Riscaldamento globale alcune considerazioni

di Giovanni Passali

Questa è proprio l’epoca delle grandi
menzogne, su tutti i principali
argomenti oggi di attualità: sul
significato della vita (e della vita utile o
futile, all’inizio della vita come al suo tramonto
su questa terra), sulla famiglia, sulla
politica, sul popolo, sulla medicina e sui
vaccini, persino sul meteo e sul riscaldamento
globale.
Allo stesso tempo, però, proprio perché
le menzogne hanno le gambe corte, pian
piano la verità inevitabilmente viene a galla.
E così ora sul prestigioso sito il meteo.
it capita di leggere un articolo dal titolo
“Meteo: il Sole è al minimo…”. Dopo un inverno
piuttosto rigido a livello mondiale,
i catastrofisti dell’Antropic Global Warming
(detto anche AGW, la teoria del riscaldamento
del clima provocato dall’uomo)
iniziano ad avere il fiatone, iniziano a
trovarsi smarriti di fronte ad un clima che
dagli inizi del millennio non si decide a diventare
caldo e a provocare disastri (per
fortuna), nonostante i continui record di
produzione di anidride carbonica.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza allora,
per capire cosa sta realmente accadendo.
L’AGW parte dal presupposto che
l’anidride carbonica sia un gas tra quelli
responsabili dell’effetto serra e che il
contributo umano alla presenza di questo
gas sia decisiva. Ebbene, ambedue i pilastri
dell’AGW sono sovrastimati se non del
tutto sbagliati. Anzitutto è vero che l’anidride
carbonica è un gas che provoca l’effetto
serra, ma non è l’unico e non è il più
diffuso: il più diffuso è il vapor acqueo che
deve la sua prevalenza all’evaporazione
dell’acqua dagli oceani. Tanto per dare dei
numeri, l’impatto dell’anidride carbonica
come gas serra è stimato tra il 5 e il 15%,
cioè una quota minimale. Non solo: l’anidride
carbonica è prodotta in gran parte
sia dalla evaporazione dell’acqua degli
oceani, sia dalla respirazione delle piante.
Rimane vero che c’è un grosso contributo
da parte dell’uomo, ma questo accade
solo nei centri urbani, cioè in una parte insignificante
della superficie terrestre.
E poi da tutto questo discorso sfugge la
parte più importante: l’effetto serra ha
una influenza (parziale) su un oggetto riscaldato
da altro. Invece di preoccuparci
dell’effetto serra, sul quale possiamo incidere
in maniera molto parziale, dovremmo
preoccuparci della fonte principale di
riscaldamento, cioè il Sole. In altre parole,
è come se in una automobile che viaggia
in un ambiente molto freddo (perché lo
spazio è terribilmente freddo) gli occupanti
si preoccupassero di quanto siano
poco aperti i finestrini (se sono chiusi si
soffoca dal caldo) ma non si preoccupano
di verificare il funzionamento dell’impianto
di riscaldamento dell’auto.
Allora bisogna prima di tutto preoccuparsi
del funzionamento del Sole. Anche
perché la nostra fonte primaria di energia,
al contrario della percezione più diffusa,
non riscalda in modo uniforme, ma ha dei
cicli di 11 anni. E questi cicli non hanno un
comportamento sempre regolare, ma possono
essere molto variabili e condizionare
decisamente il nostro clima. Basti pensare
che proprio dall’intensità del sole sono dipese
le ere glaciali.
L’intensità del vento solare ha un indicatore
molto semplice ed efficace: il numero
delle macchie solari. Quando l’intensità
è forte, il numero delle macchie solari aumenta,
quando è debole si possono avere
diversi giorni consecutivi privi di macchie
solari. Questa nota sulle macchie solari è
importante, perché l’intensità del vento
solare può essere misurata con apparecchiature
inventate solo da alcuni decenni,
mentre il conteggio delle macchie solari
viene effettuato da quando l’uomo ha inventato
il telescopio. Quindi in quest’ultimo
caso abbiamo una grande ricchezza
di dati storici molto importanti. E siccome
un grafico vale più di mille parole, diamo
un’occhiata al grafico.
Come si vede in modo chiaro, i cicli di 11
anni non sono per nulla sempre uguali e
dopo il 1950 si sono verificati dei massimi
che sono tra i più intensi degli ultimi 400
anni, praticamente da quando esistono le
misurazioni. Proprio questa particolare
intensità del vento solare ha provocato il
recente rialzo delle temperature.
Per comprendere quanto è affidabile l’analisi
del numero delle macchie solari,
possiamo vedere due periodi con massimi
molto bassi che corrispondono a due periodi
storici noti come Dantom Minimum
e Maunder Minimum; in questi periodi vi
sono stati delle grandi ondate di freddo,
durante le quali il centro nord dell’Europa
è stato coperto da abbondanti nevicate
e numerosi importanti fiumi rimanevano
ghiacciati per tutto l’inverno, come il Tamigi
a Londra e la Senna a Parigi. Furono
periodi di grande distruzione per l’agricoltura
e milioni di persone morirono di fame.
