EBOOK: D. Massimo Lapponi LE FIGLIE DI GERUSALEMME. Sacra rappresentazione

Tu ne peux trop promettre aux feux de notre amour
la douce liberté de se montrer au jour

Pierre Corneille, Le Cid I, 1

NOTA

Tra il 587 e il 586 a. C. Gerusalemme fu distrutta dal Re Nabuccodonosor e i suoi abitanti furono deportati in Babilonia. Nel 538 l’editto di Ciro, re dei Persiani, concedeva agli Ebrei di ritornare in patria e di riedificare il tempio e la città distrutti
Ma le traversie degli esuli di ritorno a Gerusalemme erano appena all’inizio. L’edificazione del tempio e delle mura richiese molto tempo e fu a lungo ostacolata dall’ostilità delle popolazioni locali. Infine, grazie all’opera di uomini come Zorobabele o il profeta Aggeo, la costruzione del tempio fu portata a termine nel 515 a.C. Anche la città e le mura furono riedificate, ma la situazione degli Ebrei rimase molto precaria, soprattutto a causa delle popolazioni locali, le quali sobillarono il potere centrale persiano contro Gerusalemme, e nell’anno 446 o 447 giunsero a distruggere nuovamente le mura della città. Nel 445 Neemia ottenne dal re Artaserse il permesso di compiere una missione a Gerusalemme con poteri speciali. Probabilmente più tardi va collocata la missione di Esdra. I due uomini trovarono la Città Santa in una situazione disastrosa: rovina materiale e morale, povertà, oppressione da parte dei vicini, matrimoni misti tra ebrei e popolazioni pagane, con conseguente offuscamento della fede ebraica.
Questi avvenimenti sono narrati, non sempre con ordine, nei bellissimi libri di Esdra e Neemia, ai quali il presente lavoro fa riferimento. Segnaliamo però alcune libertà che ci siamo prese rispetto al testo sacro. Per prima cosa le Lamentazioni risalgono al tempo della distruzione di Nabuccodonosor, cioè quasi un secolo e mezzo prima degli avvenimenti rappresentati. Similmente il Libro della Consolazione (Is. 40, 1ss) risale al tempo dell’editto di Ciro, cioè quasi cent’anni prima di Neemia.
C’è poi da osservare che Neemia, giunto a Gerusalemme, per qualche giorno mantenne prudentemente segreto lo scopo della sua missione. Aggiungiamo che non risulta essere esistito presso gli Ebrei l’uso di pubbliche e solenni cerimonie nuziali di carattere liturgico in tempi stabiliti. La questione dei matrimoni misti, infine, viene qui riletta in una prospettiva un po’ diversa, più morale e spirituale e meno rigidamente nazionale, di come essa appare nel libro di Esdra – prospettiva che, in ogni caso, non è estranea alla Bibbia ebraica, come dimostrano i libri di Ruth e di Tobia.
A giustificazione delle scelte personali ora segnalate, osserviamo che, almeno stando a quanto ci è stato insegnato, il teatro è in qualche modo fuori del tempo. Del resto il lungo periodo storico che va dall’esilio alla fine del periodo persiano costituisce, in un certo senso, un’unità spirituale: è il momento della maturazione e dell’approfondimento interiore dei maggiori temi della religione ebraica, quel periodo affascinante che, se pure povero di avvenimenti esteriori, tuttavia apre la strada a una sensibilità più moderna, all’universalismo religioso, a una profonda spiritualizzazione, e prepara cosi il terreno all’avvento del cristianesimo.
Osserviamo infine che libertà non meno notevoli si trovano in altri drammi di ispirazione biblica, come ad esempio nel Saul di Vittorio Alfieri.
L’azione è liberamente immaginata. Alcuni testi sono tratti dalla Sacra Scrittura. Alcuni spunti melodici e testuali sono ispirati all’antica liturgia latina.

PERSONAGGI:

SARA, giovinetta ebrea
ANNA, sua madre
AZARIA, padre di Sara
TOBIA, giudeo rinnegato, governatore di Ammon, al servizio di Sanballat
NEEMIA, ebreo fedele, coppiere del re Artaserse
CANANI, parente di Neemia
Carovana di Ebrei provenienti da Susa – Giovani e giovinette ebrei di Gerusalemme

L’azione si svolge nell’anno 445 a. C. La scena rappresenta la campagna di Giuda, presso le mura distrutte di Gerusalemme.

