EBOOK: ASIRI romanzo di Don Massimo Lapponi

(ultimato il 14 dicembre 2013)

Un cliente dello Studio Fernandez

“Vede, Dottoressa Fernandez, già nella mia situazione soffro attacchi di panico e mi sento quasi venir meno in certi momenti per la mancanza di punti di riferimento che mi diano sicurezza. Ma ora si è aggiunto anche questo altro motivo di angoscia”.
Asciugandosi la fronte Mario Biancucci rivolse uno sguardo quasi supplichevole a Silvia Fernandez, che lo ascoltava attentamente seduta alla scrivania del suo studio di psicologa.
“Capisco” disse Silvia. “Oggi effettivamente la mancanza di figure di riferimento stabili, e anche di certezze, negli ambiti più diversi, è un fenomeno sempre più diffuso, che crea disagio in varie fasce di età. Anche l’infanzia, sebbene per certi aspetti sia più protetta e psicologicamente avvantaggiata, risente di questa situazione. Naturalmente la fascia più esposta è il periodo critico dell’adolescenza, ma ora anche età considerate tradizionalmente più mature non sono esenti dal relativo disagio. Ma mi dica, Dottor Biancucci, prima che lei avvertisse in modo così forte il distacco affettivo di sua figlia, non aveva notato nella ragazza sintomi di disaffezione, o anche di non confessata sofferenza? Intendo naturalmente dopo l’abbandono da parte di sua moglie”.
“Mia moglie se ne è andata di casa tre anni fa e non si è fatta più vedere dalla figlia, che allora non aveva ancora tredici anni. Lei certamente sa cosa significhi tornare a casa e improvvisamente essere come travolto dalla certezza che una persona che sarebbe dovuta essere parte stabile della tua vita, e su cui facevi pieno e spontaneo affidamento come se si trattasse di un fatto naturale, è invece scomparsa per sempre, e con lei tutto un mondo. La vertigine che ti assale sconvolge e avvelena tutto, non solo il presente e l’avvenire, ma anche il passato. Ogni sentimento, ogni direzione di vita, ogni cosa che aveva dato un significato a tutto ciò che siamo sembra non avere più senso, e non averlo mai avuto realmente. Se questa vertigine l’ho provata io, fino a paurose tentazioni di suicidio, si può ben credere che, in un modo o nell’altro, l’abbia provata anche la bambina. Ma non è stato facile per lei aprirsi con me, prima cosa perché io stavo troppo male per darle conforto, e poi anche per il suo carattere un po’ chiuso.
“Ad ogni modo, io feci la doppia scelta, certamente non facile, di continuare regolarmente il mio lavoro e di non cercare altre donne, proprio perché capivo che il mio primo dovere era verso di lei e che non dovevo né farle mancare quella sicurezza che aveva il diritto di aspettarsi da me, né mettermi accanto una persona che certamente lei non avrebbe accettato. So che ci sono dei figli che accolgono, a volte anche con grande affetto, una nuova figura paterna o materna, ma capivo bene che questo non sarebbe stato il caso di mia figlia”.
“E la bambina non ha mostrato di apprezzare queste sue scelte?”
“Come le dicevo, Giulia ha un carattere un po’ chiuso e non sempre si capisce che cosa avviene in lei. La mia impressione è che ella abbia preso la cosa come un fatto del tutto ovvio e scontato, senza pensare che era invece il risultato di un terribile conflitto interiore”.
“E dunque secondo lei un certo distacco affettivo c’era già nella ragazza dopo l’abbandono di sua moglie?”
“Sì. Anche se si mostrava rispettosa, dentro di lei doveva esserci una grande ferita che non poteva manifestare a me, e ciò deve aver contribuito a rendermi ai sui occhi una sorta di estraneo”.
“E come si è manifestato questo recente più accentuato distacco?”
“Vede, Dottoressa Fernandez, io sono insegnante di scienze e sto spesso a contatto con i ragazzi. Ora certamente tra di loro ce ne sono tanti che suscitano simpatia e che danno fiducia per il loro avvenire. Però purtroppo ce ne sono molti che mi fanno paura per il loro comportamento, e anche per il loro linguaggio. Ora mia figlia ha cominciato a frequentare un gruppo di ragazzini e ragazzine della sua scuola che a mio giudizio sono tra i peggiori. Io l’ho messa in guardia più volte, sempre per il suo bene, ma non mi ha voluto ascoltare. Una sera è tornata a casa tardissimo, dopo essere stata con quel gruppo di ragazzi, senza neanche avvertirmi. Io l’aspettavo preoccupatissimo e quando è finalmente rientrata non ho saputo trattenermi e l’ho rimproverata aspramente, dicendole che non le avrei più permesso di incontrarsi con loro.
“Da allora la situazione è precipitata. Giulia non mi rivolge più la parola e se le faccio qualche domanda, mi risponde a monosillabi in modo molto sgarbato. Ho provato in tutti i modi a ricucire lo strappo, cercando di essere gentile e amorevole, di farle regali e concederle tutte le soddisfazioni. Ma non c’è stato nulla da fare. La ragazza continua con i suoi modi scontrosi e sembra voglia farmi capire che non mi sopporta. Non so più cosa fare e, oltre a soffrirne affettivamente, sono molto preoccupato per lei”.
“E Giulia ha continuato a frequentare quegli amici?”
“Sì, certo. Né ho avuto più il coraggio di farle opposizione”.
“Una cosa importate, Dottor Biancucci, è che lei non sia e non si mostri dipendente da sua figlia. Lei ha la sua vita personale, la sua professione, le sue amicizie, e tutto questo deve essere salvaguardato, nel senso che da una parte lei deve concentrare la sua attenzione sulla positività della sua vita e della sua attività, e che dall’altra la ragazza deve sperimentare la solidità e l’indipendenza della sua persona. Così sua figlia avvertirà che non ha su di lei un potere assoluto e che non può condizionarla con il suo comportamento, e nello stesso tempo, pure senza accorgersene, sentirà una sorta di attrazione verso il suo mondo, che si svolge positivamente al di fuori della cerchia degli interessi e delle manchevolezze di lei”.
“Capisco cosa intende dire, ma non so se riuscirò a seguire il suo consiglio”.
“Su questo la invito a impegnarsi seriamente. Lei ha bisogno per prima cosa di riacquistare serenità e fiducia, e ciò indipendentemente dalla situazione di sua figlia. Tra l’altro questo le consentirà di portare alla ragazza un aiuto molto più efficace. Consideri che in questi gruppi i ragazzi solo apparentemente sono sicuri di sé. In realtà per lo più soffrono forti angosce di smarrimento e di solitudine. Per questo un adulto che sappia dare il senso della maturità e della sicurezza rappresenta per loro una fortissima attrattiva”.
“La ringrazio, Dottoressa. Ma vorrei chiederle: non sarebbe possibile per lei incontrare mia figlia?”
“Sì, certamente. Ma bisogna convincerla a venire qui”.
“Questo per il momento mi sembra impossibile. Non potrebbe venire lei a casa nostra e incontrarla lì?”
“No, questo non è consigliabile. L’ambiente dello studio e la figura professionale sono fondamentali per un approccio efficace”.
“Capisco e mi dispiace molto che non possa incontrarla. Sono certo che una figura come lei sarebbe per Giulia un punto di riferimento importante”.
“Ascolti: mi sta venendo un’idea. Che classe frequenta sua figlia?”
“Il terzo scientifico”.
“Mia figlia Vittoria è un po’ più grande e già è al quarto anno. Ma dato che frequenta la stessa scuola sto pensando che forse potrebbe fare qualche cosa per lei”.
Il Dottor Biancucci si mostrò immediatamente interessato.
“Questa è un’ottima idea!” esclamò.
“Aspetti un attimo” disse Silvia. Così dicendo prese il citofono interno e premette il dispositivo per chiamare in casa.
“Vittoria?” disse. “Puoi venire subito in studio da me? Grazie!”
“Ora scende subito” aggiunse rimettendo il citofono al suo posto.
Pochi istanti dopo Vittoria bussava alla porta dello studio.
“Vieni, vieni” disse Silvia. “Ti presento il Dottor Biancucci”.
“Piacere!”
“Piacere!”
I due si scambiarono una stretta di mano e Vittoria si sedette su una poltrona dello studio, mentre il Dottor Biancucci la osservava con simpatia e interesse.
“Vittoria” disse Silvia, “conosci nella tua scuola una ragazza del terzo anno che si chiama Giulia Biancucci?”
“Veramente non l’ho presente. Ma posso rintracciarla”.
“E’ la figlia del Dottor Biancucci. Il padre è molto preoccupato per lei perché frequenta un gruppo di giovani che sembrano poco raccomandabili. Inoltre si sono creati dei contrasti tra loro, tanto più dolorosi in quanto il Dottore è solo e alla ragazza manca la figura materna. Convincere Giulia a venire in studio da me non sembra al momento possibile. Per questo vorrei chiederti se potessi interessarti di lei e, senza darlo a vedere, cercare di sorvegliarla per capire qual è realmente il suo comportamento. Se poi riesci anche a guadagnare la sua amicizia, penso che potresti aiutarla efficacemente a mantenere la propria indipendenza rispetto a figure che potrebbero influenzarla negativamente”.
Vittoria rimase perplessa per qualche istante. Poi annuì sorridendo.
“Va bene” disse. “Posso provare, anche se non so bene che cosa dovrei fare”.
“Intanto ora ascolta il Dottor Biancucci, che ti spiegherà meglio la situazione personale e familiare di Giulia. Poi pensaci bene, ed eventualmente ne discuteremo insieme”.
Il Dottor Biancucci illustrò a lungo a Vittoria le vicende che avevano provocato la tensione tra lui e Giulia e le sue preoccupazioni per quest’ultima e concluse esortando caldamente la ragazza ad occuparsi seriamente di sua figlia.
“Se facesse amicizia con te, ne sarei felicissimo” disse.
Vittoria promise di impegnarsi. Poi si alzò, salutò e tornò in casa molto preoccupata e perplessa.
“Vediamo un po’” si disse. “Come potrei fare. Forse… Ah, sì! Può darsi che Caterina la conosca. Chiederò a lei”.