Ma veniamo ai giorni nostri, cioè all’ultimo
ciclo. Gli scienziati hanno numerato i
cicli e quello attuale, che sta volgendo al
termine, è il ciclo 24. I massimi di questo
ciclo si è verificato intorno al 2013-2014
ed è stato un massimo terribilmente basso,
il più basso degli ultimi 200 anni.
Vediamo in questo grafico il ciclo 24 nel
dettaglio.
Il grafico rende evidente il fatto che già
ora siamo ai livelli del minimo del ciclo
precedente (il ciclo 23) però con l’enorme
differenza che il minimo del ciclo 24
dovremmo raggiungerlo tra 2-3 anni!
Durante il periodo del minimo precedente
(anni 2007-2010) la temperatura
media della Terra è rimasta sui livelli alti
degli anni precedenti. Come mai? Perché
la gran parte della radiazione emessa
dal Sole durante il massimo (e durante i
precedenti cicli a forte intensità) è stata
assorbita dagli oceani, che come noto coprono
i due terzi della superficie terrestre.
Poi il Sole si è raffreddato e gli oceani
hanno iniziato a cedere il calore assorbito
nei decenni precedenti: così la tempera-
temperatura dell’atmosfera non è calata in modo
sensibile. Ora però gli oceani hanno ceduto
il calore immagazzinato e non lo hanno
recuperato nell’ultimo massimo del ciclo,
perché questo è stato terribilmente fiacco.
E così da un paio di anni le temperature
hanno iniziato ad abbassarsi davvero.
Secondo i dati della NASA, la temperatura
media globale è calata di 0,56 gradi dal
febbraio 2016 al febbraio 2018. Questo è
il calo record degli ultimi 100 anni, praticamente
da quando esistono dati affidabili.
E in questi due anni si sono moltiplicate
le notizie di freddo record e di
raccolti bruciati: ma non dal caldo, bensì
dall’eccessivo freddo. In Siberia l’inverno
è particolarmente rigido, ma quest’anno
sembrava non finisse mai, con temperature
che sono rimaste oltre i meno 50 gradi
fino ad aprile. Delle temperature rigide di
questo inverno si sono accorti purtroppo
anche gli agricoltori italiani, con i loro
raccolti bruciati da un inverno particolarmente
intenso e lungo. A Bologna la
neve non è certo una novità, ma questo
inverno ha nevicato ben quattro volte. A
Roma invece è una rarità eppure ha nevicato,
così come a Napoli, alla faccia del
presunto riscaldamento globale. Ovviamente
una singola nevicata non vuol dire
nulla, ma episodi ripetuti in tutto li mondo
con fenomeni record invece vogliono dire
qualcosa.
Se provate a cercare su internet qualcosa
tipo “scioglimento ghiacci polo nord”,
troverete un sacco di notizie con previsioni
catastrofiche di un Polo Nord completamente
privo di ghiacci. Sono anni che
girano queste notizie, tanto che avevano
previsto un Polo Nord completamente
privo di ghiacci in estate nel 2008 e poi
nel 2012. Invece ancora oggi i ghiacci del
Polo Nord godono di ottima salute. Addirittura
nella scorsa estate una nave di una
associazione ambientalista è partita dal
Giappone per tentare di arrivare in Norvegia
passando sopra la Russia, proprio per
dimostrare la possibilità di navigare quelle
acque normalmente bloccate dai ghiacci.
Ovviamente l’impresa è finita nel ridicolo,
poiché la nave ha dovuto chiamare i soccorsi
proprio per essere rimasta irrimedia-
bilmente bloccata dai ghiacci.
La buona salute dei ghiacciai del Polo
Nord è confermata dall’Istituto Meteorologico
Danese che tiene costantemente
sotto controllo il volume dei ghiacci sulla
Groenlandia. Il grafico qui sotto mostra
chiaramente che per l’anno 2018 (riga di
colore nero) il volume è ben superiore a
quello registrato negli ultimi tre anni. Vi
sembra una situazione da riscaldamento
globale?
Un modo alternativo per misurare l’intensità
della radiazione solare è quella di
contare il numero di giorni privi di macchie
solari (detti anche giorni spotless).
Nel 2015 sono stato 0 (zero), nel 2016
sono stati 35, nel 2017 sono stati 110 e
nel 2018 fino al 15 giugno sono stati 93;
cioè in poco più di sei mesi del 2018 abbiamo
avuto tanti giorni spotless quasi
quanti nell’intero 2017. La cosa grave di
questi numeri è che mancano ancora 2-3
anni al minimo del ciclo.
Qualcuno di voi ha sentito una notizia in
merito sui media ufficiali? Niente di niente?
Per forza, deve imperare la menzogna,
così mentre i governi, col plauso dei cittadini,
sprecano fiumi di denaro per contenere
un riscaldamento globale che
non c’è e non ci può essere nei prossimi
anni, i colossi imprenditoriali e i
grandi gruppi speculativi si stanno preparando
per s p e c u l a r e sulle nuove
necessità di un mondo colpito dal
gelo e impreparato ad affrontarlo.
Un nostro amico alcuni giorni fa consigliava di preparare
i sacchi di sabbia alla finestra. Io
consiglio di aggiungere anche sacchi di
terreno fertile, in modo da poter preparare
un orticello in casa per i tempi dell’era
glaciale imminente.

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