PROLOGO

ANNA (fuori scena): O voi che passate per via,
sostate, vedete:
si può sulla terra trovar
un tale dolor!?
Oh…

Distesa al suol, prostrata nella polvere,
Gerusalemme, grida al tuo Signor!
Deh, come il mar effondi le tue lacrime,
il tuo mesto cuor eleva al Dio del ciel.
Per le tue colpe implora notte e dì
grazia e perdono dalla sua pietà.
Ritorna o Sion al tuo Signor!
Le nostre case sono andate ad estranei,
la nostra terra ad un crudele stranier.
Gerusalemme, umiliata dai popoli,
oppressa, colpevole, misera:
supplica, pentiti,
prega il Santo d’Israel,
spera nella sua pietà,
nelle tue lacrime sciogli il tuo cuor.
Distesa al suol, prostrata nella polvere,
Gerusalemme, grida al tuo Signor!
Deh, come il mar effondi le tue lacrime,
il tuo mesto cuor eleva al Dio del ciel.
Per le tue colpe implora notte e dì
grazia e perdono dalla sua pietà.
Ritorna o Sion al tuo Signor!
Piangi e confida nel Suo eterno amor.

O voi che passate per via,
sostate, vedete:
si può sulla terra trovar
un tale dolor!?
Oh…

SCENA I
( Anna e Sara )

SARA: Madre, quando ritornerà il mio promesso sposo?

ANNA: Pazienta o figlia: se ancor devi attendere,
il desiato momento verrà
quando il pietoso Signore dei miseri
a noi il suo sguardo d’amor volgerà.

SARA: Ricordo ognor quando ancora bambina
seguivo al tempio le vergini in cor.
Pur tra le angosce d’anni crudeli,
era una gioia quel giorno nuzial.
Sai tu perché non s’è svolta mai più
quella festa sì cara al mio cuor?

ANNA: O figlia mia, rallegrati,
ché dopo tanto implorare
le nozze delle vergini
si svolgeranno ancor.
Ahi, quante preci e suppliche
perché gli anziani di Sion
volesser gli usi
santi dei padri
con fede ancor rinnovar.
No, quelle nozze con gli empi Edomiti mai più!
Matrimoni segreti senza santità!
Senza fede né onor! Quale angoscia per noi!
Quante volte ho invocato dal cielo la fine di tanto dolor!
Ai nostri giovani vadano le figlie di Sion:
sian le nozze solenni, gioia in tutti i cuor,
santo sia il loro amor, di conforto a Israel,
sia splendor di virtù consacrata al Signor
e al suo popol fedel!
Qui con il santo vincolo nuzial
sposi e spose domani si uniran.

SARA: Un dì verrà quando, ornata di fiori,
guiderò al tempio le vergini in cor,
piena di gioia, con il mio sposo:
finirà l’onta quel giorno per me.
Sì, verrà un dì quando il Padre del ciel
su noi volgerà un dolce sguardo d’amor.

ANNA: Serba questi pensieri nel tuo cuore
e Iddio dal cielo ti esaudirà.

ANNA e SARA: Deh, concedi ancora, o Signore,
liete e sante nozze per le figlie d’Israel.
Tieni tu lontano
ogni oscuro intrigo,
libera i tuoi figli da ogni mal.
Guida i nostri passi, o Signore,
lungi d’ogni insidia dello spirito infernal.
S’oda ancor la lode delle spose d’Israel
per l’immensa tua bontà.

(Entra Azaria)

AZARIA: Donne che fate senz’ordine
sole qui fuori a quest’ora?
Già la notte cupa scende su Gerusalemme:
tempo è di rientrar.
Debbo ogni volta riprendervi
per questa vostra indolenza.
Non sapete ancora
quante ignote insidie
a voi si possono celar?
Non è questo un tempo
di minaccia oscura
per le nostre stesse vite?

ANNA: Ma non è tardi ancora:
splende il sole là sull’orizzonte.
O tu vuoi impedirci di parlar delle nozze?

AZARIA: Taci. Quest’anno ancor le nozze delle figlie d’Israel
non si faranno. Ma Sara andrà domani sposa.

ANNA: Azaria! A chi?