L’invito

Il giorno dopo Vittoria, arrivando a scuola, cercò subito la sua compagna Caterina e si fermò a parlare con lei lungo il corridoio che conduceva alla loro classe.
“Caterina” le disse, “sai se tua cugina Francesca sta nella stessa classe con Giulia Biancucci?”
“Come no? Sono amiche per la pelle!” rispose Caterina.
“Te lo chiedo perché so che fanno delle feste molto belle e mi piacerebbe parteciparvi, ma non so come fare”.
“Uh! Le loro feste! Te le raccomando! Al posto tuo non ci andrei proprio!”
“Perché?”
“Intanto sono tutti mocciosi. Poi non mi sembrano tipi troppo raccomandabili. Mia zia è molto preoccupata perché spesso Francesca torna a casa a tarda notte e non si sa quello che combinano”.
“Ecco, Caterina. Non voglio raccontarti balle. Vorrei partecipare alle loro feste proprio per sapere che cosa fanno”.
“E come ti viene in mente una cosa del genere?”
“Io ho preso l’impegno con una mia amica inglese di interessarmi seriamente per il bene dei giovani. Per questo quando ho saputo di queste feste ho pensato che sarebbe bene darci un’occhiata per vedere se si può fare qualche cosa per questi ragazzi”.
“A meno che non siano loro a trascinarti nelle loro storie!”
“Spero proprio di no! Ma pensi che ci sia un modo per farsi invitare da loro?”
“Se ci riuscissi, mia zia ne sarebbe molto felice”.
“Sì, però ti prego: per il momento non dirle niente”.
“Facciamo così: nell’intervallo ti presento a mia cugina. Tu però devi fare la matta, in modo da piacerle e da fare in modo che ti inviti”.
“Va bene. Non sarà facile, ma spero di riuscirci. Tu però sta’ al gioco e incomincia a presentarmi come un pessimo soggetto, che cerca occasioni per divertirsi in modo trasgressivo”.
“Proprio tu! Ahahah! Sarà una bella recita!”
La conversazione fu interrotta dallo squillo della campanella che suonava l’inizio delle lezioni.
Le due ragazze fecero un gesto di intesa e si avviarono in classe.
Durante le prime due ore di lezione Vittoria fece fatica a stare attenta, tanto era assorbita dal pensiero di preparare bene il suo colloquio con Francesca. Era anche molto nervosa e non vedeva l’ora che venisse il momento della ricreazione. Sembrava che il tempo passasse con una lentezza esasperante. Finalmente suonò la campanella dell’intervallo e Vittoria si alzò dal banco impaziente di incontrare Francesca, anche se molto preoccupata sull’esito dell’incontro.
Subito raggiunse Caterina e insieme andarono a cercare Francesca.
“Eccola!” disse Caterina, e si avvicinò alla cugina, che stava mangiando un cornetto nel cortile della scuola.
“Francesca” disse, “questa è una ragazza matta. Si chiama Vittoria e cerca tutte le occasioni per divertirsi”.
“Ciao!” disse Francesca sorridendo a Vittoria con il boccone in bocca. “Stai in classe con Caterina?”
“Sì, ma mi sa che c’è più vita nella vostra classe” rispose Vittoria, cercando di assumere un’aria mondana.
“Dipende! Anche in classe nostra ci sono gli sgobboni e i piagnoni”.
“Certamente non come da noi!”
“Almeno nella nostra c’è un bel gruppetto di gente allegra”.
“Beati voi! La nostra classe è un mortorio! Mi piacerebbe stare un po’ con voi. Almeno non passerei tutta la mattina a fare il beccamorto”.
“Ahahah! Simpatica la tua amica! Ti chiami Vittoria, vero?”
“Sì, Vittoria Castelli”.
“Fuori scuola però avrai un gruppo di amici con cui divertirti!”
“Lo avevo! Ma ora abbiamo litigato, perché anche lì c’erano troppi beccamorti”.
“E ti ha detto Caterina che con il nostro gruppo facciamo spesso delle feste molto divertenti?”
“Sì, me lo ha accennato”.
“Da noi non ci sono beccamorti!”
“Beati voi! Spero che vi divertiate veramente”.
“Eh!” intervenne Caterina. “A zia Marisa stanno venendo i capelli bianchi!”
Vittoria rise.
“Mi fai venire l’invidia!”
“Perché non vieni anche tu?” disse Francesca. “Sabato sera dobbiamo incontrarci a casa di una di noi”.
“Davvero posso venire?”
“Ma certo! Più siamo e meglio è”.
“Che bello! Allora spiegami come devo fare”.
Francesca le dette le indicazioni per raggiungere la casa dell’amica. Poi si scambiarono i numeri di telefono e dei cellulari e gli indirizzi di posta elettronica.
In quel momento squillò la campanella della fine della ricreazione.
“Allora” disse Francesca stringendo la mano a Vittoria, “ci sentiamo prima di sabato per la conferma. Poi tanto in questi giorni ci vediamo ancora”.
“Certo. Grazie! A presto!”
“Sono molto preoccupata per questi ragazzi” disse Caterina mentre, confuse nel flusso degli altri studenti, lei e Vittoria si avviavano verso la loro classe. “Stanno tutto il giorno appiccicati al computer, navigano nei siti più impensati, si scambiano messaggi e si contattano ad ogni ora del giorno e della notte”.
“Sì, so che questa è una vera piaga sociale. Per fortuna i nostri genitori ci hanno insegnato ad usare l’elettronica con molta moderazione e non prima di una certa età. Ma sai niente quali siti frequentano maggiormente i ragazzi del gruppo di Francesca?”
“Da quel poco che so temo che siano attratti dalle cose più strane. Anche dalla magia”.
“Veramente c’è da preoccuparsi! Vedremo un po’ come andrà sabato!”
“Non vorrei essere nei tuoi panni!”
Intanto le due ragazze avevano raggiunto la loro classe e avevano preso posto ai rispettivi banchi. Le lezioni continuarono e Vittoria si sforzò di porre attenzione alle spiegazioni dei professori, ma intanto rimuginava le impressioni che aveva ricevuto dal colloquio con Francesca. Le sarebbe piaciuto conoscere anche Giulia, ma non voleva destare sospetti sulle sue intenzioni e decise perciò di non cercare di avvicinarla fino al giorno della festa.
Finalmente lo squillo dell’ultima campanella pose fine alle lezioni e Vittoria si alzò con un sospiro di sollievo. Insieme a Caterina si avviò verso l’uscita della scuola e, giunta in strada, rimase a parlare con lei per un po’ di tempo. Poi si avviò verso casa assorta nei suoi pensieri.
“Devo parlarne con mamma” si disse. “E’ una faccenda molto seria!”

