gigantesca attività politica, economica, scientifica, farmaceutica messa in atto per produrre nelle popolazioni povere la sterilità non potrebbe essere usata, invece, per promuovere per loro una migliore vita materiale e spirituale? Ma naturalmente ciò sarebbe contrario agli interessi economici delle industrie farmaceutiche e di altre istituzioni nazionali e internazionali!

7. Quanto all’uso dei condom per impedire il contagio dell’aids, osservo che i moralisti fedeli al magistero della Chiesa ammettono la legittimità del mezzo in questione tra coniugi nei periodi infecondi. Al di fuori del matrimonio non dovrebbero esserci rapporti. “Ma se i rapporti di fatto ci sono” diranno alcuni bravi missionari – che certamente non sono tutti, né probabilmente la maggior parte – “bisognerà pure proteggere la gente dal contagio!” Certamente a volte bisogna scegliere il male minore. Ma la diffusione dei condom tra la gente non avrebbe l’inevitabile effetto di aprire sempre più la strada all’immoralità? E non fa questo a pugni con il fine religioso proprio dei missionari? E non solo religioso, ma anche civile. Ammesso infatti che l’uso del condom sia una misura efficace per l’80 % dei casi – come generalmente si afferma – l’eventuale vantaggio momentaneo verrebbe poi perduto ad usura con l’illusoria falsa sicurezza da esso causata, la quale, provocando l’aumento delle occasioni di contagio, moltiplicherebbe a dismisura il 20 % che, secondo la previsione, rimane privo di garanzia. Avremmo così evitato la diffusione dell’aids? Se poi è vero – come è vero – che la diffusione dei condom porta necessariamente nella popolazione giovanile, e anche adulta, la degenerazione dell’esperienza amorosa, a causa della separazione del sesso dalle sue finalità superiori e dalle connesse responsabilità, e quindi la diffusa corruzione dei costumi, come fa quell’ottimo segretario dei vescovi spagnoli a mettere insieme “astinenza e fedeltà e preservativo”? E’ chiaro che, almeno a prenderci in giro, l’ultimo mezzo fa a pugni con gli altri due. Senza considerare gli effetti devastanti dell’immoralità diffusa anche nell’ambito economico, di cui si è già detto.

8. Ma i giganteschi calcoli e le enormi strategie operative del movimento maltusiano e la tremenda esplosione di passioni sensuali scatenate su così larga scala, ad esso inevitabilmente connessa – come effetto, ma anche come causa! – contengono un insegnamento prezioso per noi: ci mostrano quanto immensa e incalcolabile sia l’energia spirituale dell’uomo, anche quando essa si sfoga nell’inventare sempre nuove forme di appagamento della propria avidità o di soddisfacimento dei propri istinti sbrigliati. Se questa energia fosse esercitata non per distruggere ma per creare, non per la morte ma per la vita, non per l’inferno ma per il cielo, non susciterebbe un esercito di eroi e di santi, capaci di rivoluzionare la cultura mondiale, di combattere tutte le miserie, materiali e spirituali, di diffondere dovunque la gioia e la speranza? “Questo mondo è troppo piccolo per il mio cuore!” esclamava Santa Francesca Cabrini. Non dovrebbe un economista scientifico di influenza mondiale promuovere un simile cambiamento rivoluzionario di scopi e di metodi?

9. A mio umile avviso tutto ciò non è cattivo misticismo. Cattivo misticismo sono le contraddittorie acrobazie mentali e operative del movimento maltusiano e la connessa divinizzazione del sesso. Il vero misticismo è sano, sgorga spontaneamente dalla natura dell’uomo e produce il suo vero bene, anche economico. Questa è scienza!

D. Massimo Lapponi

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