AZARlA: Al figlio di Tobia.

ANNA: O vile traditore della tua fede!
Con l’empie tue parole tu spezzi il mio cuor.
Tua figlia a un rinnegato,
venduto per lucro
ai tristi e corrotti edomiti!
O padre crudel!

AZARlA: Taci! Taci! E la mia collera non provocar!

SARA: Guarda tua figlia o padre,
guarda la tua bambina,
da te promessa in sposa
ad un nostro pio fratel!
Egli è partito ma ritornerà.
Abbi pazienza: non tarderà.
Come puoi ad un nemico
dar tua figlia ad impalmar.
Tu stesso m’hai insegnato
a benedire Iddio
che ha scelto noi sua stirpe
tra le genti nel suo eterno amore.

AZARIA: Ma è proprio questa la sventura per noi!
Da tutti i popoli diviso è Israel!
Perché vivere ed agir come gli altri non possiam?
Ci crediamo puri e santi,
ma tutti gli altri ci respingon da sé,
il nostro nome è in abominio tra lor.
Speran solo che per noi
venga presto la rovina.

ANNA e SARA: Questo nostro sangue, Azaria,
noi lo verseremo per la fede d’Israel!
Venga pur la morte,
noi non tradiremo,
mai noi macchieremo il nostro onor!
Deh, o Signor soccorri dal cielo,
contro le minacce d’un’infame crudeltà,
queste sventurate che confidan solo in te,
per l’immensa tua pietà!

(Si sente la voce di Tobia da fuori)

TOBIA: Azaria! Dove sei?

AZARIA: (Spaventato) Tobia!

(Entra Tobia)

TOBIA: Ricordati Azaria
che la parola
data a Tobia
non puoi tu ritrattar!
Attento dunque,
bada a che fai!
Attento dunque, bada!
Non sperare nel tuo Dio:
non ti salverà!

AZARlA: Non dubitar, fratello,
del servo tuo Azaria,
ché la parola
data a Tobia
io non ritratterò.
No, non temer Tobia…

TOBIA: Bada, Azaria,
non mi ingannar!
Non mi ingannar!
Bada, Azaria,
bada a che fai!
Non pensare di tradir!

AZARIA: Non temere. Manterrò la parola. E voi, in casa con me!

(Escono tutti)

SCENA II

(Notte. Entra Anna sola)

ANNA: Ogn’aura di speranza
spenta è per noi.
Oppresso dall’angoscia
geme il nostro cuor.
Un dì Gerusalemme
regnava in libertà.
Allor fulgeva il tempio
d’augusta santità,
e v’accorrean le folle
piene il cuore d’amor.
Ma per le nostre colpe
su noi l’eccelso Iddio
rovina, dolore sdegnato riversò.
Incombe or la sventura
fiera e crudel,
e sol rifugio è il pianto
per sì gran dolor.

(Entra Sara)

SARA: Madre, sei qui sola nel buio della notte!
Voglio in questa angoscia restar sempre a te vicina.
Oh no, non piangere, confida ancor:
forse Iddio ci udrà dal cielo,
ed ai suoi angeli comanderà
di salvarci da ogni mal.
Oh no, non pianger, confida ancor!

ANNA: Sperduti in un deserto
senza confin
di ostili genti, ignare
del Dio d’Israel,
oppressi ed umiliati,
dispersi in ogni suol!
Di Sion l’eccelsa gloria
è un sogno che svanì,
e il tempio ha disertato
gente ingrata ed infedel.
Oppressi dalla colpa,
che cosa a noi rimane?
Soltanto la fede
nel grande Dio del ciel!
Lontano da ogni sguardo,
o figlia mia!
il suo ricordo sempre
serberem nel cuor.

SARA: O madre! Quanto v’è di più sacro per il nostro cuore,
il suo conforto, il suo riposo, la sua gioia più profonda,
forse non può manifestarsi, non può far trionfare
le sue dolci leggi di purezza, di pietà, di dedizione?
Non può proclamare di fronte a tutto il mondo:
Io sono?

ANNA: O Sara, figlia mia!