L’attesa

Nel pomeriggio Vittoria uscì di casa ed entrò nella porta accanto, dove erano gli uffici del padre e della madre, entrambi psicologi. Nella sala d’attesa alcune persone sedevano nelle poltrone riservate ai clienti del padre, mentre le poltrone riservate ai clienti della madre erano vuote. Vittoria bussò alla porta dell’ufficio della madre e subito ricevette l’invito ad entrare. Silvia era sola.
“Vieni, vieni!” disse sorridendole. “Da quello che mi hai accennato a pranzo ho capito che sei molto preoccupata per Giulia”.
“Veramente sì” rispose Vittoria aggrottando la fronte, mentre si sedeva su una poltrona presso la scrivania della madre. “Ti ho detto che da alcuni accenni che mi ha fatto Caterina le cose sembrano peggiori di quanto si pensava”.
“Ci sono questioni di sesso?”
“Questo non lo so. Ma Caterina mi accennava a un interesse addirittura per la magia”.
“Santo cielo! Quanto è difficile affrontare i giovani di oggi! Quando studiavo io non ci si occupava di queste cose! Ora dobbiamo rifarci una cultura da capo, dimenticando tutto quello che abbiamo imparato. Dovremmo fare corsi di stregoneria, di satanismo, di esoterismo, di ufologia e di chissà cos’altro!”
“Ma sai che anche per Caterina e per me, che pure non siamo Matusalemme, questi mocciosi di appena uno o due anni in meno sono un mistero? Sembra che ci siano dieci anni di differenza, non due!”
“Effettivamente la rapidità dei cambiamenti cresce di giorno in giorno. Già questo è un danno, perché non dà tempo alle persone di assimilare i mutamenti e di adattarsi alle nuove situazioni. Manca qualche cosa di analogo all’adattamento biologico”.
“Ad ogni modo, come ti dicevo, mi sono incontrata con Francesca, una compagna di classe di Giulia, e sono riuscita a farmi invitare a una loro festa sabato sera. Però ti confesso che, quando ho sentito parlare di magia, ho incominciato ad aver paura”.
“Capisco. Se vuoi puoi lasciare stare. Non devi sentirti obbligata”.
“No, questo no! Qualche cosa bisogna fare! Soltanto non so bene che cosa mi aspetta, e poi mi domando in che modo devo comportarmi”.
“Cerca di farti accettare, senza però lasciarti coinvolgere in cose pericolose. Dopo un po’ forse ti conviene dire che ti senti male e te ne torni a casa. Oppure vuoi che ti telefoni io per richiamarti a casa, come se ci fosse qualche cosa di urgente e di imprevisto?”
“Sarebbe una buona idea. Ma allora non potrei fare un gran che”.
“Intanto potresti renderti conto della situazione di questi ragazzi, e poi potresti provare a fare amicizia con Giulia”.
“Facciamo una cosa. Tu dopo un’oretta chiama. Se vedo che è il caso di andar via, dico che devo tornare subito a casa. Altrimenti dirò che mi hai chiamato per qualche cosa di non urgente”.
“Tieni conto che, nonostante quella sorta di distacco generazionale che dicevi, i ragazzi di quell’età sono affascinati da voi più grandi, e questo ti consente di avere una notevole influenza su di loro. Cerca però, se ci riesci, di esercitare questa influenza soprattutto su Giulia. Non perché non dobbiamo interessarci anche degli altri, ma perché siamo costretti a fare le cose con gradualità, senza disperdere le poche forze che abbiamo”.
“E come potrei fare per esercitare la mia influenza?”
“Da una parte devi mostrare di interessarti a quello che fanno e fino ad un certo punto anche condividerlo, arrestandoti però davanti ad ogni esagerazione pericolosa. Osserva attentamente se girano alcoolici, o magari droga. Soprattutto dovresti cercare di aiutare Giulia a confidarsi con te. Se incomincia a parlarti di ciò che le sta a cuore, o di ciò che la fa soffrire – ad esempio di sua madre, o di suo padre – allora non penserà più a bere esageratamente o ad altre cose che le impedirebbero di approfittare della tua attenzione verso di lei. In questi gruppi spesso i ragazzi soffrono di una grande solitudine, perché il divertimento e l’eccesso finiscono per impedire una vera amicizia”.
Vittoria annuì e per un po’ rimase silenziosa, guardando davanti a sé con aria pensierosa.
“Allora” disse infine Silvia, “sei decisa ad andare?”
“Sì, certo! Spero veramente di poter fare qualche cosa, almeno per Giulia. Ma non voglio farti perdere altro tempo”.
Si alzò, dette un bacio alla mamma e ritornò in casa.
Il resto della giornata lo passò occupata nei doveri scolastici.
Dopo cena controllò la posta elettronica, scrisse un messaggio alla sua amica Margaret e poi se ne andò a dormire. Un certo presentimento le suggerì però di lasciare il cellulare acceso.
Il presentimento si rivelò esatto. Infatti a tarda notte il cellulare squillò. Era Francesca.
“Vittoria!” disse. “Sono Francesca. Sei ancora alzata? Senti, ho un messaggio per te. Se accendi il computer posso metterti in comunicazione con il link di un sito molto interessante. Si chiama Nuova Valpurga…”
“Scusami” rispose Vittoria cercando di usare un tono indifferente. “Ma ho un guasto al computer. Doveva venire il tecnico oggi, ma non si è visto. Spero che venga al più presto. Tanto ci vediamo domani a scuola”.
“Io non so se vengo, perché questa notte farò molto tardi”.
“Ti invidio! Quando mi rimettono al posto il computer mi devi coinvolgere. Ma cosa fate? Giochi di ruolo?”
“Sì, e molte altre cose. Ma ora devo salutarti. Se non ci vediamo a scuola, ci vediamo direttamente sabato sera da Serena”.
“Ok. Buon divertimento!”
“Ciao!”
“Ciao!”
Vittoria spense il celluare e si distese nuovamente nel letto. Ma per molto tempo non riuscì a dormire. Cosa c’era dietro l’attività nottruna di questi ragazzi? Nuova Valpurga! Un nome molto inquietante! E Giulia che parte aveva in tutto ciò? Il padre aveva ben ragione di essere preoccupato!
“Che succederà sabato?” pensò. “Non vedo l’ora che arrivi, anche se veramente ho un po’ paura”.
Si agitò a lungo nel letto. Poi finalmente si riaddormentò.

