San Benendetto e la purificazione dell’economia

San Benendetto e la purificazione dell’economia
di Don Massimo Lapponi

Una delle maggiori personalità cattoliche del XX secolo è stata l’economista Barbara Ward (1914-1981) – vedi: http://www.osservatoreromano.va/en/news/the-most-admired-visionary-of-her-generation. Nel 1973 uscì il testo di un’importante conferenza, da lei tenuta in Vaticano, dal titolo: “A new creation?” – pubblicata in italiano dalle Edizioni Paoline, nello stesso anno, con il titolo: “Una nuova creazione?”.
In un articolo della rivista “New Scientist” del 26 maggio 1977 si dava una breve notizia sulla conferenza della Ward e si riportavano queste sue parole: «Tutte le percezioni che incominciano a disturbare e a scuotere le vecchie certezze e tendenze dell’uomo post-rinascimentale hanno profonde affinità con la visione cristiana del mondo. Usare la scienza come uno strumento responsabile per decifrare le leggi della natura e lavorare con esse in tutta la loro complessità è più vicino ai concetti cristiani di amministrazione che non la sola ricerca di maggior potere e di maggior dominio (…) Ciò significa che i tempi che si avvicinano potrebbero essere più ben disposti ad accogliere la visione cristiana della vita». E l’articolista aggiungeva che, secondo la Ward, nel corso della storia gli eccessi di violenza, arroganza e rapacità hanno causato una rinnovata sete di una visione spirituale.
Nel testo della conferenza la Ward, come risposta a questa rinnovata sete di una visione spirituale della vita, addita a modello l’esempio di coloro che, in tutto il mondo, seguendo una vocazione religiosa, con i voti di castità, povertà e obbedienza, hanno rinunciato a pretendere per se stessi e si sono resi disponibili a dare più di quanto ricevono.
Ovviamente – aggiunge la Ward – non tutti hanno la vocazione a rinunciare a farsi una famiglia, a possedere e a comandare, ma per tutti il modello della vita consacrata deve essere un esempio da imitare, nella rinuncia alla smodata sete di godimento, di accaparramento e di autoaffermazione.
I tre voti della vita religiosa sono comuni a tutte le diverse osservanze, ma la tradizione monastica, rappresentata in occidente dalla Regola di San Benedetto, alla quale fanno riferimento tutte le successive forme di vita claustrale, ha il pregio di non rimanere soltanto sui principi, ma di far penetrare, con una sapiente regolamentazione delle ore della giornata di una comunità, il lievito dei voti religiosi e del loro intimo significato, da tutti adottabile, nella vita quotidiana di quanti vogliono vivere insieme una vita ben regolata e cristiana.
Se dunque, come già a suo tempo suggeriva la Ward e come abbiamo, al suo seguito, ribadito in un recente articolo – vedi: https://massimolapponi.wordpress.com/contro-il-moderno-o-oltre-il-moderno/ – anche dal punto di vista di una scienza economica veramente realistica, è indispensabile correggere radicalmente la formazione umana, affiancando alla preparazione puramente scolastica e scientifica una vigorosa formazione morale e spirituale, forse nessuno strumento potrebbe essere più adeguato a tal fine della Regola di San Benedetto, una volta che essa fosse resa fruibile dalla gioventù attraverso l’opera della famiglie e delle parrocchie.
Infatti la formazione umana non riguarda, in prima istanza, le nostre attitudini professionali, da esercitarsi fuori casa, bensì il nostro modo di vivere quotidiano insieme alle persone che condividono il nostro stesso destino – cioè in primo luogo i nostri familiari. Sarà, dunque, per prima cosa lo stile di vita della famiglia di appartenenza ciò che imprimerà nelle giovani generazione un modo di comportamento più o meno conforme a quanto è richiesto dalla crisi del nostro tempo. E se la crisi del notro tempo, come evidenziato dalla Ward, esige una rinnovata visione spirituale della vita, questa visione non potrà essere trasmessa se non attraverso un profondo rinnovamento della vita familiare.
A questo rinnovamento stiamo lavorando da una decina d’anni, cioè dalla pubblicazione del volumetto “San Benendetto e la vita familiare” (Libreria Editrice Fiorentina, 2009) e dalla fondazione della scuola online “La corona di dodici stelle” – vedi: http://www.abbaziadifarfa.it/formazione.asp. Ma ciò che ora appare indispensabile è che gli stessi monasteri benedettini e claustrali prendano coscienza dell’immenso valore apostolico e sociale della vita consacrata, dei suoi tre voti e della sapiente regolamentazione benedettina della vita comune. Sarà questa presa di coscienza che da una parte costituirà il fondamento per un sostanziale rinnovamento della vita monastica – del quale da gran tempo si sente l’assoluta necessità – e dall’altra renderà immensamente più agevole alle famiglie assimilare, attraverso l’insgnamento e l’esempio di consacrati e consacrate, quella sapiente e soave forma divina attraverso la quale San Benedetto ha riplasmato la vita quotidiana delle comunità cristane.
Al centro di questa presa di coscienza deve esserci la convizione che i tre voti monastici non sono, in realtà, una vera rinuncia all’amore, ai beni della terra e alla realizzazione di se stessi, ma che, al contrario, essi rappresentano la purificazione e l’esaltazione dei doni più grandi che Dio ha dato agli uomini: l’amore, l’uso della creazione e la libertà. È l’esempio del Crocifisso – modello supremo di ogni anima consacrata – a svelarci quale mistero di amore si celi nella donazione della proprio vita per la mistica Sposa di Cristo – e non sono nate nei chiostri o sotto la loro ispirazione le più dolci espressioni artistiche dell’animo umano? – quale ricchezza a disposizione di tutti i poveri della terra sia sottoposta al dominio del Re coronato di spine e quale libertà di adempiere il proprio più vero destino celebri Colui che, in obbedienza al Padre, si è lasciato inchiodare sulla croce.
Se, dunque, il Crocifisso indica agli uomini di oggi la via divina per purificare l’economia dal veleno dell’umana prevacaricazione, il discepolo fedele del Crocifisso, San Benedetto, insegna a far rifluire la sapienza sublime della croce nelle pieghe della vita quotidiana della famiglie e nell’intima formazione del cuore dei nostri figli.
Non dobbiamo, dunque, auspicare con tutto il cuore che si realizzi questo rinnovamento purificatore nel sacro mondo della vita claustrale per poi riversarsi, come un fiume benefico e incontenibile, tra le mura della nostre case in rovina?