SARA: Madre! L’altra notte, mentre dormivo,
m’apparve in sogno l’angelo splendente del Signore,
e mi parlava, e mi diceva:
Consolate il mio popolo d’ogni sua pena e dolor,
consolate il mio popolo, dice il Signor.
Deh, parlate alla figlia di Sion, deh, parlate al suo cuor:
è finita per sempre la sua schiavitù.
Ogni colpa, ogni infamia espiò
con un lungo e penoso soffrir.
“Nel deserto appianate la strada al Signore del ciel”
s’ode chiara da lungi una voce gridar.
“Ogni valle, ogni monte dispieghino un dolce sentier
sotto i passi soavi del Dio redentor.
Splenderà la sua gloria immortal
che dovunque ogni carne vedrà.”

ANNA: O figlia, stai all’erta, non farti ingannar
dall’avversario!
Più volte il demonio ha sedotto Israel
con le sue arti.
Ei suol mascherare il suo aspetto infernal
d’angel di luce,
e con un dolce sembiante tentar
gli uomini incauti
per sottometterli al giogo crudel
dell’empio suo poter.
O figlia, stai all’erta, non farti ingannar
dall’avversario!

SARA: Madre, perché dubitare così,
senza fiducia,
senza speranza?
Forse il Signore non può prevalere
contro il poter del mal?

ANNA: Ahimé, quante volte con falsi baglior
gli animi audaci
son stati travolti dal genio infernal
nella rovina!
I giovani ardenti d’incauto fervor
egli seduce
con un miraggio di finta beltà
ingannatrice,
poi li raggira con tristi pensier
e l’incatena a sé.
O figlia, stai all’erta, non farti ingannar
dall’avversario!

SARA: Ma se una voce diffonde nel cuor,
senza turbarlo,
pace e conforto,
non può salire dal regno infernale:
certo verrà dal ciel.
Quell’angelo risplendeva di santa luce,
e mi parlava, e mi diceva:
Una voce soave: “Deh, grida!” Sussurra al mio cuor.
Io rispondo: “Signor, cosa devo gridar?”
Ogni uomo dovrà come il fiore del campo appassir,
quando un soffio dal cielo su lui spirerà.
Ma la santa parola di Dio,
sempre viva, giammai passerà.
Tu che rechi la lieta novella alla figlia di Sion,
deh, proclama con forza il messaggio del ciel!
Sali in alto sui monti ed annunzia alla santa città:
“Ecco viene a salvarti il tuo dolce Signor.
Il suo braccio detiene il poter:
egli scende dal cielo per te.”

ANNA: O Sara, figlia mia!

SARA: Ascolta! Sento un mormorio lontano!

ANNA: Ormai il giorno è vicino e già il cielo si rischiara.
Sarà la brezza del mattino.

SARA: No! Guarda laggiù in lontananza. C’è una schiera
di uomini con I loro cammelli. Si sente cantare.

(La luce aumenta e sulla scena appare la carovana degli Ebrei guidata da Neemia)

CORO DEGLI EBREI: O mio Signor, perdona a noi dal cielo!
Abbi, o Signor, del tuo popol pietà!

Lungo il cammin, per molti dì,
rovente il ciel su noi gravò.
Risplende in alto il sol,
avvampa ardente il suol.
Oh…

La notte ancor marciato abbiam:
incerto il passo, oscuro il ciel.
Attento cammellier!
Non perdere il sentier!
Oh…

Lungo è stato per noi e gravoso il cammin,
ma già prossime son le dimore di Sion.
Deh, spronate il cammel! Presto a noi si offrirà
la beata vision della santa città!

S’ode da lungi risuonar
il grido ostile del predon.
Risplende in alto il sol,
avvampa ardente il suol
Oh…

Vaga lo sguardo ognor lontan
ed il deserto opprime il cuor.
Attento cammellier!
Non perdere il sentier!
Oh…

O mio Signor, perdona a noi dal cielo!
Abbi, o Signor, del tuo popol pietà!
Pietà!

ANNA: Perdonate una povera donna infelice. Vedo che siete Ebrei
e che pregate il Dio dei nostri padri.
Da dove venite in questa terra di pianto e di dolor?