Una festa singolare

Finalmente il sabato arrivò. Nei giorni precedenti Francesca non si era fatta più vedere, ma la sera prima aveva telefonato per confermare l’appuntamento alle nove di sera in casa dell’amica Serena. Vittoria, conformandosi alla sua decisione di non destare sospetti, non aveva cercato Giulia, rimandando l’incontro con lei al momento della festa.
Giunta la sera, dopo un saluto ai suoi e un ultimo accordo con la mamma, scese le scale e uscì in strada. Per raggiungere la casa di Serena doveva prendere un autobus e fare un buon tratto di strada a piedi. Silvia aveva deciso che sarebbe andata a riprenderla in automobile, non essendo prudente per lei andare in giro per la città da sola a tarda notte. In ogni caso il contatto telefonico con la madre sarebbe stato sempre a portata di mano, e questo la tranquillizzava notevolmente.
L’autobus si fece attendere un po’ ed era molto affollato. Vittoria salì e aspettò con pazienza che il mezzo, facendosi strada nel traffico caotico della capitale, arrivasse a destinazione.
Era sempre un’esperienza nello stesso tempo eccitante e angosciosa per lei osservare le persone che affollavano gli autobus della città. Per lo più si vedevano visi assenti, perduti nei propri pensieri o intenti ad ascoltare musica attraverso gli auricolari. Chissà cosa passava per la loro testa! Certamente quella poesia di Eliot in cui si descriveva la folla anonima sul ponte di Londra era sempre attuale!
Scesa finalmente dall’autobus, si avviò verso la casa di Serena. Si trovava in un quartiere popolare, con isolati nuovi e qualche spazio verde. Le insegne luminose dei negozi e la gente che affollava le strade davano un senso di allegria, che si fondeva però con una nota malinconica e con la discreta poesia della sera. Vittoria pensò che più tardi, quando le strade si sarebbero svuotate, avrebbe prevalso un senso di grande tristezza e di solitudine.
Per raggiungere l’isolato dove era la casa di Serena dovette attraversare uno spazio verde, riservato ai giochi per i bambini. A quell’ora c’era soltanto qualche coppietta e qualche passante silenzioso.
Giunta a destinazione, suonò il citofono.
“Sono Vittoria, l’amica di Francesca” disse.
“Al quarto piano, interno dodici” rispose una voce femminile.
“Ok!”
Si udì lo scatto della serratura. Vittoria aprì il portone ed entrò. Salì al quarto piano con l’ascensore e, uscendo dalla cabina, vide alla sua destra la porta di un appartamento aperta. L’appartamento era fortemente illuminato e dalla porta usciva un confuso rumore di voci e il suono a tutto volume di una musica piuttosto insolita. Sembrava una melopea greca molto ritmata.
Quando Vittoria si affacciò all’ingresso dell’appartamento, le venne incontro una ragazza dall’aspetto piuttosto stravagante. Era truccata in maniera molto pesante e aveva i capelli divisi in tante piccolissime trecce. Portava dei grandi orecchini dall’aspetto esotico e un piercing al labbro inferiore. Aveva le spalle scoperte e la gonna corta.
“Benvenuta alla notte di Valpurga!” le disse dandole la mano e guardandola con un’espressione strana negli occhi. “Io sono Serena”.
“Grazie!” rispose Vittoria, cercando di mostrarsi allegra e soddisfatta. “Mi fai conoscere le altre ragazze?”
“Certo! Vieni con me”.
Sempre tenendola per mano, la condusse in una grande sala in cui si trovavano numerosi ragazzi e ragazze. La musica che Vittoria aveva sentito entrando si diffondeva da uno stereo posto in angolo della stanza. Le ragazze avevano quasi tutte le spalle scoperte e le gonne corte e i ragazzi, tutti con i capelli lunghi, portavano jeans e camicie dai colori sgargianti. Abbondavano piercing e tatuaggi.
“Ragazzi!” disse ad altavoce Serena. “Vi presento Vittoria, l’amica di Francesca!”
Molte voci si levarono a salutarla:
“Ciao! Benvenuta! La nottata si fa interessante! Un’altra strega!”
Francesca si avvicinò e disse a Vittoria:
“Ciao! Benvenuta! Non ho avuto il tempo di dirti come dovevi vestirti. Ma imparerai tutto prestissimo! Vieni che ti faccio conoscere le altre ragazze!”
Girando per la stanza Francesca fece le presentazioni.
“Questa è Giulia Biancucci” disse a un certo punto rivolgendosi ad una ragazza un po’ bassa e magrolina con i lunghi capelli neri e l’espressione del viso nello stesso tempo audace e timida.
“Anche lei sta in classe con me” aggiunse Francesca.
“Allora” disse Vittoria cercando un appiglio per fare amicizia con Giulia “frequentiamo la stessa scuola! Avete ancora Carloni come professore di italiano?”
“Oh, non me ne parlare!” esclamò Giulia. “Che tormento!”
“Davvero! Per fortuna noi in quarto abbiamo cambiato. La Santucci è molto più simpatica”.
“Ehi!” intervenne Francesca. “Alla notte di Valpurga è proibito parlare di scuola!”
Vittoria rise.
“E allora di che cosa bisogna parlare?” chiese.
“Alla notte di Valpurga” intervenne Giulia “si parla soltanto di magia!”
Vittoria si sentì rabbrividire, ma cercò di nascondere il proprio turbamento ostentando una grande curiosità. Approfittando del fatto che Francesca si era distratta per una domanda fattale da un’altra ragazza, si rivolse a Giulia mettendole una mano sulla spalla.
“Spiegami meglio” disse. “E’ la prima volta che vengo e la cosa mi sembra molto eccitante”.
“In questa festa di Valpurga” rispose Giulia, contenta di essere valorizzata da una ragazza più grande di lei, “facciamo un primo gradino di iniziazione alla magia. Tra un po’ ci insegneranno un ballo magico: la danza dei maghi e delle streghe. Poi ci sarà la distribuzione dei ruoli, nella quale daranno ad ognuno di noi un nome nuovo, che però nessun altro deve sapere. Poi ci chiameranno uno per uno per darci un appuntamento privato in un posto segreto, diverso per ciascuno di noi, dove parteciperemo ad una seduta spiritica. Naturalmente l’appuntamento è personale e ognuno deve tenerlo per sé: non bisogna rivelarlo a nessun altro”.
“Insomma è un gioco molto intrigante” disse Vittoria fingendo di aver preso tutto come una sorta di scherzo.
“Non è un gioco!” esclamò Giulia fissando Vittoria con aria molto seria. “La magia è un’arte fondamentale!”
Vittoria notò che il viso di Giulia rivelava un impercettibile tremore, sintomo di una segreta ansietà.
“Oh!” disse. “Ma non hai un po’ paura!”
“No! No!” esclamò Giulia facendo un passo indietro. “La magia è per le persone forti, che non hanno paura di nulla!”
Ma l’espressione del suo viso non sembrava confermare del tutto le sue parole.
Il quel momento Serena batté le mani e parlò con tono autorevole, rivolgendosi a tutti i presenti.
“Carissimi maghi e streghe, la notte di Valpurga entra ora nel vivo. Adesso ci prenderemo tutti per mano, alternandoci maghi con streghe, e faremo un grande circolo. Al ritmo della musica orientale che tra poco ascolteremo dovremo fare i movimenti della danza magica. Guardate tutti me e Donald e cercate di imitare i nostri gesti. Franco spegni le luci, lasciando accesa soltanto la piantana nell’angolo. Appena do il via incomincia la danza”.
Un ragazzo andò nell’angolo in cui erano gli interruttori e spense le luci. Rimase accesa soltanto una lampada posta su un piedistallo che emetteva una luce molto debole orientata verso il soffitto. Un leggero chiarore si diffuse per tutta la sala e i ragazzi e le ragazze si disposero alternati in cerchio.
Vittoria cominciò a sudare freddo. Le ragazze prendevano pose molto audaci, mentre i ragazzi, sbarazzatisi delle camicie, mettevano in vista i tatuaggi più stravaganti, incisi su petti, dorsi e braccia.
Incominciò a risuonare una musica molto sgradevole, dal ritmo ossessionante, mentre Serena e Donald, dopo aver fatto fare al circolo diversi giri in un senso e nell’altro, incominciarono a contorcersi l’uno di fronte all’altra seguendo il ritmo incalzante della musica.
Un ragazzo si pose di fronte a Vittoria cercando di coinvolgerla nei movimenti della danza. Vittoria, imbarazzatissima, cercò di sottrarsi facendo delle giravolte molto goffe.
“Non così!” le disse il ragazzo. “Devi allargare le gambe e storcere il busto, come faccio io!”
In quel momento squillò il cellulare di Vittoria e la ragazza, ringraziando il cielo in cuor suo, si ritirò in disparte per rispondere.
“Sì, mamma!” disse a voce alta in modo che anche gli altri sentissero. “Davvero!.. Accidenti! Ma come è successo?!.. Ho capito!.. Allora vengo subito!.. Va bene!.. A presto! Ciao!”
Richiuse il cellulare e disse a Giulia che le si era avvicinata:
“Scusami con gli altri, ma mi ha chiamato mia madre dicendomi che mio fratello ha avuto un incidente con la macchina. Devo correre a casa! Ma mi raccomando: domani ci vediamo a scuola, così mi racconti!”
“Va bene! Va’ pure! Ma che sfortuna!”
“Accidenti! Ma aspetto di sapere tutto da te! A domani!”
“A domani! Ciao!”
Vittoria uscì dalla sala, si avviò rapidamente fuori dall’appartamento e, senza perdere il tempo ad aspettare l’ascensore, scese le scale di corsa.
“Santo cielo! Dove sono capitata!” pensò. “E’ una cosa infernale! Ma quella povera Giulia lì dentro mi sembra come un pesce fuor d’acqua!”
Giunta in strada, si guardò ansiosamente intorno. Non vedendo nessuno incominciò ad aver paura. Non era ancora molto tardi, ma quella musica ossessionante e tutti quei discorsi sulla magia e sullo spiritismo la avevano fortemente impressonata e le sembrava quasi che qualche misteriosa presenza demoniaca si nascondesse dietro gli angoli della strada.
Dopo un po’ vide l’automobile della madre che si avvicinava ed emise un sospiro di sollievo.
Silvia posteggiò vicino a lei e aprì il finestrino.
“Allora! Come è andata?” disse, guardandola preoccupata.
“Non me ne parlare!” rispose Vittoria, aprendo lo sportello dell’automobile e prendendo posto accanto alla madre. “La faccenda è molto seria!”

