Riflessioni su religione e politica

(inedito)

E’ stato detto giustamente che non è conveniente per il ministro di Dio entrare nel ring delle contese politiche tra le parti e di alimentare così le lotte con la passione religiosa. Piuttosto egli deve richiamare tutti al mutuo rispetto, in modo che le passioni della politica non facciano dimenticare la comune condizione di uomini fallibili e di fratelli e figli dello stesso Padre. Se la parola del ministro di Dio ha un peso in politica, ciò avviene appunto quando le parti dimenticano i propri limiti e credono di poter risolvere i problemi umani con i soli strumenti dell’ingegneria politica, trascurando o addirittura osteggiando quell’opera di conversione intima e di impegno personale senza la quale ogni soluzione organizzativa o legislativa esteriore risulta inefficace.
In questa prospettiva proprio dalla religione scaturiscono le ispirazioni ultime che dovrebbero ispirare ogni azione politica, di là dalle divergenze sui mezzi per raggiungere i fini desiderati. Infatti le domande semplici e eterne che la religione pone sulle labbra e nel cuore di tutti ci danno il senso dell’intera la vita associata:
1. dacci oggi il nostro pane quotidiano: è questa la prima preoccupazione di ogni padre verso i suoi figli, e quindi del Padre di tutti gli uomini e, analogamente, di ogni governante che ami veramente i suoi governati.
2. rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori: è certo che i genitori, che vedono se stessi nel volto dei figli a cui hanno dato la vita, desiderano sopra ogni cosa che tra loro ci sia pace – ma la pace, tra uomini imperfetti e sempre portati ad offendersi reciprocamente, non può ottenersi se ognuno non è pronto a riconoscere i suoi torti e non comprende che non può pretendere indulgenza per se stesso se non è a sua volta indulgente verso gli altri. Chi crede di essere sempre dalla parte della ragione soltanto perché indossa la divisa di un partito politico, o crede che quelli di un altro partito, per il solo fatti di appartenere ad esso, siano sempre nel torto, evidentemente non porterà pace tra gli uomini, fino a che non imparerà a recitare con sincerità di cuore la richiesta di perdono del Padre Nostro, condizionata dal perdono da lui accordato agli altri.
3. Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male: è ancora proprio della sollecitudine paterna tenere lontani i figli da ogni seduzione ingannevole che potrebbe attirarli con le sue false promesse di felicità e così precipitarli in ogni sorta di male, e tale dovrebbe essere la sollecitudine di chi governa per il vero bene dei governati.
Gli esempi riportati mostrano quanto i sentimenti paterni, di cui il modello supremo è il Padre che è nei cieli, siano, insieme ai corrispondenti sentimenti filiali e fraterni, alla base di ogni vera socialità. Cosa avverrà, dunque, se, per calcoli politici del tutto estranei al vero bene dei popoli, i giusti rapporti da cui soltanto possono scaturire questi sentimenti, fondamentali per ogni profonda ispirazione di vita associata, vengono stravolti? E non sarà perciò dovere del ministro di Dio, proprio perché il suo compito va al di là delle strategie politiche esteriori, richiamare tutti a rispettare quei legami di paternità, maternità e filialità sconvolgendo i quali ogni società non può non precipitare nella più assoluta rovina?

di D. Massimo Lapponi

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