NEEMIA: O donna ascolta e non temer.
Noi siamo Ebrei, siam tuoi fratelli.
Veniam da Susa, la gran città,
per ingiunzion del re.
Io sono Neemia, regal coppier.
Quand’ebbi appreso che la mia gente
gemeva ancor per l’oppression
d’un popol senza fede né pietà,
al mio sovran tutto il dolore del mio cuore confidai,
ed ei clemente m’ascoltò:
“O re, tu sai che la città
dove le spoglie dormon dei miei padri
oppressa e afflitta giace e le sue mura ancor
ormai rovinano consunte al suol.
O mio sovran, lasciami andar
da tanti mal la patria mia a salvar!
Io nel mio cuor invocava Iddio,
ed a Lui giunse la mia preghiera:
il re indulgente mi chiese allor
quand’io credea tornar.
Poi senza indugio mi comandò
d’incamminarmi per la mia strada,
perché dal ciel su me posò
benigna la sua mano il mio Signor.
Per la salvezza dell’afflitta Sion
noi ci avviammo allor senza tardar.
O mio Signor, o mio Signore,
per questo ancor ricordati di me!

(Entrano giovani e giovinette ebrei poveramente vestiti)

CORO DEI GIOVANI E DELLE VERGINI:

Sulla santa città
già si posa il primo raggio di sol.
In questo santo giorno
scordiam le nostre pene.
Preghiamo il Dio del cielo
che ci protegga ognor.
Al chiaror del mattin
rifiorisce la speranza nei cuor.
I nostri figli un giorno,
protetti dal Signore,
deh, possan senza angosce
veder più lieti dì!
Grande Dio d’Israel,
esaudisci i nostri voti dal ciel
e mostra verso il popol tuo pietà.

NEEMIA: Chi sono questi giovani?
Perché vi siete qui raccolti insiem?

CORO DEI GIOVANI E DELLE VERGINI:

In questo giorno santo
vogliam le nostre nozze
nel gaudio del Signore
insieme celebrar.
Ma furenti con noi
gli empi afferman di volerle impedir.
Deh, salvaci e difendi il nostro amor!

NEEMIA: Si proceda dunque alle nozze.

CANANI: (Si avvicina ad Anna e a Sara)
Chiedo a voi perdono
se per tanto tempo
sono stato assente.
Mi trovavo in Susa
presso il mio congiunto,
il coppier Neemia,
per chiedere il suo aiuto per la città santa.
Se Sara ancor mi vuol per sposo,
uniamoci al corteo.

SARA: O clemente Signor! Non fu dunque vano il mio pregar!
La tua serva non hai tu spregiato!
Io sapevo che un dì con un dolce sguardo di pietà
i tuoi figli avresti tu guardato.

NEEMIA: Si disponga il corteo e s’invochi il Signore.

CORO FINALE (Tutti): Presso le mura infrante
della città di Dio
i nostri cuori piangono
l’onta del suol natio.
Tu sorgerai Signore
e per amor di Sion
le farai grazia
perché, redenta,
possa rivivere ancor.
Tutte le genti vedranno, o Dio, la tua gloria
e tutti i re onoreranno il santo tuo nome,
quando dall’alto
risplenderà
Gerusalemme nel suo fulgor.
Annunzieranno il tuo nome, o Dio, nel tuo tempio
e canteranno le genti in Sion la tua lode,
quando per sempre,
insiem raccolte,
esulteranno
nel tuo splendor.
Guarda benigno i giovani
che il fior del loro amore
al tuo voler consacrano
e invocano
la tua pietà Signore.
Fa’ che la lor progenie
viva più lieti giorni
e un dì festante giubili
nel gaudio
profondo del cuor,
quando l’attesa
tua redenzion verrà.
Tutte le genti vedranno, o Dio, la tua gloria
e tutti i re onoreranno il santo tuo nome,
quando dall’alto
risplenderà
Gerusalemme nel suo fulgor.
Annunzieranno il tuo nome, o Dio, nel tuo tempio
e canteranno le genti in Sion la tua lode,
quando per sempre,
insiem raccolte,
celebreranno il tuo eterno amor.
Dèstati Gerusalemme dal triste torpor;
volgi i tuoi occhi alla luce che viene dal ciel,
mira da lungi la gloria già pronta per te.
Ritorna o Sion al tuo Signor!
Presso le mura infrante
della città di Dio
i nostri cuori implorano
pietà del suol natio.
Volgi, o Signor, dal cielo
lo sguardo tuo pietoso,
e da’ la vita a un popol nuovo
redento d’ogni male,
per l’immensità del tuo amor!
Signor, pietà!

FINE

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