Un comportamento enigmatico

“Allora” chiese Caterina a Vittoria quando si incontrarono a scuola il lunedì successivo, “come è andata la festa?”
“Veramente” rispose Vittoria “non sono stata a lungo. Ma il poco che ho visto mi preoccupa molto. Tu hai saputo niente?”
“So che mia zia è molto arrabbiata e molto preoccupata per Francesca. Sabato notte è tornata tardissimo e non ha voluto dire niente di quello che hanno combinato. Però mi ha detto zia che ha un’aria molto misteriosa e sembra che nasconda qualche cosa. Ma tu sei riuscita a scoprire che cosa stanno almanaccando?”
“In parte sì. Ma bisognerebbe saperne di più”.
“Non vuoi dirmi di che si tratta? A zia non ho detto niente del tuo interessamento, ma penso che avrebbe molto piacere di sapere che stai seguendo la faccenda da vicino. Certamente sarebbe ben felice di parlare con te, anche per raccomandarti Francesca”.
“Sì, capisco. Come tu stessa immaginavi, c’è di mezzo la magia. Ma non è facile per ora sapere che cosa stanno organizzando. Tutto si svolge in modo molto misterioso, e non vogliono far trapelare niente all’esterno. Ad ogni ragazza vengono date indicazioni strettamente personali per una seduta spiritica, che non vengono comunicate a nessun altro. Sinceramente non me la sono sentita di stare al gioco fino alla fine. Altrimenti avrei avuto anch’io il mio appuntamento segreto”.
“Sarebbe stato utile. Se dietro c’è qualche adulto che tira i fili, dalla tua indicazione si sarebbe potuto risalire fino a lui”.
“Questo è vero. Ma se penso che sarei dovuta restare per tutta quella festa allucinante, mi viene la pelle d’oca”.
“Che hanno combinato?”
“Immagina: la danza delle streghe, una musica allucinante e i ragazzi che già all’inizio incominciavano a mettersi a torso nudo! Chissà che cosa mi sarebbe toccato fare!”
“Ti capisco! Ma ora che cosa hai in mente di fare?”
“Nell’intervallo vado a cercare Francesca e la sua compagna Giulia, con cui ho fatto un po’ amicizia. Vedo se riesco a sapere qualche cosa dei loro appuntamenti”.
“Buona idea! Poi fammi sapere”.
“OK!”
A ricreazione Vittoria andò a cercare le due ragazze, ma trovò soltanto Giulia, la quale le disse che Francesca dal giorno prima non si sentiva bene”.
“Mi dispiace!” disse Vittoria. “Mi dispiace anche che mia madre mi ha chiamato e che sono dovuta venir via così presto. E’ andato tutto bene?”
“Benissimo!” esclamò Giulia spalancando gli occhi. Ma in quegli occhi parve a Vittoria che per un attimo balenasse un’espressione di terrore. Dopo un momento di perplessità le chiese:
“Ti hanno dato il nome magico e l’appuntamento?”
“Sì, ma questo è un segreto”.
“Capisco, certo! Peccato che non ho potuto averlo anch’io!”
“Sarà per la prossima volta”.
“Allora presto ci sarà un’altra festa!?”
“Tanto presto no. Ma certamente ci sarà”.
“Non sai più o meno quando?”
“No. Gli organizzatori ce lo faranno sapere”.
“Spero proprio che sia al più presto possibile. Mi dispiace così tanto di non aver potuto partecipare fino alla fine e di non aver avuto il nome e l’appuntamento per la seduta spiritica! Ma veramente ci sarà da aspettare tanto?”
“Come ti ho detto non lo so… Ecco, guarda… Certamente sarà dopo il sei febbraio”.
“Ah, sì? Perché dopo il sei febbraio?”
Giulia impallidì e sul suo viso apparve per un attimo un’espressione di paura. Poi si riprese e disse con una certa fretta:
“No, niente! Veramente non lo so! Soltanto qualcuno… qualcuno aveva accennato l’altra sera che fino al sei febbraio Serena era molto occupata… Ma sai, sono chiacchiere. Veramente non sappiamo nulla”.
“Va bene. Ma ecco: sta suonando la campanella. Mi raccomando: appena sai la data fammelo sapere!”
“Ok! A presto!”
Mentre tornava verso la sua classe Vittoria si interrogò sullo strano comportamento di Giulia. Era del tutto comprensibile che la ragazza manifestasse sentimenti di timore, nonostante il suo proclamato entusiasmo per il gruppo dei suoi amici e le loro iniziative. Nessuna persona normale affronterebbe la prospettiva di una seduta spiritica senza sentire almeno un po’ di paura. Ma in lei c’era qualche cosa di particolare: un’agitazione che in certi momenti sembrava causarle una specie di vertigine.
“Cosa ci sarà dietro tutta questa storia?” si chiese. “La situazione di questa ragazza è veramente preoccupante. E’ evidente che è terribilmente angosciata, ma nello stesso tempo non è nella condizione di chiedere consiglio a nessuno. Con il padre non parla, e quei delinquenti che organizzano tutta questa faccenda le hanno proibito categoricamente di parlare con chiunque altro dei suoi segreti personali. Per una ragazza così giovane e inesperta non ci potrebbe essere situazione più pericolosa, e lei stessa in qualche modo se ne rende conto. Per questo è così spaventata. Quanto darei per saperne di più!”
Ma improvvisamente una circostanza enigmatica che era rimasta semi-inavvertita nel suo inconscio si presentò con piena evidenza alla sua coscienza.
“Un momento!.. Già!.. Questo potrebbe essere un elemento prezioso!.. Lì per lì non ci avevo pensato!.. Vedremo!”
Tornata in classe Vittoria fece un cenno di intesa a Caterina, facendole capire che dopo le lezioni avrebbe avuto qualche cosa da dirle.
Suonata l’ultima campanella, le due ragazze si incontrarono fuori della classe e, mentre si avviavano verso l’uscita, Caterina chiese, con una certa ansietà:
“Allora, hai saputo niente?”
“Francesca non c’era. Mi ha detto Giulia che da ieri non sta bene”.
“Ah, è così allora! Zia mi aveva accennato a un malessere, ma credevo che fosse una cosa passeggera. Sarà stato un effetto della loro festa!”
“Non lo so. Ho parlato con Giulia e l’ho trovata un po’ strana. Ma mi ha suggerito una traccia che potrebbe rivelarsi utile. Non farmi altre domande però. Per il momento non posso dirti altro. E’ una faccenda molto delicata”.
“Mi incuriosisci. Ma va bene: non faccio domande. A zia non devo dire niente?”
“No, ti prego! Però puoi consigliarle di sorvegliare Francesca. Uno di questi giorni dovrebbe avere l’appuntamento per la seduta spiritica. Puoi dirle che lo hai saputo per vie indirette, senza fare il mio nome”.
“Va bene. Questa è una cosa molto importante, anche se non sarà facile sorvegliare una come lei”.
“In ogni caso, per qualsiasi cosa teniamoci in contatto”.
“Benissimo! A domani!”

