Ripubblicato libro di Don Massimo Lapponi

di Claudia Cirami

Una scrittura classica elaborata con originalità: l’intento
parenetico è presente ma in sordina. Un’opera delicata e suggestiva.

Massimo Lapponi si ripresenta ai lettori con un altro libro. Questo benedettino infaticabile, dalle molte risorse, che coniuga impegno legato alla sua vocazione e amore per la scrittura, ci porge un’ulteriore testimonianza delle sue doti da narratore riflessivo e attento all’itinerario percorso dall’anima. Un’intuizione di John Ruskin, che amava dare ai suoi libri titoli misteriosi, comprensibili solo alla fine della lettura, ha guidato anche Lapponi nella scelta dell’enigmatico titolo: “Sulla pupilla cerula”. Il romanzo, edito nel 1991 da un’altra casa editrice, si presenta ora in una nuova edizione
pubblicato da Edizioni Tabula Fati (pp. 93, € 9,00) e non mancherà di conquistare lettori.
Un sogno in frantumi, il desiderio di farla finita, la speranza di una nuova vita, ritrovata in un luogo apparentemente inadatto: questi gli elementi principali di una narrazione che prende per mano il lettore e lo conduce, con garbo, fino all’ultima pagina, attraverso lo scenario ruvido ma incantevole dell’appennino abruzzese. Clelia, giovane protagonista, è costretta a risvegliarsi dal suo modo romantico di leggere la vita – quasi un sogno ad occhi aperti – per fare i conti con una realtà difficile da accettare. E cosa rimane da fare? “Morire, dormire”, direbbe Amleto. Certamente fuggire, a
gambe levate, dai cocci di vetro sul pavimento del proprio desiderio spezzato. Come vuol fare Clelia. Ma la vita è una continua sorpresa. Ci insegna che, proprio dove e quando non attendiamo più nulla, qualcosa può cambiare. E può capitare di scoprire – come succederà alla giovane donna – che da qualche parte esiste qualcuno che, grazie alla propria amichevole vicinanza, può aprirti gli occhi per aiutarti a gettare sul mondo uno sguardo rinnovato e, dunque, non più segnato dall’amarezza e dal disamore. Tutti noi, come Clelia, abbiamo bisogno di un’altra occasione. Tutti sentiamo la necessità di fare chiarezza dentro il nostro abitacolo interiore in un determinato momento della nostra vita, quando i fili della storia in cui siamo inseriti sembrano spezzarsi. Come lei ci ritroviamo smarriti quando i nostri desideri si scontrano con una realtà penosa, quando le “radici profonde della vitalità” – per usare un’espressione dell’autore – sono recise dal cinismo altrui. Empatizzare con questa giovane donna è naturale, così come seguirla nel suo percorso di maturazione e di apertura al nuovo che si presenta con la traccia evidente di un mistero che ci trascende.
Non riveliamo di più per non sciupare la bellezza di una storia che sembra scritta con uno stile d’altri tempi. Le pagine del romanzo, regalandoci luminose pennellate di candore e delicatezza, rivelano molto dell’autore. Dicono l’attenzione con cui si è immerso nella lettura dei classici e l’ha interiorizzata con una certa originalità; dicono la capacità d’introspezione nell’indagare l’animo umano, anche quello femmiile, di solito non immediatamente comprensibile per un uomo; dicono, infine, la fiducia nella persona umana che, pur nelle sue fragilità e nei suoi peccati, rimane orientata al bene. Leggere un romanzo di Massimo Lapponi significa allora entrare in punta di piedi nel suo mondo, popolato di figure che riconoscono ancora i valori dell’amicizia, della solidarietà, della compassione; condotto con ritmi lenti e poetici che rifiutano l’immediatezza e l’inconsistenza delle relazioni all’epoca del virtuale; impreziosito da gesti carichi di sentimento e da parole pensate e pesate che ci ricordano come la comunicazione con l’altro debba essere necessariamente un dialogo “incarnato” per essere autentica.
Sacerdote benedettino dell’Abbazia di Farfa, l’autore, negli anni, ha portato avanti sia l’impegno per lo studio, conseguendo la laurea in teologia e quella in lingue straniere, sia quello per l’insegnamento al Pontificio Ateneo di Sant’Anselmo, dove è stato docente di Etica e di Filosofia della religione, sia l’attività pastorale, seguendo famiglie, giovani e persino una fondazione benedettina in Sri Lanka dove si reca alcuni mesi all’anno. Ha scritto diversi libri, tra cui il volume “San Benedetto e la vita familiare” (Libreria Editrice Fiorentina, 2009) che ha conosciuto un successo internazionale. La narrativa resta una sua (grande) passione e, visti gli esiti felici, ha indubbiamente un motivo di rimettersi a scrivere, ancora una volta.