Impazienza e ansietà

Giulia si svegliò con la testa pesante. La notte era stata fino a tardi a chattare con un misterioso interlocutore, il quale le aveva dato tutte le indicazioni necessarie. Ora però avvertiva di aver dormito troppo poco e di non avere quasi la forza di alzarsi per andare a scuola. Ma assolutamente non poteva mancare. Già aveva fatto troppe assenze, e poi sentiva fortemente il bisogno di parlare con Francesca. Ovviamente non avrebbe potuto dirle nulla dei suoi segreti, ma in qualche modo parlare con un’amica le avrebbe arrecato qualche sollievo.
Non che si pentisse di avere imboccato la strada della sua straordinaria avventura, ma la turbava il fatto di non poterne parlare con nessuno, e in certi momenti le si affacciava un improvviso sentimento di panico. Faceva di tutto per ignorarlo e per allontanarlo, ma ci riusciva soltanto con grande difficoltà. Passati quei momenti si rincuorava pensando alle energie segrete e ai poteri meravigliosi che avrebbe acquisito. Ci sarebbero stati anche eccezionali guadagni: si parlava di migliaia di euro al mese!
“Sì!” si diceva. “A tutti i costi devo uscire da questa squallida situazione di degrado, e questa è la via giusta!”
Presentandosi in sala da pranzo per la colazione si avvide che il padre era assente.
“Non c’è papà?” chiese all’anziana donna di servizio che si occupava dei lavori domestici.
“No” le rispose quest’ultima. “Deve essere uscito presto questa mattina. Non lo ho neanche visto”.
“Va bene”.
Giulia si sentì molto irritata. Da un po’ di tempo il padre sembrava così occupato dal sua lavoro che quasi non badava a lei. Non che avrebbe avuto piacere che egli interferisse con i suoi affari personali, ma il fatto che egli vivesse la propria vita al di fuori della sfera dei suoi interessi in qualche modo la intimoriva. In questa situazione chiedere permessi o soldi le riusciva più difficile. E’ vero che non l’aveva più rimproverata per i suoi rientri notturni o per la sua eccessiva libertà di comportamento, ma prima lo vedeva preoccupato e ansioso, e ciò in qualche modo le dava l’impressione di poterlo gestire secondo i suoi desideri. Ora invece sembrava quasi più forte di lei. E il fatto che uscisse così presto la mattina per i suoi affari senza dirle nulla lo sentiva come una specie di umiliazione.
“Ma non mi interessa!” si disse. “Ho davanti a me ben altre cose di cui occuparmi!”
Giunta a scuola, cercò subito Francesca.
“Non è venuta!” le dissero. “Veramente sta facendo troppe assenze!”
Questo fatto le causò una forte angoscia. Francesca dalla sera dell’ultima festa non era stata bene e per qualche giorno non si era vista a scuola. Quando poi era tornata, sembrava piuttosto depressa. Però la sua compagnia era sempre piacevole e, specialmente nei momenti di panico, Giulia sapeva di potersi in qualche modo appoggiare a lei.
Ovviamente non si erano confidate i nomi segreti, né le date degli appuntamenti personali. Ma non mancavano di incoraggiarsi a vicenda parlando degli straordinari poteri e degli eccezionali guadagni che avrebbero conseguito.
Però negli ultimi tempi la salute di Francesca non sembrava buona, e ora questa sua ulteriore assenza la preoccupava e la spaventava. Sembrava quasi un avvertimento per lei.
Fu presa da uno dei suoi attacchi di panico.
“Cosa sto facendo?!” si chiese con angoscia. “Se almeno potessi parlarne con qualcuno! Ma non posso! Ho giurato! E poi con chi potrei parlarne? Con Francesca c’è un rapporto tutto speciale che non ho assolutamente con gli altri!”
Tristemente entrò in classe e si dispose ad ascoltare le lezioni. Ma la sua mente vagava altrove, e più volte si trovò in difficoltà con i professori per la sua disattenzione.
A ricreazione uscì in cortile per prendere un po’ d’aria e per distrarsi un po’ dai suoi pensieri. Da lontano vide Vittoria che parlava allegramente con le sue compagne.
“Ecco!” si disse. “Con Vittoria mi piacerebbe parlare!”
La conosceva molto poco, ma sentiva un’istintiva fiducia in lei. Qualche cosa le suggeriva che da lei avrebbe potuto avere l’aiuto di cui sentiva il bisogno. Oltre ad essere più grande, le dava l’impressione che la guardasse con un’attenzione speciale. Era come se in lei vedesse in qualche modo la figura materna che le era mancata.
Ma cosa avrebbe potuto dirle? Non poteva assolutamente svelare a lei i suoi segreti, e non si sentiva di parlarle della sua prospettiva di acquisire poteri occulti e di ottenere grandi guadagni.
A un certo punto Vittoria si voltò e, vedendola, la salutò con la mano e le fece un sorriso particolarmente affettuoso.
“Oh! Perché non posso parlare con lei dei miei segreti?!” si disse Giulia ricambiando il saluto e il sorriso. “Quanto lo desidererei! Ma non posso: ho giurato!”
Al suono della campanella di fine ricreazione, Giulia si avviò tristemente verso la classe rimpiangendo l’occasione perduta di confidarsi con Vittoria.
La mattinata si trascinò faticosamente fino alla fine delle lezioni.
Fu un grande sollievo per Giulia il suono dell’ultima campanella.
Ma giunta a casa la donna di servizio le disse che il padre era ancora assente e che non aveva fatto sapere nulla dei suoi impegni, né di quando sarebbe rientrato.
Questo fatto le causò un turbamento che non si seppe spiegare.
“Che cosa me ne importa di quello che fa lui!” si disse. “Anzi, se non rientra neanche per cena non avrò bisogno di chiedere permessi per uscire”.
Eppure l’assenza del padre in quel momento la rendeva più triste e angosciata. In fondo era sempre suo padre, anche se non aveva capito niente di lei. Forse un po’ di attenzione avrebbe potuto ottenerla per i suoi problemi, anche se non sapeva proprio che cosa avrebbe potuto dirgli.
“Effettivamente” si disse “è abbastanza assurdo pensare a lui come a una persona in cui confidare. E’ il mio stato d’animo che mi suggerisce pensieri inverosimili!”
Preferì non uscire di casa e passò il pomeriggio cercando di studiare qualche cosa per la scuola. Ma la sua mente vagava altrove: quella sera, dopo cena, la aspettava un’avventura importantissima. Era un’occasione unica per lei e non doveva mancarla. Con quanta lentezza passavano le ore! Quando sarebbe arrivato finalmente il momento tanto atteso? Non vedeva l’ora! Però nello stesso tempo si ripresentavano i momenti di panico.
“Ma perché devo aver paura?!” si diceva. “Su, coraggio! Pensa alle cose straordinarie che ti aspettano!”
Così, tra sentimenti alterni di eccitazione e di angoscia, il pomeriggio passò.
All’ora di cena il padre ancora non era tornato, né aveva dato sue notizie.
“Meglio così!” si disse Giulia. “Almeno posso uscire senza problemi!”
Ma involontariamente dentro di sé sentiva invece il desiderio di averlo vicino.
Cenò guardando distrattamente la televisione. Poi si preparò ad uscire.

L’appuntamento

Le nove erano passate da un po’ quando Giulia uscì di casa. Le tracce di umidità, lasciate sull’asfalto da una recente precipitazione, la fredda serata invernale e la poca gente che frettolosamente camminava per le strade davano un senso di malinconia, appena attenuata dalle vivaci insegne luminose dei negozi.
Giulia si guardò attorno a disagio. Doveva prendere la metropolitana e percorrere un lungo tratto fino in periferia. Poi, dopo alcune fermate di autobus, avrebbe dovuto fare un pezzo a piedi. A quell’ora, in quella fredda sera d’inverno e nello stato d’animo in cui si trovava in quel momento, la cosa non la allettava. Ma ormai aveva preso la sua decisione e non poteva tornare indietro.
Si strinse nel soprabito per ripararsi dal freddo e si incamminò.
“Fino a poco fa” pensò, “nonostante alcuni momenti di forte ansietà, non vedevo l’ora di andare all’appuntamento, e mi sentivo anche molto eccitata. Ma ora più passa il tempo, più la faccenda mi sembra assurda e piena di incognite. Ma devo essere forte e coerente con le mie scelte!”
Scendendo le scale della stazione per prendere la metropolitana si sentì un po’ sollevata: il fatto di trovarsi in mezzo ad altre persone le faceva sentire meno la solitudine.
La vettura su cui salì era abbastanza affollata e ciò dava un po’ di vivacità all’ambiente, anche se, come al solito, ognuno pensava a sé, immerso nelle proprie preoccupazioni o nei propri sogni ad occhi aperti.
Giulia si guardò intorno senza troppa curiosità. Gli utenti della metropolitana sembravano modellati tutti con lo stesso stampo.
Il suo pensiero ritornò ben presto sull’appuntamento che l’attendeva. L’idea di una seduta spiritica l’aveva subito elettrizzata quando se ne era parlato la prima volta e le prospettive di sviluppo della propria personalità interiore e di facili guadagni che le avevano fatto balenare le persone che l’avevano contattata via internet per prepararla all’incontro avevano aumentato la sua curiosità e il suo entusiasmo.
Nello stesso tempo però aveva incominciato a svilupparsi dentro di lei una sorta di repulsione, che all’inizio era riuscita a padroneggiare abbastanza bene, respingendola come una debolezza infantile, ma che con l’avvicinarsi dell’incontro si era fatta sempre più intensa e frequente e che ora sembrava aver preso il sopravvento su ogni altro sentimento.
“Ho fatto male questa mattina a non parlare con Vittoria” si disse. “Credo che con il suo consiglio mi sarei chiarita meglio su ciò che conviene fare. Non so perché, ma quella ragazza mi ispira tanta fiducia! Mi sembra che abbia per me una simpatia particolare. E’ vero che avevo giurato di non parlare con nessuno dei miei segreti, ma tanto chi lo avrebbe saputo! Ora però è troppo tardi per tornare indietro”.
Frattanto, dopo un tragitto abbastanza lungo, la vettura era arrivata a destinazione.
Giulia scese dalla metropolitana e si avviò verso l’uscita della stazione. Una folla abbastanza numerosa si muoveva frettolosamente intorno a lei.
Giulia si guardò intorno. Ognuno sembrava badare soltanto ai fatti suoi senza fare nessun caso agli altri. Questo fatto non faceva che aumentare la sua tristezza e le sue apprensioni. Se le fosse successo qualche cosa, chi se ne sarebbe interessato?
La ragazza abbassò gli occhi e si avviò tristemente verso l’uscita.
Uscendo dalla stazione la gente si disperse e Giulia si trovò a camminare nella squallida penombra di strade semideserte della periferia.
“Che angoscia!” pensò. “Ma perché non me ne ritorno indietro finché sono in tempo?”
Sembrava però che una forza misteriosa la trascinasse verso la sua meta quasi contro la sua volontà.
La ragazza affrettò il passo e presto raggiunse la fermata dell’autobus. Insieme a lei c’erano due signori anziani, una donna con un bambino e un giovane di una ventina d’anni. Fu un vero sollievo per Giulia il fatto che i due signori stessero discutendo animatamente di politica. Ciò infatti dava un po’ di vivacità alla sua situazione, che altrimenti sarebbe stata di uno squallore insopportabile.
Poco dopo arrivò l’autobus e tutti salirono in vettura.
Sull’autobus c’era poca gente e Giulia trovò subito un posto a sedere accanto a un finestrino.
Doveva percorrere soltanto poche fermate, ma sentiva il bisogno di sedersi e di guardare fuori nella penombra della sera. I due signori continuavano a parlare animatamente, ma Giulia ben presto non badò più a loro. Il suo pensiero vagava tra surreali anticipazioni della seduta spiritica, mentre il suo sguardo si perdeva dietro alle luci che fuggivano davanti a lei nella strada.
Si sentiva triste e aveva paura.
Che sarebbe stato di lei? Non era ancora in tempo per tornare indietro?
Improvvisamente si sentì in preda ad un fortissima ansietà. Le sembrava che qualcuno la stesse osservando. Si guardò intorno, ma vide che nessuno badava a lei.
“Si vede che non sono in condizioni normali: sono troppo impressionabile!”
Essendo ormai giunta a destinazione, si alzò e scese dall’autobus.
Senza guardarsi intorno si avviò nella direzione che le era stata indicata. Doveva percorrere un centinaio di metri e poi girare a destra per una strada piuttosto ampia con grandi palazzi dai due lati, per lo più adibiti ad uffici. In quella strada doveva raggiungere il numero 179, entrare e prendere l’ascensore fino al settimo piano. Lì qualcuno l’attendeva per introdurla all’interno numero 21.
Giulia affrettò il passo. Era sopraggiunto in lei uno strano timore che le suggeriva di non indugiare in quelle strade per lei sconosciute.
Superata la distanza indicatale, voltò a destra. Subito fu presa da un vivissimo sgomento. A destra e a sinistra si profilavano enormi casermoni grigi scarsamente illuminati, di una dimensione e di una forma che sembravano di non avere più nulla in comune con la misura umana.
“Dove sono finita?!” si chiese con angoscia. “Sulla luna? O in un’altra galassia?”
Affrettò ancora il passo. Poco dopo si fermò per riprendere fiato e si guardò intorno.
Il cuore le balzò nel petto. Sul marciapiede dalla parte opposta della strada, a una certa distanza dietro di lei riconobbe il giovane che era salito sull’autobus insieme a lei. Era una coincidenza, oppure veramente la stavano seguendo?
Con un brivido di terrore Giulia si avvolse strettamente nel soprabito e riprese a camminare velocemente, sperando di raggiungere presto il numero indicatole.
“161… 163… 165… Accidenti qui c’à da attraversare!.. 167… 169… 171… 173… 175… 177… Finalmente! 179!”
Salendo alcuni gradini raggiunse il portone a cui era diretta. Entrò per la porta a vetri e, senza guardare indietro, si diresse rapidamente verso l’ascensore.
Spinse il pulsante di chiamata, e poco dopo davanti a lei si aprì la porta della cabina. Mentre saliva sull’ascensore, ebbe l’impressione che qualcuno stesse entrando dal portone d’ingresso. Immediatamente premette il pulsante. La porta dell’ascensore si chiuse e la cabina si avviò ai piani superiori.
“Settimo piano! Ecco! Ci siamo!”
L’ascensore si fermò e pochi istanti dopo la porta si aprì.
Giulia uscì nell’ampio pianerottolo, che era abbondantemente illuminato dalle luci delle scale.
Davanti a lei si presentò un uomo che le sorrideva e le porgeva la mano.
“Benvenuta strega Asiri!” le disse.
Ma a questo punto si produsse in lei un mutamento che a lungo aveva maturato nel suo inconscio, come in stato di incubazione, e che finalmente veniva in piena luce. Ogni tentennamento era scomparso: era chiarissimo ora alla sua coscienza che di tutta quella faccenda ella assolutamente non ne voleva più sapere.
Senza neanche rispondere si voltò di scatto decisa a risalire sull’ascensore e a tornare indietro. Ma l’uomo l’afferrò per le braccia e le disse:
“Dove vai, strega Asiri?! Ormai non puoi più tornare indietro!”
“Non sono la strega Asiri!” gridò Giulia in preda al panico. “Ha sbagliato persona! Mi lasci andare! Voglio tornare a casa!”
“No, cara!” rispose l’uomo con voce melliflua e nello stesso tempo minacciosa. “Ormai è troppo tardi. Tu sei la strega Asiri e ti sei impegnata a lasciarti guidare per sviluppare le tue energie occulte!”
“Mi lasci andare!” gridò Giulia disperata. “Questa è una violenza!”
“Pensa alle meravigliose energie di cui potrai disporre! Tutti ti invidieranno e ogni mese sarai in grado di guadagnare migliaia e migliaia di euro! Potrai appagare ogni tuo desiderio!”
“No! Io non voglio nulla! Non voglio nessuna energia! Non voglio guadagnare soldi! Voglio tornare a casa!”
La voce dell’uomo si fece più cupa e minacciosa.
“Se non cedi con le buone…” disse.
Ma in quel momento si aprì la porta dell’ascensore e una voce – ben nota a Giulia e che risuonò alle sue orecchie come un balsamo di vita – gridò in tono autorevole:
“Lasci immediatamente mia figlia!”
“Papà!” gridò Giulia con le lacrime agli occhi. “Papà! Salvami! Portami via di qua!”
L’uomo che teneva Giulia, colto alla sprovvista, alzò gli occhi spaventato. Ma subito si riprese. Mise un braccio intorno al collo della ragazza ed esclamò:
“Se si avvicina la strangolo!”
Ma il padre di Giulia non gli lasciò il tempo di finire la frase che già gli era addosso. Lo afferrò per il collo e lo scaraventò a terra. L’uomo perse la presa di Giulia e i due si trovarono distesi sul pianerottolo afferrati in una feroce colluttazione.
“Scappa!” gridò il padre a Giulia.
Ma Giulia non gli badò.
“Lasci stare mio padre!” gridava.
In quel momento si aprì la porta dell’appartamento numero 21 e sulla soglia apparvero un uomo e una donna.
“Prendetela! E bloccate quest’energumeno!” gridò l’uomo che si divincolava per terra sotto la ferrea morsa del padre di Giulia.
Ma in quel momento la porta dell’ascensore si aprì di nuovo e una voce risuonò imperiosa:
“Fermi tutti e alzate le mani! Polizia!”
Tre agenti armati uscirono dall’ascensore, mentre gli astanti impallidivano e alzavano le mani spaventati.
Mario lasciò andare l’uomo con cui era in colluttazione e si alzò. Giulia si gettò tra le sue braccia e scoppiò a piangere dirottamente. Intanto anche l’altro uomo si era levato da terra e si era avvicinato ai suoi complici tenendo le mani alzate.
“Allora, signori!” disse il comandante degli agenti. “Sembra che qui ci siano molte cose da chiarire. Ci sono altre persone nell’appartamento?”
Nessuno fiatò.
In quel momento altri agenti, salendo per la scale, raggiunsero i loro colleghi. Con loro c’era anche un giovane che subito Giulia riconobbe: era il ragazzo che aveva preso l’autobus insieme a lei e che l’aveva seguita lungo la strada che conduceva al luogo dell’appuntamento.
“Bene!” disse il comandante. “Questi signori sono in custodia. Portateli via e perquisite l’appartamento. Lei, Dottor Biancucci, vada pure tranquillo con sua figlia. Quando sarà il momento vi chiameremo ambedue a testimoniare. Grazie di tutto Stefano!”

Messaggio a Margaret

«Cara Margaret,
tutto è finito bene! Come ti avevo accennato, da alcune parole sfuggite a Giulia avevo intuito che l’appuntamento per la seduta spiritica doveva essere per il sei febbraio. Infatti mi aveva detto che la prossima festa dei suoi amici sarebbe stata certamente dopo quella data e quando le avevo chiesto il perché, si era impappinata e aveva fatto capire che le era sfuggito qualche cosa che non avrebbe dovuto dire. Ora, che cosa non avrebbe dovuto dire se non la data dell’appuntamento segreto?
«Purtroppo però non sapevo l’ora né il luogo dell’appuntamento. Ragionandoci con mia madre e con il Dottor Biancucci, abbiamo pensato che sarebbe stato bene farla sorvegliare quel giorno, soprattutto la sera. Ma non potevamo fare questo né il Dottor Biancucci né io, perché ci avrebbe subito riconosciuti. Allora mamma ha pensato di chiedere a mio fratello Stefano, il quale subito ha accettato.
«Il Dottor Biancucci lo avrebbe seguito da vicino, senza farsi vedere dalla figlia, e intanto si sarebbero tenuti in contatto con i cellulari.
«Quando la sera Giulia è uscita di casa, Stefano, a cui erano state mostrate molte fotografie di lei, l’ha seguita sulla metropolitana e poi sull’autobus, fino a raggiungere la strada dove era diretta. L’ha seguita anche nel portone d’ingresso del palazzo dove aveva l’appuntamento e ha fatto in tempo a vedere a quale piano era salita con l’ascensore.
«Appurato questo, immediatamente ha avvertito il Dottor Biancucci, il quale ha raggiunto il portone e è salito al settimo piano per soccorrere la figlia, mentre Stefano attendeva la polizia, che era stata già tempestivamente informata.
«Il Dottor Biancucci ha trovato Giulia sul pianerottolo che si divincolava tra le mani di uno della banda. Si è gettato sull’uomo e c’è stata una colluttazione. Sarebbe finita male, perché nell’appartamento c’erano altre due persone, che senz’altro avrebbero avuto il sopravvento su Biancucci. Ma intanto la polizia era errivata, e così Giulia e il Dottor Biancucci sono stati soccorsi e quei delinquenti sono stati tutti arrestati.
«Non ti dico che cosa è venuto fuori! Un’organizzazione di satanisti con un giro di soldi da capogiro! Non so quanti ragazzi ci erano cascati, con conseguenze gravissime sul piano morale, psicologico e anche finanziario. I casi sono moltissimi e se ne stanno occupando diverse assistenti sociali e operatori sanitari. Per fortuna la maggior parte hanno aperto gli occhi e stanno collaborando. Anche Francesca è totalmente cambiata. Già da quando aveva incominciato a stare male e a soffrire di depressione, dopo quella famosa festa, si stava convincendo a uscire da tutta la faccenda. Quando poi ha saputo che cosa era successo a Giulia e tutto quello che c’era dietro, ha fatto un taglio netto con il passato: si è riconciliata con la madre e ha giurato di non darle più alcun dispiacere.
«Ma naturalmente la storia più commovente è stata quella di Giulia. Quella sera il padre l’ha portata via di lì quasi in braccio. Mi ha detto Stefano – che li ha accompagnati fino a casa – che Giulia non voleva staccarsi dalle braccia del padre e che continuava a piangere, a baciarlo, a ringraziarlo e a chiedere perdono senza mai finire. Il padre era così commosso che quasi quasi piangeva anche lui.
«In macchina, mentre lui guidava, Giulia lo teneva stretto, come se avesse paura di perderlo. A casa poi gli ha confessato tutto, ha ammesso di essere stata un’idiota e una perfida e ha promesso che d’ora in poi sarà per lui la figlia più obbediente e affettuosa.
«Ieri li abbiamo invitati a cena, e non ti dico che cena cordiale è stata! Anche con me Giulia è stata affettuosissima e ha detto che vuole starmi vicina il più possibile, come a una sorella maggiore, e che vuole seguire tutti i miei consigli.
«Biancucci non la finiva più di ringraziare mia madre, me e mio fratello e ha detto che d’ora in poi vuole che le nostre famiglie siano sempre in amicizia. Mia madre ha detto che, secondo le norme professionali, questo non sarebbe consigliabile. Ma alla fine si è convinta che le norme professionali qualche volta possono anche andare a farsi benedire. Insomma, ogni tanto il sangue milanese rispunta fuori, ma alla fine vince sempre la Roma!
«Sono proprio felice che tutto si sia risolto bene, e che ancora una volta ho potuto tener fede al nostro giuramento.
«Andiamo avanti, carissima! I giovani da aiutare sono un esercito innumerevole e quello che possiamo fare noi non è che una goccia nel mare. Ma il mare è fatto di gocce!
«A presto!
«Saluti carissimi
«Sempre sinceramente tua
«Vittoria.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...